cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Il Caimano – di Nanni Moretti

Italia – 2006

analisi di eventi ed esistenti e linguaggio audiovisivo

Chi siamo e come cambiamo nell’Italia di Berlusconi – a cura di Roberto Bernabò

Il caimano

titolo originale: Il caimano
nazione: Italia
anno: 2006
regia: Nanni Moretti
genere: Drammatico
durata: 112 min.
distribuzione: Sacher Distribuzione
cast: Silvio Orlando (Bruno Buonomo, produttore) • Michele Placido (Marco Pulici) • Margherita Buy (Paola, moglie di Bruno) • Jasmine Trinca (Teresa, regista e sceneggiatrice) • Elio De Capitani (il Caimano) • Nanni Moretti (attore) • J. Stuhr (Sturovsky) • Giuliano Montaldo (regista)
sceneggiatura: N. Moretti • F. Pontremoli • F. Piccolo
musiche: F. Piersanti
fotografia: A. Catinari
montaggio: E. Calabria

Sinossi: Una giovane regista è in cerca di un attore che interpreti Silvio Berlusconi per il film che ha in mente di fare, ma deve scontrarsi con una serie di rifiuti, di paure e di interferenze di vario genere. Quando finalmente qualcuno sembra rendersi disponibile, l’ennesima defezione fa precipitare la situazione nel surreale …

§§§

Da notare come Il Caimano, oltre alla presenza di Silvio Orlando, Jasmine Trinca, Margherita Buy, e lo stesso Nanni Moretti, per la prima volta non protagonista di un suo film, preveda un cast elaborato come un mosaico di piccole partecipazioni, tutte perfette: Giuliano Montaldo, Michele Placido, Valerio Mastandrea, Toni Bertorelli, Anna Bonaiuto (brevissima nel ruolo della Boccassini), Stefano Rulli, Paolo Sorrentino (suo rivale al prossimo festival di Cannes), Carlo Mazzacurati, Renato De Maria, Cecilia Dazzi, Jerzy Stuhr.

Il successo al box office

Breve antefatto. Decidiamo con E. di andare alla prima del film nel cinema Nuovo Sacher in onore al maestro, allo spettacolo delle 20,30, perchè pensiamo che sarebbe stato possibile incontrare anche Nanni. Decidiamo di darci appuntamento alle 19,00 davanti al cinema. Non si sa mai. Incredibilmente arrivo prima io. Alle 18,52 avevo già parcheggiato ed ero dentro il cinema praticamente deserto. Davanti a me solo una signora che chiede cinque biglietti.

Il cassiere maschio, quello con i baffi, simpatico, che sembra uscito da un film di Moretti urla: “biglietti esauriti per oggi“. E rivolgendosi all’altra cassiera le dice: “Fai mettere un cartello”. I cinque biglietti acquistati dalla signora non erano dunque quelli dello spettacolo delle 20,30, ma addirittura quelli dell’ultima proiezione delle 22,30. A me sembrava di essere entrato nella sceneggiatura del film. In quel momento sopraggiunge E. che, resasi conto della situazione, mi fa: “Possiamo andare in un’altra sala, siamo così in anticipo”. Giusto. Il cassiere a quel punto sciorina a memoria tutte le sale che a Roma e provincia proiettano la pellicola. Tra i tanti cinema cita l’Eurcine. Telefoniamo all’Eurcine ma risponde una di quelle segreterie che comunica la programmazione. L’Eurcine è un multisala. Dal momento che non da avvisi su biglietti esauriti, E. mi fa: “Ma tu hai parcheggiato qui vicino?” ed io: “Si, qui dietro”. “Perfetto andiamo con la tua”.

Quindici minuti dopo, o giù di lì, eravamo all’Eurcine ed acquistavamo i quasi insperati biglietti per la proiezione delle 20,15, fantastico.

Bene il cinema dapprima sembrava deserto, ma poi nei 10 minuti antecedenti l’inizio, un flusso consistente di persone occupava, anche in questa sala enorme, ogni ordine di posti.

La prima considerazione sul film di Nanni Moretti è, quindi, che la gente avvertiva il bisogno di questo film, aldilà della resa tecnica e dell’eventuale corrispondenza alle aspettative. Io questa cosa la vedo positiva. Mi è sembrato come un risveglio da un lungo sonno, constare l’interesse e la forte motivazione di tanta gente a vedere questo film. E questa la ritengo, inoltre, una garanzia anche per Nanni, che può opporre, contro chi lo accusa di inquinare la campagna elettorale (magari fosse), questo dato oggettivo. Questa soddisfazione traspariva anche ieri sera, nell’intervista, resa a dir poco surreale dalle vigenti leggi sulla par condicio, andata in onda nel programma di Fabio Fazio.

Entriamo adesso nell’analisi di eventi ed esistenti

Nanni Moretti

Il film, a mio modesto avviso, – e non per fare eco a Nanni Moretti, che furbescamente sostiene che la sua non è una pellicola politica, non è un’operazione di propaganda etc. – non è solo un film su Berlusconi.

