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Il futuro | di Alicia Scherson

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analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo – in anteprima

Italia / Cile / Germania / Spagna – 2011

Abisso, redenzione, estraneità, alterità, nella bolañiana Roma di giovani e vecchi – a cura di Roberto Bernabò

Il futuro

titolo originale: Il futuro
nazione: Italia / Cile / Germania / Spagna
anno: 2011
regia: Alicia Scherson
genere: Drammatico
durata: 94 min.
distribuzione: Movimento Film
cast: Manuela Martelli (Bianca) • Rutger Hauer (Maciste) • Nicolas Vaporidis (Libio) • Luigi Ciardo (Tomas)
sceneggiatura: Alicia Scherson
musiche: C. Chaspoul • E. Henríquez
fotografia: R. DeAngelis
uscita prevista: 19 settembre 2013

Sinossi: Due fratelli adolescenti, Bianca e Tomas, rimasti orfani improvvisamente, si addentrano progressivamente in una vita tra crimine e prostituzione spinti da due piccoli delinquenti che si fingono loro amici. La speranza arriva personificata in Maciste, ex stella del cinema, vecchio, cieco e affascinante. Un uomo tutto muscoli e dal cuore grande che sarà in grado di far sentire Bianca al sicuro e farle vedere quella luce di cui la ragazza ha bisogno per affrontare il futuro.

«In fondo io pensavo sempre al futuro. Ci pensavo talmente tanto che il presente era entrato a far parte del futuro, la parte più strana. Andare a trovare Maciste era pensare al futuro, sudare, chiudermi in stanze dove il buio era assoluto, era pensare al futuro. Un futuro che assomigliava a una stanza qualunque della casa di Maciste, ma più luminosa e con i mobili protetti da lenzuola vecchie o coperte, come se i padroni di casa (una casa che era nel futuro) fossero partiti e non volessero far accumulare la polvere sulle loro cose. Ecco qual era il mio futuro ed era così che ci pensavo, se quello si può chiamare pensare (e se quello si può chiamare futuro).»
Bianca

In questo post:

1. Introduzione

2. Breve analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

2.1.    Circa gli aspetti specifici delle trasposizioni dal letterario al filmico
2.1.1. Trasporre un’atmosfera
2.1.2. Trasporre il punto di vista narrativo di Bianca

3. Circa gli altri esistenti

3.1. Rutger Hauer – Maciste
3.2. Nicolas Vaporidis – Libio

4. Conclusioni – Narrare il Cile che è a Roma, e la Roma che è nel Cile

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1. Introduzione

Il futuro, il film di Alicia Scherson, con Rutger Hauer, Manuela Martelli, e Nicolas Vaporidis, coprodotto e distribuito da Mario Mazzarotto della Movimento Film, arriva in sala dal 19 settembre, dopo essere stato presentato in concorso al Sundance, a Rotterdam, e ad un’altra ventina di Film Festival, in giro per il mondo.

La pellicola è una trasposizione dal letterario al filmico del romanzo di Roberto Bolaño Un romanzetto canaglia (Una novelita lumpenSellerio Editore Palermo2002Adelphi2013 )”, ed è il primo, ed unico film, tratto da un romanzo scritto dal grande autore cileno, prematuramente scomparso nel 2003, all’età di soli 50 anni (in molti paesi si parla di bolaño-mania), durante un soggiorno a Roma, è ambientato nella capitale italiana. E nel quale si narra la storia di due fratelli adolescenti (Martelli e Ciardo) che, rimasti orfani improvvisamente, si addentrano progressivamente in una vita tra crimine e prostituzione, spinti da due piccoli delinquenti (Vaporidis e Alessandro Giallocosta), che si fingono loro amici. La speranza arriva personificata in Maciste, ex stella del cinema (Rutger Hauer), vecchio, cieco e affascinante. Un uomo tutto muscoli e dal cuore grande, che sarà in grado di far sentire Bianca al sicuro, e farle vedere quella luce di cui la ragazza ha bisogno per affrontare il futuro.

Alicia Scherson, pluripremiata regista cilena, vincitrice nel 2005, con Play, il premio per la migliore regia al Tribeca Film Festival, ha diretto un cast internazionale: Rutger Hauer (Blade Runner, Ladyhawke, La leggenda del santo bevitore), Nicolas Vaporidis (Notte prima degli esami, Come tu mi vuoi, Femmine contro maschi), la cilena Manuela Martelli (già protagonista di Sonetaula di Salvatore Mereu), e il giovane italiano Luigi Ciardo (L’estate di Martino).

