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L’amica geniale | la serie TV di Saverio Costanzo

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Italia – USA: 2018

analisi di eventi, esistenti e liguaggio audiovisivo

La Napoli rude e femminista di Saverio Costanzo ed Eelena Ferrante
a cura di Roberto Bernabò

Paese: Italia, Stati Uniti d’America
Anno: 2018
Formato: miniserie TV
Genere: drammatico, in costume
Puntate: 8
Durata: 53-64 min (episodio)
Lingua originale: napoletano, italiano
Rapporto: 16:9
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio: Francesca Calvelli
Musiche: Max Richter
Scenografia: Elio Maiello
Costumi: Antonella Cannarozzi
Produttore: Francesco Nardella, Luigi Marinello, Sara Polese, Laura Paolucci
Produttore esecutivo: Lorenzo Mieli, Domenico Procacci, Mario Gianani, Guido De Laurentiis, Elena Recchia, Jennifer Schuur, Paolo Sorrentino
Casa di produzione: Rai Fiction, HBO, TIMVision, Wildside, Fandango, Umedia

Crediti
Voce narrante: Alba Rohrwacher; Ideatore: Saverio Costanzo; Regia: Saverio Costanzo; Sceneggiatura: Elena Ferrante, Francesco Piccolo, Laura Paolucci, Saverio Costanzo.

Interpreti e personaggi
Elisa Del Genio: Elena Greco (giovane); Ludovica Nasti: Raffaella Cerullo (giovane); Gaia Girace: Raffaella Cerullo; Margherita Mazzucco: Elena Greco; Anna Rita Vitolo: Immacolata Greco; Luca Gallone: Vittorio Greco; Imma Villa: Manuela Solara; Antonio Milo: Silvio Solara; Alessio Gallo: Michele Solara; Valentina Acca: Nunzia Cerullo; Antonio Buonanno: Fernando Cerullo; Dora Romano: Maestra Oliviero; Antonio.Pennarella: Don Achille Carracci; Nunzia Schiano: Nella Incardo.

Sinossi: La narrazione comincia con un’anziana signora, Elena Greco, la cui vita viene scossa dalla scomparsa improvvisa di Raffaella Cerullo, detta Lila, l’amica più importante che abbia mai avuto. Nel bel mezzo della notte il figlio di Lila, Rino, telefona a Elena, per avvisarla della scomparsa della madre. Elena, con voce dura e perentoria, dice a Rino: “Per favore, una volta tanto comportati come vorrebbe lei: non la cercare”. Elena decide di infrangere la promessa fatta a Lila secondo la quale non avrebbe mai raccontato la loro storia, e comincia così a raccontare un’amicizia epica, ambientata nella Napoli degli anni ’50. È una Napoli pericolosa e affascinante, sfondo di un’amicizia durata sessant’anni. Per le due protagoniste bambine la vita si limita al loro quartiere. Non si sono mai avventurate fuori. È nel quartiere, mai citato, che si intrecciano le loro storie con quelle di tantissimi altri personaggi, da Don Achille ai fratelli Solara, da Melina a Donato Sarratore, passando per decine di altre persone.Le due amiche sono le prime della classe. Elena riuscirà a proseguire gli studi. Lila, a causa della povertà e dell’ignoranza del padre, non andrà alle medie. La narrazione parte da qui, per arrivare a percorrere 60 anni di amicizia di Lenù e Lila.

Ogni episodio ha una durata di 50 minuti. Vengono mandate in onda due puntate alla volta.

Si tratta della prima stagione di una serie che potrebbe arrivare a un totale di 32 episodi. La miniserie è stata prodotta da HBO, RaiFiction e TIMvision ed è attesissima dai suoi tantissimi fan. È tratta dall’omonimo romanzo L’Amica geniale, di Elena Ferrante.

Elena Greco: Chell’ che fai tu o facc’io!

Elisa Del Genio (Elena bambina) e Ludovica Nasti (Lila bambina)

In questo post:

  1. Introduzione
  2. Circa il linguaggio anacronico dell’opera
  3. Portata e ampiezza delle anacronie: la lezione di Gerarde Genette
  4. I riferimenti all’oggi
  5. Lo sviluppo del conflitto
  6. Le rese attoriali e l’imprinting neorealista

§§§

1. Introduzione

L’amica geniale” di Saverio Costanzo, trasposizione dal letterario al filmico dell’omonima opera di Eelena Ferrante, rappresenta e contiene, in maniera sostanzialmente completa, la mia idea di opera di qualità, sempre più rara, e non saprei più nemmeno dire quanto concettualmente legata ai romanzi dai quali è stata trasposta, che ho letteralmente divorato, ed ai quali mi sono ritrovato, a criticare qua e là, alcune grossolane quanto improvvise cadute nello stile della scrittura, anche se solo in alcuni passaggi, che mi sono apparsi non all’altezza della prevalenza dell’opera.