Anzi non è un film su Berlusconi.

Quella di Moretti è una complessa opera cinematografica sull’Italia degli ultimi 30 anni che è inevitabilmente un paese fortemente contaminato da quello che al cittadino Berlusconi è stato consentito di fare.

Pensiamo all’avvento delle TV Mediaset. Il film documenta assai bene come nacque l’idea quando Berlusconi era ancora uno spregiudicato imprenditore edile a Milano.

il caimano in suo studio televisivo

Guardiamone, con serenità, i valori fondanti.

Le TV di Mediaset hanno scardinato, nel bene, e soprattutto nel male, il modo di fare televisione in Italia costringendo, nei fatti, la RAI a causa dell’Auditel, degli share, della guerra sulla pubblicità, ad adeguare il suo stile formale al loro.

Uno stile che che ha in tutti i modi gradualmente abbassato i livelli qualitativi delle trasmissioni che, nella prospettiva di una TV commerciale, sono sempre più legate e coerenti con le strategie di marketing dei prodotti che gli inserzionisti pubblicitari propagandano all’interno di esse, più che alla divulgazione della cultura, che dovrebbe essere, invece, la mission principale di una TV pubblica, di stato.

Pensiamo al lancio del Grande Fratello e di come, questo tipo di format, ha fatto ad esempio proliferare, anche in RAI, programmi basati sulla formula del reality show.

Le Tv commerciali hanno contribuito, ed anzi sono state e sono tutt’ora, il veicolo più importante del cambiamento delle nostre teste.

Ed è inquietante, tutto sommato, che siano ancora, di fatto, sotto il controllo del cittadino Premier.

Dice il personaggio interpretato da Nanni Moretti stesso: “Berlusconi ha già vinto, è già riuscito nell’intento di cambiare le nostre teste”.

Ed ecco che noi oggi, assuefatti dalla mancanza di una controinformazione, di una TV pubblica che possa fare a meno della pubblicità, come avviene in altre democrazie europee, accettiamo, supini, che un Pupo rompa pacchi alle 21,00 della sera in RAI, e che programmi di nessun valore educativo e morale c’invadano le case attraverso il tubo catodico.

Ovviamente Berlusconi non è l’unico colpevole, ma è il principale artefice. “Affari tuoi“, questi soldi che piovono dall’alto, sono un po’ figli suoi rappresentano anche in chiave iconografica, il retaggio di una sub-cultura che lui, più di altri, ha contribuito, per i suoi interessi, a creare.

E non voglio volutamente entrare nel merito del graduale controllo sulla RAI, basti pensare agli arcinoti casi di Biagi, Santoro e di Luttazzi, letteralmente epurati dalla televisione di stato.

Già quella “dei soldi che piovono dall’alto” è sicuramente una delle sequenze più evocative del film nel film “Il Caimano” appunto, nella realizzazione del produttore Silvio Orlando, anzi nel suo sogno.

I tre piani della narrazione

Moretti trasla il piano della narrazione in almeno tre diverse dimensioni:

  1. una metalinguistica del film nel film;
  2. una documentaristica – supportata prevalentemente da ricostruzioni più che da clip originali – che descrivono l’avvento del Caimano – Berlusconi (anche se i frammenti originali sono tosti);
  3. una quasi neorealista relativa alla vita privata dei protagonisti.

Perché fa questo?

Perché questo gli consente di chiarire meglio il suo personale punto di vista, sulla questione, forse da moderato. Ma il termine moderato va collocato nel contesto di un paese in cui i non moderati sono una nuova generazione di politici, che è salita sino al rango di Ministro della Repubblica.

Perché separa, con questo artificio, nettamente l’Italia che affronta i problemi veri, da quella che finge di preoccuparsi della cosa pubblica, ma che in realtà si limita a gestire il proprio potere economico.

E’ evidente che il personaggio del produttore, interpretato direi magistralmente da Silvio Orlando, è fortemente ispirato a Nanni Moretti stesso.

Un cineasta libero, indipendente, nel pieno del dramma della separazione dalla moglie, che affronta le mille difficoltà della produzione di un film su Berlusconi.

Perché, per Nanni Moretti, Berlusconi è uno sfondo, è, più che una persona, un background culturale, etico, istituzionale, costituzionale. Vengono in mente le parole di Giorgio Gaber giustamente ricordate anche da Olivieo Bhea: “Non temo Berlusconi in quanto tale, temo il Berlusconi che è in me“.

E’ un agente, quasi alchemico, del decadimento culturale del nostro paese. Che è oramai quasi uno specchio del suo modo di concepire lo stato.

Un degrado che ritroviamo un po’ in tutti gli esistenti del film.

Nell’attore impersonato da Michele Placido, viscido, falso, opportunista, ossessionato dal sesso, che alla fine, vigliaccamente, si tira indietro, rifiutando la parte del Caimano.

