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Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen

analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

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Vicky Cristina Barcelona

titolo originale: Vicky Cristina Barcelona
nazione: Spagna / U.S.A.
anno: 2008
regia: Woody Allen
genere: Commedia
durata: 96 min.
distribuzione: Medusa Film
cast: S. Johansson (Christina) • P. Cruz (María Elena) • R. Hall (Vicky) • J. Bardem (Juan Antonio) • C. Messina (Doug) • P. Clarkson (Judy Nash) • K. Dunn (Mark Nash) • J. Perillán (Charles) • M. Barceló (dottore) • J. Domènech (Julio Josep)
sceneggiatura: W. Allen
fotografia: J. Aguirresarobe
montaggio. A. Lepselter

L’insostenibile romanticismo delle turiste americane – a cura di Roberto Bernabo’

In questo post:

  1. Introduzione.
  2. La struttura narrativa del film: gli antagonismi archetipali ed i riferimenti, oramai sempre più evidenti, al cinema europeo.
  3. Lo sviluppo del conflitto: i riferimenti ribaltati a Jules e Jim.
  4. Scelte di narrazione: la voce fuori campo perché è un’ennesima citazione di Jules e Jim errata e fuori luogo.
  5. La debole caratterizzazione degli esistenti e sue ripercussioni sulle rese attoriali.
  6. Eventi: la goffa ri-mescolatura di quelli di Jules e Jim.
  7. Specifico del linguaggio audiovisivo.
  8. Conclusioni: il disprezzo del regista verso la borghesia americana ed in generale verso l’umanità.

1. Introduzione

Ho visto ieri sera l’ultima fatica europea del creativo, e sempre eclettico, regista ebraico newyorkese, e tenterò, in questo post, d’illustrare:
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  • i motivi per i quali questo film non mi ha convinto,
  • alcune citazioni, a volte plateali, altre pretestuose, che il regista, credo assai consapevolmente, usi, con alcuni ribaltamenti tipici del suo stile narrativo, del cinema di François Truffaut, e della pellicola Jules e Jim in maniera particolare, con tutte le riserve che da un simile accostamento possono derivare.

2. La struttura narrativa del film: gli antagonismi archetipali ed i riferimenti, oramai sempre più evidenti, al cinema europeo

Non c’è che dire Woody Allen maneggia l’arte dello screenplay, come che ne so, un artigiano scultore il marmo o un pittore la tavolozza dei colori.

Conosce tutti i trucchi del mestiere, ed è diventato anche scaltro. Perché inventare storie nuove se posso, con le mie alchemiche capacità, utilizzare o meglio ri-utilizzare materiali narrativi già usati cambiando semmai qua e là qualche elemento ed invertendo, ad esempio, il sesso ai protagonisti.

Già dalle prime battute del film s’intuiscono due cose.

  1. Che lo schema narrativo è un classico: due personalità, assai diverse tra loro, messe in relazione da un evento dinamico, nel caso di specie un viaggio a Barcellona.
  2. Che, peraltro, lo stesso non è del tutto originale ma particolarmente, a nostro giudizio, ispirato al celeberrimo capolavoro di François Truffaut Jules e Jim, come abbiamo appena avuto modo di dire.

Nello specifico qual’è la strategia narrativa dell’opera?

Quella di prendere due archetipi (solo apprentemente contrapponibili peraltro) di donna:

rebecca-hall-in-una-scena-del-film-vicky-cristina-barcelona-60083Scarlett Johansson

  1. una estremamente razionale ed avveduta: Vicky alias RebeccaHall bellissima e bravissima (forse l’attrice migliore del film tra le tre);
  2. una seconda che ne è l’esatto contrario: Christina alias Scarlett Johansson  (sempre giunonicamente stupenda, ma leggermente fuori parte e sottotono).

Farle partire insieme, come abbiamo detto (evento dinamico che, a voler essere precisi non è questo, quanto, piuttosto, quello di accettare l’invito di Juan Antonio a trascorrere un weekend ad Oviedo, in quanto sarà questo quello che altererà lo stato di equilibrio pre-esistente nella vita delle due giovani protagoniste) per un viaggio (di ben due mesi, beate loro, ma dove vivi Woody?) a Barcellona e qui.

