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Caramel – di Nadine Labaki

analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo


Caramel – Circa l’olistica prospettiva femminea dell’intreccio quale elemento caratterizzante lo specifico filmico dell’opera di Nadine Labaki
– a cura di Roberto Bernabo’


Titolo originale
: Sukkar banat
Nazione: Libano, Francia
Anno: 2007
Genere: Commedia
Durata: 96′
Regia: Nadine Labaki
Cast: Nadine Labaki, Yasmine Elmasri, Joanna Mkarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam, Sihame Haddad, Aziza Semaan, Ismaïl Antar
Produzione: Les Films des Tournelles, Les Films de Beyrouth, Roissy Films, Sunnyland, Arte France Cinéma
Autore colonna sonora: Khaled Mouzanar (marito della regista Nadine Labaki)
Distribuzione: LadyBlu
Sceneggiatori:
(in ordine alfabetico)
Rodney El Haddad
Jihad Hojeily
Nadine Labaki
Interpreti e Personaggi (in ordine di apparizione e d’importanza):
Nadine Labaki … Layale
Yasmine Elmasri … Nisrine
Joanna Moukarzel … Rima
Gisèle Aouad … Jamale Tarabay
Adel Karam … Youssef
Sihame Haddad … Rose
Aziza Semaan … Lili
Fatmeh Safa … Siham – la bella cliente
Dimitri Staneofski … Charles
Fadia Stella … Christine
Ismaïl Antar … Bassam
resto del cast in ordine alfabetico:
Victoria Bader … Cliente del salone di bellezza
Yousra Karam … Cliente del salone di bellezza
Nancy … Donna in taxi
Trailer: http://www.imdb.com/video/editorial/me60537258
Data di uscita: 21 Dicembre 2007 (cinema)


Plot Outiline
: Una commedia romantica centrata sulla vita quotidiana di quattro donne libanesi che lavorano in salone di bellezza di Beirut, di proprietà di una di loro, e della zia della più giovane di queste, prossima al matrimonio.

Plot key words: parrucchiere / salone di bellezza / donna / Beirut / matrimonio / tradizioni familiari / verginità / adulterio / amore / bambini / sorella / caramello per depilare / trattamento di bellezza / fine di una amore / innamoramento / festa

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Premessa

Secondo il mio personale parere ci sono registi che realizzano film prevalentemente con la testa, altri prevalentemente con il cuore, e, forse, altri ancora che utilizzano, invece, prevalentemente la pancia.

Sono rari i casi in cui queste tre prospettive si bilanciano.

Una buona sceneggiatura può essere scritta in tutti e tre i modi, non è questo l’importante, la cosa importante è che il film arrivi a comunicare quel qualcosa che ne rappresenta il nucleo fondante, l’idea primigenia dalla quale lo screenplay prima, e la regia dopo, hanno lavorato per dare corpo all’opera cinematografica.

Nel caso della pellicola di Nadine Labaki – “Caramel” non solo questo bilanciamento delle tre prospettive riesce perfettamente, ma è come se, attraverso una sua visione, lo spettatore si trovasse, inoltre, catapultato in una sorta di viaggio all’interno di due ben distinti universi:

  1. quello di chiaro imprinting neorealista della Beirut contemporanea, città araba nella quale convivono tradizioni cristiane e tradizioni musulmane e nella quale s’iniziano a percepire le prime contaminazioni del mondo contemporaneo occidentale;
  2. quello olisticamente femminile che nel film è narrato.

In questo post:

1. L’universo femminile come luogo di sviluppo del conflitto e della dinamica protagonismo-antagonismo
1.1. Lo sviluppo del conflitto
1.2. La dinamica protagonismo-antagonismo
1.3. Il valore allegorico del salone di bellezza “Si Belle”
1.4. Circa la solidarietà femminile degli esistenti
2. Circa i valori fondanti la cultura libanese
3. L’importanza della colonna sonora nel linguaggio audiovisivo di Nadine Labari
4. Le rese attoriali
5. Conclusioni

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1. L’universo femminile come luogo di sviluppo del conflitto e della dinamica protagonismo-antagonismo

Ora qui devo formulare una considerazione tipica e specifica inerente una scelta di screenplay.

Una buona sceneggiatura deve, in qualche modo, sviluppare in maniera convincente due distinte dinamiche anche se molto in relazione tra di loro:

  1. quella inerente lo sviluppo del conflitto (non c’è storia se non c’è conflitto);
  2. quella inerente lo sviluppo della dinamica protagonismo-antagonismo (non c’è eroe senza un antagonista).

