Oggi voglio ricordarla con questo bellissimo video
RISING by Lhasa / video by Kathleen Weldon and Alex McLean from LHASA DE SELA on Vimeo.
il blog del cinema visto dalla cinepresa
RISING by Lhasa / video by Kathleen Weldon and Alex McLean from LHASA DE SELA on Vimeo.
In pratica uno dei padri del movimento di registi che è passato alla storia come “Nouvelle Vague” francese, e quindi uno dei critici cinematografici della rivista “Cahiers du cinéma“, fondata da Andrè Bazin e da Jacques Doniol-Valcroze.
Movimento che, di fatto, contribuì a fondare sia con i film che con le sue riflessioni di analisi e di critica sul Cinema, all’inizio degli anni cinquanta, insieme a: François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette e Claude Chabrol, ai quali si unirono successivamente: Jacques Demy, Jean-Pierre Melville, Jean Rouch, Roger Vadim, Alain Resnais ed, in qualche modo, anche Louis Malle e Maurice Pialat.
Un fratello, oltre che un padre, di questo blog, che resterà in lutto fino a domani sera.
Addio.
Scrisse, insieme a Leonardo Benvenuti, una delle sceneggiature “cult” della commedia brillante all’italiana, quella del film ideato da Pietro Germi, poi girato da Mario Monicelli, “Amici miei“.
[caption id="attachment_2871" align="alignnone" width="300" caption="I 5 amici del gruppo: (da sinistra) 'il Necchi' (Duilio Del Prete), 'il Melandri' (Gastone Moschin), 'il Perozzi' (Philippe Noiret), 'il Sassaroli' (Adolfo Celi) ed 'il conte Mascetti' (Ugo Tognazzi)."]
[/caption]
In pratica l’inventore della mitica “supercazzola“, un oggetto, bisogna riconoscerlo, sempre attuale.

§§§
Il Muro di Berlino (in tedesco: Berliner Mauer), il cui nome ufficiale era Barriera di protezione antifascista (in tedesco: antifaschistischer Schutzwall), era una barriera in cemento alta circa tre metri che separava Berlino Est, capitale della Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est), da Berlino Ovest, exclave della Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest) circondata dal territorio della Repubblica Democratica Tedesca. È considerato il simbolo della Cortina di ferro, linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e quella sovietica durante la guerra fredda.

Eretto dal governo comunista della Germania Est, divise in due la città di Berlino per 28 anni, dalla sua costruzione (iniziata il 13 agosto del 1961) fino al suo crollo, avvenuto il 9 novembre 1989, a causa della sua inutilità, dopo lo smantellamento della cortina di ferro da parte dell’Ungheria (23 agosto 1989) e del successivo esodo (attraverso il paese danubiano) dei tedeschi dall’Est a partire dall’11 settembre dello stesso anno.
La voce Wikipedia: qui.

Wikipedia: qui.
La notizia

L’ho ricevuta qualche minuto fa dal mio amico Giuseppe Carrisi.
Il reporter – regista è stato ucciso ieri, con un colpo di pistola alla testa perchè stava facendo il suo lavoro.
É morto così, Christian Poveda, fotoreporter francese, autore, nel 2008, del film documentario “La vida loca” dedicato alla vita dei membri delle “maras” i trafficanti di droga del paese centramericano.