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E qui farle incontrare, e che te lo dico a fa, il bello e tenebroso Juan Antonio alias niente di meno che i  premio Oscar Javier Bardem.

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Aggiungiamociuna ex moglie artista, pittrice pure lei, ma ancor più genialoide dell’ex marito, fuori dagli schemi, in crisi depressiva e con attacchi improvvisi di gelosia: Maria Elena alias Penelope Cruz, ed il gioco è fatto.

Gli elementi antitetici di base, si i colori della tavolozza per restare nella metafora, sui quali sviluppare il soggetto ci sono tutti.

Ma a guardare bene.

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A guardare bene scopriamo che Woody Allen ha iniziato questa sorta di vacanza cinefila europea con degli obiettivi culturali, non so quanto consci e quanto inconsci, ben precisi e che si esplicitano sotto la forma di omaggi, quasi eccessivamente evidenti, agli stilemi tipici del cinema europeo, e dei suoi più illustri registi.

E se, sopratutto con Match Point, il vecchio Woody citava copiosamente Alfred Hitchcock, in quest’opera spagnola personalmente io intravedo, in maniera smaccata, il riferimento ad una pellicola davvero simbolo della Nouvelle Vague francese: il celeberrimo Jules e Jim di François Truffaut.

3. Lo sviluppo del conflitto: i riferimenti ribaltati a Jules e Jim

Analizziamo, per un attimo, in maniera comparata lo sviluppo del conflitto del film di Allen con quello di Truffaut.

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In Jules e Jim gli esistenti protagonistisono due amici.

Nel film di Allen sono due amiche (primo evidente riferimento ribaltato).

Nel film diTruffaut entrambi gli amici s’innamorano della stessa donna (Cathrine).

In questo diAllen entrambe le amiche s’innamorano dello stesso uomo. (Juan Antonio). (Secondo riferimento ribaltato).

InJules e Jim, Cathrine, ad un certo punto dell’intreccio,cercherà di uccidere Jules con uno sparo.

In questofilm di Allen l’azione dello sparo è realizzata da un terzo esistente, l’ex moglie di Juan Antonio. (Maria Elena). (Terzo riferimento in parte modificato).

InJules e Jim l’obiettivo del film era mostrare una via altra allo sviluppo del rapporto amoroso di coppia. Peraltro, in quella pellicola, questo elemento andrebbe inquadrato negli obiettivi complessivi dello specifico filmico dei registi della nouvelle vague, che consistettero nel tentativo di scardinare, e mettere in discussione, tutti gli elementi fondanti, compresi, ovviamente, quelli inerenti i valori eticie morali trasmessi degli esistenti, del cinema francese di quegli anni da parte del cartello dei registi della rive gouche.

Nel film di Allen si scimmiotta questo obiettivo, ed in parte lo si mette addirittura in crisi.

Gli esistenti diVicky Cristina Barcelona, infatti, probabilmente in maniera consapevole (vedi infra ultimo paragrafo), non hanno lo spessore di quelli del romanzo di Henri-Pierre Roché che François Truffaut, con l’aiuto dello stesso scrittore, traspose dal letterario al filmico in maniera a dir poco mirabile (ho letto anche il romanzo e mi posso permettere una simile affermazione).

Le scene, ad esempio, della passeggiata in bicicletta nella campagna catalana citano, ancora apertamente, sempre in maniera rigorosamente ribaltata, quelle del film di François Truffautsenza averne, però, né l’intensità e la giustificazione drammaturgica, né, conseguentemente, la poetica magia.

Un puro divertissmant, probabilmente dedicato al pubblico cinephile, che non so quanto gradirà, a dire il vero.

Divertissmant coerente con l’obiettivo di ricreare gli stessi conflitti infra-personali ed inter-personali tra gli esistenti, ma che risulta, per certi versi, addirittura irriguardoso rispetto all’opera citata.

Ovviamente, a prova di smentita, potete divertirvi a trovare altre citazioni ed altri riferimenti all’opera di Truffaut, anche se, ovviamente, Allen cambia, volutamente, il finale ed altri elementi dell’intreccio, altrimenti ci troveremmo difronte o ad un remake o, peggio, ad un plagio.

