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Maradona by Emir Kusturica

analisi di eventi esistenti e linguaggio audiovisivo

Maradona, il Dio fragile – a cura di Roberto Bernabo’

Recupero, in occasione della sua uscita su SKY, un mio post sul film su Maradona di Emir Kusturica, lo dedico a me, al mio blog, alla mia casa nuova, ai miei amici di sempre, gli “Orfani romani di Diego“, ed a Diego Armando Maradona, una delle poche persone che riuscì a fare piangere mio padre, con il primo scudetto del Napoli.

Papà, da sempre abbonato al Calcio Napoli, mi disse: “pensavo di dovere morire, senza vedere questo giorno“.

Ed io, questo, non me lo dimenticherò mai. Mai.

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Maradona by Kusturica

titolo originale: Maradona by Kusturica
nazione: Francia / Spagna
anno: 2008
genere: Documentario
durata: 90 min.
distribuzione: Bim Distribuzione
sceneggiatura: Emir Kusturica
Regia: Emir  Kusturica
Attori: Diego Armando  Maradona: Se stesso; Manu  Chao: Se stesso; Emir  Kusturica: Se stesso
Soggetto: Emir  Kusturica
Fotografia: Rolo  Pulpeiro     (Rodrigo Pulpeiro Vega)
Musiche: Stribor Kusturica; No Smoking Orchestra; La canzone “La Vida Tombola” è di Manu Chao che la canta in scena accompagnandosi con la chitarra.
Montaggio: Svetolik Mica Zajc (Svetolik Zajc)
Effetti: Virginie  Wintrebert

Sinossi: Ritratto del celebre calciatore argentino Diego Armando Maradona di cui seguiamo le vicende straordinarie dalle origini umili nella sua città natale, Buenos Aires, alla rapidissima ascesa nell’olimpo del calcio (è giocatore professionista a quindici anni), e poi da Napoli, fino a Cuba, sua patria d’elezione e al momento della sua rinascita. Il regista ci mostra i due volti di Maradona, quello pubblico dell’icona del calcio, divenuto ora anche politicamente impegnato nell’opposizione alla globalizzazione e amico di leader come Fidel Castro, ma anche, per la prima volta, il Maradona privato, la sua vita familiare, le sue speranze, le sue paure. Attraverso i documenti dell’epoca, si rivivono i momenti di felicità che il ‘Pibe de Oro’ ha regalato a tutti nel corso degli anni, compreso il gol segnato ‘dalla mano di Dio’ che fece vincere la Coppa del Mondo all’Argentina contro l’Inghilterra nel 1986. Il regista Emir Kusturica negli ultimi anni ha trascorso lunghi periodi con il più grande campione della storia del calcio: Diego Armando Maradona. Dall’incontro fra due straordinari talenti nasce un documentario illuminante sulla complessa figura del Pibe de Oro – selezionato fuori concorso al Festival di Cannes 2008. Con le musiche originali di Manu Chao.

Note biografiche

Diego Armando Maradona è nato a Lanus (Argentina), il 30 ottobre del 1960, nel quartiere povero di Villa Fiorito. Sin da piccolo Diego amava il calcio e giocava ovunque gli capitasse insieme ai suoi amici. Fu soprannominato “El pibe de oro” (il ragazzo d’oro).

La sua carriera iniziò nelle giovanili dell’Argentinos Juniors e proseguì nel Boca Juniors, la sua squadra del cuore.

Giovanissimo fu convocato nella nazionale giovanile e vinse il Campionato del Mondo Juniores nel 1979.

Dopo il mondiale del 1982 andò a giocare nel Barcellona dove militò per due stagioni. I rapporti con il club spagnolo non furono semplici e, dopo aver subìto l’infortunio più grave della sua carriera, fu ingaggiato dal Napoli nel 1984.

Il Napoli con Diego ha vinto due Scudetti (1986/1987,1989/1990), una Coppa Italia (1987), una Coppa UEFA (1989) ed una Supercoppa Italiana (1990).

