cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Millennium – Uomini che odiano le donne | di David Fincher

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Due interviste e trailer in anterprima

 

In questo post:

  1. Intervista a David Fincher

  2. Intervista a Rooney Mara

  3. Trailer

Ma godetevi, prima, il trailer, in anterprima.

Poi le interviste.

Buona visione.

Il film uscirà nelle sale italiane dal 3 febbraio 2012.

Intervista a David Fincher

Sul libro e la sua interpretazione:
Il libro mi ha stregato. Mentre lo leggevo ho pensato a diverse possibili interpretazioni dei personaggi di Mikael Blomkvist e di Lisbeth Salander.

Sulle fotografie utilizzate nel film:
È molto interessante il lavoro fatto con le foto. Alla fine abbiamo realizzato un mini-film dentro il film. Volevamo rendere veramente l’idea di quello che era successo ad Harriett, quello che girava intorno a lei. Abbiamo dedicato settimane solo per fare le foto, creando le scene appositamente per scattarle. Per le foto della parata ad esempio abbiamo girato prima le scene del film in un giorno e poi abbiamo dedicato un’altra intera giornata a scattare le foto.

Sul personaggio di Lisbeth:
Nel libro quando si parla di Lisbeth si usa sempre il termine punk. Ma cosa si intende con punk? Per me l’immagine dei punk è quella degli anni ’70, quella di persone che solo con il loro look volevano dirti “Guai a te se ti avvicini; dopo ci sarà del sangue sulla tua faccia: sarà il tuo o il mio”. La Lisbeth che vedevo io non era solo dura. È una ragazza che ha paura, che si nasconde. È sofferente e sempre molto coerente. Lisbeth ha sicuramente un look punk: è un porcospino. Ma con il suo aspetto e il suo modo di  porsi lei non vuole dire solo “stammi lontano, vai via”, ma anche “io sono immondizia”. Lisbeth è convinta di essere spazzatura, è una bambina che vive da sola da quando aveva dodici anni, in un appartamento che le ha lasciato la madre che è morta drammaticamente e della quale conserva tutte le cose dove le aveva lasciate, concedendosi solo lo spazio per il suo casco e il posacenere.
Lisbeth ha preso la decisione di vivere e di non essere mai più ferita, per questo non concede  a nessuno di avvicinarla di entrare in intimità con lei. Lei esce, va nei locali, ha relazioni sessuali, porta anche gente in casa sua, ma non si apre con nessuno. In tutto il film la vediamo sorridere solo due volte. Non si fida di nessuno. L’unico di cui si fiderà sarà Blomkvist: lo trova affascinante perché è stato talmente bravo da trovarla, mentre lei fa di tutto per nascondersi. Lui le farà ritrovare la fiducia che non ha mai avuto nel genere maschile.

Sulle storie di violenza sulle donne:
C’è un parallelismo ideale tra la storia di Harriett e quella di Lisbeth; è un parallelismo non dichiarato, ma che di fondo dà grande sostegno alla storia. Entrambe hanno subito violenza da parte degli uomini e hanno reagito in modi diversi. Anche la storia di Harriett è piena di sofferenza…

Sulla relazione tra Blomkvist e Lisbeth:
Volevo che questo film raccontasse la storia di due persone che si aiutano a vicenda in un momento drammatico della loro vita. Volevo analizzare il rapporto fra queste due persone da un’ottica sessuale: non sono amanti, non sono amici. Questo credo sia un aspetto che rende diverso il mio film rispetto a quello svedese. Alla fine del film Lisbeth non diventa più morbida, ma ha imparato a fidarsi di qualcuno, perché prima di incontrare Blomkvist lei non aveva mai lasciato avvicinare nessuno.

Intervista a Rooney Mara

Lisbeth è una persona complessa ma sicuramente la cosa difficile nell’interpretarla è stato il fatto che lei evita il contatto visivo con gli altri, è sfuggente: dato che guardare le persone con cui si sta parlando è una delle cose più naturali, evitare di farlo è stata una delle sfide più grandi nell’interpretazione di questo personaggio.

