cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Addio a Dennis Hopper il ribelle

Con Easy Rider occupò un posto di primo piano ad Hollywood ma da ribelle non si profanò al successo economico

La sua celebrità resterà in eterno legata al suo lungometraggio come regista “Easy Rider“, una delle pietre miliari della cosiddetta contro-cultura americana, lungometraggio che diresse ed interpretò al fianco di Jack Nicholson e di Peter Fonda.

Come tutti i ribelli, nonostante il suo giovanissimo esordio, non diventò mai una figura di primissimo piano. Ma è comunque stato un’icona molto rappresentativa degli ultimi 55 anni di cinema.

Ai suoi esordi affiancò James Dean in “Gioventù bruciata” e ne “Il Gigante“.

Di fatto furono proprio le partecipazioni in questi due film a farlo entrare, di diritto, in quella generazione di artisti che riuscì a sconvolgere Hollywood, nei primi dieci anni del dopoguerra.

Una folta generazione della quale fecero parte, oltre al mito di James Dean, anche Marlon Brando, Paul Newman, Anthony Perkins, Steve Mc Queen, ed anche Clint Eastwood.

Ai quali seguirono Warren Beatty, Jack Nicholson, Dustin Hoffman, Jane Fonda.

Hopper rappresentò una sorta di trait d’union tra il più anziano (Marlon Brando, classe 1924) ed i più giovani di 10 /15 anni.

Per questa sua caratteristica fu molto ricercato da grandissimi registi quali Wim Wenders, Francis Ford Coppola, passando per Sam Peckinpah ed arrivando fino al maestro David Lynch.

Tutte frequentazioni, ammettiamolo, di grandissimo spessore, che confermano l’idea che il suo fu il temperamento di un grandissimo attore, che divenne, rispetto al suo tempo, un vero e proprio punto di riferimento.

Appetibile” forse proprio perché, appunto, incarnò il “ribellismo trasgressivo” che – negli USA, ancor prima che in Europa, e con caratteristiche direi assai diverse, sia in termini di comportamento che generazionale, nonché meno ideologiche – celebrò il suo massimo splendore tra gli anni ’50 ed i primi anni ’70.

Tornando ad Easy Rider, il suo fu un film di un regista maturo, ma fortemente caratterizzato da un metodo di lavoro basato sul confronto, lo scambio, la condivisione,  peculiarità che, a ben guardare, caratterizzarono anche altre avanguardie cinematografiche, e che sono rintracciabili, ad esempio, anche nei primi film della Nuovelle Vague francese, o in quelli del Free Cinema britannico.

§§§

Hopper lo ricorderò per sempre come uno degli artisti icona del modello di “vita spericolata“, basato sugli eccessi, radicalmente ed esibizionisticamente anti-esabilishment.

Nonché, aggiungerei, anche, espressione di straordinarie contraddizioni.

Tutte ragioni, lo avrete capito, che me lo fanno sentire come un fratello.

Che riposi in pace.

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14 anni fa

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Abbiamo parlato di argomenti simili quindi ti invio un trackback…

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