cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Piccole soddisfazioni blogghistiche

Il tempo stimato per la lettura di questo post è di 3 minuti e di 3 secondi

 Piccole soddisfazioni blogghistiche

un grazie agli utenti di Google

Sapete com’è no, uno ogni tanto controlla le chiavi con cui gli utenti accedono al blog.

Da quando ho postato sul film "Pater Familas di Francesco Patierno" ho avuto modo di verificare che con le chiavi di ricerca "Pater Familias di Francesco Patierno" e simlari il motore di ricerca Google offre il mio blog come primo link della prima pagina, che, voglio dire, son soddisfazioni.

Un grazie doverso agli utenti che considerano questo blog così autorevole. Sono il primo io ad esserne sconcertato, perbacco.

§§§

Nel finesettimana escono un po’ di film: cliccare qui per andare sul blog di Kekkoz Friday Prejudice – Anticipazioni e pregiudizi cinematografici. Uno tra questi è Scoop di Woody Allen. Non so cosa pensare ma il fatto che l’attrice protagonista sia Scarlett Johansson

… rende la pellicola molto interessante per me ;)

§§§

Cos’altro ah si ieri sono riuscito finalmente a comprare a 4 euri e 90 il libro "Zitti al cinema" di Marquant.

Conto di finirlo tra venti minuti, per ora posso dirvi che mi sta piacendo molto.

Incredibile a dirsi l’ho pescato nella mia libreria di cinema preferita:

§§§

 The Queen di Stephen Frears

Ho visto The Queen e devo dire che, pur riconoscendo la grandissima interpretazione di Helen Mirren, ho trovato la pellicola un po’ troppo vojeristica e scandalistica per i miei gusti.

Mi spiego meglio cogliendo l’occasione di un commento di Fringe.

Non nego che rispetto a quello che si poteva fare come film sulla storia di Lady D, (che è il motivo per cui la gente va a vedere il film, e diciamolo) la pellicola di Stephen Frears da Leicester, il laburista di Leicester come ama definirlo Fringe, non sia moderato e obiettivo. E anche lì … insomma.

Il punto è un altro.

Perché entrare dentro la casa della Regina d’Inghilterra dopo tanto tempo? E per spiegarci poi cosa?

Una delle mille versioni su di una verità che probabilmente non sapremo mai?

Per ridicolizzare il suo consorte Filippo, Duca di Edinburgo, con le sue manie di superiorità?

Per farci capire che Carlo, il Principe del Galles, è meno peggio di quello che la gente immagine, ma anche, forse, un po’ più vigliacco di quello che la gente sa?

O per sapere che la Regina Elisabetta è stata anche un meccanico, o che ama i cervi a 14 ramificazioni sulle corna?

O perché la gente voleva che Lei e la famiglia Windsor tornassero a Buckingham Palace prima di quanto non fecero?

Certo tutto questo forse non è abbastanza per catalogare la pellicola come scandalistica nell’accezione ontologica che si usa dare, ma lo diventa nel momento in cui la gente si reca al cinema attratta più dal ricordo del gossip, che dall’idea di vedere un bel film.

E’ questo il vojerismo cui faccio riferimento.

Riguarda noi non il film.

Ed è questo quello che dovremmo sempre ricordarci … che il vojerismo esiste perché siamo noi che vogliamo vedere, che vogliamo sapere.

Per il resto, si certo, eccellente recitazione, belle ricostruzioni, molti retroscena svelati.

Ma lo posso dire con franchezza?

Tutto questo è alla fine sottocultura.

Ovviamente a mio parere, ognuno può restare della tua idea, ma io non vado al cinema per fantasticare sulla vita dei reali, se il film non mi restituisce un concreto contributo documentarista che possa fare luce sulla verità di quella morte, ed anche di altro … vista la posizione dell’Inghilterra dopo l’11 settembre.