Nel giovane finanziere interpretato da Valerio Mastandrea, che alla fine si lascia corrompere, nel film nel film, dal Caimano, e passa a lavorare per lui, aiutandolo con le sue conoscenze, a esportare capitali all’estero.

Nel punto di vista dell’attore impersonato da Nanni Moretti stesso, quando dice con fare rinunciatario: “Ma su Berlusconi chi voleva capire ha capito, e chi non vuole capire continua a ficcare la testa sotto la sabbia“.

Nel parere spietato del produttore polacco che deride la nostra “Italietta” ed il suo progressivo ed inarrestabile degrado.

I piani dello sviluppo del conflitto

Mi sono chiesto perché Moretti abbia deciso di contrapporre personaggi o sfortunati, in difficoltà anche con la loro professione e la propria vita, o personaggi idealisti, come la giovane regista esordiente e gay, a quello, viceversa, forte del Caimano.

Forse, mi sono detto, lo ha fatto per sottolineare meglio alcune cose.

Forse perchè in un paese più civile e democratico del nostro, un produttore non rischierebbe il fallimento solo perchè tenta di fare un film sul presidente del Consiglio.

Forse perché, sempre in quel paese, due giovani gay non dovrebbero nascondere la loro relazione e potrebbero procreare facilmente un figlio.

Forse perchè in quel paese ci sarebbe più professionalità, più coraggio, meno paure, meno ossessioni, meno lotte alle istituzioni, ai poteri dello stato, minori concentrazioni di potere mediatico e di capitali nelle mani di un solo cittadino, peraltro candidato Premier.

Ed in questo senso il piano del conflitto esistenziale tra l’Italia del Cinema e l’Italia della Politica, aiuta la narrazione.

Magari la trasla su un piano quasi onirico, quasi surreale, ma sicuramente un piano che, come dice lo stesso Moretti, ci costringe a guardarci per quello che siamo diventati, e chi ha iniziato già, come me, questa pratica, si accorgerebbe che le cose stanno pressapoco così.

In quel paese gli auditorium della musica classica sono gremiti di persone.

In quel paese le donne intelligenti si disinteressano ad un calcio che è ormai solo business.

Riferimenti splatter

Gli inizi splatter del film sono, sicuramente, sia una ricongiunzione formale a Caro Diario e sia argomentativi l’impegno intellettuale, gradualmente resosi impossibile, (proprio per il degrado culturale), del produttore Silvio Orlando.

Citerei alcuni titoli dei film da lui prodotti: “Cataratte” e qui si allude, e non poco, all’incapacità di analisi critica degli italiani, “Violenza Cosenza” la questione meridionale, mi vengono in mente anche “Mocassini assassini“, “Maciste contro Freud“, “Stivaloni porcelloni” e “La polizziotta con i tacchi a spillo“. Qui molto divertenti sia il cameo di Tatti Sanguinetti, che le capacità interpretative di Margherita Buy.

Anche nel rapporto con i figli compare di più la relazione tra Nanni, i figli ed il cinema che quello con la televisione. Ma magari questa è solo una mia impressione.

Ma non ci sono personaggi positivi e puliti nel film?

Solo due a nostro modo di vedere:

La giovane regista, coraggiosa ed appassionata, interpretata dalla bella e brava Jasmine Trinca.

Ed il giornalista che combatte strenuamente il Caimano anche se finisce per lavorare per una delle sue testate.

Forse, anzi sicuramente, un riferimento a qualche giornalista penso ad Indro Montanelli, o Marco Travaglio.

La fine del film

Già la fine del film.

Nella fine del film Nanni Moretti si limita a fare due cose.

A dare termine, nel film nel film, al processo al Caimano-Berlusconi, cosa al momento non realizzata in Italia, che nel film nel film viene condannato.

Ed a recitare, nel suo stile personale, nelle sequenze finali del processo interpretando egli stesso il Caimano – Berlusconi, tutte le battute che, più di altre, evidentemente si era annotato nel tempo.

In quest’opera interessantissima di totale inversione dei ruoli è come se le parole di Berlusconi si staccassero da lui, e ci risuonassero quasi come la stonata sottolineatura di un punto di degrado totale, in cui noi italiani abbiamo accettato che un cittadino si potesse sottrarre al potere della magistratura, che combatte, peraltro, a spron battuto, in una maniera che il termine populista diventa quasi un eufemismo.

Un paese diviso in due

Nanni Moretti

In questo comprendo le dichiarazioni di Nanni Moretti quando dice:

“Mi sono limitato a rimettere ed a ripulire gli specchi, che erano un po’ appannati“. O ancora: “Siamo un paese diviso in due, che non condivide, come avviene nelle altre democrazie europee, un insieme di valori comune“. Ed infine quando afferma: “Alla fine del film il personaggio lasia introno a se solo macerie, e queste macerie sono culturali, etiche, politiche, istituzionali, costituzionali, psicologiche se è vero che siamo un paese diviso, e sono macerie con le quali dovremo fare i conti per anni, comunque vadano le elezioni“.

