cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Nanni Moretti – un regista unico nel suo genere

in occasione del suo incidente in vespa, che ha generato anche un post su Spinoza.it, ho discusso, difendendolo, in un thread su facebook

foto tratta dal sito www.spinoza.it

Anche se non amo ibridare questi due medium, trascrivo in parte ampliandola, la mia breve riflessione sul suo Cinema, verso chi lo attaccava.

Nanni Moretti è uno dei pochi registi italiani, degli ultimi anni, ad aver vinto la Palma d’oro a Cannes. Ed un Orso d’argento a Berlino.


Sarà anche un bravissimo press agent di sé stesso, come sosteneva il compianto Mario Monicelli, ma, insomma, non sono cose da tutti.

Si potrà dire tutto, su di lui, tranne che il suo cinema non abbia una cifra propria.

Uno stile unico, e, per certi versi, inimitabile.

Ci hanno provato, ma con scarso successo, a farlo.

Ho sostenuto, più volte, che il Moretti che preferisco di più, è il saggista, non il narratore, e che il film che, in assoluto, ha raggiunto l’acme in questa sua fase, è stato, senza dubbio, “Caro Diario“. Che fu anche la pellicola che gli valse il primo riconoscimento che il Festival di Cannes gli tributò (miglior regia, nel 1994). Ricordo che lo vidi con la mia ragazza dell’epoca, in un weekend nel quale partimmo da Napoli per vedere 3 film nello stesso giorno, l’ultimo dei quali fu propio “Caro Diario“, nello spettacolo sperimentale, al Nuovo Sacher, delle ore 24,00.

Nanni Moretti era fuori al cinema, e ci disse “Coraggio ragazzi muovetevi, che il film inizia!

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Ma anche le sue riflessioni politiche sulla sinistra italiana sono degne di nota.

Palombella Rossa” rimane una sorta di esergo, per tutti gli altri film di questo specifico genere.

Certo, non è un regista che padroneggia, come altri, gli aspetti formali, che rimangono, soprattutto nella sua produzione iniziale, scarni, e volutamente assimilabili ai dettami della prima nouvelle vague francese, quasi come un omaggio all’ortodossia metalinguistica verso quegli anni e quegli autori.

Poi Moretti si sposta verso riflessioni più filosofiche, di costume, cerca, narrando il suo micro universo monteverdino, di arrivare dal particolare al generale, attraverso un cinema induttivo, a volte criptico, altre troppo autoreferenziale. E sicuramente eccessivamente centrato su di sé.

Sono gli anni del suo alterego “Michele Apicella“, al quale fa vestire i panni della parte di società su cui intende rivolgere le sue riflessioni.

La messa è finita” è un esempio molto alto di questa fase del suo cinema, ed uno dei film che ho apprezzato di più, di questo suo periodo.

Inizia ad essere accusato, sin da queste sue prime giovanili opere, di essere un moralista. Un egocentrico. Ma, lui, va detto, è sempre andato avanti per la sua strada, sostanzialmente infischiandosene, o quasi, dei giudizi degli altri.

Ed alcune frasi dei suoi film – un po’ com’è accaduto, ad esempio, con Totò – va ammesso, sono addirittura diventate paradigmi e locuzioni del nostro parlare comune, come ha sottolineato, assai giustamente, il mio amico Filippo Cusumano, nello stesso thread su facebook:

  • “continuiamo, cosi’, facciamoci del male”
  • “faccio cose, vedo gente”
  • “ve lo meritiate Alberto Sordi”
  • “dì una cosa di sinistra”
  • “le parole sono importanti” (che personalmente cito spessissimo)
  • “chi pensa male parla male”
  • “Roma negli anni ’50 era bellissima …”
  • ecc. …
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Ho scritto, in un post, che la differenza tra Marco Bellocchio e Nanni Moretti è che mentre Bellocchio ha “la bocca nell’occhio“, Moretti ha “l’occhio nella bocca“, e certe volte ti verrebbe di urlare “Nanni spostati … fammi vedere il film“. ;-)

Ma questa è stata, per anni, la caratteristica specifica del suo cinema.

Che riaffiora, ad esempio, proprio in “Habemus Papam“, forse il suo film più buñuelliano, nella sequenza del torneo di pallavolo, ed in altri inserti, dove il cineasta non resiste alla tentazione di fare dire, per il tramite del personaggio da lui interpretato, “lo psicanalista più bravo“, alcune cose che probabilmente, egli stesso pensa del Vaticano e della Chiesa Cattolica.