4. Scelte di narrazione: la voce fuori campo perché è un’ennesima citazione di Jules e Jim errata e fuori luogo

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Sempre avendo come riferimento ontologico la pellicola di François Truffaut, Allen abbonda, in questo film, con l’utilizzo di inserti di una voce narrante fuori campo.

Ora se c’è una cosa che ci era piaciuta degli ultimi film  del regista era proprio un uso molto limitato di questo elemento della narrazione.

Quegli intrecci erano coinvolgenti proprio perché guidati dall’azione e non dalla loro descrizione. Che, nel caso di specie, intende essere, probabilmente, nelle intenzioni del regista, l’ennesima citazione dell’opera di Truffaut, ma che risulta del tutto pretestuosa, non essendo il film di Allen, un adattamento di un soggetto letterario.

Nel caso di Jules e Jim, infatti, l’operazione di Truffaut era quella di tentare di restituire allo spettatore elementi completivi di parti di descrizioni del romanzo che, nell’opera di trasposizione dal letterario al filmico, spesso vengono perdute. Un’ennesima scelta innovatrice per l’epoca che aveva, però, degli obiettivi drammaturgici ben chiari e delle giustificazioni narrative specifiche.

Nel caso del film di Allen, ripeto, la voce narrante fuori campo è del tutto pleonastica, e non trova alcuna giustificazione credibile dal punto di vista narrativo, risultando, pertanto, alterante lo specifico filmico degli ultimi film del regista.

5. La debole caratterizzazione degli esistenti e sue rieprcussioni sulle rese attoriali

Un’altra pecca, ovviamente a mio giudizio, del film di Allen, soprattutto se rapportato a quello di Truffaut, che abbondantemente cita, risiede proprio nella carente caratterizzazione dei personaggi.

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Prendiamo ad esempio Maria Elena. Molte sequenze con questo esistente risultano un po’ troppo sopra le righe.Ma Allen non da in pasto allo spettatore elementi narrativi bastanti alla loro giustificazione drammaturgica. E come se le stesse fossero state concepite in fase di stesura del soggetto, ma successivamente, troppo poco sviluppate, nella realizzazione della scrittura della sceneggiatura.

Risultato … il personaggio di Maria Elena s’imponefastidiosamente, come eccessivamente stereotipato,e le sue continue isterie appaiono troppo accademiche e stucchevoli.

Analoghe considerazioni andrebbero svolte per il personaggio di Christine, che dovrebbe essere la romantica bohemienne delle due amiche, e che si rivela, invece, solo quale una giovane nevrotica e irrisolta, con l’aggravante che la carente caratterizzazione incide sulle capacità attoriali di Scarlett Jhoansson sulle quali inizio, peraltro, in parte, a ricredermi.

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Molto più convincente, anche sotto il profilo della sua caratterizzazione, è, invece, il personaggio di Vicky, che offre la possibilità di apprezzare le eccellenti capacità recitative della bellissima Rebecca Hall, nei cui occhi potrei perdermi per anni.

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Juan Antonio – Javier Bardem
fa delle cose del tutto ingiustificate ed ingiustificabili (sempre, ovviamente, per quanto a conoscenza dello spettatore), soprattutto da quando entra in scena l’ex moglie Maria Elena, ma le capacità attoriali di Bardem, anche se messe duramente alla prova, sopperiscono le carenze di screenplay.

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6. Eventi: la goffa ri-mescolatura di quelli di Jules e Jim

Direi che abbiamo già abbondantemente argomentato questo elemento, in questa analisi, ma voglio, comunque, in questo paragrafo, sottolineare che, magari, nelle intenzioni del regista, la citazione era voluta, e forse era voluta proprio per farci apprezzare una sorta di decadenza e di perdita di spessore, di annacquamento, di certi intenti rivoluzionari nella società contemporanea.

Quasi come se lui, Woody Allen intendo, vero reale interprete di uno stile di vita sentimentale alternativo (si è sposato con una delle figlie adottive di una sua ex compagna Mia Farrow, vedete un po’), disprezzasse i goffi tentativi di certa borghesia di ricercare, senza averne le potenzialità emotive e celebrali, nuovi stili e nuovi equilibri di vita amorosi.

Per il resto, ripeto, l’intreccio narrativo di questo film non convince.

Forse il regista farebbe meglio fermarsi un paio d’anni a riflettere, ma so che non lo farà, ahimè.