Multimedia

Ripubblico, anche in questo post, la video-intervista a Nanni Moretti di Arianna Finos di Repubblica.it che è qui.

Qui l’intervista di Fabio Fazio nella sua trasmissione “Che tempo che fa” su Rai 3, il 25 marzo 2006 – il giorno dopo l’uscita del film nelle sale italiane. Divertente l’equilibrismo semantico legato alla legge sulla par condicio nel periodo elettorale.

Qui un bel trailer.

Questione della censura sulle reti televisive per il rispetto della legge sulla par condicio

Qui il parere di Sandro Curzi, e qui, per par condicio, quello di Giuliano Ferrara.

E ancora qui Natalia Aspesi e qui Mario Pirani. Il tutto sempre grazie a Repubblica.it.

Qui un appropriato commento sonoro.

Una bellissima recensione sul film e sull’intera opera di Nanni Moretti è qui, grazie al bravissimo Giorgio Vasta che scrive su http://nazioneindiana.com, risorsa segnalatami da http://didolasplendida.splinder.com, che ringrazio.

Un tag e una ricerca

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43 commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    http://cinem

    [..] Michael Clayton, i luoghi dello spirito e Cemento Armato tre segnalazioni avulse in ordine decrescente x genere: drammatico con George Clooney, Tilda Swinton distrib. Medusa Regia: Tony Gilroy [..]

  2. dieBouleversant ha detto:

    Ho fatto il mio dovere di cittadina e per questo non sono riuscita a chiudere nemmeno un occhio.

    Non ci ho nemmeno provato. Sono rimasta sveglia a leggermi Proudhon, Stirner e qualcosa di Bakunin, tanto per ricordarmi da che parte veramente sto.

    L’ultima notte coì lunga fu quella in cui mi espressi al meglio, mettendo al mondo mio figlio.

    Passo di qui, in un momento di tormentato pensiero perchè, per quanto io mi astenga dall’interesse per il risultato, ne sono coinvolta eccome.

    La campagna elettorale l’hai vista te come l’ho vista io e ho continuato a pensare che al peggio non c’è mai fine.

    Un neurone si ribella a questa ultima frase.

    Sicuramente l’unico rimastomi, quello che di solito fa da monumento ai caduti.

    Va beh, esco, bisogno di camminare al fresco, stamani.

  3. Nonostantetutto ha detto:

    @Rampie come hai potuto leggere non sei il solo.

    ;-)

    In ogni caso grazie.

    Rob.

  4. utente anonimo ha detto:

    Segnalato nel mio blog.

    Rampie

  5. Nonostantetutto ha detto:

    @didolasplendida … nel caso di specie direi proprio invece di si … e come.

    O’ guaglione Vasta è bravo assai.

    ;-)

    Rob.

  6. didolasplendida ha detto:

    rob non è un link cinefilo nazione indiana :-)

  7. Nonostantetutto ha detto:

    @spilluzzicando votiamo facendo il nostro dovere, poi vedremo. Certo da dove siamo sarà dura comunque vadano queste elezioni.

    Un saluto.

    Rob.

  8. spilluzzicando ha detto:

    ciao. Il film lo vado a vedere domani ma anche per me è confortante la ressa ai cinema che danno “il caimano”. anche se lo stesso temo( per il 7aprile) dell’ativica propensione del nostro paese alla superficialità e alle urla piu che alla riflessione: dovrebbe fare spavento il fatto che dei laeder politici ignorino ( o facciano finta m il che è peggio perchè significa che vogliono assecondare l’ignoranza delle gente)che non si investe quasi più in Bot e cct e che la sinistra non potrebbe mai mettere le mani sui risparmi perchè il mercato globale è entrato nelle nostre banche e i risparmi vanno a Wall Street, a Tokyo ecc…Certo penso anche che la sinistra dovrebbe riflettere di più sulle sue responsabilità, ma ho scarsa fiducia che riesca poi a farlo, perchè troppo scomodo per i soliti noti e temo che il messaggio di MOretti, se è quello che spero io, vada inascoltato al di là del messaggio di pubblico…

  9. Nonostantetutto ha detto:

    didolasplendida l’ho trovato è veramente scritto non bene, benissimo. Convidivdo molte delle cose che ho trovato scritte, grazie per l’evidenza di un blog così curato e comptente, che sicuramente inserirò tra i miei link cinefili.

    Rob.

  10. didolasplendida ha detto:

    no rob

    va su nazione indiana e lo trovi

  11. Nonostantetutto ha detto:

    festen1968 Sono abbastanza d’accordo.

    ;-)

    Rob.

  12. festen1968 ha detto:

    nn è il migliore di Moretti ma utile

  13. Nonostantetutto ha detto:

    @didolasplendida dido, il link non mi si apre. Forse cìè bisogno di una password?

