cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Archivio della categoria ‘ cinema invisibile ’

Sign Gene – di Emilio Insolera

Il “Cinema Sordo” del regista italo-argentino: Emilio Insolera

Emilio Insolera

Sinossi

[Italiano]

Titolo: Sign Gene
Genere: Sci-Fi / Azione
Durata: 95 min.

La “Quinpar Intelligence Agency” riceve la notizia che due americani sordi sono stati assassinati in Giappone. Due insoliti e divertenti agenti, Tom Provetta (Sordo) e Ken Wong (CODA*), portatori del “Sign Gene”, vengono spediti a Giappone per codesta missione. Il loro compito e’ semplicemente quello di osservare e di fare un rapporto sulla situazione. Ma, gia’ durante il loro primo giorno in Giappone, scoprono un indizio importante. Seguendo il loro giudizio, decidono cosi d’inseguire l’indizio e inaspettatamente si ritrovano in una guerra contro i membri della Yakuza (=Japanese mafia) anche loro portatori del “Sign Gene” e capiscono che possono solo sopravvivere imparando a lavorare con duro impegno in coppia e giocando il gioco nella maniera giapponese.

CODA (Children of Deaf Adults) = Figlio udente di genitori sordi.

[English]

Synopsis

Title: Sign Gene
Genre: Sci-Fi / Action
Runtime: 95 min

Quinpar Intelligence Agency, receive info that two Deaf american citizens have been killed in Japan. Two unlikely and funny agents, Tom Provetta (Deaf) and Ken Wong (CODA*) are sent to Japan for that mission. Although they are sent strictly as an information gathering team, they are unable to resist following a very tempting clue that leads them straight into the heart of a Yakuza (= Japanese mafia) war. They soon discover that they can only survive by learning how to work together and play the game the Japanese way.

* Children of Deaf Adults

『日本語』

タイトル: 手話ゲノム
ジャンル: SF、アクション
実行時: 95 分

クインパー情報局(QIA:Quinpar Intelligence Agency)に2人の聾アメリカ人が日本で殺害されたという情報が入った。そこで、滑稽で何をしでかすか分からない2人のエージェントのトムとケンに調査と状況報告をせよと秘密指令が下り、日本に派遣された。来日早々に重要人物に偶然会い、上司の指示に反して、その人物と行動を共にすることにした。そして、日本のヤクザ同士の抗争に入り込み、彼らは日本人がするように努力やチームワークやゲームを楽しむ等をして勝ち取っていくことを学んでいくようになる。

§§§

Emilio Insolera

Il regista italo-argentino, Emilio Insolera, è sordo e proviene da una famiglia di sordi, vive in Giappone, ed attualmente è impegnato nella presentazione al mondo della sua produzione del film indie intitolato “Sign Gene” (www.pluin.com) una pellicola del genere di azione sci-fi, girato tra New York ed altre locations in Giappone.

Pluin.org

Il film presenta una serie di caratteristiche uniche.

Ve ne elenco alcune.

I dialoghi del film sono in “Lingua dei Segni” (più esattamente le lingue utilizzate nel film sono: Lingua dei Segni Americana, Lingua dei Segni Giapponese, Lingua dei Segni Internazionale, tratti di Lingua dei Segni Italiana, Inglese parlato, Giapponese parlato).

Sia cast che crew sono composti da un centinaio di attori, sia persone sorde che udenti, provenienti dal Giappone, dall’America, e dall’Europa. Nonostante un contesto piacevole e divertente, in questa opera vi si riflette, a guardare bene, uno spirito puramente filosofico ed educativo.

Credo sia importante – in mondo dove il dialogo tra le genti e tra i popoli è sempre più difficile – che sia proprio una pellicola come questa a dimostrare che, persino per chi non è in grado di ascoltare gli altri, è invece possibile dialogare in maniera tras-nazionale.

Come non essere ottimisti di una notizia del genere.

Vi terrò informati circa la sua uscita in Italia.

Link e multimedia

www.nhk.or.jp/fukushi/chokaku/905.html (NHK)
http://deaftida.ti-da.net/e2561451.html (Blog di un giapponese)

In breve, Backstage (da cui sono tratti i due video) e’ la risorsa degli attori e dei registi di Hollywood e di film indipendenti (http://en.wikipedia.org/wiki/Back_Stage) mentre NHK Nippon Hoso Kyokai è la più importante azienda pubblica radio televisiva del Giappone, il corrispettivo della RAI Italiana (http://en.wikipedia.org/wiki/NHK).

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Agora di Alejandro Amenábar

Il film che (forse) non vedremo mai in Italia

Agora di Alejandro Amenbar

Agora

titolo originale: Agora
nazione: Spagna
anno: 2009
regia: Alejandro Amenábar
genere: Avventura / Storico
durata: 128 min.
distribuzione: n.d.
cast: R. Weisz (Hypatia) • M. Minghella (Davus) • O. Isaac (Orestes) • A. Barhom (Ammonius) • M. Lonsdale (Theon) • R. Evans (Synesius)
sceneggiatura: A. Amenábar • M. Gil

Trama: “Agora” vuole raccontare l’antica civiltà egizia e la sua affascinante cultura. Ambientato ad Alessandria d’Egitto nel quarto secolo d.c., ripercorre la storia di Hypatia di Alessandria, leggendaria astronoma e filosofa, che cerca il segreto per poter conservare tutti i saperi della sua civiltà. La sua vita è strettamente legata a quella dello schiavo Davus, da sempre innamorato di lei che ora, però, è costretto a scegliere se restare schiavo ma vicino a lei, oppure conquistare la libertà, convertendosi al cristianesimo.

Come solo chi segue il Cinema sa, Alejandro Amenábar è il regista cileno spagnolo autore di capolavori come “Mare dentro” o come “The Others“.

Nel suo ultimo film, presentato all’ultima rassegna del Cinema di Cannes, Agora, il regista racconta la storia, finora misconosciuta di Hypatia di Alessandria.

Ipazia (in greco Hypatia, pron. Ipàzia) fu una grande scienziata e filosofa vissuta ad Alessandria tra il 4° e il 5° secolo d.C., forse la più importante figura per la cultura dell’epoca, oltre che – si racconta – bellissima donna.

Poiché ebbe l’ardire di opporsi alla barbarie del cristianesimo, che avrebbe di lì a poco precipitato l’occidente nel medioevo, fu trucidata e il suo corpo orrendamente straziato per ordine di Cirillo, vescovo di Alessandria. Da allora il suo nome è praticamente scomparso (non quello del suo uccisore, che fu fatto santo), e assieme a lei la sapienza della civiltà Alessandrina.

Oggi la Chiesa tenta, nuovamente, l’opera di cancellazione di questa figura scomoda.
 I testi su Hypatia in italiano sono quasi introvabili, e il nuovo film, un colossal dal cast internazionale presentato a Cannes 2009, ha trovato distribuzione in tutto il mondo tranne che in Italia.

