Cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Venezia 2026: cinque italiani per il Leone. Perché questa Mostra potrebbe essere una delle più interessanti degli ultimi anni

Il ritorno di Nanni Moretti, cinque film italiani in concorso, grandi autori internazionali e una selezione che conferma Venezia come uno dei principali laboratori del cinema contemporaneo.

Tutti i film in concorso a venezia 2026

Quando il programma della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia viene finalmente svelato, non si scoprono soltanto i titoli che si contenderanno il Leone d’Oro. Si intravede, almeno in parte, anche la direzione verso cui si sta muovendo il cinema mondiale.

Da alcuni anni il Lido non è soltanto il più antico festival cinematografico del mondo. È diventato anche uno dei luoghi privilegiati dai quali osservare l’evoluzione del linguaggio cinematografico contemporaneo.

Se Cannes continua a rappresentare il tempio del cinema d’autore più radicale e Berlino mantiene una forte vocazione politico-sociale, Venezia sembra aver trovato un equilibrio unico: quello tra il grande cinema d’autore, il cinema internazionale di qualità e le produzioni destinate a lasciare il segno anche nella successiva stagione dei premi.

È una linea editoriale perseguita con coerenza dal direttore Alberto Barbera, che negli ultimi anni ha riportato la Mostra veneziana al centro della scena cinematografica mondiale.

L’edizione 2026 sembra confermare questa vocazione.

Il dato che balza immediatamente agli occhi è la presenza di cinque film italiani tra i venti in concorso per il Leone d’Oro. Un quarto dell’intera selezione ufficiale.

È ancora troppo presto per stabilire se questa abbondanza corrisponderà anche a un livello qualitativo eccezionale. Ma è indubbio che il cinema italiano torni a presentarsi al Lido con un gruppo di autori estremamente eterogeneo, capace di rappresentare sensibilità e linguaggi molto diversi.

Il ritorno di Nanni Moretti

Il nome che inevitabilmente catalizza l’attenzione è quello di Nanni Moretti, presente con, adattamento di un romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo.

Al di là del film, è il ritorno stesso di Moretti in concorso a Venezia ad assumere un significato particolare.

Dopo Palombella rossa del 1989, il regista romano aveva infatti legato gran parte della propria storia festivaliera a Cannes, costruendo lì alcuni dei momenti più significativi della sua carriera internazionale.

Rivederlo oggi in concorso al Lido rappresenta quasi una ricomposizione ideale della geografia del cinema d’autore italiano.

Moretti continua a occupare una posizione unica nel nostro panorama cinematografico. Il suo cinema riesce ancora a coniugare autobiografia, riflessione politica, ironia e osservazione della società senza mai perdere una precisa riconoscibilità stilistica.

Edoardo De Angelis: una maturità ormai consolidata

Il fuovco che ti porti dentro

 

Con Il fuoco che ti porti dentro, tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini, Edoardo De Angelis conferma un percorso artistico che negli ultimi anni appare tra i più solidi del cinema italiano.

Da Indivisibili a Il vizio della speranza, fino a Comandante, De Angelis ha dimostrato una rara capacità di coniugare ambizione autoriale e forza narrativa.

Oggi rappresenta probabilmente uno dei registi italiani più completi della sua generazione, capace di alternare opere intimiste e produzioni di grande respiro senza rinunciare alla propria identità.

Marco Bechis e il cinema della memoria

Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis

Con Ritorno a Buenos Aires, Marco Bechis torna ad affrontare temi che attraversano tutta la sua filmografia: memoria, identità, diritti umani e ferite lasciate dalle dittature sudamericane.

Fin da Garage Olimpo, Bechis ha raccontato alcune delle pagine più dolorose della storia argentina con uno sguardo sempre rigoroso e profondamente umano.

In un panorama cinematografico spesso dominato dall’attualità, il suo cinema continua a ricordarci quanto la memoria rappresenti ancora uno degli strumenti più importanti per comprendere il presente.

Andrea Pallaoro e l’ultima eredità di Bernardo Bertolucci

The Echo Chamber di Andrea Pallaoro

Tra le opere più attese figura probabilmente The Echo Chamber di Andrea Pallaoro.

Non soltanto per il prestigio internazionale del suo autore, ma soprattutto perché il film nasce dall’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci, insieme a Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini.

È difficile immaginare un’eredità artistica più impegnativa.

Pallaoro, che ha costruito gran parte della propria carriera negli Stati Uniti, è probabilmente il più internazionale dei registi italiani presenti in concorso. Il suo stile essenziale, fatto di silenzi, tensioni interiori e straordinaria attenzione ai personaggi, potrebbe rappresentare il terreno ideale per raccogliere l’ultimo lascito creativo di uno dei più grandi maestri del cinema mondiale.

Paolo Strippoli e il ritorno del cinema di genere

L'estranea di Paolo Strippoli

Completa la pattuglia italiana Paolo Strippoli con L’estranea.

La sua presenza testimonia un fenomeno sempre più evidente: il ritorno del cinema di genere italiano all’interno dei grandi festival internazionali.

Per molti anni horror, thriller e fantastico sono stati considerati linguaggi “minori” rispetto al cinema d’autore tradizionale.