Diego ha disputato 4 campionati del Mondo di cui uno da vero protagonista in Messico nel 1986. Maradona vinse praticamente da solo il Mondiale di Città del Messico nel quale realizzò i due gol all’Inghilterra che rimarranno nella storia del calcio: il famosissimo gol con la mano (la mano di Dio) ed il gol del secolo: gli 11 tocchi magici durante i quali nessun calciatore dell’Inghliterra riuscì a toccar palla e che lo portarono direttamente in rete. Venne squalificato per uso di sostanze stupefacenti nel 1991 e lasciò Napoli da “clandestino”.

In seguito andò al Newell’s Old Boys e al Siviglia per poi ritornare al Boca Juniors. In questo periodo ha allenato due formazioni argentine.

Nel Mondiale americano del 1994 Maradona venne squalificato per 15 mesi dopo la partita con la Nigeria per aver fatto uso di efedrina, sostanza proibita dalla FIFA. Dopo la squalifica Diego tornò a giocare per il Boca Juniors.

Il 30 ottobre del 1997 Diego annunciò il suo ritiro dal calcio. Dopo aver superato un intervento chirurgico al cuore, Diego si sta disintossicando a Cuba.

Il 10 novembre 2001 Maradona ha dato il suo addio definitivo al calcio davanti al pubblico della Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, giocando la sua ultima partita con la nazionale argentina e realizzando due reti su rigore.

“Se nasci Dio sarai Dio per sempre”

§§§

1. Introduzione

Quello che prova un amante del calcio, magari nato a Napoli come me ed i miei migliori amici, gli “Orfani romani di Diego” – che ha vissuto anche allo stadio San Paolo l’esperienza di vederlo giocare (intendo Diego Armando Maradona) che ha, nei suoi personali ricordi, le immagini del primo e del secondo scudetto che, principalmente grazie a lui, il Napoli riuscì a vincere – non può non rimanere colpito, affascinato, esaltato ed al tempo stesso rattristito dall’opera di Emir Kusturica.

Nessuno, più di Maradona, incarna, in qualche, modo, infatti, due concetti specifici di Napoli: la complessità ed il mistero.

Un po’ come Napoli la vita di Diego Armando Maradona rimane un cosmo.

E non puoi permetterti di valutare un aspetto di un cosmo, senza prima esserti preso la briga di andare, a, quantomeno, cercare di comprenderne tutti gli altri.

Traggo dalle note di regia del film:

“La mia decisione di utilizzare il documentario è stata dettata dalla necessità di realizzare un ritratto di quest’uomo, un ritratto che racconti la verità. Quello che critico rispetto ad altri film su Maradona è che lo usano per raccontare qualcos’altro. Non colgono l’impatto che la sua presenza ha avuto in tutto il mondo. Maradona è una storia vera, non c’è bisogno di aggiungere finzione. (…) La vita di Maradona è così ricca, così sfumata, che non cambierei nulla, anche se facessi un film di fiction. (…) Maradona è diventato ciò che è diventato anche perché giocava a calcio e non a un qualsiasi altro sport e poi perché giocava negli anni ’80, il decennio in cui lo sport è diventato molto popolare, soprattutto in televisione. L’era di Maradona è stato l’apice dell’individuo nel football.”

In questo post:

1. L’ascesa

1.1. Maradona il profeta di se stesso
1.2. L’ossessione di colmare una mancanza
1.3. Il più grande giocatore di tutti i tempi

2. La caduta (genio e sregolatezza)

2.1. La cocaina

3. L’uomo

3.1. Il rapporto con la famiglia

4. Il personaggio pubblico e l’impegno politico

4.1. L’impegno per i bambini poveri
4.2. L’impegno contro l’America imperialista ed a favore a della causa cubana di Fidel Castro

