cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Breve intervista a Roberta Torre

Le interviste di cinemavistodame #1

Roberta Torre

Il format

L’idea di queste brevi interviste internettiane, mi è venuta questa estate.

Detta in due parole si tratta di formulare, più o meno, sempre lo stesso canovaccio di domande a registi che stimo molto, e che ho anche la fortuna di avere come “amicisu facebook (ah come vivrei senza internet), al fine di cercare di comporre – attraverso un puzzle di uguaglianze, similitudini, ma, anche, e, chissà, forse soprattutto, divergenze e dissonanze, un quadro più prossimo della “cinema idea” di giovani registi (italiani), che stanno cercando di dire qualcosa di nuovo, nel secondo noi asfittico panorama del cinema, mi si perdoni la cacofonia, italiano.

Iniziamo questo nuovo format con Roberta Torre, l’eclettica regista milanese di nascita, ma, come dire, palermitana di adozione, che tanto ci ha stupito con le sue diversissime pellicole, forse l’unica ad avere sperimentato, in Italia, generi dal kitsch al camp.

Lasciamo a lei, dunque, la parola.

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L’intervista

Cinemavistodame: «Cosa ti ha spinto a girare un film così particolare come “Tano da morire”?»

Roberta Torre: «Sono passati molti anni ma Tano è restato un cult nel cinema italiano. Ogni volta che lo rivedo mi sembra sempre un film così moderno da non riuscire ancora ad invecchiare. Volevo fare un film che fosse anche teatro, sceneggiata, ballata, storia nera di marionette e sullo sfondo la Sicilia, Palermo con le sue contraddizioni, i suoi colori e le sue puzze. Così è venuto fuori Tano, in un lampo, in una folgorazione. Una cartolina profetica su quello che è quella città.»

Cinemavistodame: «Perché ti piace cambiare genere di film, invece di specializzarti solo su di uno?»

Roberta Torre: «A me piace sperimentare mantenendo un filo conduttore sotterraneo, in effetti, credo, che, in tutti i miei film, ci sia un filo rosso che li lega.»

Cinemavistodame: «Cos’è secondo te la cosa più importante, a cui deve pensare un regista, prima d’iniziare a girare un film?»

Roberta Torre: «Se crede davvero a quella storia, se ne possiede profondamente tutti i sentimenti, e se ha un linguaggio coerente per metterla in scena.»

Cinemavistodame: «E durante le riprese?»

Roberta Torre: «A non  accontentarsi, a cercare sempre l’inaspettato, a fidarsi del cinema.»

Cinemavistodame: «Come scegli gli attori dei tuoi film?»

Roberta Torre: «Ho una lunga storia nella scelta degli attori, il mio mentore è stato Ermanno Olmi, che mi ha fatto accorgere quanto fosse importante e prezioso il lavoro con attori e corpi presi dalla strada. Ho sempre mescolato attori e non attori nei miei film, ed il risultato dell’interazione è straordinario, per entrambi, e, spesso, anche per il film.»

Cinemavistodame: «C’è un maestro che ti ha insegnato molto, o a quale, magari, anche inconsciamente, ti rifai?»

Roberta Torre: «Mi piacciono registi visionari: Fellini, Kitano, Tim Burton. In Italia, oggi, si pratica poco la visionarietà, troppi sensi di colpa, e una realtà certamente difficile, obbligano, forse, ad una visione depressivo realista, che va di moda molto, nel cinema italiano.»

Cinemavistodame: «Cosa pensi del cinema italiano contemporaneo in termini di pregi, difetti e limiti?»

Roberta Torre: «I pregi: abbiamo una giovane generazione che conosce e usa mezzi leggeri, dunque anche i linguaggi possono mutare facilmente.
I difetti: Non vorrei ripetermi, ma non vedo una concezione ampia del racconto cinematografico, vedo solo storie molto piccole, che dal particolare vanno ancora al particolare. Aristotele insegna: dal particolare all’universale no?
I limiti: Qui da noi si resta sempre nel recinto di casa. E poi non c’è gioia nel linguaggio, non c’è fantasia, immaginificità, utopia, stupore. Non c’è il respiro epico di cui il grande cinema ha bisogno. Il minimalismo a tutti i costi cela in effetti solo povertà di sguardo.»

Cinemavistodame: «Hai già in mente il tuo prossimo film?»

Roberta Torre: «Sì, ce l’ho, ma è ancora presto per parlarne.»

Cinemavistodame: «Un’ultima domanda che, per molti motivi, non posso esimermi dal porti. Cosa pensi della distribuzione del cinema tramite internet?»

Roberta Torre: «Ne penso tutto il bene possibile, ma certo il cinema in sala è un’altra cosa.»

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Come siamo d’accordo con lei su quest’ultima risposta, poi, non se lo s’immagina nemmeno! :-)

Un’ultima raccomandazione. Visitate il suo bellissimo e creativissimo nuovo sito internet: qui.

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