    Rob.

  14. didolasplendida ha detto:

    http://www.nazioneindiana.com/2006/03/29/un-piccolo-morso/#more-1954

    leggi qui rob

    il ragazzo Vasta scrive bene

    (sto finalmente leggendo Ferito a morte)

  15. Nonostantetutto ha detto:

    @ruckert Io sono certo che farà una commedia.

  16. ruckert ha detto:

    Già Apicella poi era il cognome della madre mi pare, o è una leggenda? Comunque in effetti anche a me è sembrato un ibrido sotto questo profilo, quando invece pensavo che avrebbe accentuato il distacco. Vedremo cosa accadrà nei prossimi anni

    ciao :)

  17. Nonostantetutto ha detto:

    ruckert secondo me il cinema di Moretti è stato sempre autobiografico.

    I suoi esistenti erano prima dei veri e propri alter ego con il nome di Michele e Michele Apicella.

    Poi il personaggio si è trasformato in Nanni.

    Credo che solo nella stanza del figlio abbia tentato il genere commedia.

    Ritengo che questo film sia un po’ un ibirido tra il suo primo cinema ed il genere commedia.

    Ma lo posizionerei in un ideale continuum più vicino al primo che al secondo.

    V come Vendetta vorrei vederlo anche io ma non ti stroncherò ci mancherebbe, tu hai molta sensibilità verso la settima arte.

    Rob.

  18. ruckert ha detto:

    più che curioso rob… può essere una spiegazione, io a dire il vero non avevo molto compreso il cuore della critica e le ragioni alle spalle…

    comunque mi viene in mente una cosa … con questo film, secondo te, si sta accentuando il distacco dall’autobiografismo di moretti iniziato con il film precedente? Oppure c’è un eco un ritorno sotto questo aspetto? E’ un altro dubbio che mi è venuto quando stavo pensado di scrivere un post su questo film, nel mentre ho scritto qualcosa su v for vendetta ma la pubblicherò stasera (eventualmente se ti capita di leggerlo, non massacrarmi troppo per un tentativo ardito di un post cinematografico :))))

    Ciao

  19. Nonostantetutto ha detto:

    Non so perchè Ghezzi dica queste cose.

    Forse perchè da sempre a lui è consentito di essere meno moderato.

    Su questo credo non vi siano dubbi.

    Se Ghezzi accettasse posizioni moderate, non sarebbe, alla fine, necessario nell’ecosistema della televisione di stato, che ha bisogno di una posizione estremista al punto di sembrare, paradollaslmente, retorica.

    Intendiamoci credo che Blob e Fuori Orario rappresentino tutto sommato il meglio di quello che viene oggi prodotto in Rai.

    Ma è un’altra categoria di problemi.

    Nel contesto di posizioni moderate Moretti si spinge al limite.

    Ghezzi fa il suo criticandolo, me è solo un gioco delle parti, secondo me rientra nella strategia di difesa del film.

    Un po’ come Bertinotti che difende la sua posizione estremista oltre che per esigenza di sussitenza in vita anche per portare alla coalizione i voti che ottiene anche nostalgia e sui nostalgici del Comunismo, che oggi, in Italia esiste solo nel simbolo del suo partito e nella testa di Berlusconi.

    Curioso no?

    Un saluto.

    Rob.

  20. ruckert ha detto:

    sì rob è chiaro che esistono affinità come dici ma rappresentando una forma di italiano (anche moderato che si impressiona per il turismo fecondativo di una coppia omosex) si allontana dall’uomo regista divenendo uno strumento per rappresentrare l’italia di oggi, quella che ha perso il gusto dell’indignazione per l’assuefazione al berlusconismo dilagante (dilagato? dilagato è meglio). Quanto a Ghezzi adesso comprendo meglio, comunque la critica era on line nel sito del giornale notariamente comunista “corriere della sera” … aspè vado a vedere se trovo il link … nel frattempo invio questo post (i soliti 5 minuti) :)

  21. Nonostantetutto ha detto:

    @Strania ok, non c’è problema;-)

    @Bardaneri ben venuto qui. Rob.

  22. Bardaneri ha detto:

    un post curatissimo e interessante.

    Il film andrò senz’altro a vederlo. la curiosità è tanta.

    In un Paese Normale forse non avrebbe suscitato scalpore, ma nella Repubblica dei bananieri si.

    saludos

  23. utente anonimo ha detto:

    Rob, mi sono loggata su Splinder, ma il nome non si vede…..mistero

    Di nuovo ci riprovo

    A presto

    strania

  24. utente anonimo ha detto:

    Rob, l’utente anonimo sono io strania, che mi sono dimenticata d’inserire il nome, ciao

    A presto

  25. Nonostantetutto ha detto:

    @didolasplendida si sono d’accordo, anche se non amo la definizione moralismo, preferisco il termine morale. Però non esageriamo è solo un film che guarda le cose come stanno.