7. Specifico del linguaggio audiovisivo

Allen sa usare, con maestria, la macchina da presa e, sotto il profilo squisitamente tecnico, il suo linguaggio audiovisivo ha una cifra tutta sua.7655984 da te.
Nonostante le citazioni Allen ha uno stile inconfondibile, fatto non solo d’inquadrature raffinate, che rasentano a volte, persino, l’auto citazione, come nella particolare sequenza “rossa” della camera oscura, (un’altro esplicito riferimento al cinema della nouvelle vague ed al film di Jan Luc GodardUn famme es un famme” in particolare) dove si assiste al celeberrimo bacio saffico tra Maria Elena e Christina, ma anche di sonori particolari, soprattutto musicali, come l’ossessiva e cantinelante canzone su Barcellona.

La direzione della fotografia di J. Aguirresarobe è notevole, non c’è che dire.

Nulla da eccepire, pertanto, al tocco del maestro che, però, se non adeguatamente supportato dallo screenpaly, rischia di scadere nel gioco di stile, privo dell’intensità drammaturgica, e del bilanciato rapporto tra suspance e sorpresa, ad esempio, di Match Point.

8. Conclusioni: il disprezzo del regista verso la borghesia americana ed in generale verso l’umanità

Presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Venezia, è noto che è stato lo stesso sia stato girato soprattutto in virtù del fatto che il regista è stato chiamato dalla pro-loco catalana che gli ha chiesto sdi ambientare una sua opera a Barcellona al fine di rilanciarla  e farle un po’ di pubblicità, elemento che ha scatenato, peraltro, non poche proteste in Spagna visti i finanizamenti pubblici catalani destinati al cinema quasi del tutto esauriti solo per uesto film, da parte di molti registi catalani.

E Woody, a cui non l’idea non è affatto dispiaciuta (figurarsi una bel viaggio in Spagna a spese della produzione del film  in Spagna e per di più in compagnia dell’amata Scrlett), si è dichiarato disponibile.

Questo però non vuol dire che il regista non abbia approfittato dell’occasione per restituirci alcuni delle sue ossessioni di sempre come ad esempio la riporoposizione di un tema che già negli altri film europei avevo denunziato, ed, in parte, già anticipato in questa analisi.

Una sorta di disprezzo con il quale Woody Allen guarda ai suoi esistenti.

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Nel rappresentare la sua visione dell’evoluzione della società capitalistica, ed i suoi ultimi film sono tutti ambientati in contesti molto facoltosi, in una borghesia spesso vacua e superficiale (vedi il marito di Vicky che incarna maggiormente questo giudizio del regista), Allen non perde occasione per mostrarcene il lato peggiore. No, vi prego, non chiamiamo in causa anche Luis Buñuel.

E così, dietro la felice famiglia catalana che ospita le due ragazze, c’è un matrimonio in crisi, nel quale nessuno dei coniugi ha le palle per agire una decisione risolutiva.

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E così la determinata ed equilibrata Vicky scoprirà di essere lei la vera romantica fra le due amiche, ma, nel contempo, non avrà, nemmeno lei, il coraggio di abbandonare un matrimonio grigio, che le offrirà, però, la garanzia di una vita dorata dalla ricchezza.

E così Christina non avrà lo spessore sentimentale di vivere quella vita così diversa, e libera dalle rigide imposizioni sociali, che crede di desiderare.
C’è, peraltro, un personaggio che, probabilmente più di altri, interpreta il pensiero nascosto di Allen sulla società contemporanea.

E’ il padre di Juan Antonio, un poeta che, forse, ha addirittura avuto un rapporto amoroso con la ex moglie del figlio Maria Elena, che non pubblica le sue opere perché disprezza un’umanità che non è capace di amare.

Ecco io non lo so se sia davvero questo il vero grande limite della società capitalistica.

Non so nemmeno se esista ancora il capitalismo, a dire il vero, visto l’andare delle borse degli ultimi mesi, o quanto sia destinato a durare.

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Quello che so è che Woody Allen è un regista molto intelligente e capace e bravo e colto.

Ma che con questo film ci ha iniziato a stufare di nuovo.