5. Un uomo contro

5.1. Se stesso
5.2. Le ingiustizie

6. Lo specifico filmico dell’opera di Emir  Kusturica su Maradona: pregi e limiti

6.1. Il Tango ed il dribling
6.2. Una presenza del regista forse eccessiva

7. Conclusioni

1. L’ascesa

1.1. Maradona il profeta di se stesso

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In una delle prime sequenze del film, che non è solo un lungometraggio su Maradona ma è anche un’opera sul rapporto tra Emir Kusturica e l’uomo Diego Armando Maradona, nel quasi vano tentativo di comprenderne l’essenza, ci colpisce, come ci colpì quando dall’Argentina E.A. ci portò lo stesso frammento di quel puzzle di un miliardo di pezzi che è la vita del campione, la dichiarazione che un bambino, già fenomeno del calcio, fornisce una storica e profetica intervista:

Io ho due sogni: Il primero è giocare nel mundial ed il secundo è salir campion“.

Ora io mi sono sempre chiesto cosa significhi, per un uomo, realizzare il proprio sogno.

Ho letto spesso che il più grande dispetto che gli dei potessero mai fare ad un uomo era quello che ti fargli realizzare il proprio sogno.

Certo nel calcio questo è possibile, perché forse, più che in altri sport, conta il talento, ma quello che colgo è la grande ostinazione che quest’uomo, tanto criticato, ha avuto nel perseguire la sua meta.

In un gioco di squadra non basta un individuo, serve un collettivo, e non si può nascondere che Maradona non fu solo un grande giocatore ma, ovunque ebbe modo di giocare, anche un leader, un uomo squadra, uno che trascinava gli altri verso le sue ambizioni.

Non so in verità quanto questo emerga nel film di Emir Kusturica, che, fra i tanti pregi, ha il difetto di occupare troppo lo schermo, e che ha forse più interesse a mostrare il rapporto che lui ha avuto con il campione, piuttosto che le intime ragioni della vita di quest ultimo, quantomeno non solo.

Ciò non di meno Maradona fu questo, fin quando la cocaina non lo travolse.

1.2. L’ossessione di colmare una mancanza

In una delle sequenze in cui Diego seduto calmo e riflessivo parla con il regista serbo ad un certo punto dice una cosa che mi ha molto colpito.

Solo quando entravo nel campo io ero come tutti voi“.

In questa affermazione leggo un fondo di disperazione assoluta.

Come se entrare in campo e semplicemente trasformarsi nel miglior giocatore di tutti tempi del football potesse placare un senso di mancanza che Diego aveva, e forse ha ancor oggi, verso i suoi simili.

E’ incredibile vedere nel film un uomo che, almeno a me, è apparso fragile, ma che è stato un mito del calcio, ammettere questo limite che me lo fa sentire molto vicino.

Chissà forse è un tassello importante per analizzare le oscure ragioni che lo avvicinarono alla cocaina.

1.3. Il più grande giocatore di tutti i tempi

C’è un merito in questa pellicola di Kusturica.

E’ quello di alternare le immagini dei due anni di rapporto e d’interviste che il regista ha pazientemente raccolto, e, insieme, le immagini del mito, le sue gesta atletiche, le sue straordinarie e visionarie invenzioni calcistiche. Perché Diego non fu solo il più grande giocatore di tutti i tempi, fu anche un incredibile inventore di soluzioni ardite ed impensabili.

Questa alternanza di eventi è come se amplificasse, esaltandola e mitizzandola, la figura del Diego calciatore.

Come se quelle gesta appartenessero davvero ad un Dio.

Ma ho trovato molto belle anche le sequenze girate nello stadio dove Maradona sconfisse la Stella Rossa di Belgrado con un gol a pallonetto dopo un dribiling ubriacante, e diverse maghe (finte), come le chiama lui, che mettono in relazione il gioco del calcio con i passi del Tango.

Emir  Kusturica costringe Diego a spiegarne l’ideazione e la realizzazione.

Anche in quella sequenza il racconto mi ha messo tristezza.

Il Dio che segnò quel gol è come annegato nella fragilità dell’uomo debole vittima della cocaina. Eppure sono la stessa persona.

2. La caduta (genio e sregolatezza)

2.1. La cocaina

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Questa parte dello sviluppo non lineare e frammentato della storia e del discorso su Maradona, ci mettono in relazione con la componente di sregolatezza del suo genio.