    @Alderaban Non ho mai detto, ma davvero neanche mai pensato, che non ci fosse un’Italia che da sempre è lucida sulla situazione.

    Quanto al vuoto che FI avrebbe occupato mi fa molto riflettere.

    Perché?

    Perché sìamo un paese che rappresenta da sempre un’anomalia e la sinistra forse c’entra meno.

    L’Italia formò eccezione per il fascismo.

    L’Italia formò eccezione nei 40 anni di governi di centro, con la Dc a capo.

    L’Italia formò eccezione quando Craxi svuotò il socialismo della sua essenza.

    E l’Italia forma eccezione con il fenomeno Berlusconi, non possibile sul piano economico e giuridico nelle altre democrazie europee. E non solo. Anche negli USA Berlusconi non potrebbe concentrare tutto quel potere.

    Esistono leggi antitrust molto ferree.

    La sinistra certo ha reagito tardi, ha sottovalutato, non ha risolto questioni gravi come il conflitto d’interessi.

    Ma mani pulite tentarono di fermare certi disegni.

    Non voglio parlare della P2, ma insomma, diciamo che le ragioni ed i torti in questo paese sono un enorme coacervo.

    Ma non diamo, perfavore, sempre la colpa alla sinistra, io sento il bisogno d’impegnarmi ed è per questo che ho scritto questo post.

    Al momento ho questi mezzi e questi uso.

    Con convinzione e con passione.

    Ma proprio perchè penso esattamente quello che pensi tu.

    Dobbiamo solo dimostrarlo alle urne.

    Buonanotte.

    Rob.

  26. Alderaban ha detto:

    Bellissima ed esauriente recensione Roberto, come al solito. Pertanto imito Ruckert e mi limito a evidenzare qualche distinguo.

    Ho parlato del film anche da me…a caldo e per le impressioni “politiche” che ha trasmesso. [Su quelle tecnico-cinematografiche non mi azzardo; vero che mi sono divertito molto durante le scene dedicate alla rievocazione dei film di genere, e in quelle più oniriche in cui appare il caimano].

    Detto ciò, una premessa: da 26 anni Berlusconi con le sue televisioni ci ha costretto a cambiare (in peggio probabilmente), ha demolito e destrutturato la cultura italiana, ma, intanto, se lo ha potuto fare, a parte per aver goduto dell’appoggio politico di B. Craxi, è perchè ha occupato un “vuoto” che si era creato nella società italiana dall’inizio degli anni ottanta:

    vuoto dovuto alla mancanza di “progettualità”, alla “inadeguatezza” all’ “assenza” della cultura di “sinistra” italiana che progressivamente ha ceduto il passo.

    In secondo luogo, siamo un pò meno catastrofisti. Se una fetta consistente di italiani, nonostante tutto, non ha ceduto alle lusinghe del luccichìo dei lustrini del caimano vuol dire che un pò di anticorpi hanno funzionato nella nostra “italietta”. E. Deaglio in fondo ricorda che a “resistere, resistere, resistere” siamo stati in tanti.

    Moretti spesso tende ad esprimere un pensiero che riduce a identificarsi con quella minoranza con cui condivide interessi e cultura. In realtà lui stesso si è reso conto (durante la stagione dei girotondi) che esiste una Italia “altra” rispetto al Barnum Berlusconiano, un’Italia che è numericamente molto ampia, che non si è ancora adeguata e rassegnata a questo malinconico declino televisivo.

  27. didolasplendida ha detto:

    Caro Rob

    pienamente daccordo con te oltre a quanto già ti dissi a caldo ti scrivo queste altre piccole considerazioni.

    E’ una parola in disuso ma è un film moralistico.

    Quando i soldi piovono dall’alto,come nelle prime scene, alla fine non sono che macerie

    intellettuali, morali, fisiche.La morale è tutta qui.

    Jasmine col suo volto pulito mi ricorda la speranza espressa in altri tempi da Valeria Ciangottini.

  28. Nonostantetutto ha detto:

    No, non possiamo continuare così, per questo è importante questo film.

    Però la prossima volta firmatim, ok?

    Ho sempre problemai a rispondere agli utenti anonimi.

    L’impegno deve avere un nome ed un cognome … come il mio blog.

    ;-)

    Rob.