Il sito ufficiale del film è qui.
Il reporter è stato ritrovato morto nella sua automobile a Tonacatepeque, una zona rurale a nord della capitale San Salvador.
Per il ministro della Sicurezza pubblica, Manuel Melgar, si tratta di un «un atto criminale ripugnante» e la polizia farà di tutto per assicurare gli assassini alla giustizia.
Il documentario, la cui uscita è prevista per il 30 settembre, mostra la vita delle maras ed è, a tratti, estremamente critico con la polizia locale.
La vida loca, poi, si sofferma sulle condizioni economiche del Salvador, principale causa della criminalità giovanile.
Poveda afferma che le «maras portano il terrore», ma, contemporaneamente sostiene che le gang sono le sole a comprendere il malessere della vita nel Paese centroamericano.
«Dobbiamo capire perché ragazzini di 12-13 anni entrano in una mara e danno la vita per essa», ha detto, qualche settimana prima di morire, il fotoreporter in un’intervista al quotidiano online El Faro.
Poveda era nato in Algeria nel 1955, da genitori spagnoli fuggiti in esilio dalla dittatura franchista. Cresciuto a Parigi era arrivato in Salvador giovanissimo, trent’anni fa, grazie ad un contratto con Time, il newsmagazine americano, per seguire come fotografo la guerra civile. Dopo il ‘92, quando la guerriglia del Farabundo Martì - oggi al governo – iniziò le trattative di pace, Poveda lasciò il paese per documentare nuove guerre: dall’Iran, all’Iraq, al Libano; pubblicando le sue foto nei maggiori giornali internazionali come El Pais, Le Monde, Paris Match e New York Times.
Il commento
Rimango sempre annichilito quando un regista documentarista, che si batte per cause che, infondo, anche se non ce ne rendiamo conto, ci riguardano tutti, muore in questo modo, nel disinteresse e nella dinformazione generale.
Penso all’ingiustizia delle cause, che si somma all’ingiustizia di queste morti, e provo come un senso d’impotenza di fronte ad eventi così sporoprzionatamente iniqui ed irragionevoli.
Posso solo fermarmi, e scrivere, e pubblicare di questa morte, e urlare, con voce disperata, come quella che si ascolta nel trailer del suo film, tutto il mio disprezzo per gli esseri umani che si fanno attori di atti simili.
Che Dio abbia pietà di loro, e di questo uomo così grande, che muore solo per avere creduto nella sua causa di reporter e di regista documentarista.
Non riflettiamo mai abbastanza di quanto prezioso sia, ed al tempo stesso troppe volte vano, il loro impegno.
Eppure, è proprio dietro queste morti che ci avvicianamo, moltissimo, alla Verità.
«Noi continueremo a vivere come se non dovessimo morire mai. E forse non moriremo mai, solo ci addormenteremo nella speranza della resurrezione. Dammi la mano, voglio che in ogni modo restiamo sempre insieme.»
Turi Vasile, “L’Ombra”, luglio 2009

La cosa ancora più struggente e drammatica è che è scomparsa, qualche giorno fa, anche la moglie Silvana.
Wikipedia: qui.
Charlton Heston, adDio
E’ morto Charlton Heston, dopo quel che vidi in Bowling for Columbine (2002) di Michael Moore … che riposi in pace.
Spero che la sua arte pesi più delle sue idee.
Con profonda commozione non scrivo le analisi che avevo in mente.
Quella di:
Non pensarci
titolo originale: Non pensarci
nazione: Italia
anno: 2007
regia: Gianni Zanasi
genere: Commedia
durata: 110 min.
distribuzione: 01 Distribution
sito ufficiale: http://www.nonpensarci.com/
cast: V. Mastandrea (Stefano Nardini) • A. Caprioli (Michela Nardini) • G. Battiston (Alberto Nardini) • C. Murino (Nadine) • P. Briguglia (Paolo Guidi)
sceneggiatura: G. Zanasi • M. Pellegrini
musiche: A. Dog • L. Fauves • M. Monroe
fotografia: G. Pietromarchi
Oggi mentre assistevo ad una proiezione di:

Onora il padre e la madre
titolo originale: Before the Devil Knows You’re Dead
nazione: U.S.A.
anno: 2007
regia: Sidney Lumet
genere: Drammatico
durata: 123 min.
distribuzione: Medusa Film
sito ufficiale: http://www.7h58cesamedila-lefilm.com/
cast: P. Hoffman (Andy) • E. Hawke (Hank) • A. Finney (Charles) • M. Tomei (Gina) • A. Palladino (Chris) • M. Shannon (Dex) • A. Ryan (Martha) • S. Livingston (Danielle)
sceneggiatura: K. Masterson
musiche: C. Burwell
fotografia: R. Fortunato
montaggio: T. Swartwout
E’ che proprio oggi, proprio durante la proiezione di questo secondo film mi è venuto in mente proprio lui, vai a capire le coincidenze.
Tornato a casa ho appreso della sua morte.
Così io oggi mi fermo pregando, si pregando per persone come lui.
Magari per qualcuno sarà anche esagerato o moralista o arrogante perfino.
Niente di tutto questo, invece, sono solo una persona sconvolta dall’episodio.
Scusatemi sono scosso perché non credo nelle coincidenze. Molto.
—-
Domani, forse, tenterò di spiegare come mai queste due pellicole sono, al tempo stesso così diverse, eppure così simili in ciò che è alla base dei rispettivi impianti narrativi. Vi lascio con due video tratti da You Tube su Michael Moore e Charlton Heston. Buonanotte.
Ugo Pirro, addio