Negli ultimi anni questa distinzione si è progressivamente attenuata.

Autori come Strippoli dimostrano come sia possibile utilizzare il cinema di genere per raccontare paure contemporanee, tensioni sociali e inquietudini esistenziali con la stessa profondità del cinema più dichiaratamente autoriale.

Una selezione internazionale di altissimo livello

Naturalmente Venezia non vive soltanto della presenza italiana.

La selezione internazionale riunisce ancora una volta alcuni tra i più importanti autori del cinema contemporaneo.

Werner Herzog, instancabile esploratore dell’animo umano e della natura, continua a reinventarsi dopo oltre mezzo secolo di carriera.

Hirokazu Kore-eda rappresenta una delle voci più delicate e profonde del cinema mondiale, capace di raccontare la famiglia, l’infanzia e i rapporti umani con una sensibilità ormai inconfondibile.

Martin McDonagh, dopo il successo di Gli spiriti dell’isola, ha dimostrato come sia possibile fondere humour nero, tragedia e riflessione morale in un cinema personalissimo.

Accanto a loro figurano altri autori di assoluto prestigio, confermando come Venezia continui a rappresentare uno dei punti di riferimento del cinema mondiale.

Un festival che racconta il presente del cinema

Più che una Mostra dominata da un’unica tendenza estetica, Venezia 2026 sembra voler fotografare la straordinaria pluralità del cinema contemporaneo.

Autori consacrati convivono con registi emergenti.

Cinema intimista e cinema di genere dialogano senza pregiudizi.

Produzioni internazionali e cinema italiano trovano spazio nella stessa selezione senza che una poetica prevalga sulle altre.

È probabilmente questa la caratteristica più interessante della Mostra.

Non esiste più un solo modo di fare cinema.

Esistono invece molteplici linguaggi che cercano, ciascuno con i propri strumenti, di interpretare la complessità del nostro tempo.

In attesa che sia lo schermo a parlare

Come sempre accade, saranno i film — e non le conferenze stampa — a stabilire se questa selezione entrerà davvero nella storia della Mostra di Venezia.

Le aspettative possono essere altissime, ma il cinema continua a vivere soltanto nell’incontro con il pubblico.

Già oggi, tuttavia, questa 83ª edizione appare particolarmente promettente.

Il ritorno di Nanni Moretti, la definitiva consacrazione di autori come Edoardo De Angelis, la presenza di maestri internazionali e l’apertura verso linguaggi sempre più diversi sembrano delineare una Mostra capace di rappresentare efficacemente lo stato di salute del cinema mondiale.

Se il cinema continua a essere uno specchio del nostro tempo, allora il Lido sarà ancora una volta il luogo in cui quel riflesso inizierà a prendere forma.

Tutti i film in concorso a Venezia 83

Il film in concorso saranno:

  • Company, di Casey Affleck
  • Kami Nour (A bit of light), di Ali Asgari
  • Ritorno a Buenos Aires, di Marco Bechis
  • Ink, di Danny Boyle
  • Un bon petit soldat, di Stéphane Brizé
  • Il fuoco che ti porti dentro, di Edoardo De Angelis
  • Kvinde Ukendt (Woman unknown), di May el-Toukhy
  • Bucking Fastard, di Werner Herzog
  • 15/18 A place to heal, Cédric Kahn
  • Dau, di Ilya Khrzhanovsky
  • Look Back, di Hirokazu Koreeda
  • Ga-Neung-Han Sa-Rang (Possible Love), di Lee Chang-Dong
  • Wild horse nine, di Martin McDonagh
  • Succederà questa notte, di Nanni Moretti
  • Primetime, di Lance Oppenheim
  • The echo chamber, di Andrea Pallaoro
  • Un peu avant minuit, di Nicolas Pariser
  • L’estranea, di Paolo Strippoli
  • Nelson san, anata ha hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, did you kill people?), di Shinya Tsukamoto
  • Bunker, di Florian Zeller

Il direttore della Mostra Alberto Barbera ha anticipato inoltre che i fratelli Noel e Liam Gallagher parteciperanno per presentare il documentario sugli Oasis Oasis: Don’t Look Back in Anger. 

I film che seguiremo con maggiore curiosità

Come ogni anno, sarà il giudizio dello schermo a confermare o a smentire le aspettative costruite sulla carta. Se dovessi però indicare fin d’ora alcuni titoli da tenere particolarmente d’occhio, sceglierei questi.

Il film italiano che aspetto di più: The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, per il fascino e la responsabilità di confrontarsi con l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci.

Il ritorno più atteso: Succederà questa notte di Nanni Moretti, non soltanto per il valore del regista, ma per il significato simbolico del suo rientro in concorso al Lido dopo tanti anni.

L’autore internazionale che suscita maggiore curiosità: Hirokazu Kore-eda, uno dei pochi cineasti contemporanei capaci di raccontare l’intimità familiare con una sensibilità universale.

La possibile sorpresa italiana: Paolo Strippoli, perché il cinema di genere continua a dimostrare di poter offrire alcune delle proposte più innovative del panorama contemporaneo.

Naturalmente si tratta soltanto di impressioni maturate leggendo il programma. Come sempre, sarà il buio della sala a emettere l’unico verdetto che conta davvero.

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