  29. utente anonimo ha detto:

    Bellissimo, sono andata ieri al cinema sala piena e mi è piaciuto molto, osì come il tuo post.Condivido le riflessioni fatte, ma non ci si può sottrarre all’inquietudine che il film trasmette.Come ci si emancipa e/o come si prendono le distanze dalla sub-cultura egregiamente rappresentata da Berlusconi, che si diffonde in mille rivoli, calpesta le ragioni ed i sentimenti altrui, non rispetta regole e valori democratici della partecipazione, della legalità? Non credo sia solo compito della politca istituzionale.L’interpretazione magnifica di Silvio Orlando per me rappresenta il tentativo sofferto di un uomo, all’interno della coppia, nel lavoro, di tornare alla normalità, ma quale?E’ un uomo che si lascia sopraffare dalle sue stesse emozioni.L’episodio in cui lui parla con Margherita Buy dell’evento partita che coinvolge il figlio è esilarante e significativo, ma tanti altri sono i momenti del disagio del vivere sociale accennati, sfiorati con la dolcezza emotiva di cui il film è ricco.Come fare a recuperare il senso dell’impegno, la passione che Michele Placido ci dimostra perduti? Come fare a trasformare l’impeto finale in una nuova consapevolezza dei propri limiti di fronte ai fatti, alla realta’ perchè questa non continui a degenerare in una deriva senza limiti? Moretti giustamente ricorda che la televisione al mattino ha colmato un vuoto di tante/i ma…… possiamo continuare così?

  30. Nonostantetutto ha detto:

    Allora:

    @FulviaLeopardi Non cambi i template e non vedi i film di Moretti. Visto che invece hai cambiato due volte il template di recente, vedi almeno una volta il film di Moretti?

    @quoyle Sulla prima parte del tuo commento non aggungo altro in quanto siamo in perfetta sintonia. Sul secondo è certamente evidente che il giornalista è Indro Montaneli, ma dal momento che lui non c’è più, mi faceva piacere citare Marco Travaglio che mi sembra una voce molto impegnata sul tema, diciamo che mi sono concesso un vezzo, una licenza poetica ;-)

    ruckert come al solito commenti ficcanti. Hai ragione quando dici che il personaggio è ontologicamente diverso da Moretti. Ma è il personaggio volutamente edulcorato di quella Italia del film. Intendiamoci il film è un misto, come dico, di generi e quindi parla di noi descrivendo tutto un po’ in diverse chiavi.

    Diciamo che il produttore non è Moretti ma in comune con lui ha:

    – un passato di film tnanto impegnatoi quanto diversi,

    – un impegno poltico tutto sommato reale,

    – una separazione in corso.

    In certe nevrosi dell’esistente tipo la scena del taglio del pullover della moglie, io vedo le nevrosi di Nanni.

    Se è vero come è vero che Nanni è stato in forse nell’idea di interpretarlo lui.

    Tutto il cinema di Moretti si basa sull’assunto che Nanni è il protagonista.

    Perché lui si cuce addosso gli esistenti.

    Nello stile recitativo immagino che Silvio Orlando abbia sentito il peso di questo impegno.

    Ma dal momento che ha dimostrato, anche in teatro, di sapersi liberare di Peronaggi del calibro Eduardo de Filippo, portando sulle scene “Questi fantasmi” ha saputo anche liberarsi del fantasma di Nanni.

    Moretti in questo film, ed anche nelle conferenze stampa, è bravo a mimettizzarsi così come è bravo ed astuto nel disegnare un personaggio che, nei fatti, fa un film contro Berlusconi quasi per caso, forse addirittura perchè non aveva letto bene la sceneggiatura.

    Ora o si capisce questo funambolico mimetismo narrativo, quasi satirico, arrivo a dire, o si perde, sempre secondo me, una delle cifre del film.

    Non ho letto la stroncatura di Ghezzi ma in parte non mi sorprende.

    Da quando m’interesso di tecniche di ripresa e di linguaggio audiovisivo comprendo bene che il cinema di Nanni Moretti non punta poi troppo sulla raffinatezza formale.

    Moretti è un regista di sostanza, di cervello, non di forma.

    Non ama i vrtuosismi formali, non è raffinato come, che so, un Paolo Sorrentino, che magari eccede all’opposto, non cerca riferimenti ontologici, o citazioni.

    Moretti parle di se, di noi, della nostra condizione e lo fa con il linguaggio semplice che ha sempre adottato.

    Penso al barattolone di Nutella in Bianca e penso alla veligia enorme che cade dal cielo e penso che Moretti ha un suo stile e vivaddio non è poca roba nel cinema contemporaneo.

    Poi intendiamoci a me piace il gusto dell’inquadratura, la sottolineatura sonora, ma credo che Moretti abbia da sempre avuto un suo linguaggio soprattutto nel cinema che tange la politica.

    A questo proposito vorrei ricordare i film contro la sinistra come Palombella rossa, o come la battuta di Aprile: “D’Alema di qualcosa di sinistra”.

    Sono cose che oggi, pretestuosamente, pochi ricordano.

    Non conosco però le motivazioni della stroncatura di Ghezzi anche se credo che ogni stroncatura sia, alla fine, un atto di amore tradito, come ci ricorderebbe Alessio Guzzano.

    Spero di avere risposto a tutti.

    Rob.