Per impedire che un capolavoro del cinema come questo, non venga proiettato anche in Italia, come io personalmente ritengo giusto, è nata una petizione che chiede, infatti, che il film Agorà, di Alejandro Amenábar, venga distribuito in Italia. Firmiamola.

Per firmare la petizione

http://www.petitiononline.com/agorait/petition.html

La proposta per la divulgazione della notizia

La mia proposta è che tutti i blogger e cinebolgger, sensibili alla petizione, copino questo post nel loro blog o, magari, più semplicemente, linkino questo, così d’aumentare la visibilità di questa sconcertante notizia.

Trailer del film Agora di Alejandro Amenábar

—-

Per approfondire ulteriormente

margherita_hack6

Un autorevole articolo della notissima rivista di Repubblica: Micro Mega.

Scritto e firmato non da un nickname, ma, niente di meno che, da Margherita Hack?

Da cui traggo un estratto:

Ipazia era nata ad Alessandria d’Egitto intorno al 370 d.C., figlia del matematico Teone. Fu barbaramente assassinata nel marzo del 415, vittima del fondamentalismo religioso che vedeva in lei una nemica del cristianesimo, forse per la sua amicizia con il prefetto romano Oreste che era nemico politico di Cirillo, vescovo di Alessandria.

Malgrado l’amicizia con Sinesio, vescovo di Tolemaide, che seguiva le sue lezioni, i fondamentalisti temevano che la sua filosofia neoplatonica e la sua libertà di pensiero avessero un’influenza pagana sulla comunità cristiana di Alessandria.

L’assassinio di Ipazia è stato un altro atroce episodio di quel ripudio della cultura e della scienza che aveva causato molto tempo prima della sua nascita, nel III secolo dopo Cristo, la distruzione della straordinaria biblioteca alessandrina, che si dice contenesse qualcosa come 500.000 volumi, bruciata dai soldati romani e poi, successivamente, il saccheggio della biblioteca di Serapide. Dei suoi scritti non è rimasto niente; invece sono rimaste le lettere di Sinesio che la consultava a proposito della costruzione di un astrolabio e un idroscopio.

Il fondamentalismo non è morto. Ancora oggi si uccide e ci si fa uccidere in nome della religione. Anche nei nostri civili e materialistici paesi industrializzati avvengono assurde manifestazioni di oscurantismo, come in alcuni stati della civilissima America in cui si proibisce di insegnare nelle scuole la teoria dell’evoluzione di Darwin e si impone l’insegnamento del creazionismo. Su questa strada di ritorno al Medioevo si è messa anche la nostra ministra dell’Istruzione (o dovremmo dire della distruzione?) tentando di cancellare la teoria darwiniana dalle scuole elementari e medie. Perché? Per ignoranza?

Per accontentare una Chiesa cattolica che non mi sembra ingaggi più queste battaglie perse in partenza.

Altri link

qui, qui, qui, qui, e anche qui.

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Da Venezia a Roma e a Milano 2009

Da Venezia a Roma 2009

LE VIE DEL CINEMA DA VENEZIA A ROMA
XV edizione

Anche quest’anno, per la sua XV edizione, I Grandi Festival .. Da Venezia a Roma presenta, nei cinema di Roma, una selezione di titoli da tutte le sezioni (Concorso, Fuori Concorso, Orizzonti, Settimana Della Critica, Venice Days) della 66^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

La manifestazione, è realizzata dall’ANEC Lazio con il sostegno del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione e della Direzione Generale Cinema del MIBAC.

9 i giorni di programmazione, e 12 i cinema coinvolti per 34 titoli.

Dal Concorso

- il film israeliano LEVANON di Samuel Maoz;
- LOURDES della giovane regista austriaca Jessica Hausner;
- PERSECUTION di Patrice Chereau che torna a Venezia con Romain Duris, Jean-Hugues Anglade e Charlotte Gainsbourg;
- SOUL KITCHEN di Fatih Akin per la prima volta presente a Venezia;
- LO SPAZIO BIANCO di Francesca Comencini.

Tra i film selezionati dalle sezioni del Fuori Concorso

- il documentario di Abel Ferrara NAPOLI NAPOLI NAPOLI, nato dall’incontro tra il regista e Gaetano Vaio ex microcriminale napoletano che ha abbandonato la malavita per l’impegno sociale nei quartieri malfamati di Napoli.

Dalla Sezione Orizzonti, citiamo due film italiani

- IO SONO L’AMORE di Luca Guadagnino con Tilda Swinton, Pippo Delbono, Alba Rohrwacher;
- TRIS DI DONNE & ABITI NUZIALI di Vincenzo Terracciano con Sergio Castellitto.

Nutrito anche quest’anno il cartellone degli eventi proposto dalla Giornate degli Autori – Venice Days, la sezione parallela ogni anno affascina con le sue proposte filmografiche audaci ed interessanti. Tutti gli eventi segnalati si terranno presso il Cinema Farnese Persol.

Come sempre, i film sono in anteprima assoluta e in versione originale sottotitolati in italiano.

Costo del biglietto: intero 6,00 € ridotto 5,00 (Bibliocard/Over 60/Metrebus Card) e con la Fidelity Card:
2 omaggi ogni 10 ingressi.

Nuova Programmazione martedì 15 settembre al cinema Roma

18:00 e 22:30 Good Moorning Aman di Claudio Noce
20:30 Levanon di Samuel Maoz

EVENTI SPECIALI (pdf)

PROGRAMMA (xls) (xls)
PROGRAMMA (pdf) (pdf)

Sinossi (doc)

Fonte: ANEC Lazio

Per informazioni:
Ufficio Stampa – Paola Primavera

06/44.51.208 – 44.51.290 int. 228
ufficiostampa@agisanec.lazio.it

Da Venezia a Milano

Da Venezia a Milano 2009

La rassegna viene replicata nelle stesse date anche a Milano.

Dove peraltro sono visionabili anche quelli della rassegna di Locarno.

Per informazioni dettagliate: cliccate qui.