Quando sostengo che “Caramel” è un film interamente declinato al femminile (evviva, soprattutto in un film, peraltro, di estrazione araba), lo sostengo argomentando e muovendo da due valutazioni.

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1.1. Lo sviluppo del conflitto

In questa opera prima della giovane regista libanese il tema dello sviluppo del conflitto, anche quando è agito come conflitto inter-personale (cioè tra persone), non lo è mai tra uomini e donne ma, sempre, tra donne ed altre donne.

A questo va aggiunto che l’ambito principalmente utilizzato da Nadine Labaki per lo sviluppo di tale componente è quello infra-personale (all’interno, cioè, di ciascun personaggio).

Ogni esistente del film è in profondo conflitto con se stesso.

Si certo, la protagonista è in conflitto con l’amante sposato, ma, a guardare bene, questo esistente maschile non lo vedremo mai entrare nel campo delle riprese. Al limite ne ascolteremo il clakson dell’auto, in una sequenza darà il via all’ultimo tempo della sceneggiatura: quello del riscatto della protagonista e della catarsi finale.

E potete divertirvi a ripensare a tutti i conflitti infra-personali narrati nel film.

Si consideri al riguardo, ad esempio, il conflitto tra l’anziana Zia Rose e la sorella Lili, che sembra un conflitto inter-personale (mentre in realtà questo rapporto risolve il tema della dinamica protagonismo – antagonismo), ma che è invece – a guardar a fondo ciò che risolve, lacerandola, questa esistente – un conflitto infra-personale inerente il senso di colpa che ella vive all’idea di dovere lasciare la sorella in balia di se stessa.

Questa dell’indagare olisticamente solo l’ambito femminile, va detto, è una scelta di campo fondamentale che costituisce, in qualche misura, lo specifico filmico e di atmosfera della pellicola.

Lo spettatore assisterà, apparentemente, solo ad una storia neorealista nella quale probabilmente, anche, s’identificherà, in qualche modo, ma lo farà, quasi inconsapevolmente, guardando agli eventi con un occhio femmineo.

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1.2. La dinamica protagonismo-antagonismo

Proseguendo in questa prospettiva di analisi, notiamo ancora che anche la dinamica protagonismo-antagonismo è interamente agita al femminile.

Ed ecco che la protagonista Layale non intravederà più nell’amante maschile il suo antagonista, quanto piuttosto nella dolce moglie di questi, una donna meno bella di lei, ma madre di una splendida bambina, con la quale intreccerà un complesso rapporto (sempre di tipo donna vs. donna) che l’aiuterà, e non poco, nell’elaborazione del lutto e nella profonda convinzione del suo errare forse più eticamente che sentimentalmente.

Ma, a guardare bene, anche le altre storie satellite che gravitano intorno alla protagonista Layale, tutte in qualche modo racchiuse nel suo salone di bellezza, sviluppano una dinamica protagonismo-antagonismo declinata ed agita esclusivamente al femminile.

La non più giovanissima attrice Jamale Tarabay, ad esempio, costantemente impegnata a fare provini, si troverà in antagonismo con la sua paura d’invecchiare (conflitto infra-personale) e con le altre giovani donne che si recano, come lei, a fare gli stessi provini (dinamica protagonismo-antagonismo).

Nisrine, la bellissima ragazza promessa sposa, sarà in conflitto con la sua scelta di avere già avuto un rapporto prematrimoniale e si troverà costretta a sottoporsi ad un intervento di “rivergination“, diventando così, addirittura, attraverso tale espediente narrativo, l’antagonista di se stessa.

Ma anche Siham, la bella ed affascinante cliente attratta dalle cure di Rima, una delle inservienti del salone di bellezza, sarà in conflitto con la sua paura di lasciarsi completamente andare a se stessa ed alla sua emancipazione sia dall’eterosessualità che dalla sua famiglia.

E così la vecchia zia Rose, che rinuncerà al suo riscatto amoroso tardivo, per dedicarsi esclusivamente alle cure della sorella un po’ picchiatella Lili (è lei la vera antagonista).

Insomma tutte queste storie che qualcuno, errando clamorosamente, ha ricondotto al cinema di Pedro Almodovar con il quale, invece, a parer mio, il cinema della Labaki non ha nulla a che vedere – se si escludono i vaghi riferimenti omosessuali, ed una certa esasperazione esistenziale dei personaggi – sono portate avanti nell’intreccio con molta competenza pur trattandosi di un’opera prima.