Questo film può essere visto come una nuova puntata nella saga di Maciste, dove la ragazza inerme alla fine sarà, come sempre, salvata. Questa volta però la ragazza dovrà trovare la via della salvezza da sola, dovrà abbandonare il suo eroe, scomparire e prepararsi per una nuova avventura. È anche un film sull’Europa moderna, caotica e apocalittica, vista dagli occhi di una famiglia di immigranti che al momento del bisogno non hanno nessuno su cui contare“, ha dichiarato Alicia Scherson.

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2. Breve analisi di eventi esistenti e linguaggio audiovisivo

Ho sempre difficoltà a scrivere dei film che ho avuto la fortuna di vedere in anteprima.

Sarà perché vivo queste esperienze come un dono. Sarà perché non riesco a scrivere a comando, se la cosa, in generale, non mi convince.

E sarà anche perché il pubblico del cinema, quello che va nelle sale, ancora non lo ha visto, e potrebbe rimanere influenzato dalle mie impressioni.

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2.1. Circa gli aspetti specifici delle trasposizioni dal letterario al filmico

Diciamo subito, per chi non lo conoscesse, che non è una cosa facile trasporre dal letterario al filmico (non lo è mai, ma non voglio fare il solito pippone su questo specifico aspetto della settima arte, tranquilli), non è una cosa facile trasporre dal letterario al filmico, dicevo, un romanzo di Roberto Bolaño, perché questi non è un autore eminentemente narrativo. Il suo scrivere è scarno, spesso molto parco nelle descrizioni. Eppure dai suoi romanzi emana sempre un’atmosfera. Un’atmosfera che non è (solo) letteraria. E’ emozionale, è uno spleen che aleggia negli esistenti, è un vago senso di disperazione e di sollievi improvvisi che guidano all’azione i suoi incredibili personaggi.

In questa Novelita lumpen, come sottolinea quell’aggettivo ricercato lasciato non tradotto nel titolo, che evoca, in sostanza, una storia di ambientazione proletaria.

Per essere ancora più precisi il termine ‘lumpen’ viene associato a Lumpenproletariat: ‘Espressione foggiata da Karl Marx (ted. «proletariato straccione») per indicare il ceto infimo delle grandi città, formato di elementi economicamente e socialmente instabili, per effetto in genere del fenomeno della disoccupazione e della sottoccupazione’ (Enciclopedia Treccani).

Ma in tedesco, ‘lumpen’, significa molte cose: straccio, delinquente e perfino bulbo oculare. È un termine che, in qualche modo, ha un rapporto con la luce, con la vista. Come se dal basso, anche dal gradino più basso, fosse possibile vedere qualcosa di significativo).

Di conseguenza l’atmosfera di questo romanzo si compone di elementi specifici, quasi pasolinani, e più precisamente:

  • il contesto sociale in cui si muovono i protagonisti, caratterizzato da scarsa istruzione (Bianca e suo fratello abbandonano la scuola appena rimasti orfani);
  • costante presenza della televisione come principale, ed economico mezzo di svago (e i videonoleggi hanno una parte da leone nel romanzo);
  • lavori poco qualificati;
  • una strana convivenza tra i giovani esistenti;
  • un rapporto alquanto ambiguo, sotto più accezioni del termine, tra Maciste e Bianca.

Un’ambientazione composta, prevalentemente, dalla casa di periferia di Bianca e di suo fratello, e quella magnifica, ma un po’ fanè, di Maciste, una star del cinema, un bodybuilder, ex Mister Universo, cieco a causa di un incidente, ormai sul viale del tramonto.

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2.1.1. Trasporre un’atmosfera

Ecco, il problema specifico di questo film, non era, solo, raccontare una storia, cercando, il più possibile, di rimanere fedele al romanzo, come ci ha raccontato Alicia in conferenza stampa.

No, il problema era: “come trasporre la letteraria atmosfera bolañiana“.

E’ probabilmente per questo, che gli eredi di Roberto Bolaño, non concedono, facilmente, i diritti per opere derivate dai suoi romanzi, e quelli cinematografici in particolare.

Ci voleva, dunque, la determinazione di questa giovane regista cilena, Alicia Scherson, a convincere persino la vedova dello scrittore, alla quale la pellicola è stata mostrata in una proiezione dedicata, a farlo per la prima, e, chissà, forse unica volta.

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2.1.2. Trasporre il punto di vista narrativo di Bianca

Altro aspetto specifico di questa trasposizione è il tema di chi narra la storia.

Non è mai facile recuperare il bandolo della matassa, quando una storia in un romanzo è narrata, come se ci fosse, a descrivere gli eventi, solo il punto di vista di chi la racconta in prima persona, attraverso l’espediente dell'”io narrante letterario“, in questo caso Bianca, la ragazza che rimane orfana con il fratellino all’inizio del film.