Pirro (il cui vero cognome era Mattone) è morto questa mattina nella sua abitazione nei pressi di Piazza del Popolo, a Roma. Salernitano, 88 anni, era da tempo malato.
Domani la camera ardente e avrà luogo una commemorazione presso la Casa del Cinema a Villa Borghese.
La vita di Pirro, vincitore di due Oscar per il miglior film straniero con: "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" di Elio Petri, e "Il Giardino dei Finzi Contini" di Vittorio De Sica, si è intrecciata con quella di registi come Fellini, Rossellini, Visconti.
Aveva al suo attivo una lunga collaborazione con Lizzani, iniziata nel "‘51 con Achtung, banditi!" (1951) e continuata con "Il gobbo" (1960), "Il processo di Verona" (1963), "Svegliati e uccidi" (1966), "L’amante di Gramigna" (1969), opere caratterizzate da una particolare attenzione all’impegno civile ed alle tematiche sociali.
Con Elio Petri stabilisce, a partire dal 1967 con "A ciascuno il suo", un fertile sodalizio destinato a produrre titoli quali il già citato "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" (1970), "La classe operaia va in paradiso" (1971), di tutti e tre i film fu protagonista Gian Maria Volonté, e "La proprietà non è più un furto" (1973).



Eclettico e prolifico, Pirro lavora con Bolognini ("Metello" nel 1970, "Imputazione di omicidio per uno studente" due anni più tardi) e con Gillo Pontecorvo ("Ogro", nel ‘79), con Mingozzi ("Sequestro di persona", 1968) e con Pasquale Squitieri ("I guappi" nel 1974, "Il prefetto di ferro" nel ‘77), oltre che in due film di produzione jugoslava, "La battaglia della Neretva" (1969) di Veljko Bulajic e "La quinta offensiva" (1973) di Stipe Delic.
Rileggendo tutti questi titoli, ed analizzando, anche superficialmente, l’ampio spettro di generi, di situazioni specifiche, di diversità di eventi ed esistenti delle stesse, non posso non considerare quanto cinema abbia attinto dall’opera di questo grandissimo sceneggiatore, che sapeva modulare la sua creatività in funzione di obiettivi drammaturgici così diversi. Mi sento, così, in dovere di ringraziarlo per la sua opera.
Tra le sue opere narrative, vanno segnalate "Le soldatesse", "Mio figlio non sa leggere", "Osteria dei pittori ed il fortunato Celluloide" (1983), poi elaborato dallo stesso Pirro in favore dell’omonimo film diretto da Lizzani nel 1995.
Una lunga intervista allo sceneggiatore qui. (Fonte Film.it)
Tutti i premi e le nominations dei suoi film qui. (Fonte IMDB)
Stanley Kubrick – mostra e retrospettiva

Stanley Kubrick e Jack Nicholson sul set di Shining, 1980
Full Metal Jacket (GB/USA 1987).
Joker (Matthew Modine).
Dopo un’introduzione di carattere biografico, nella quale vengono presentati i reportage per la rivista Look e le pellicole degli esordi (Day of the Fight, Flying Padre, Mr. Lincoln, The Seafarers, Fear and Desire), la mostra si articola per sezioni tematiche atte a ripercorrere l’intera filmografia del regista, compresi i grandi progetti che non hanno mai visto la luce, ma ai quali aveva lavorato a lungo, come Napoleon, Aryan Papers e A.I. (Artificial Intelligence), in seguito realizzato da Steven Spielberg. Alla sezione "Kubrick in bianco e nero", che raggruppa Il bacio dell’assassino, Rapina a mano armata e Lolita, segue quella dedicata ai film con soggetto bellico (Orizzonti di Gloria, Il Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba e Full Metal Jacket), quella incentrata sui film di carattere storico (Spartacus, Napoleon e Barry Lyndon), i thriller psicologici come Shining e Arancia Meccanica, per finire con Eyes Wide Shut.
2001: A SPACE ODYSSEY
(GB/USA 1965-68)
Particolare attenzione è dedicata a 2001: Odissea nello spazio. In questa sezione, oltre ai costumi e ai modellini (come quello della celebre centrifuga della navicella spaziale Discovery e il computer Hal), trova posto una ricostruzione della scenografia utilizzata per il prologo del film, realizzato grazie alla tecnica della "front projection", che viene riproposta in mostra permettendo ai visitatori di "entrare" nel set, diventando parte integrante della scena. Le attrezzature utilizzate per gli effetti speciali occupano, infatti, un posto di primo piano: in mostra, tra l’altro, la lente Zeiss, prodotta dalla NASA, che permise al regista di girare le scene a lume di candela di Barry Lyndon.
Un catalogo con l’introduzione di Martin Scorsese e vari saggi critici accompagna la mostra ed è disponibile in versione italiana. La prima edizione della mostra è stata presentata al Deutsches Filmmuseum di Francoforte con la collaborazione del Deutsches Arcjitektur Museum.
La mostra è affiancata da una retrospettiva cinematografica che si svolge nel Cinema del Palazzo delle Esposizioni.
Catalogo: GAmm, Giunti Arte Mostre Musei
Galleria fotografica
Promotori e sponsor
Stanley Kubrick – rassegna cinematografica
Io e Kubrick – incontri
Mango – De Gregori: La rondine vs. Rimmel
Dualismi contrastanti – generazioni e sentimenti a confronto
O se preferite tesi e antitesi. Buonanotte e buona fortuna.
Ground Zero – 11/9/2001 – 6 anni dopo
Per non dimenticare