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Voci dal buio – di Giuseppe Carrisi – analisi

Italia – 2009

analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

Voci dal buio - di Giuseppe Carrisi - locandina del film

Voci dal buio

regia: Giuseppe Carrisi
collaborazione artistica ed alla sceneggiatura: Francesco Niccolini
montaggio: Domenico De Orsi
produzione: Provincia di Pisa
produzione esecutiva: Vid Production
durata: 41 minuti
voto-5-stars

Trama: Da Barra a Goma. Dalla periferia di Napoli alla Repubblica Democratica del Congo. Il documentario di Giuseppe Carrisi, “Voci dal buio”, racconta, incrociandole, storie di ragazzi della camorra e di bambini congolesi che vivono nella guerra, nella povertà, nella violenza. Anche se geograficamente lontane, queste due realtà hanno un comune denominatore: i bambini sono vittime designate di una logica perversa che nega e calpesta sistematicamente i loro diritti. Da una parte la Repubblica Democratica del Congo, con il suo “esercito” di bambini soldato, di piccoli sfruttati nei lavori pesanti, abbandonati, vittime della fame e delle malattie; di bambine abusate, di minori accusati di atti di “stregoneria” o rinchiusi nelle carceri; dall’altra, un quartiere del capoluogo campano dove esiste un “esercitosimile, composto di piccoli soldati, anche se non è ugualmente visibile: quello delle giovani “leve” delle cosche criminali che dettano legge in tutta la zona. Un destino segnato dalla necessità di sopravvivere in un paese marchiato da atroci conflitti, guerre, e dalla quotidiana lotta per la sopravvivenza dove i bambini sono costretti a combattere ogni giorno, da un lato, e, dall’altro un destino ugualmente marcato a fuoco dalla nascita, ma dove la scelta di “combattere” è molto diversa: si sceglie un “ideale“, uno “stile di vita” per raggiungere un potere ben preciso e stabilito dalla camorra: il miraggio della ricchezza, dei soldi facili. In Congo non c’è scelta, perché si viene arruolati e basta, si finisce in miniera, per strada, si è costretti a lottare per sopravvivere. Insomma a Barra come a Goma, le vite dei bambini vengono buttate via come se non avessero alcun valore. Obiettivo del progetto è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, alla vigilia della ricorrenza del 2o° Anniversario della Convenzione Internazionale, stipulata a New York il 20 novembre 1989, e del 10° Anniversario della Convenzione numero 182 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sulle forme peggiori di lavoro minorile.

Cronache di un’infanzia negata – a cura di Roberto Bernabò

“Anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti”

Fabrizio de Andrè – Canzone del maggio

Voci dal buio_6

1. Introduzione – un incipit dedicato agli occhi

Voglio partire degli occhi.

Perché, a riflettere bene, sono proprio gli occhi, il fulcro pregnante di questo straordinario documentario del mio, caro, amico Giuseppe Carrisi.

Da un lato l’occhio dietro la cinepresa del documentarista.

Un occhio coraggioso ed imprudente, che cerca la verità, che la scava, l’assimila, la comprende, la penetra, e la restituisce pura, scevra di prese di posizione, d’interpretazione,  di manipolazione, libera da pregiudizi, ed affrancata dalla convenienza di chi sa, ma preferisce tacere.

Una verità assoluta, pronta per i nostri, di occhi, che rimangono, pur sempre, la principale fonte della nostra conoscenza.

Affinché noi crediamo perché vediamo, come amo dire, … ah se solo il medium televisivo si riappropriasse di questo assunto, non è vero Claudio Messora?

Dall’altra gli altri occhi del documentario, quelli innocenti, dei ragazzi protagonisti dell’inchiesta.

Occhi, anche questi, carichi di purezza ed al tempo stesso inondati, sommersi, infangati, loro malgrado ahimè, d’impurità.

Occhi impavidi ed impauriti al tempo stesso, dolci, vinti, smarriti, coraggiosi, spavaldi persino, ma di quella spavalderia figlia dell’ingenuità, tipica dell’ignoranza.

Che, insomma, ti scavano nell’anima, che parlano al tuo personale senso di responsabilità civile, fino a farti sentire in colpa.

Perché si, è vero, quegli occhi così giovani, ma già così adulti, sembrano urlarti che potremmo,  … dovremmo … tutti, impegnarci, in prima persona, di più, … molto, molto, molto, di più.

Tutti, nessuno escluso, persino tu che sei capitato qui per caso, che stai leggendo questo post, e che non hai nemmeno visto questo film, e che, forse, non lo vedrai mai, lo sai.

Che si, è proprio come cantava Fabrizio de Andrè nella celebre sua ballata “Canzone del maggio“: “Anche se voi vi credete assolti siete per sempre coinvolti“.

Questo ci tengo a dirlo, perché se un documentario non provoca questa reazione, allora vuole dire che ha fallito.

E questo “Voci dal buio” - di Giuseppe Carrisi (mai titolo fu più indovinato), invece, non solo non fallisce, ma coglie proprio nel segno.

Cerchiamo di capire perché.

Voci dal buio - di Giuseppe Carrisi

§§§

2. Circa gli aspetti formali – le riprese: l’occhio nella bocca e la bocca nell’occhio

Anche se, a mio modo di vedere, l’aspetto che ho maggiormente apprezzato di questo film, è il montaggio, sia quello del materiale girato, che quello del sonoro, ma ne parleremo dopo, è pure vero che, per realizzare un buon documentario, è necessario disporre di molto materiale. E, aggiungo, … che deve essere stato realizzato bene.

E qui si arriva ad uno dei segreti del film.

Giuseppe ha girato, per ben quindici giorni, in Congo, a Goma, e per circa quattro a Barra, uno dei quartieri più degradati e malavitosi della zona Est di Napoli, la mia città.

Complessivamente oltre trenta ore di riprese, tra le due location.

Trenta ore pericolose.

Per tanti motivi.

Decidere di partire per il Congo, il giorno dopo avere ricevuto un’intimidazione, non è da tutti, ma queste cose sono normali nella realizzazione di un progetto come questo.

Girare a Barra - dove persino i Vigili Urbani e la Polizia, non solo non entrano, ma vi sconsigliano di farlo anche voi – non è cosa facile, vi assicuro, soprattutto se il materiale che avete intenzione di catturare con la cinepresa riguarda la Camorra.

Ma aldilà delle difficoltà, che sono, come dire, elemento fondante del cinema documentarista, (cosa sarebbe un documentarista che non rischiasse?), quello che mi preme fare comprendere è che lo specifico filmico di Carrisi, in questa sua opera, è davvero molto particolare.

Innanzitutto, nonostante le condizioni precarie, le riprese, girate in digitale e riversate in pellicola per le sale, sono tutte molto ben realizzate, anche se il set era, ovviamente, privo di particolari ausili formali. Ed anche se, le stesse, sono, spesso, ottenute con macchina in movimento. O con carenti condizioni d’illuminazione.

Voci dal buio - di Giuseppe Carrisi - il Vesuvio visto da Barra - Napoli

Le inquadrature di raccordo sono, tutte, molto suggestive, il Vesuvio più volte ripreso da Barra, ad esempio, ha dei richiami spettrali di notevole pregio.

Così come la direzione della fotografia che, vi assicuro, è gestita, considerati i contesti, con notevole maestria.