Dovresti fermarti un attimo Woody. Girare un film ogni anno solo perché vuoi viaggiare in Europa in compagnia di Scarlett Johansson, e cercare di ri-evocare certi padri del nostro cinema, comincia ad essere davvero troppo poco.

Parafrasando, al contrario, un tuo celeberrimo film chiudo questo post chiedentoti: “Non provarci ancora, Woody“.

Links

Mio post su Match Point di Woody Allen.
Mio post su Analisi comparata di Scoop e Match Point di Woody Allen.

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Scoop versus Match Point di Woody Allen

analisi comparata di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

Woodt Allen

Perché Scoop e Match Point sono la stessa sceneggiatura con poche ma geniali variazioni (ribaltate) sul tema

Scoop

Titolo originale: Scoop
Nazione: Gran Bretagna, Stati Uniti
Anno: 2006
Genere: Commedia, Romantico
Durata: 96′
Regia: Woody Allen
Sito ufficiale: www.scoopmovie.net
Cast: Woody Allen, Hugh Jackman, Scarlett Johansson, Jim Dunk, Jody Halse, Robyn Kerr, Kevin McNally, Ian McShane
Produzione: BBC Films, Ingenious Film Partners, Ingenious Media, Perdido Productions
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 06 Ottobre 2006 (cinema)

SCENEGGIATURA:
Woody Allen

FOTOGRAFIA:
Remi Adefarasin

SCENOGRAFIA:
Maria Djurkovic

MONTAGGIO:
Alisa Lepselter

COSTUMI:
Jill Taylor

EFFETTI:
Richard Stammers

Titolo originale: Match Point
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Anno: 2005
Genere: Thriller Drammatico
Durata: 124′
Regia: Woody Allen
Sito ufficiale: www.dreamworks.com/matchpoint/
Sito italiano: www.matchpointilfilm.it
Cast: Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers, Emily Mortimer, Matthew Goode, Brian Cox, Penelope Wilton
Produzione: BBC, Thema Production
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: Cannes 2005
13 Gennaio 2006 (cinema)

“Quest’analisi comparata parte da una considerazione banale. Ma vi pare che un regista ebraico newyorkese, intelligente come Woody Allen giri due film ambientati nella Londra aristocratica, in cui in entrambi si narra la storia di un omicidio, uno di seguito all’altro e tutto questo sia frutto del caso? Andiamo su …”.

1. Introduzione

Venerdì sera, uscito dal cinema Intrastevere di Roma, pensavo esattamente questo prima di recarmi al ristorante toscano dove ho cominciato seriamente a riflettere sui curiosi ribaltamenti che le due sceneggiature presentano, probabilmente aiutato dal Rosso di Montalcino. E’ così che è nata l’idea di questo post.

Le butto giù quasi di getto per poi procedere ad alcune considerazioni.

§§§

2. Analisi comparata dei due film (abbastanza spoiler)

2.1. Analogie strutturali tra le trame

  1. Entrambe le pellicole sono ambientate a Londra.
  2. Non basta ovviamente questo elemento. No sono entrambe girate in una certa Londra, quella esclusiva di quella parte della società aristocratica e benestante con cui i due esistenti protagonisti entrano in relazione pur non facendone parte. Da notare, a suffragio della mia tesi del ribaltamento, che in Match Point il protagonista è un uomo mentre in Scoop la protagonista è una donna.
  3. Da non sottovalutare oltre a tali elementi di contesto anche l’assoluta bellezza degli esistenti.
  4. Altro elemento comune è la diversa condizione sociale ed economica degli esistenti rispetto al mondo londinese di riferimento.

§§§

2.2. Inversioni strutturali tra le trame

  1. Buffo (ma non più di tanto considerando la maniacalità di W.A.) è notare che mentre in Match Point il protagonista omicida Chris è un giovane, mi verrebbe da dire avventuriero, che cerca di entrare nel mondo dorato della Londra aristocratica, e ciò che lo spinge all’azione è proprio il timore di non potere più farne parte, in Scoop, viceversa, l’assassino Peter Lyman è un aristocratico che decide di uccidere per non subire più il ricatto di una prostituta (e chissà che non sia proprio questo elemento a condannarlo nella mente demiurgica del regista).
  2. Altro elemento curiosamente ribaltato è l’apparente margine di cose, di fatto, affidate al caso. Mentre infatti in Mathc Point il protagonista commette una serie di errori pienamente conoscibili dallo spettatore, ed il fermo immagine della pallina da tennis sul net è l’elemento formale predittivo di quanto il caso potrà aiutare un assassino inesperto, in Scoop il giovane rampollo della famiglia ricca di turno, interpretato direi magnificamente, dal bravo Hugh Jackman, sembrerebbe non avere trascurato davvero nulla, (ma anche questo elemento condannerà la superbia e la sopravvalutazione che egli fa di se stesso nella mente vigile di W.A.).