Incredibile.
Non ho molto da dire.
Bisognerebbe solo pregare.
Oggi è un giorno triste, perché ci costringere a riflettere su come, ogni anno, sprechiamo inevitabilmente la nostra vita, il nostro dolore, per cose che non hanno alcuna rilevanza rispetto a questo.
Quel giorno ero in ufficio, poi qualcuno disse che un aereo era precipitato su una delle torri gemelle.
Ci trasferimmo nella stanza di un collega che aveva la televisione in stanza.
Il resto lo conosciamo tutti, le conseguenze, i morti, la guerra.
Per una volta non facciamo demagocici e faziosi discorsi politici.
No, rimaniamo in silenzio. E preghiamo per il futuro del mondo.
Rob.
… e poi devi dirmi che mi ami
Michelangelo Antonioni
Il regista dell’incomunicabilità dell’anima, della nevrosi e della fragilità sentimentale dell’uomo moderno.
- a cura di Roberto Bernabo’


Ma noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima, fino alla vera immagine di quella realtà assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai".
Michelangelo Antonioni
In questo post:
1. Amarcord
2. Il regista dell’incomunicabilità dell’anima
3. Il regista dell’unicità riconciliante gli opposti dualistici
4. Il regista dell’uomo moderno
5. Le riflessioni continue sul cinema e sul suo ruolo
6. Le mie letture di lui e su di lui
7. Appendici: filmografia, premi e riconoscimenti
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1. Amarcord
A me piace ricordarlo così. Con questa immagine di uomo solitario, schivo, consapevole dei limiti dell’essere umano, della fragilità dei suoi sentimenti.
In questo momento lo sento così affine a me.
Così come quando la visione di alcuni suoi film cambiarono in maniera determinante e definitiva il mio modo di vedere il cinema.
Di concepirlo arrivo a dire.


Iniziò sin da piccolo in un’arena estiva dove, con mia sorella e poche lire, comprai il biglietto per "Professione Reporter" il film che poi seppi a cui lui era maggiormente legato.
Avrò avuto quindici anni (la pellicola uscì nelle sale nel 1975) o poco più e potete immaginare il mio stupore nell’assistere a quella proiezione, eppure chissà già da quei fotogrammi cominciò, quasi inconsciamente la mia passione per il cinema.

Crescendo ho praticamente acquistato, e quindi visto, più e più volte, come dire l’opera omnia di questo grande regista che come pochi altri (chessò Roberto Rossellini, Federico Fellini, Elio Petri, Marco Ferreri e forse Giuseppe Ferrara) resta un cineasta con una cifra unica.
§§§
2. Il regista dell’incomunicabilità dell’anima
Nessun regista si è mai avvicinato alla prospettiva intimista ed interiore di Michelangelo, in Italia almeno.
Antonioni è come se fosse stato ossessionato dall’idea di doversi, e di dovere liberare il suo cinema dagli stereotipi imposti dal modo di concepire l’opera cinematografica negli anni in cui egli stesso la iniziò.
Avvertì come l’urgenza di trovare uno, cento, mille nuovi modi di raccontare - attraverso principalmente la macchina da presa - le nevrosi, le psicopatie, le vacuità e sicuramente la fragilità sentimentale dell’uomo moderno.
Nulla nel suo cinema richiama le consuetudini cinematografiche della sua epoca, pochi viceversa, come lui, seppero descrivere con infinito gusto per la bellezza in ogni sua umana e naturale manifestazione, del mistero, con un alone fitto di angoscia, le disperate peregrinazioni dell’animo umano.
Se potessi usare una sola immagine per riassumere la sua più intima intenzione artistica, direi che Michelangelo ha tentato, non so quanto consciamente o quanto inconsciamente, di catturare, con la sua cinepresa, l’anima.
Il regista dell’anima lo definirei, insomma.
Poi cos’altro.
Si è parlato a lungo dell’incomunicabilità.
Antonioni = Il regista dell’incomunicabilità.
Anche ammesso che ciò sia, come Italo Calvino nelle sue "Lezioni Americane" direi che egli fu talmente bravo a comunicare l’incomunicabilità che l’equazione abusata fino all’inverosimile, alla fine, finisce addirittura per ribaltarsi.
Ed io, infatti, non saprei se questo appellativo sia esaustivo per descrivere il senso di quello che egli fu e che ha rappresentato con il suo cinema. O meglio con la sua arte.