Voci dal buio - di Giuseppe Carrisi - il degrado di Barra - Napoli

Così come, pure, le sovrapposizioni dei due diversi, eppure, tristemente simili, degradi degli ambienti sociali in cui si svolgono gli eventi, oggetto della documentazione.

Voci dal buio_14

I primi e primissimi piani, i dettagli degli occhi e delle bocche dei ragazzi, ma anche delle loro mani, costituiscono un suggello innovativo ed interessante proprio, a riflettere bene, dell’intenzione documentarista della pellicola.

Voci dal buio di Giuseppe Carrisi - bambina congoleseVoci dal buio di Giuseppe Carrisi - dettaglio di bambino congoleseVoci dal buio di Giuseppe Carrisi - bambini congolesiVoci dal buio di Giuseppe Carrisi

Questi organi, poi, in particolare: la bocca e gli occhi, non costituiscono, infondo, l’essenza stessa del cinema, e, ancora di più, di quello documentarista?

E non è il documentario, un resoconto, la raccolta di una testimonianza?

E la testimonianza non è forse, a sua volta, oculare ed orale?

Insomma, non saprei dire se ti rimangono impresse di più le immagini, che parlano con una sapienza ed un uso eccellente del mezzo, o il racconto dei ragazzi, che si compone gradualmente, come una sorta di puzzle visivo ed emozionale, nella mente e nel cuore di te spettatore, fino ad allora, quasi, ignaro, che vieni invaso dal senso di Pietas, che alberga nell’animo sensibile di Giuseppe.

Che, peraltro, era seduto accanto a me durante la proiezione.

Non è, al dunque, in conclusione di questo paragrafo, un documentario, un alchemico bilanciamento dell’occhio nella bocca e della bocca nell’occhio?

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3. Circa gli aspetti formali – il montaggio del girato – sovrapposizione ad incastro perfetta ed induttiva

Una delle cose che, vi assicuro, vi rimarrà maggiormente impressa, se assisterete, come me, ad una proiezione di questa bellissima opera di Giuseppe Carrisi, è proprio l‘accuratezza, quasi spasmodica, del montaggio del girato.

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Un’accuratezza che si rivela e che si svela nei contrappunti e nelle sovrapposizioni delle testimonianze dei ragazzi di Goma con quelle dei ragazzi di Barra.

Voci dal buio_13

Realizzate spesso senza stacchi.

Montate selezionando ed accostando sequenze che li raffigurano ripresi nello stesso lato dello schermo, o dall’altro, quasi a fare capire che si, le loro storie sono diverse, ma sono infondo anche uguali. Come  se rappresentassero, insomma, un unico continuum filmico e narrativo, che esprimono, un po’, la cifra distintiva dell’opera.

Perché, a guardare bene dentro i racconti, alla fine, convergenti risulteranno essere i temi inerenti:

  • la costrizione all’uso delle armi,
  • il dovere decretare la morte di altri,
  • il dovere fare uso di sostanze stupefacenti, persino.

Ed analoghe, ahimè, risulteranno, le dilaniazioni emotive nelle menti di questi giovani, il senso di abbandono che queste vite si trovano a percepire.

Quasi come se, in una sorta di cinema induttivo, Giuseppe avesse la capacità di condurci dal particolare all’universale.

Una prospettiva che aggiunge, all’indiscutibile valenza documentativa dell’opera, un filtro che, senza minimamente prendere posizione, abilita, però, riflessioni assai più trascendenti, rispetto alle verità raccontate dagli eventi, per il tramite degli esistenti, tutti rigorosamente veri.

Geniale ed innovativo al tempo stesso credo, non vi pare?

3.1. La filastrocca del pifferaio

In questo sapiente montaggio, c’è un altro elemento che contribuisce al raggiungimento di questo risultato emotivo, ed è la bellissima filastrocca di Francesco Niccolini, liberamente ispirata al Pifferaio Magico dei fratelli Grimm.

Un uomo che, apparso quasi per magia in un paese infestato dai ratti, dapprima cerca di salvare da tale piaga i suoi abitanti, con l’ausilio della musica del  suo piffero, ma che poi, al mancato pagamento della sua prestazione, da parte degli adulti, finisce, invece, per vendicarsi proprio sui bambini.

Altra installazione sulla quale, e non poco, riflettere.

Perché è, infondo, proprio in questo gioco cadenzato di elementi che variano il ritmo di una cronaca, altrimenti, forse, davvero eccessivamente pesante, l’attentissima composizione del materiale montato, tema a me caro, che, come dire, distilla i quarantuno minuti dalle oltre trenta ore di girato.

Il tutto, bilanciando equamente, il materiale di Barra, con quello, molto interessante, girato nel carcere minorile di Nisida, a quello, probabilmente assai più copioso, girato a Goma, nel Congo.

Una cosa ci tengo a dirla da napoletano.

La struggente poesia con la quale Giuseppe ha raccolto alcuni degli esterni di Nisida e del “Carcere e mare“, come cantava una bellissima ballata del film “Scugnizzi” (1989) di Nanni Loy, che non posso non citare, unitamente a Baby gang (1992) di Salvatore Piscicelli.

3.2. L’intervista a Ferdinand Benge Luengo

A dire il vero, per completezza, devo citare, anche, come ulteriore elemento del format del documentario, gli spezzoni di una intervista ad un vecchio congolese: Ferdinand Benge Luego, molto preparato sui temi trattati dal film, che aiuta lo spettatore a contestualizzare, con una notevole dose di chiarezza espositiva, le principali piaghe che affliggono l’infanzia congolese e più in generale quella sudafricana e, ancora più in generale, quella dell’infanzia del Sud del mondo. E non solo.

Ce ne sono altri, in verità, di questi supplementi documentativi, che illustrano, ad esempio, le credenze dei bambini congolesi posseduti dal demonio dalle loro famiglie, incredibilmente amplificate dalla mano di finti stregoni senza scrupoli, che, in realtà, speculano su queste superstizioni, proprio come il pifferaio della filastrocca.

Ma questi elementi aggiuntivi, che, come mi sforzo di spiegare, “spezzano” le testimonianze dei ragazzi, non alterano il senso obiettivo della strategia documentativa che Carrisi propone.

E che cioè siano i fatti a parlare, e non le tesi.

Ecco, vorrei che consideraste, in chiusura di questo paragrafo, che tutta questa fase è durata, a differenza delle riprese, oltre un mese di sala di post-produzione.

Domenico De Orsi

Complimenti a Giuseppe, ed al suo giovane montatore Domenico De Orsi, che diretto da lui, si dimostra davvero di notevole spessore.

3.3. Chi è Francesco Niccolini

Francesco Niccolini

Francesco Niccolini (Arezzo, 1965), è autore di testi per il teatro e per la TV. Tra gli attori più importanti per i quali ha scritto: Marco Paolini (Il Milione, Parlamento Chimico, Teatro Civico), Massimo Schuster (Mahabharata), Sandro Lombardi, Antonio Catalano.