In questo contesto mi ha molto colpito anche l’anacronistica versione della figura del primo ministro Tony Blair, forse anche in questo il film ha fallito la prospettiva documentarista, da me forse inconsciamente desiderata, indugiando troppo davanti agli specchi in cui il Blair di Frears si ammira, o sull’eccentrico modo con cui lo vediamo vestirsi in casa sua.

Per me, ma ripeto rimane un parere personale, The Queen è un film, che, alla fine, non aggiunge molto a quanto forse, senza sapere, già sapevamo.

E quello che aggiunge è privo di un reale e tangibile contributo storico, quanto piuttosto denso di quegli aspetti psicologici che sono più vicini alla rivista patinata che al cinema. Sicuramente molto Old England ma altrettanto sicuramente poco cinema.

Statemi bbuono.

3 commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    @Fringe La vuoi? Te le do.

    Non nego che rispetto a quello che si poteva fare come film sulla storia di Lady D, (che è il motivo per cui la gente va a vedere il film, e diciamolo) la pellicola di Stephen Frears da Leicester, Il laburista di Leicester come ami definirlo, non sia moderato e obiettivo. E anche lì … insomma.

    Il punto è un altro.

    Perché entrare dentro la casa della Regina d’Inghilterra dopo tanto tempo? E per spiegarci poi cosa?

    Una delle mille versioni su di una verità che probabilmente non sapremo mai?

    Per ridicolizzare il suo consorte Filippo, Duca di Edinburgo, con le sue manie di superiorità?

    Per farci capire che Carlo, il Principe del Galles, è meno peggio di quello che la gente immagine, ma anche, forse, un po’ più vigliacco di quello che la gente sa?

    O per sapere che la Regina Elisabetta è stata anche un meccanico, o che ama i cervi a 14 ramificazioni sulle corna?

    O perché la gente voleva che Lei e la famiglia Windsor tornassero a Buckingham Palace prima di quanto non fecero?

    Certo non è scandalistico nell’accezione che si usa dare, ma lo diventa nel momento in cui la gente si reca al cinema attratta più dal ricordo del pettegolezzo, che dall’idea di vedere un bel film.

    E’ questo il vojerismo cui faccio riferimento.

    Riguarda noi non il film.

    Ed è questo quello che dovremmo sempre ricordarci … che il vojerismo esiste perché siamo noi che vogliamo vedere, che vogliamo sapere.

    Per il resto, si certo, eccellente recitazione, belle ricostruzioni, molti retroscena svelati.

    Ma lo posso dire con franchezza?

    Tutto questo è alla fine sottocultura.

    Ovviamente a mio parere, tu puoi restare della tua idea, ma io non vado al cinema per fantasticare sulla vita dei reali, se il film non mi restituisce un concreto contributo documentarista che possa fare luce sulla verità di quella morte, ed anche di altro … vista la posizione dell’Inghilterra dopo l’11 settembre.

    In questo contesto mi ha molto colpito l’anacronistica versione della figura del primo ministro Tony Blair, forse anche in questo il film ha fallito la prospettiva documentarista, da me forse inconsciamente desiderata, indugiando troppo davanti agli specchi in cui il Blair di Stephen Frears si ammira, o sull’eccentrico modo con cui lo vediamo vestirsi in casa sua.

    Per me, ma ripeto rimane un parere personale, The Queen è un film, che, alla fine, non aggiunge molto a quanto forse, senza sapere, già sapevamo.

    E quello che aggiunge è privo di un reale e tangibile contributo storico, quanto piuttosto denso di quegli aspetti psicologici che sono più vicini alla rivista patinata che al cinema.

    Tu piuttosto posta un po’ più spesso ;-)

    Un caro saluto.

    Rob.

    P.S un nome per the King: Michele Placido o se no Guido Rossi.

    ;)

    Buonanotte.

  2. Fringe ha detto:

    Scandalistica e vojeristica?

    ESIGO UNA ARTICOLATA MOTIVAZIONE!!

  3. Kamk ha detto:

    T’invito a darmi una risposta a un interrogativo: – Lavoro, dunque sono…?

    Che fa, chi lavora, quando lavora?

Lascia un commento