Ma non saranno state, piuttosto, alcune frequentazioni, le strade, i palazzi della città di Ferrara con i suoi campi lunghi, i suoi portici, dove è nato e dove verrà seppellito, certe sue atmosfere, la nebbia, una indiscutibile fascinazione per ciò che è nascosto più che da ciò che è rivelato, a determinarne certi radicamenti formali?
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3. Il regista dell’unicità riconciliante gli opposti dualistici
In questo lo definirei piuttosto il regista dell’unicità.
Dell’uno che esiste in quanto tentativo di riconciliare gli opposti dualistici.
Bene e male, amore ed odio, passione e disincanto.
Non si può negare, peraltro, che la sua ossessione per i documentari la ricerca di una verità superiore in qualche modo ci conduca verso questa chiave di lettura.
Ma l’altra, meno filosofica ed esoterica chiave di analisi, è forse racchiusa in una profonda riflessione che, come regista, ha svolto in tutta la sua vita.
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4. Il regista dell’uomo moderno
Comprendere, anche attraverso l’utilizzo della macchina da presa, l’angoscia esistenziale dell’uomo moderno.
Antonioni resta il regista più moderno che descrive, come mai nessuno prima, la modernità di certe situazioni.
I suoi eventi ed i suoi esistenti muovono sempre da input moderni, superflui, fatui, disperati, fragili, inappagati e inappaganti, alla ricerca di qualcosa che non c’è lì in quel momento.
Determinante in questa spinta, che non è arduo definire rivoluzionaria, per certi versi, è stato l’avvalersi di uno sceneggiatore come Tonino Guerra che sapeva fornire quel materiale spirituale a cui poi il maestro dava corpo. Dava luce. Dava azione ed anima.







Pellicole come "Il grido", "L’avventura", "L’eclisse", "Deserto Rosso" e poi ancora "Blow up", "Zabriskie Point", "Identificazione di una donna" rimarranno tutte un percorso rigoroso alla ricerca di qualcosa.