In questo momento sta lavorando alla ricostruzione della storia di Bagnoli a Napoli.

Collabora con la trasmissione di Rai3 «Report» di Milena Gabanelli.

Giornalista, scrive per «Avvenimenti» e «Diario».

Ha pubblicato alcuni libri, l’ultimo dei quali, Teatro Civico, insieme a Marco Paolini e Andrea Purgatori, uscirà a ottobre per Einaudi.

Ha collaborato a tutti i progetti di Giuseppe Carrisi sui bambini soldato sia cinematografici che teatrali.

§§§

4. Circa gli aspetti formali – il montaggio del sonoro – occhi per sentire: la musicalità delle tracce audio

Giuseppe Carrisi accanto alla locandina del suo film  Voci dal buio - al Warner Village Parco dé Medici a Roma

Più conosco Giuseppe Carrisi, più credo che una delle sue qualità / capacità sia quella d’instaurare rapporti umani profondi e sinceri.

Credo che questa attitudine, nel cinema, e nel mestiere di regista, aiuti, peraltro, non poco.

Credo, anche, che dietro il suo aspetto bonario e sornione, Giuseppe, sia, invece, un uomo ed un professionista estremamente rigoroso.

La combinazione di questi suoi specifici aspetti caratteriali, secondo me, determinano, sul set, ed in post produzione, un clima molto fertile e creativo, intorno a lui, nel momento della realizzazione artistica, e non solo.

Come se lui, quasi senza chiedere, riuscisse a stabilire con i suoi collaboratori un’intesa tale, che poi il risultato che ne deriva … parla da solo.

Un dato, tra i tanti, che Giuseppe, nella cena che è seguita alla proiezione, mi ha comunicato, mi ha molto colpito.

Grazie alle conoscenze che ha in RAI, nonché, ovviamente, alla validità del suo progetto in cui, evidentemente, anche lì, hanno creduto, ha avuto modo di accedere ad una banca dati di oltre centocinquanta brani, da lui ascoltati uno per uno, per poi selezionarli ed inserirli nel contesto del montaggio del sonoro, e che conferiscono, alla narrazione, un’incredibile coerenza tra il commento musicale e la drammaturgia degli eventi.

Credo che, infondo, questa musicalità dell’opera, Giuseppe l’abbia cercata non solo nella selezione dei brani della colonna sonora, ma, anche, nella cura che ha dimostrato di avere nella scelta dei timbri vocali dei doppiatori, nelle rime della filastrocca del pifferaio, quasi come se, alle brutture ed alla crudezza dei racconti e di molte delle immagini, fosse, per lui, necessario ed urgente, contrappuntare ed opporre una sorta di bellezza uditiva.

Perché, per essere chiaro, il documentario porta avanti diverse tracce sonore.

  1. Quella in lingua originale, lasciata volutamente di sottofondo nel doppiaggio in italiano, nel più puro stile documentarista, nelle sequenze di Goma in Congo.
  2. Quella in presa diretta realizzata a Barra ed a Nisida.
  3. Quella della filastrocca liberamente ispirata alla favola del Pifferaio Magico, incastonata nei momenti giusti, durante le due narrazioni, tramite una voce narrante femminile, che è un po’ il filo rosso che lega le due cronache.
  4. Quella del silenzio di suggello ai cartelli, che compaiono nel montaggio dei girato, e che non sono altro che riflessioni che Giuseppe, in tanti anni di lavoro svolto, con amore per la causa delle infanzie negate, ha elaborato, e che sono parte della strategia di alternare elementi, che, in qualche misura, spezzino la testimonianza, nuda e cruda, degli eventi e degli esistenti,  in modo da fornire ulteriori dati sui quali riflettere.
  5. Quella della colonna sonora, della quale abbiamo già, in qualche misura, argomentato.

4.1. Il doppiaggio e la voce narrante

Due parole le vorrei davvero spendere in favore dei doppiatori.

Spesso noi cineblogger ci scagliamo contro questa categoria, che, bisogna riconoscerlo, a volte letteralmente deturpa le versioni originali di molte opere.

Ma, nel caso di pellicole come queste, dove l’opera di traduzione con le scritte in sovra-impressione risulterebbe complessa, e poco fruibile e chiara, Giuseppe, anche qui, ha selezionato  personalmente, ad uno ad uno, i ragazzi, tutti bravissimi, che gli hanno dato una mano in questo lavoro, nel quale arriva, ancora una volta, l’amore con il quale questo progetto è stato realizzato.

Insomma, chi si occupa di montaggio di documentari, lo sa.

Il sonoro è uno degli elementi più importanti dello specifico filmico del linguaggio, non a caso, audio-visivo, di questo genere.

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Che, da un lato, deve trasferire la percezione, assoluta, della precarietà della documentazione, girata, spesso, in condizioni, davvero, limite.

Voci dal buio_7a

Ma che, d’altronde deve essere, però, chiaro, comprensibile, perché è anche e soprattutto attraverso le testimonianze, che la denuncia si compone, ibridandosi e fondendosi con le immagini, e con tutte le altre componenti narrative e documentative dell’opera.

In questa specifica dimensione, che, ad esempio, ho molto apprezzato, anche, nei lavori documentaristici di Alina Marazzi, direi che la pellicola di Carrisi raggiunge una raffinatezza, quasi magica, se è vero che eravamo, davvero, tutti commossi, al termine della proiezione, e se è vero che l’applauso che è partito al termine del film, è stato fatto da tutti con emozionata partecipazione.

§§§

5. Conclusioni – l’amore di Giuseppe per la causa dell’infanzia ed il mondo disordinato

Manca ancora una cosa, in effetti, a questa analisi del film.

E credo sia, alla fine, quella più importante.

E non attiene agli aspetti formali, che, come abbiamo visto, sono tutti assolutamente di spessore, e tutti inerenti le fasi d’ideazione e di realizzazione del film, e nei quali non va taciuta la competente collaborazione di Francesco Niccolini.

Il qualcosa di cui parlo è un qualcosa che deriva da un ambito che è, come dire, antecedente ed al tempo stesso contemporaneo e forse addirittura successivo al film.

E’ l’amore con il quale Giuseppe intende impegnarsi per documentare queste verità.

Voci dal buio - di Giuseppe Carrisi

Un amore che è si più dolce, quando le sequenze ci arrivano dal Congo.

Dove le violenze sono senz’altro più dure, assolute, senza possibilità di appello, quasi come se nel paese, paradossalmente, più ricco del continente Africano, fossero proprio i bambini ed i ragazzi, a saldare il conto più alto alle necessità edoniste ed egoistiche di un mondo, che non è solo quello occidentale, ma è anche quello emergente asiatico e quello cinese in particolare.