La serie TV, invece, forse anche per l’importante lavoro fatto da una coproduzione internazionale, (finalmente anche l’Italia si muove in questa direzione), materializza e rafforza, una cosa del testo, che è la sua dimensione metafisica, esasperata, ed accompagnata fino ai limiti del neorealismo, che qualcuno, su facebook ha definito addirittura magica.

Una cosa che ho molto apprezzato dell’opera è stata l’accuratezza, quasi maniacale, con cui è stata realizzata la fotografia, che mi è subito apparsa  molto coerente con lo spleen dell’ambientazione psicologica dei romanzi della Ferrante – e che filtra, sulle nuance del grigio e del seppia, in uno spettro cromatico cioè sapientemente e volutamente ristretto, che mi ha rievocato alcune atmosfere di Michelangelo Antonioni, ma anche della Roma di Elio Petri e di Vittorio De Sica, che ho molto amato – l’intero spettro delle emozioni degli esistenti protagonisti.

Anche la regia, e alcune delle ricorrenti scelte d’inquadratura sono molto azzeccate.

Soprattutto quelle dei primi piani, di quel modo tipico del regista, di abilitare una lettura introspettiva degli esistenti, quasi come si potrebbe fare in una regia teatrale: come ad  esempio nell’ormai celeberrima sequenza in cui Lila e Lenuccia vengono collocate ai lati della finestra buia di uno scantinato, dove inizia uno dei loro primissimi approcci di conoscenza, e nella quale, quasi contro la loro volontà, finiscono per lanciare le loro bambole, dopo essersele scambiate per volere di Lila.

Molto, però, rifletto, della resa dell’opera, è intimamente legato ad alcune precise scelte di trasposizioine dal letterario al filmico in fase di scrittura, ma anche, sul set, nella riuscitissima direzione degli attori, che costringono, in qualche modo, questi ultimi, ad esprimere tutto lo spettro delle emozioni umane della storia in una scala stati d’animo di fatto assai ridotta, e circoscritta, solo, ad alcune dimensioi precise:

Elisa Del Genio (Elena bambina) e Ludovica Nasti (Lila bambina)

  • la tristezza,
  • la tragicità,
  • una pregnatnte rassegnazione.

Rassegnazione che solo Lila, ogni tanto, riesce, in verità, a squarciare con dei lampi, luminosi quasi abbaglianti. Come una sorta di preludio e di anticipazione delle caratteristiche peculiari del carattere di questo fondamentale esistente.

Donna geniale appunto forse perché potenzialmente diversa dalle sue compagne, ed anche dai suoi familiari, che, lo s’intuisce subito, avrà un destino legato alla sua intelligenza, al suo acume, ed alla sua capacità di comprendere, da sola, e per prima, le cose.

La mia considerazione su questa serie, che rappresenta un’altra cosa bella in prima serata, sulla tv generalista per antonomasia, la RAI, e sulla sua rete ammiraglia RAI1, che si sta finalmente risppropriando del suo ruolo d’incubatore culturale, è che la stessa risponde a quello che bisognerebbe sempre chiedere ad un testo letterario, e, perché no, anche alla sua trasposizione filmica.

Che cerchi, e che restituisca, cioè, la grandezza assoluta a prescindere, e non, solo, la fedeltà o l’ortodossia ad ad un preciso momento storico.

Che, insomma, insieme alla trama, come m’insegnarono al corso di sceneggiatura alla Fandango, proponga una visione del mondo altra, nella quale racchiudesse in sè una sua specifica filosofia, una sua peculiare estetica, ed un lavoro del, e, sul linguaggio.

Margherita Mazzucco (Elena adolescente) e Gaia Girace (Lila adolescente)

Chiudo questo paragrafo con un’annotazione non banale.

La serie mi sarebbe piaciuta tantissimo ugualmente, anche se i protagonisti fossero stati due bambini – ma, in questo specifico momento storico, apprezzo molto sul piano politico, ancor più che su quello estetico, il fatto che al centro di questo soggetto ci siano due donne.

2. Circa il linguaggio anacronico dell’opera

Tutta la narrazione è agita, attraverso un’ardita scelta di linguaggio anacronico, attraverso un enorme flashback che – secondo la celeberrima lezione di Gerarde Genette sulle anarcronie completive – è di una portata e di un’ampiezza, che, personalmente, non avevo mai riscontrato prima.

Gerarde Genette

3. Portata e ampiezza delle anacronie – la lezione di Gerarde Genette

Genette distingue tra la “portata” di un’anacronia e la sua “ampiezza”.

La portata è l’intervallo di tempo tra l’adesso, anticipato o retrospettivo, e l’inizio dell’anacronia.