Rispetto al cinema di Almodovar ci troviamo, inoltre, e chiudo, a latitudini troppo distanti tra le differenti matrici culturali, così come assai diverse sono, sempre a mio modo di vedere, le prospettive della narrazione.

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1.3 Il valore allegorico del salone di bellezza “Si Belle”

Lo stesso salone di bellezza di Layale“Si belle” diventa un luogo allegorico, assai evocativo di quello che sarà lo sviluppo dell’intreccio narrativo che dal salone di bellezza parte e nel salone di bellezza si compie.

Quasi come se nella cura dell’altra/e e della propria/e anima/e, fosse racchiuso il segreto dell’agente alchemico del cambiamento regalato dal Caramel del salone.

Metafora di questa declinazione femminea della storia che non viene abbandonata neanche quando nel magico salone entrerà il poliziotto Youssef, l’unico maschio dell’intreccio ad entrare nel campo della mdp della Labaki (se si esclude l’anziano cliente americano di zia Rose), che anche lo spettatore più distratto, intuirà diventare il nuovo amante della protagonista Layale, perché, anche a lui, toccherà, comunque,  di essere sottoposto alle cure alchemiche del Caramel della proprietaria, in una delle sequenze forse più divertenti dell’opera.

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1.4 Circa la solidarietà femminile degli esistenti

Sempre analizzando la pervasività della declinazione femminea degli eventi e degli esistenti della storia, va detto che ciò che muoverà all’azione la protagonista, ed un po’ tutte le altre coprotagoniste dell’intreccio, nell’ultima parte della pellicola, sarà la forza, che a tutti questi esistenti verrà conferita dalla progressione della complicità femminile, che, proprio all’interno del salone, si svilupperà tra queste cinque donne.

Un ruolo non secondario e funzionale, a ben guardare, sia alla sottolineatura formale della declinazione femminea della trama, e sia al compiersi dell’epilogo della narrazione.

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2. Circa i valori fondanti la cultura libanese

Il film, pur se filtrato al femminile, ci riconduce, attraverso uno spaccato della quotidiana vita di Beirut, ai nuclei fondanti la contemporanea cultura libanese.

L’amore, l’importanza per una donna di trovare marito, le contraddizioni della religione evocate nell’operazione di “rivergination” a cui si sottopone Nisrine, la tradizione familiare, molto poeticamente descritta nella sequenza del dialogo tra la madre della promessa sposa e la sposa Nisrine nel giorno del suo matrimonio. Le contraddizioni create dal clash tra la cultura cristiana e quella musulmana. Un desiderio di ricercare la propria identità frenato dalla paura di abbandonare e di tradire la tradizione.

Ma anche la povertà della gente, che si evince, anche, nella sgarrupatezza architettonica di Beirut, che mi ha molto rievocato la mia cara e sempre più trascurata Napoli.

Un mondo di valori, forse un po’ in difficoltà con l’evolversi dei tempi, in cui inizia ad affacciarsi anche la contaminazione della cultura occidentale, nel quale possiamo riconoscere, però, una parte di quelli di tutti i popoli e delle genti del mondo, motivo per cui abbiamo amato molto questa pellicola.

Come se la narrazione ci conducesse induttivamente dal particolare all’universale.

Una pellicola che, oltre proporre, e mi ripeto, una poetica sceneggiatura, si avvale, soprattutto, delle sapienti scelte formali neorealiste della regista, che ha saputo ben dirigere molti attori non professionisti, riuscendo a trasferire, nell’atmosfera del film, quel sapore di verità che è tipico d questa categoria di pellicole, senza bisogno di scomodare Pasolini.

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3. L’importanza della colonna sonora nel linguaggio audiovisivo di Nadine Labari

Nello specifico filmico semplice ma intenso di Nadine Labari, non è secondaria infine, nella composizione alchemica del linguaggio audiovisivo, la colonna sonora.

Al riguardo il marito della regista, nonché autore della stessa, Khaled Mouzanar, ha avuto modo di precisare in una recente intervista:

“Il folklore musicale libanese è un mix di melodie tipicamente mediterranee: accenti di musica greca, sonorità napoletane: io ho una formazione classica ma vivo immerso in un crogiolo di cultura musicale contemporanea dove varie origini cercano di integrarsi tra loro … tanto per fare un esempio nel film c’è un tango argentino che ricorda molto certa musica araba !”