Barack Obama

Un conto che, forse, con l’avvento di un presidente degli USA afro-americano come Barck Obama, sarà, finalmente, grazie anche ad opere come quella di Giuseppe, portato (è questo il nostro auspicio), ad un grado di visibilità diverso, che potrebbe essere l’inizio di una nuova speranza.

Ma l’amore c’è anche per le storie dei ragazzi di Barra, che solo perché assai più vicine a noi, ci sembrano, forse, meno comprensibili e giustificabili.

Ed immagino che, gli eventuali detrattori di Carrisi, potranno dire che, infondo, la situazione di questi ragazzi è assai diversa rispetto a quella dei bambini congolesi, in quanto questi giovani esponenti delle cosche camorristiche napoletane, sono più responsabili e più indolenti di quelli sudafricani, perché maggiormente consapevoli e maggiormente parti attive e potremmo dire artefici della loro condizione.

E fa quasi rabbia, ammettiamolo, sentirli dire che quando usciranno dal carcere di Nisida probabilmente torneranno a delinquere.

Eppure.

Eppure Giuseppe ferma un fotogramma che mi è rimasto molto impresso.

Uno dei ragazzi di Barra dice:

Ma a che fare dovremmo studiare ed andare a scuola se poi ci ritroviamo a tornare in questo mondo disordinato.

Lì per lì mi è sembrata una frase come tante.

Ma poi mi sono soffermato sull’idea che quella era, pur sempre, una di quelle sequenze, che, Giuseppe, aveva salvato dalle oltre trenta ore di girato.

Quella frase, ho riflettuto, è, infondo, il comune denominatore tra le storie congolesi e quelle partenopee.

Un contesto dis-ordinato.

Dove è il suffisso dis, utilizzato, quasi inconsapevolmente, da quel ragazzo, il problema.

Di chi è la vera, definitiva, ed assoluta, responsabilità di quel dis-ordine che, a Goma come a Barra, è probabilmente l’unico responsabile di scelte e di destini così ingiusti e disperati?

Giuseppe Carrisi insieme ai bambini del Congo

Io non ho una risposta definitiva, né posso aggiungere, all’opera di Carrisi, conclusioni che pure, a mio modo di vedere, anche lui propone, con le cifre dei cartelli finali, sullo sfruttamento dei bambini, e sui tanti altri abomini che quelle scritte documentano, sia con riferimento ai bambini Congolesi, che ai ragazzi reclutati dalla Camorra di Barra, quasi un omaggio, inconscio, a “Gomorra” - di Matteo Garrone, ed a “Il Divo ” - di Paolo Sorrentino,  ma non vogliamo togliere, troppo, alla sorpresa di chi vedrà il film.

Posso solo sperare, ed augurarmi, che chi, come me, assiste a questo film, raggiunga un grado, non solo di conoscenza, ma, soprattutto, di consapevolezza diverso.

Un grado che … è solo un piccolo passo.

Come un piccolo passo è rappresentato dal fatto che, una struttura come la Warner Bros – Medusa, si sia mossa in favore di questo film.

Non è molto, è vero, dal 7 al 13 agosto, ma, credo, che vada letto, con speranza, il segnale che queste proiezioni, infondo, rappresentano.

Ed è questo l’augurio che faccio a Giuseppe – che porterà questo film, che ha già avuto un notevole successo di critica al Giffoni Film Festival, a rassegne del calibro di quella del Toronto Film Festival,  ed a quella del Sundance Film Festival – che tanti altri piccoli passi possano fare raggiungere, a questa piccola grande opera, il successo che merita.

Perchè noi ne  siamo certi che questa pellicola meriti riconoscimenti importanti.

E vogliamo chiudere questo post con una promessa.

Torneremo a parlare di questa pellicola, presto.

E non solo per i premi che merita, e che, siamo certi, vincerà, ma, anche, per segnalare altre sue uscite nelle sale italiane. E magari anche per qualche suo passaggio televisivo in RAI.

Voci dal buio_5

Perché continuiamo a credere, nonostante tutto, che dovrebbero essere proprio queste, le più importanti destinazioni d’uso del cinema documentarista.

Ricordo a tutti che il film è ancora è ancora in programmazione, nei Warner Village Cinemas, sino a giovedì 13 agosto.

Una precisazione sulle immagini di questo post

Sono tutte catturate al computer durante la visione del trailer. Tranne quelle che raffigurano Giuseppe Carrisi e le locandine, che sono scattate con il mio Iphone 3G.

Quelle originali del film hanno, ovviamente, una qualità considerevolmente superiore. Ma è che io un post senza immagini … proprio non riesco a farlo. Mi scuserà Giuseppe e mi perdonerete pure voi lettori, pertanto, per la loro carente risoluzione.

Alla prossima.

Links

Vai alla pagina del film sul sito Warner Village Cinemas, e controlla in quale sala puoi vedere il film, cliccando qui.

Official Site di Francesco Niccolini: qui.

Sito dell’Associazione onlus Pizzicarms qui.

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Voci dal buio – di Giuseppe Carrisi

In uscita dal 7 – al 13 agosto 2009, in tutti i Warner Village italiani, il nuovo film di Giuseppe Carrisi

Giuseppe Carrisi: un amico, un giornalista, uno scrittore, un documentarista coraggioso ed altruista

L’Africa e la Campania che non conosciamo – a cura di Roberto Bernabò

Cronache sul film Voci dal buio

Giuseppe Carrisi è un mio caro amico.

L’ho conosciuto la sera di un anno fa.

A casa di amici avevano organizzato una proiezione privata del suo primo documentario sulla questione, molto poco conosciuta nei dettagli in verità, dei Bambini Soldato, che aveva appena riscosso un discreto successo al Giffoni Film Festival, Kidogò, un bambino soldato“, di cui, però, parleremo più approfonditamente, dopo.

Arriviamo subito, pertanto, al vero motivo di questo post, che in realtà lo sto scrivendo perché dal 7 al 13 agosto 2009 – in tutti i Warner Village italiani – uscirà un suo secondo documentario.

Voci dal buio

Voci dal buio

Regia: Giuseppe Carrisi
Co-sceneggiatura e collaborazione alla realizzazione del progetto: Franscesco Niccolini
Genere: Documentario
Durata: 41′
Data di uscita: 7 agosto 2009
Distributori: VID production
voto-4-stars

Altro grande successo al Giffoni Film Festival di quest’anno.

La trama è molto particolare.

Giuseppe cerca di farci capire che le brutture che ha conosciuto in Africa, esistono anche da noi.

Giuseppe Carrisi

Ancora una volta è la mia terra, la Campania, il teatro di queste assurdità.

Ragazzi di Camorra e Bambini Soldato – due poli estremi di un’infanzia rubata

Da Barra a Goma.