Ma anche l’aver diretto pellicole come "Le amiche" tratto da un romanzo di Cesare Pavese dovrebbero dircela lunga su ciò che mosse all’azione il regista di Ferrara.
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5. Le riflessioni continue sul cinema e sul suo ruolo
A ben vedere sono pochi i cineasti che, come Michelangelo Antonioni, raggiungono un così elevato grado di consapevolezza sul mestiere di fare cinema.
Tutta la vita professionale di questo regista, le cose che girato, quelle che ha scritto, testimoniano che in lui era in atto una continua riflessione tra la realtà, il media cinepresa e arrivo a dire anche la macchina fotografica.
Non è da considerare un caso che sia in "Professione Reporter", che in "Blow up" i due esistenti protagonisti siano dei fotografi professionisti.
Persino nel personaggio cornice di "Aldilà delle nuvole", il regista alter ego di Michelangelo, scatta continuamente foto.
E’ evidente che la riflessione coinvolge, apparentemente, solo due elementi.
La realtà fenomenologica, quella che accade indipendentemente dalla macchina fotografica o da presa, e la realtà che rimane come dire catturata dal mezzo meccanico.
In "Blow up" Antonioni indaga a fondo la mistificazione di questo rapporto, aggiungendo la sua macchina da presa, filmando, forse anche per comprendere e distinguere egli stesso come il suo esistente, che cosa è vero da che cosa è rappresentato, impressionato come si usa dire.
Ed ecco che la realtà vissuta dal fotografo non coincide con la realtà vissuta dal mezzo. Intuizione assolutamente geniale non c’è che dire.
Il mezzo cattura una realtà altra, non conoscibile se non attraverso le sofisticazioni dello sviluppo e della stampa, una realtà tremenda misteriosamente svoltasi sotto i suoi occhi, ma da lui non percepita.
Ecco quindi che il mezzo meccanico diventa anche strumento di percezione.
Ma poi, quanto più il fotografo amplifica il dettaglio reale, ecco che lo stesso si deforma, si sgrana come si dice in gergo.
La realtà conoscibile diventa nuovamente finzione fino al punto che il fotografo deve nuovamente recarsi nel parco per conoscere direttamente, attraverso la sua esclusiva esperienza percettiva, non più filtrata dal media, la verità.
Verità che viene prima confermata, perché egli trova il cadavere, e poi smentita perché, in un successivo sopralluogo, egli non lo troverà più.
Le ibridazioni, i ribaltamenti diventano a questo punto quasi ossessivi ed ossessionanti.
E credo questo sia una prova di quanto complessa e travagliata fosse, dentro di lui, la dinamica divinatoria dell’immagine filmata.
Antonioni non ha mai smesso di riflettere su questo complesso rapporto.
E non è un caso che intervistato prima dell’uscita del film "Blow up" egli affermasse che non sapeva dire di che cosa parlasse la pellicola perchè lui doveva ancora montarla.
E già perché è proprio nell’operazione di montaggio che spesso il regista trova quel senso che nelle riprese era solo intuito, vagheggiato, ricercato.
E solo parzialmente registrato.
Nel montaggio Antonioni faceva i conti con i limiti dell’arte cinematografica.
Le riprese non più possibili, ma grandezza data, dovevano comunque fare scaturire l’opera.
Io ho amato così tanto Antonioni perché nessun altro regista mi ha così fortemente sollecitato emotivamente ed intellettualmente e sicuramente artisticamente come lui.
§§§
6. Le mie letture di lui e su di lui
Per tentare di avere altre chiavi di lettura del cineasta comprai una quantità di libri scritti da lui o per lui.
Come "Sul cinema", o come "I film nel cassetto" un libro di soggetti mai realizzati come "La ciurma" che divorai letteralmente.
Dopo "Fare un film è per me vivere", questo secondo volume del "progetto Antonioni" comprende una scelta di soggetti di film mai realizzati. "Terra verde", "Stanotte hanno sparato", "Le allegre ragazze del ‘24", "Makaroni", "Scale", "Un documentario sulla donna", "Il colore della gelosia", "La ciurma", sono testi che rivelano la continua ricerca di Antonioni sui temi a lui più cari e la sua capacità di trasporre in scrittura le immagini. Si riesce dunque, attraverso la lettura di questi canovacci, a seguire alcune linee-guida della poetica di Antonioni.

O come il libro su Michelangelo Antonioni scritto dal mio personale maestro che è Seymour Chatman.
Che altro dire che dopo l’ictus Antonioni ha incontrato un’altro regista dell’anima che è Wim Wenders, un cinemasta complementare che proprio come lui filma per capire e non solo per mostrare.

Il progetto di "Aldilà delle nuvole" segna forse una sorta di testamento spirituale sulle infinite latitudini degli amori di quelli felici, da lui assai poco amati, a quelli assolutamente sofferti, dilanianti.
Lascio in questo post di amore per un maestro un appunto che presi proprio da quel film.
"Quella del regista è una professione molto particolare.
Il nostro sforzo è sempre teso ad assimilare nuovi codici visivi.
Terminata l’opera non abitiamo più nel film.
Siamo degli sfrattati, dei senzatetto esposti agli sguardi, ai sospetti, all’ironia di tutti.
Senza potere raccontare a nessuno la nostra personale avventura che non è registrata nel film né nella sceneggiatura.
Un ricordo.
Ma uno strano ricordo.
Come di un presentimento di cui il film non è che una verifica parziale.
Il rendiconto completo è quello che la nostra coscienza fa quando il peregrinaggio riprende da un luogo all’altro per vedere, interrogare, fantasticare su cose sempre più sfuggenti.
In vista del prossimo film.
Ma noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima, fino alla vera immagine di quella realtà assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai".
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Con infinita tristezza nel mio cuore chiudo questo post.
Addio Michelangelo spero di poterti incontrare un giorno, chissà.
Allegate un po’ di cose. Fonte Wikipedia naturalmente.
7. Appendici: filmografia, premi e riconoscimenti
Filmografia
Regista e sceneggiatore
Aiuto regista
Sceneggiatore
Documentari
Premi e riconoscimenti
Ingmar Bergman
E’ morto il grande regista svedese, addio.