  31. ruckert ha detto:

    per caricare questo commento ci ho messo cinque minuti !! insostenibile :)

    comunque volevo dire anche una cosa sul giornalista che è con evidenza Montanelli come sottolinea anche Quoyle

    Ciao bis :)

  32. ruckert ha detto:

    dato che sono in accordo su quasi tutto mi soffermerò solo su un punto con il quale non concordo molto (per quanto sia confuso), anche se per ora non entrerò molto nel dettaglio delle ragioni (ci sto pensando a dire il vero). Nella tua analisi precisa e puntuale dici che il protagonista del produttore da Silvio Orlando (magistralmente interpretato … verissimo… bravo davvero) è fortemente ispirato a Nanni Moretti. Io non sono così convinto. Certo ha delle affinità con Moretti è indubitabile, ma la sua ingenuità italica lo allontana dalla figura del regista. Mi ha colpito molto quando Orlando leggendo la sceneggiatura immagina il film (la prima rappresentazione grottesca) ed anche come poi lo presenta (in un modo un po’ da “fanfarone”) in Rai … ci sto ancora pensando sul perché di questi passaggi e mi sto facendo un’idea … penso al rumore della cascata, dopo un po’ non la senti più … forse anche il produttore è uno di questi italiani che non riesciva più a sentire? Però devo ancora pensarci.

    Un’altra cosa … mi ha sorpreso la stroncatura netta di Ghezzi, l’hai letta?

    Ciao e a risentirci presto

  33. quoyle ha detto:

    Ah Secondo me il giornalista che tiene testa a Mrb e’ Indro Montanelli, almeno io ci ho letto il suo carisma.

    Ciao

    Q

  34. quoyle ha detto:

    Un bel post, condivido molte delle cose che hai detto, l’ho trovato principalmente un bel film, con quello che e’ diventata L’italia di berlusconi, grande recitazione di ORlando nel difficile compito di ispirarsi a Moretti, ho sentito stamattina un intervista in cui raccontava le difficolta’ della scena dal gelataio pachistano evidentemente adattissima a Moretti.

    Ne ho scritto da me molto piu’ superficialmente, la tua analisi tecnica e’ meravigliosa.

    Questo e’ un gran film prima di tutto, niente propaganda, solo analisi dai toni pacati e di dialettica democratica che il Berlusconismo psicologicamente violento di questi anni ci ha fatto dimenticare. Io ne sentivo il bisogno di un film cosi’ e ringrazio Moretti per averlo girato, e la passione delle persone che hanno lavorato con lui e’ evidente.

    Ciao

    Quoyle

    PS se non ti da noia linko questo post da me

  35. FulviaLeopardi ha detto:

    Non l’ho visto né credo che lo vedrò. Ma ho letto critiche esaltanti e stroncature solenni.

    Ps IO cambio sempre template? Quello azzurrino è stato online 2 anni, poi gianluca ha deciso di terminare quello che aveva iniziato, indi per cui…

  36. Nonostantetutto ha detto:

    @minstrel … poi però voglio il commento.

    Grazie.

    Rob.

  37. minstrel ha detto:

    Questo è il post che aspettavo! Mò leggo!

    Grazie!

  38. Nonostantetutto ha detto:

    @Flounder cara Brunella verrebbe voglia di scrivere post solo per ricevere commenti come il tuo, magari integro i titoli, ce n’era anche un altro con il termine porcelloni.

    Un bacio,

    Rob.

  39. Flounder ha detto:

    caro Roberto,

    hai scritto un bellissimo articolo. pieno, completo, obiettivo (manca la citazione di “Maciste contro Freud”, che pure è un titolo simbolico assai, ma va bene)

    io ho visto il film ieri. a me Moretti generalmente non piace. questo qui invece mi ha tenuto sveglia.

    ti dico. la sequenza di scene che mi è piaciuta di più, che mi ha dato il senso esatto del film è tutta quella parte che ruota intorno al concerto della Buy, con una tensione crescente in cui si rivelano e si sottolineano incompletezze e mancanze: il bambino che esprime rabbia sulle costruzioni perché è diviso tra i genitori, la segretaria di produzione che guarda la sala delle televendite e sente lo svilimento di tanto lavoro, le due ragazze in una posizione socialmente inaccettabile, lui che grida sul palco. un mondo di incompleti, di carenti, di sofferti e sopra tutto LUI, il Caimano.

    (chi guarda la televisione è più felice, l’ho sempre sospettato)

    baci

    brunella

  40. utente anonimo ha detto:

    post magnifico.

    Ho pensato per un attimo che “mocassini assassini” fosse il titolo di lavorazione di bianca.

    A presto.

  41. Nonostantetutto ha detto:

    @EvaCarriego L’italia è nel bene e nel male l’espressione di Berlusconi, della sua sub-cultura, non del centrosinistra, ed è per questo che questo film va visto.

    Rob.

  42. EvaCarriego ha detto:

    e sicché, che vinca o perda, ha comunque vinto

    così Ferrara su Repubblica di quache giorno fa, parlando del film

    oppure, l’homme fatal, come Bocca su L’Espresso

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