Dalla periferia di Napoli alla Repubblica Democratica del Congo.

Il documentario di Giuseppe Carrisi, “Voci dal buio”, racconta, incrociandole, storie di ragazzi della camorra e di bambini congolesi che vivono nella guerra, nella povertà, nella violenza.

Anche se geograficamente lontane, queste due realtà hanno un comune denominatore: i bambini sono vittime designate di una logica perversa che nega e calpesta sistematicamente i loro diritti. Da una parte la Repubblica Democratica del Congo, con il suo “esercito” di bambini soldato, di piccoli sfruttati nei lavori pesanti, abbandonati, vittime della fame e delle malattie; di bambine abusate, di minori accusati di atti di “stregoneria” o rinchiusi nelle carceri; dall’altra, un quartiere del capoluogo campano dove esiste un “esercitosimile, composto di piccoli soldati, anche se non è ugualmente visibile: quello delle giovani “leve” delle cosche criminali che dettano legge in tutta la zona.

Un destino segnato dalla necessità di sopravvivere in un paese marchiato da atroci conflitti, guerre, e dalla quotidiana lotta per la sopravvivenza dove i bambini sono costretti a combattere ogni giorno, da un lato, e, dall’altro un destino ugualmente marcato a fuoco dalla nascita, ma dove la scelta di “combattere” è molto diversa: si sceglie un “ideale“, uno “stile di vita” per raggiungere un potere ben preciso e stabilito dalla camorra: il miraggio della ricchezza, dei soldi facili. In Congo non c’è scelta, perché si viene arruolati e basta, si finisce in miniera, per strada, si è costretti a lottare per sopravvivere.

A Barra il contesto di disagio sociale e di disoccupazione strutturale presenta ai bambini un solo modello vincente: quello del camorrista. Un modello che li porta in una cella del carcere di Nisida - l’ahimè notissimo penitenziario minorile napoletano, cui già Nanni Loy, con il suo musical “Scugnizzi“, aveva dedicato sequenze memorabili – se non all’autodistruzione. In molti casi, i giovani di Barra non sanno di “appartenere” al sistema, credono di viverne i privilegi, i lussi, gli abiti firmati, i telefonini, la droga facile.

In Congo i fucili sono vere e proprie “armi da guerra“, a Barra una pistola può diventare un simbolo di potere per comandare, guadagnare, una possibilità di affermarsi nel mondo del consumismo sfrenato.

Insomma a Barra come a Goma, le vite dei bambini vengono buttate via come se non avessero alcun valore.

Gli anniversari sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e sul lavoro minorile

Obiettivo del progetto è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, alla vigilia della ricorrenza del 2o° Anniversario della Convenzione Internazionale, stipulata a New York il 20 novembre 1989, e del 10° Anniversario della Convenzione numero 182 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sulle forme peggiori di lavoro minorile.

Che, a giudicare dal film, rimangono ancora lettera morta nella loro concreta applicazione in molte latitudini del mondo compresa quella italiana.

§§§

Giuseppe, oltre a questa ennesima fatica cinematografica e documentarista, non si è risparmiato ed ha scritto anche un libro. Sempre a testimonianza del suo impegno per la causa dei bambini africani.

tutto quello che dovresti sapere sull'Africa e che nessuno ti ha mai raccontato

Tutto quello che dovresti sapere sull’Africa e che nessuno ti ha mai raccontato

Newton Compton Editori

Fin da tempi più remoti l’Africa è stata terra di conquista, e gli interessi extra-continentali ne hanno impedito il consolidamento in Stati, seminando guerre, miseria e morte su tutto il suo enorme territorio.

Oggi, agli inizi del XXI secolo, il continente nero è un luogo indifeso che, dopo anni di promesse dell’Occidente, spesso tradite dai fatti, vive ancora i retaggi del passato coloniale a cui si aggiungono le grandi contraddizioni del presente.

Nonostante il suo illimitato potenziale, l’Africa, infatti, non è ancora riuscita a darsi un’unità politica ed economica, né ha realizzato un’equa redistribuzione delle risorse e un sistema difensivo che la metta al riparo dai potenziali razziatori delle materie prime. Inoltre, pur essendo diminuiti, i conflitti armati e i “golpe” continuano a essere la causa principale dell’instabilità politica e il terreno fertile per l’ingerenza straniera.

A questo si aggiungono nuove piaghe: dal terrorismo internazionale alla droga, dalla biopirateria all’emergenza climatica.

L’opera letteraria è uscita due mesi fa circa, ed ha già vinto il Premio Fregene, per la saggistica.

Da questo libro verrà tratto un nuovo spettacolo teatrale dal titolo “Abusi d’Africa“, nel quale Giuseppe sarà oltre, che autore, anche interprete principale sul palcoscenico.

§§§

Ma l’impegno di Giuseppe verso la questione infantile africana è cosa risalente nel tempo.

Molta dell’ultima parte della sua vita è stata dedicata a questa causa.

Vi avevo accennato alla sua opera prima, Kidogò, un bambino soldato, eccovene un resoconto.

Kidogò, un bambino soldato

Kidogò, un bambino soldato

Regia: Angelo Longoni
Sceneggiatura: Giuseppe Carrisi
Genere: Documentario
Durata: 45′
Data di uscita: Giffoni Film Festival 2008
voto-4-stars

E’ un film molto particolare, che non ha avuto, come, purtroppo, troppo spesso accade in questi casi, una distribuzione nelle sale. Se si eccettua qualche proiezione all’Isola del Cinema, sull’isola tiberina a Roma dove Giuseppe, presentava i temi del film con una perfomance dal vivo.

l film racconta la storia di John Baptist Onama, un ex bambino soldato ugandese, oggi 42 enne, e quella di altri piccoli combattenti di oggi del Congo, della Sierra leone, dell’Uganda, del Sudan.

Noi sappiamo, ve lo devo proprio dire in questo post, molto poco di certe realtà, e, ancora meno, del coraggio di certe persone come Giuseppe, che indagano, più per amore della verità, che per desiderio di visibilità, in posti molto scomodi, delle realtà che sono ancora più scomode. Perché contrastano, ahimé, con i desiderata, assai poco noti, della politica economica internazionale, di molte delle “democrazie” dell’universo cosiddetto occidentale, con gli USA, ovviamente, in prima fila, nonché con gli interessi economici delle multinazionali.

Insomma il solito discorso che, però, peccato, nessuno degli organi d’informazione a maggiore audience di questo blog, faccia mai.

Di quel film, montato con molte immagini “sporche“, come si dice in gergo, mi sono rimasti molto impressi i volti dei bambini.

Giueppe Carrisi con i suoi bambini africani

Quei volti e quegli sguardi, se li incontrate anche solo una volta, non li dimenticate più.