§§§

2.3. La geniale e mistificante variazione di genere

Potrei già da queste sordide premesse agevolmente sostenere che Match Point e Scoop sono lo stesso film, con solo poche e geniali variazioni sul tema, attuate anche sulla classifficabilità delle pellicole rispetto al genere. Scopriamo insieme come.

Mentre in Mathc Point Woody decide di farci condividere ogni scelta dell’assassino, seguendo, pertanto, gli insegnamenti formali del genio di Alfred Hitchcock che citerei al riguardo:

“non ho mai usato la soluzione poliziesca del “chi è il colpevole?” poiché è compromessa, con la mistificazione che diluisce, sfocandola, la suspance. E’ possibile costruire una tensione quasi insopportabile in un film in cui il pubblico sa fin dall’inizio, e fin dall’inizio tutti vorrebbero gridare ai personaggi dell’intreccio: “guardati dal tale è un assassino“. In questo caso si ha una vera tensione ed un desiderio irresistibile di sapere quello che accade. Per questa ragione io credo che sia bene dare al pubblico tutti i fatti il più presto possibile”

in Scoop egli ribalta totalmente questa opzione filmica di genere, impedendoci di assistere al piano omicida dell’assassino, e decide di fare entrare in scena altre due varianti:

  • un personaggio comico (il mago Splendini alias Sid Waterman alias mr. Spence, il finto padre di Scarlett Johansson, divertentissimo ed interpretato magistralmente da se stesso),

  • un giornalista morto, Joe Strombel, interpretato magnificamente da Ian McShane, in grado d’ingannare persino la morte per riuscire ad intrattenere relazioni medianiche, apparendo, come una sorta di deus ex machina, nella vita dei due protagonisti (la giovane giornalista Scarlett ed il mago, finto suo padre, Allen),

solo ed esclusivamente per depistare lo spettatore, illudendolo di farlo assistere ad una commedia brillante con vaghi riferimenti esoterici. (Ed infatti il pubblico in sala ride).

§§§

2.4. L’esoterica liason tra gli esistenti ed il mondo dei morti

E’ divertente, inoltre, notare - sempre a supporto della mia tesi – un altro elemento ribaltato:

l’esoterica liason tra gli esistenti vivi ed il mondo dei morti.

Mentre, infatti, in Match Point l’incontro tra i vivi ed i defunti avviene solo tra l’omicida e le sue due vittime, quasi come un’ombra della sua tormentata coscienza, in Scoop il mondo dei più interviene, attraverso il giornalista Joe Strombel, proprio per cercare di evitare altri spargimenti di sangue (cosa che perfidamente Allen, peraltro, impedisce solo in parte, salvando si la bella giornalista Scarlett, ma non invece l’avida prostituta ricattatrice). Senza e giustamente considerare le sequenze del limbo / vascello fantasma, nelle quali i morti, va chiarito, si vedono si, ma senza alcun contatto con i vivi.

Anche se con queste poche, ma schiaccianti, prove ritengo che le ragioni del ribaltamento siano già abbondantemente suffragate da quanto scritto sinora, sono certo, peraltro, che menti attente come le vostre potranno divertirsi a trovarne infinite altre, chessò sul ruolo invertito di Scarlett Johansson, ad esempio, che da Nola, la sfortunata vittima in Matrch Point, si trasforma in Sondra Pransky alas Jade Spence, brillante giornalista investigativa e vendicatrice, in Scoop.

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2.5. Considerazioni estetiche

Sempre a supporto dell’idea che i due screenplay sono in realtà un solo lavoro, opportunamente modificato, valutiamo altri aspetti di analogia tra le due storie.