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Infine, da “La stanza del figlio“ in poi, Moretti decide un ulteriore salto.

Il cinema narrativo.

La critica si divide, e, nonostante la prestigiosa Palma d’oro a Cannes, a me “La stanza de figlio“, non ha mai convinto. Ma qui, scado anche io, su un piano molto soggettivo.

Si arriva a “Il Caimano“, e gli va riconosciuto che nel 2006, anno di uscita dell’opera, non è che fosse così facile girare, in Italia, un film su Berlusconi, narrato solo per le sue vicende storico – politiche, e non, anche, per i suoi scandali privati, anche qui una scelta di una certa classe, che gli va riconosciuta, tutta. Una pellicola, per certi versi necessaria, ed anticipatorice di quello che sarebbe accaduto, non tanto sul piano giudiziario, quanto su quello istituzionale, nel nostro paese.

Alla proiezione alla quale assistetti a Roma all’Eur Cine, il pubblico in sala applaudì, al termine della proiezione.

Mi è risuccessa una cosa analoga, ad una proiezione non di festival, solo per “Habemus Papam“, il suo terzo film in questa prospettiva, e non credo che Moretti paghi clak in tutti i cinema di Roma.

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Nanni Moretti, e chiudo, è stato per anni, a mio modo di vedere, in assenza (in parte non casuale) di altri talenti - che forse, anche grazie alla rinata cinefilia legata allo sviluppo di internet, ed alla proliferazione delle piattaforme che oggi rendono, per fortuna, possibile una fruizione più massiva, e sempre più aperta alle nicchie, di una cinema di qualità, stanno rinascendo, e cito in questo per ora ristretto novero, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone (premiato, proprio da lui, in qualità di Presidente della Giuria, con l’aiuto di Leila Hatami, in persiano: لیلا حاتمی‎  | Teheran, 1º ottobre 1972 | l’attrice iraniana, vincitrice dell’Orso d’argento come migliore attrice al Festival del cinema di Berlino, e del Prix d’interprétation féminine del Montreal World Film Festival per il film “Una separazione” | Persiano: جدایی نادر از سیمین, traslitterazione: Jodái-e Náder az Simin scritto e diretto da Asghar Farhadi - a Cannes 2012, con il Grand Prix, per il suo ultimo film “Reality), ed, anche, Giorgio Diritti - un vero anticorpo, rispetto all’omologazione cinematografica e culturale che, purtroppo, abbiamo subito nel nostro paese per troppi anni.

Il suo Cinema è sempre stato frutto di un pensiero altro, anche nei modi con cui, questo cineasta italiano, è riuscito a prodursi i suoi film.

Sul questo blog ho recensito credo “Ecce Bombo“, quando la pellicola uscì restaurata, qualche anno fa, e proprio questi ultimi due film “Il Caimano” e “Habemus Papam“.

Voce wikipedia per Nanni Moretti

Voce wikipedia per Mario Monicelli

Post su Spinoza.it dal titolo “Palombella rotta“.

Alla prossima.

3 commenti

  1. Rivedendo i due video, due considerazioni altre. Sul cinema americano bisogna ammettere che Nanni Moretti ci vedeva assai più lungo di Mario Monicelli.

    Sul ruolo della donna, invece, onore al merito a Moncielli che, con “Speriamo che sia femmina“, rivide in maniera integrale – chissà, forse anche in parte sollecitato da questo dibattito – il modo di vedere la donna nei suoi film.

  2. cinemasema scrive:

    Ecce Bombo” fu il primo film che vidi di Nanni Moretti e ne apprezzai l’espressività linguistica, e la capacità di restituire il senso della generazione degli anni settanta. Ho amato molto anche “Io sono un autarchico“.

    Pure per me il suo miglior film è “Caro diario“, e aggiungerei anche “Aprile“.

    Qualche film non all’altezza (“La stanza del figlio“), ma, comunque sia, Nanni Moretti è sempre uno dei migliori registi del nostro Cinema, capace sempre di raccontare storie – a modo suo, certo – ma non dovrebbe essere questa, la prerogativa maggiore di un artista?

    1. Curiosamente, @Luciano, è proprio “La stanza del figlio” il film che gli è valso il riconoscimento più alto, e forse questa è una delle cose che gli ha attirato gli strali di molti.

      Per il resto sono assolutamente d’accordo con te. Dovrebbe essere esattamente quella da te citata la prerogativa degli artisti, e non solo in campo cinematografico, anche se io preferisco, in questo specifico ambito, palare di autori.

      E ce ne avessimo, in Italia, di altri autori come lui! ;-)

      Rob.