Giuseppe ha scritto anche un libro su quella vicenda, da lui vissuta con un coinvolgimento emotivo ed affettivo unici, che consiglio a tutti.

Kalami va alla guerra - di Giuseppe Carrisi

Kalami va alla guerra – il libro

L’opera affronta la terribile piaga costituita dall’incremento dell’utilizzo dei minori in contesti di guerra. E’ un testo aggiornato, completo di tabelle informative, fortemente improntato su interviste e testimonianze inedite, dal taglio giornalistico. L’opera analizza aspetti del fenomeno poco esplorati (la sorte delle “bambine soldato“, ancora peggiore di quella dei loro “colleghi” maschi) o del tutto originali nella trattazione classiche del tema (i bambini-kamikaze utilizzati dai terroristi islamisti).

La denuncia di Giuseppe

Bambini, ragazzini, ragazzi, rapiti, picchiati, terrorizzati. Costretti a imbracciare un fucile o un machete e a prendere parte alla guerra. Trasfigurati dall’orrore, da vittime a carnefici spietati, terrore dei loro stessi villaggi, delle loro stesse famiglie che essi stentano a riconoscere sotto l’effetto della droga che viene loro somministrata e che li rende ancora più feroci. Genitori, parenti, piccoli amici massacrati da bambini-combattenti, come esercizio coatto di fedeltà all’esercito che li ha arruolati e non da scelta. Altrimenti: torture, amputazioni, morte.

È accaduto, accade nelle tante zone calde dell’Africa: Sudan, Ruanda, Uganda, Sierra Leone, Congo lacerate da guerre tra eserciti e fazioni rivali.

Ragazzi usati, abusati per inermità e inconsapevolezza, allevati nell’ignoranza dell’indottrinamento e immolati al sacrificio della guerra (santa), vestiti di bombe, o mandati con l’inganno a testare la presenza di mine nei campi, mentre all’orizzonte, un attore mercenario inscena il profeta che chiama in paradiso i suoi piccoli eletti. Correndo, nell’entusiasmo della visione, centinaia di vite in sboccio sono esplose in aria. È accaduto, accade in Medioriente, Iran, Afghanistan.

Giueppe Carrisi e due bambini africani

Bambine, ragazzine, ragazze, vendute in cambio di qualche spicciolo, ridotte in schiavitù e avviate forzatamente alla prostituzione. Una pratica che dall’Estremo Oriente arriva fino all’Europa balcanica. “Mogli” di interi nuclei combattenti dell’Africa, ingravidate e poi abbandonate perché “l’ingombro” rallenta la marcia. Altrove, invece, costrette a gestire fino al parto il seme del loro stupratore. Matrici e incubatrici forzate di una razza diversa ed ostile alla propria, sorvegliate a vista per impedire che si tolgano la vita. Lo spettro di una tragedia che ancora aleggia sull’altra sponda dell’Adriatico. Una delle tante spietatezze della guerra in Bosnia-Erzegovina.

Questa infanzia oltraggiata è il cuore, ferito, del libro di Giuseppe Carrisi. Una denuncia delle violenze sui minori nelle zone di guerra, un’inchiesta, un dossier che fa il giro del globo e invita la coscienza collettiva a tenere alta la guardia su atrocità intollerabili, eppure perpetrate, nonostante risoluzioni e sanzioni internazionali; atrocità dietro cui ci sono troppo spesso interessi politico-economici che smascherano la complicità indiretta di paesi civili e industrializzati. Bambini di cui il libro si fa portavoce per ricordare alla società civile e alle istituzioni che in varie parti del mondo centinaia di migliaia di Kalami sono in guerra e da soli non possono uscirne. Neppure gli sforzi delle organizzazioni non governative, delle missioni religiose, da soli, possono far fronte all’immensità della tragedia.

§§§

Cuore Buio

Da questo libro Giuseppe, un po’ come Roberto Saviano ha fatto per Gomorra, oltre al libro ed al film, ha anche realizzato un adattamento teatrale dal titolo “Cuore buio” che  tratta, anche questo, dei bambini soldato.

John Baptist Onama

Lo spettacolo ha già debuttato nel 2008, ed è interpretato da John Baptist Onama.

Intensa e ricca di pathos la rappresentazione teatrale che denuncia l’orribile condizione di bambini soldato in Africa.

Lo spettacolo, nato da un’idea di Giuseppe Carrisi, ha preso forma grazie alla regia di Fabrizio CassanelliFrancesco Niccolini.

La storia è basata sul racconto dell’ex bambino soldato ugandese, Onama John Baptist, oggi docente della Facoltà di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Padova.

La scenografia è essenziale ma dinamica, ben articolata tra tavole e tubature il legno. Tutto ricorda il colore della terra africana, la sabbia, il sole caldo.

La maestrale interpretazione delle due attrici, Letizia Pardi e Francesca Pompeo, è così intensa da coinvolgere totalmente il pubblico, in una tragica storia di infanzia rubata. I dialoghi tra i personaggi di Lazzaro e Marabù, sono alternati dalla narrazione, sempre tracciata dalle interpreti. Uno struggente viaggio che evidenzia, come in un clima di povertà i bambini sono costretti ad arruolarsi tra le file dell’esercito, e costretti ad uccidere.

§§§

Chi è Giuseppe Carrisi

Giuseppe Carrisi è un giornalista di RAI International. Collabora, come volontario, a progetti di recupero per bambini soldato, dando vita a eventi di sensibilizzazione e raccolta fondi e coordinando le attività in loco, soprattutto nell’area centroafricana. E’ presidente della onlusPizzicarms“, che si occupa di sensibilizzare sulle tematiche dei bambini soldato, del traffico di armi e dello sfruttamento delle materie prime nei Paesi in via di sviluppo, attraverso incontri nelle scuole, dibattiti, conferenze, eventi culturali e/o musicali.

§§§

Due citazioni doverose

Chiudo con due citazioni doverose.

Tutti i sui progetti teatrali di Giuseppe Carrisi, nonché il progetto cinematografico Voci dal buio“, va detto, sono stati finanziati dalla provincia di Pisa, cui va il nostro plauso.

Gli spettacoli teatrali, Abusi d’Africa e Cuore Buio, sono entrambi allestiti dalla “Città del teatro – Sipario Toscana di Cascina, in provincia di Pisa.

E’ tutto, per ora, dopo la visione in sala del film attendetevi una mia analisi.

Links

Vai alla pagina del film sul sito Warner Village Cinemas, cliccando qui.

Guarda il video dell’ultimo libro di Giuseppe CarrisiTutto quello che dovresti sapere sull’Africa e che nessuno ti ha mai raccontato” sul sito di IBS.it – internet bookshop: qui.

Official Site di Francesco Niccolini: qui.

Sito dell’Associazione onlus Pizzicarms qui.

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