Insomma é possibile / verosimile, che il regista ebraico newyorkese abbia sviluppato gli screenplay come variazioni sul tema di un omicidio collocato nella Londra aristocratica, considerata la ravvicinata sequenzialità dell’uscita dei due film, nonché la loro realizzazione quasi sincrona.

W.A. osserva, in entrambe le pellicole, con disincantato fascino un mondo fatto da giovani rampolli spensierati, che vivono in case lussuose, conducendo una vita sportiva, indossando abiti eleganti e raffinati.

Personalmente sono assolutamente convinto che W.A. sia visceralmente attratto da questo mondo, così accuratamente descritto in questi dettagli, del quale probabilmente apprezza il gusto estetico delle architetture dei palazzi, delle ville, persino delle stoffe con cui sono confezionati gli abiti. E della cui raffinata eleganza egli, in parte, si riflette (pochi sanno, infatti, che Allen indossa abiti esclusivi disegnati apposta per lui dal più europeo degli stilisti statunitensi: Ralph Lauren).

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2.6. Considerazioni morali

Rimane, inoltre, del tutto inalterata, in entrambe le pellicole, la scarsa considerazione che, peraltro, egli nutre per la loro moralità. In realtà, pur subendone un certo fascino, egli è come se disprezzasse questi suoi esistenti ed il contesto nei quali egli vivono.

In verità di questa contraddittoria conclusione non saprei fornire altra spiegazione se non quella che deriva, empiricamente, dall’averla constatata.

E’ evidente, ad esempio, il considerevole fascino che egli nutre per le donne. E per la prorompente avvenenza di Scarlett Johansson in particolare.

Ma sono altrettanto convinto che egli però disprezzi, e non poco profondamente, i suoi esistenti protagonisti maschili mossi più da pulsioni economiche o di arrampicamento sociale, che non dal sentimento d’amore che pure dovrebbero provare, per motivi ribaltati, ovvio, verso la divina bellezza di Scarlett.

I significanti non possono non andare a Luis Buñuel da quello cinematografico, e non tanto per lo specifico filmico formale, quanto per il desiderio irrefrenabile di mettere a nudo le nascoste falsità di una certa classe borghese.

Nel mezzo un mondo di altri esistenti poco puri, le donne che, nell’immaginario del regista, restano in entrambe le pellicole vittime dei loro carnefici più per le loro richieste impossibili a realizzarsi che per l’onestà del loro agire etico.

§§§

3. Conclusioni

Che dire di Woody Allen se non che è un gran furbacchione che si diverte a dileggiare un’intera società riuscendo, con alchimie mistificanti di cui solo i grandi geni sono così padroni, a farla, probabilmente, anche divertire.

Io ho adorato questi due film. E sono, soprattutto, molto felice di avere finalmente ritrovato l’intelligente comicità del maestro di un genere, quello del cinema americano intellettuale, leggero ma, al tempo stesso, colto, raffinato e ricco di citazioni, di cui Woody rimarrà, per sempre, un capostipite innovatore, ed a cui molto cinema, e non solo americano, si è da tempo ispirato e sono certo continuerà a farlo.

Grazie Woody.

Qui la mia recensione su Mathc Point che titolai “Il thriller è una partita di tennis”, nella quale troverete alcune interessanti considerazioni sul rapporto tra SUSPANCE E SORPRESA.

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Scoop di Woody Allen

 Il segreto di Esma di Jasmila Zbanic

non fidatevi di questo post 

Non fidatevi di questo post.

Sto per uscire per andare a vedere questo film. La pellicola vincitrice dell’Orso d’oro al Festival del Cinema di Berlino, e presentata, fuori concorso, nella rassegna della Festa del Cinema di Roma.

Ieri sera ho visto "Scoop di Woody Allen" che mi è piaciuto molto, e del quale vi proporrò un’analisi comparata con "Matche Point" perché ritegno di avere intuito alcune analogie ribaltate al riguardo.

Poi non ho nessuna difficoltà ad ammettere di avere un debole per lei:

Potete darmi torto?

Vi dirò poi anche di questo film (Austria / Bosnia-Erzegovina / Germania / Croazia) sponsorizzato da Amnesty International, che consiglierei a priori comunque.

A presto (forse questo post sarà cancellato, ma forse anche no vrdremo).

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