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4. Le rese attoriali

Le reste attoriali sono tutte di un livello molto coerente con lo spirito neorealista del film.

Le troviamo tutte, per ragioni magari molto diverse, molto riuscite, segno che Nadine Labaki è riuscita non solo ad interpretare con convinzione la parte di protagonista, ma anche a svolgere, più che egregiamente, considerando il basso budget del film, ed il fatto che ella è appena trentenne ed esordiente, quella di regista, e, voglio dire, non credo sia facile riuscire a girare un film in Libano di questi tempi, declinando, inoltre, tutta la storia al femminile. C’è di che riflettere.

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5. Conclusioni

Il film, presentato nella rassegna “Quinzaine des Réalisateurs” all’ultimo Fesitval di Cannesè candidtato all’Oscar 2008 come miglior film straniero ed è in lizza, tra gli altri, con quello italiano “La sconosciuta” di Giuseppe Tornatore.

Io, personalmente, auguro a questa pellicola ed a questa giovane regista libanese, il successo che già il pubblico francese e quello italiano, nonostante il silenzio della RAI, gli stanno tributando.

Indipendentemente dall’Oscar ovviamente.

Caramel è un film delicato, intimista, agrodolce, dove l’obiettivo della regista di fare identificare lo spettatore nella storia, riesce per la freschezza degli eventi narrati, che sanno toccare gioia e dolore con molta leggerezza e positività, senza mai scadere né nel patetico, né nel eccessivamente sdolcinato.

Un film da vedere in questi giorni di festa per comprendere che può esistere un cinema commedia altro, che non ha bisogno delle grevità e delle volgarità di certe nostrane produzioni natalizie, che però, ahimè, purtroppo, sbancano al box-office.

In Italia sapevamo raccontare commedie delicate come queste … ma ce lo stiamo dimenticando, spero vivamente che il successo di un’opera come questa, frutto della creatività di una sconosciuta, bella, brava e giovane regista libanese come Nadine Labaki, possa aiutare il cinema italiano, e l’assenza di coraggio dei suoi produttori, a riflettere.

Primo piano, sorriso, lenta carrellata sul caramello, dissolvenza in nero, fine del post.

8 commenti

  1. […] secondo lungometraggio di Nadine Labaki (dopo Caramel, presentato nel 2007 alla Quinzaine des réalisateurs), non parla solo di una libertà dai dogmi e […]

  2. […] consiglia il film di una regista libanese che abbiamo molto, da queste parti, con il sui “Caramel“. Si tratta Nadine Labaki che esce nelle sale con il suo nuovo lungometraggio “E ora […]

  3. […] La mia analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo del film Caramel della giovane regista libanese Nadine Labaki candidato all’Oscar 2008 come miglior film straniero è qui. […]

  4. Roberto Bernabò ha detto:

    @utente anonimo se mi dici chi sei … forse, magari, abbiamo visto 2 pellicole diverse …

    Il neorealismo deriva dall’utilizzare attori non professionisti.

    Quindi … che cosa c’entrano Opztek ed Almodovar poi, mica hanno il monopolio dell’omosessualità (che peraltro non è neanche la componente centrale dell’opera …)

    E scusa sai se a casa mia scrivo, sbilanciato o no, un po’ quello che mi pare, eh …

    Un saluto.

    Rob.

  5. utente anonimo ha detto:

    il peggior cinema finto neorealista con un patetico tentativo di vaga idea almodovariana, di una banalità da soap dialoghi e situazioni, un eretico ibrido tra Opztek e il posto al sole. Sbilanciato caro critico non in equlibrio.

  6. Roberto Bernabò ha detto:

    @didolasplendida Grazie Marisella della fiudcia ;)

    @utente anonimo Ehm … evidentemente non così tanto se ti ha portato a leggere il mio post ed a commentarlo ;-P

    Perché non lasciate i vostri nomi … se ho il vostro indirizzo IP … ?

    Non mi da fastidio la dissonanza, ci mancherebbe ognuno ha diritto a la propria opinione, mi da assai più fastidio, invece, il fatto che sia anonima.

    Un saluto.

    Rob.

  7. utente anonimo ha detto:

    un film veramente noiosissimo

  8. didolasplendida ha detto:

    caro Roberto appena passano le feste ci andrò e ti dirò, di te mi fido assai lo sai :-) nel frattempo auguri per il natale che è passato e per l’anno nuovo che deve arrivare

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