Ho visto il film svedese tratto da Millennium – Uomini che odiano le donne e ne sono rimasta molto colpita, ma ho anche letto tutti e tre i libri e da lì hai già tutte le informazioni sui personaggi, non ti serve altro. La nostra intenzione era quella di prendere spunto dalla trilogia di Larsson, non dalla versione cinematografica svedese. Non voglio fare paragoni tra la mia interpretazione e quella di Noomi Rapace. Quando ho visto il film ho pensato che lei fosse fantastica, ma siamo due cose diverse, non possiamo essere paragonate, non saprei neanche spiegare a parole la differenza tra la mia Lisbeth e la sua.

In realtà non è stato così difficile il ribaltamento dei classici ruoli di genere, Daniel non è poi così maschile (ride). Non penso che la situazione in cui è la donna a fare la parte dell’ “uomo”sia così atipica, è più comune di quanto non si creda. Comunque interpretare questa inversione di ruoli è stato più divertente che difficile.

Daniel Craig non ha dovuto fingere un accento, perchè molti degli svedesi istruiti, come i giornalisti, parlano inglese con un accento british. Io ho cambiato il mio accento perché comunque si tratta di un film ambientato in Europa.

Ogni ruolo è estremamente impegnativo, ti senti responsabile per il personaggio che devi interpretare, do sempre e comunque il 100%. Per me la preparazione ad un ruolo è sempre coinvolgente perchè il lavoro è lavoro, non faccio differenze. Certo è che magari non per tutti i ruoli ci vogliono tempi così lunghi per entrare nel personaggio.

Non ero un’esperta della cultura punk (il soundtrack originale è di Trent Reznor) ma comunque non credo che Lisbeth sia una punk, lei non appartiene a nessun gruppo, non si rifa a nessuna subcultura. Lisbeth Salander non fa parte di niente, è semplicemente unica.

Ciò che più mi piace di lei è proprio che non è paragonabile a nessuno, è unica, non segue le idee degli altri, non ha bisogno di rispecchiarsi in niente. Anche io, come lei, sono un po`una solitaria, anzi molto, mi piace ogni tanto stare sola con me stessa, mi ci trovo bene.

Non la descriverei come una ribelle o come qualcuno che lotta contro le ingiustizie: lei non lotta nel nome di qualcosa, non vuole cambare il mondo. Semplicemente, reagisce se qualcuno si intromette nella sua vita e cerca di riprenderne il controllo. Non è semplicemente ribellione, è che Lisbeth fondamentalmente vuole essere lasciata in pace, vuole passare inosservata e se serve si batte affinché ciò avvenga.

Credo che ogni personaggio ti insegni qualcosa; io sono cresciuta molto con questa esperienza, l mia vita è cambiata, ho imparato molto da David, da tutti quanti, dal fatto di vivere per un lungo periodo in un altro paese che non fosse il mio. Cosa ho imparato in particolare? Preferisco tenerlo per me!

Il dolore di Lisbeth mi ha colpita, ma in fondo ogni personaggio ti coinvolge, ti lascia qualcosa. La spiegazione della rabbia di Lisbeth è tutta nelle pagine del romanzo, lì’ si trovano tutte le spiegazioni, viene illustrato il suo passato e riesci a capire da dove viene questa giovane donna.

Durante il film ci sono varie scene, anche violente, di sesso e di nudo. Io mi sentivo comunque a mio agio, è una parte importante del film e del personaggio: Lisbeth è una a suo agio con il proprio corpo, con la propria sessualità e così ho dovuto fare io. Nelle scene di nudo immaginavo di essere Lisbeth, non me stessa, e lei non si sarebbe sentita a disagio.

Lisbeth nel film dice che accetta solo i casi che le interessano: nell’indagine che le propone Blomkvist (Daniel Craig), ciò che la colpisce è la lunga storia di violenza sulle donne e lei è stata da sempre una vittima degli abusi degli uomini, per cui si sente in qualche modo coinvolta. Cosa spinge me ad accettare un lavoro? Non saprei spiegarlo a parole, è una questione di pancia.

Lavorare con Daniel Craig è stato grandioso, mi sentivo in dovere di sfruttare ogni attimo per imparare qualcosa da lui, ma Daniel mi ha sempre trattata da pari, è stato molto generoso con me. Adoro lavorare con David Fincher, è quello che sul set dà più di tutti, è il più preparato sui personaggi e sulla storia. È collaborativo, ama stare lì a discuterne, a parlarne con te.

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