L’ampiezza è, invece, la durata dell’anacronia stessa.

Vi sono, inoltre, mezzi differenti per congiungere l’anacronia con la storia che procede. Mezzi “interni”, mezzi “esterni” e mezzi “misti”.

In un anacronia “esterna”,inizio e fine si verificano prima dell’adesso, una anacronia “interna” inizia dopo l’adesso, ed infine un’anacronia “mista” inizia prima e finisce dopo l’adesso.

Le anacronie interne possono, inoltre, distinguersi in quelle che non interferiscono con la storia interrotta (“etereodiegetiche”) e quelle che invece interferiscono (“omodiegetiche”). In questo ultimo caso si può distinguere tra anacronie “completive” e “iterative”. 

Le anacronie “completive” riempiono lacune passate o future. Quelle future possono essere, a loro volta, ellissi dirette o “frontali”, o ellissi “laterali” o paraellissi, in cui le omissioni non riguardano gli eventi che si verificano, ma piuttosto gli elementi di una situazione di fatto. Le anacronie “iterative”, viceversa, ripetono quanto è già stato detto, in quanto il racconto torna apertamente ed esplicitamente sui propri passi, sebbene con un diverso modo di vedere gli eventi. Espediente che è divenuto familiare nel cinema dopo Ejzenststejn.

Infine la terza possibile categoria di relazione è quella che Genette definisce ellissi o figura parallela. La stessa non concede alcuna relazione crono-logica (anche inversa) tra storia e discorso. L’associazione è o casuale o basata su principi di organizzazione appropriata ad altri tipi di testi – vicinanza spaziale, logica, discorsiva, tematica.

§§§

4. I riferimenti all’oggi

È come se, in tutta la ricostruzione, ci fosse sempre un chiaro ed implicito riferimento all’attuale, ed all’oggi.

Il racconto, poi, è narrato sia come un susseguirsi di eventi, e sia attraverso la voce narrante del ricordo di Elena. Scelta di fatto complessa, che agevola, però, secondo me consapevolmente, il processo d’infralettura narrativa.

Quella, cioè, che deve compiere lo spettatore, per immaginare tutto quello che non è narrato dal racconto.

Che differenzia lo storylelling filmico, da quello letterario.

E che rappresenta, infatti, non a caso, uno dei problemi più specifici, e di non semplice soluzione, nelle operazioni di trasposizione e di adattamento, che Saverio Costanzo affronta, gli va riconosciuto, con grandissima maestria.

Saverio Costanzo

5. Lo sviluppo del conflitto

Altra cosa di pregio dell’opera è come sia stato affrontato, e risolto, il tema dello sviluppo del conflitto. Guardando bene questo specifico elemento del racconto, dovremmo, infatti, sgombrare il campo, sull’effettivo valore dell’opera. Perché, tutte le dimensioni, e tutte le direzioni di questo cruciale aspetto della narrazione, sono state toccate.

Una sceneggiatura è ben scritta, infatti, quanto più conduce lo sviluppo del conflitto su più piani.

E, dobbiamo proprio ammetterlo, Lila ed Elena, di fatto, sono l’emblema del conflitto.

In opposizione con le loro stesse famiglie, con i maschi della loro scuola, con la cultura dominante dell’epoca, con la condizione di povertà nella quale sono nate, che si esprime con l’ossessione di Lila di emanciparsi economicamente.

Elena, Lila e le bambole

Ma un conflitto che, soprattutto nell’esistente di Elena, è anche intrapresonale, tutto agito, cioè, all’interno dell’apparente fragilità della personalità della ragazza, con le sue improvvise insicurezze, nonostante le notevoli capacità, ed infrapresonale, se rapportato, invece, alla solida disobbediente e libera sicurezza che, che almeno in apparenza, esprime, in ogni frangente, invece, la sua amica geniale Lila.

6. Le rese attoriali e l’iprinting neorealista

Gli attori dei ruoli degli esistenti protagonisti, non sono attori professionisti, opzione che conferisce all’interpretazione un imprinting neorealista, e nonmancano, infatti, citazioni, più o meno esplicite, a quello specifico filmico.

Gli atri attori, infine, sono tutti, invece, attori professionisti, e questo per assicurare ritmo, spessore, e credibilità, a questa componente della costruzione dell’opera.

Maestra Oliviero – Dora Romano

Menzione speciale per la maestra Oliviero, interpretata, con particolare efficacia e credibilità, dall’attrice Dora Romano, che, essendo campana, riesce a restituire tutto il drammatico dilemma interiore, etico, e professionale, ma anche legato alle condizioni di arretratezza di quel territorio in quel preciso momento storico, ad uno delle esistenti più maieutiche della serie.

Anch’essa, non a caso, una donna, che si batte per il riscatto ed il primato delle donne.


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