Anche se, in questo, bisogna riconoscere, la fedeltà al romanzo ha pagato, sia perché, quanto meno in questo specifico aspetto, l’operazione di trasposizione ha funzionato, sia perché la giovane attrice cilena Manuela Martelli – Bianca, è forse quella che si è dovuta impegnare di più nel restituire la verità, il point of concentration, di un esistente che, non fosse altro per la sua centralità nell’azione narrativa, svolge un ruolo determinante, sia nel romanzo, che nel film.

La sua interpretazione ci ha convinto.

Io non vi so dire, come e quanto, chi ha letto Una novelita lumpen, si riconoscerà nell’estraneità e nell’alterità delle atmosfere create da Alicia, possiamo solo dire, però, che noi abbiamo apprezzato, e molto, lo sforzo, ed il tentativo.

Anche se, come abbiamo detto in premessa, non era un tentativo facile.

Perché, ammettiamolo, noi non possiamo che amare, e schierarci al fianco, di giovani registi che scelgono strade tortuose, che provano, in Italia, a farci scoprire una Roma dimenticata, quasi mai osannata, descritta, rivelata, esplorata, annusata, respirata, inseguita nei borghi di certe periferie, attraverso l’azione di personaggi del mondo del culturismo, e, sopratutto, di una ragazza alla ricerca disperata di capire, da tracce cercate in percorsi labirintici e contorti, quale potesse essere la strada più adatta per ritovare il suo futuro, e quello del suo fratellino, del quale non riesce a non sentirsi responsabile.

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3. Circa gli altri esistenti

3.1. Rutger Hauer – Maciste

Determinante, nella riuscita di questa pellicola, è la figura interpretata da un invecchiato ma imponente Rutger Hauer, che è riuscito a dare il suo solito contributo creativo alla messa in scena del suo esistente.

Un gigante ferito, invecchiato, ma ancora molto affascinante, che svolge un ruolo quasi archetipale nell’impianto narrativo bolañiano.

Bianca non potrebbe mai decidere nulla, in merito al suo futuro, a quello che alla fine deciderà di voler diventare, se il rapporto tra lei e Maciste non evolvesse in una direzione inaspettata per entrambi.

Un percorso dolente, una lunga crisi, che attraversa quello che ho definito come alterità ed estraneità, quella materia spirituale, così vicina all’opera di Roberto Bolaño, che alla fine del film, non senza momenti di separazioni dolorose, e piccoli traumi, apparirà allo spettatore come una vera e propria catarsi.

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3.2. Nicolas Vaporidis – Libio

Un incoraggiamento, non privo di simpatia, per un attore che, con questa opera, tenta, nel limaccioso mondo del cinema italiano, di emanciparsi dagli stereotipati esistenti adolescenziali, che tanto hanno contribuito al suo successo, che ormai non sente più corrispondere alle sue aspirazioni artistiche. L’attore ha co-prodotto la pellicola.

Buona fortuna Nicolas, ma adesso tieniti lontano da Fausti Brizzi & Co, mi raccomando.

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4. Conclusioni – Narrare il Cile che è a Roma, e la Roma che è nel Cile

Non possiamo che amare, e schierarci al fianco del talento di giovani registi che non scelgono il facile successo al box office.

Che credono che il Cinema possa essere usato come veicolo culturale, sotto più accezioni del termine.

Che sperimentano la contaminazione tra artisti di diversa nazionalità, in produzioni internazionali, mai facili da dirigere.

Narrare il Cile che è a Roma, e la Roma che è nel Cile, si può.

C’è riuscito, senz’altro, Bolaño nel letterario, apprezziamo, e molto, il tentativo di Alicia Scherson, nel filmico.

Un tentativo ibrido, forse, a metà strada tra il noir di cui non ha tutti gli elementi, e di cui non ne rispetta tutti gli stilemi e gli archetipi, ed il genere drammatico, con accenni dark.

Un tentativo dettato, però, ne siamo certi, dall’atmosfera – idea di Alicia, nell’operazione di trasposizione, che è molto passata (anche), oltre che nella direzione degli attori, sia attraverso la fotografia – quasi caravaggesca delle sequenze della casa di Maciste, e nella descrizione degli amplessi amorosi tra questi e Bianca – che per il tramite delle musiche, scelte per amplificare il senso di immaterialità dello smarrimento psichico, agito, prevalentemente, dall’esistente protagonista Bianca.

Non possiamo che amare, e schierarci al fianco, infine, e chiudo, di una pellicola così coraggiosa, che uscirà in Italia, in sole venti sale dal 19 settembre 1013.

Buona visione.

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