Una sregolatezza apparentemente incomprensibile, che spesso i suoi detrattori utilizzano per sminuire lo spessore umano del campione argentino, ma che da sempre accompagna le vite dei geni.

E Diego fu un genio assoluto ed inimitabile del football.

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Le sequenze di questa parte del film ci mostrano un Maradona che ingrassa e dimagrisce come una fisarmonica, che viene spesso condotto in Ospedale per ricoveri urgenti, che lotta contro la morte in più di una occasione, come poi avrà modo di raccontare al regista, che monta, in tale momento, alcune delle sequenze di analogo significato traendole dal suo film “Gatto nero gatto bianco“, quasi come se intendesse suggerire alcune analogie tra la sua opera e la vita del Diego.

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Non si può parlare di Maradona senza affrontare il tema della sua caduta, ma non si possono nemmeno dimenticare le parole del Diego quando da una sua versione dei fatti, formulando chiaramente un’accusa contro il sistema dei poteri occulti del calcio e la loro corruzione.

Un sistema che, nel campionato italiano, rese possibile, nonostante le cose che tutti sospettavano, che solo Maradona e Canniggia pagassero a caro prezzo l’aver fatto uso del cocaina (gli altri calciatori, afferma beffardo el Diego, nemmeno un’aspirina).

Sono parole che lasciano intravedere molte altre verità nascoste dietro la verità più evidente. Maradaona si drogava, certo, ma è evidente non solo che non fosse certo l’unico, ma anche il fatto che non traesse, da tale pratica, alcun vantaggio nella sua performance sportiva.

Non è possibile tornare indietro, come egli stesso dichiara, ma ci sarà mai, mi chiedo, un’indagine seria che chiarià una volta per sempre perché Maradona fu così duramente e mediaticamente distrutto?

Non è facile uscire dalla droga, e pare che Diego ci sia riuscito, ma non deve essere facile nemmeno resistere alla spaventosa tensione  e  pressione mediatica a cui fu sottoposto, in cui capì molto bene, peraltro, che chi ebbe modo di colpirlo lo fece per annientarlo, toglierlo  di mezzo, eliminarlo.

Questa componente del racconto è insomma, già, in parte, la redde rationem del suo impegno contro le ingiustizie.

3. L’uomo

3.1. Il rapporto con la famiglia

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Un altro dei meriti del film è quello di non abbandonare mai una traccia che segue il rapporto tra Diego e la sua famiglia.

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Un rapporto speciale.

Nonostante si sa che Diego fosse un gran seduttore di donne, l’immagine di Claudia Villafane, la moglie del campione, emerge come una figura dalla spiritualità e dello spessore umano incomparabili.

In questo si vede che la loro è un’unione speciale, che travalica le concezioni più borghesi del rapporto, e che tocca, invece, qualcosa di misteriosamente universale, di sacro, quasi come se, indipendentemente da se, Diego avesse ricevuto il dono di attrarre l’amore della sua famiglia su di sé.

Anche se pure qui non manchino le scene dolorose nelle quali Diego confessa il suo rimorso per essersi perso i momenti più belli della crescita delle sue figlie. Un rimorso che ritorna più volte e che delinea la figura di un personaggio che ha in corpo ancora tanta rabbia.

E rimane nella mente la frase di Claudia quando dichiara: “Spesso chiedono come fece Diego a superare certi momenti, nessuno mai mi chiede come feci io“.

4. Il personaggio pubblico e l’impegno politico

4.1. L’impegno per i bambini poveri

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Molto ci viene mostrato del personaggio pubblico.
Di come Maradona in Argentina sia un vero e proprio mito.
Di come, lui povero in origine, sia diventato un simbolo per la gente povera, per tutti quei Sud del mondo che vivono l’ingiustizia di rimanere scacco dei nord più ricchi e spietati.
Dice Kusturica: “Se Mardaona non fosse diventato un campione del football sarebbe certamente diventato un rivoluzionario.
Per me, a suo modo, e per quello che gli fu dato di fare, Maradona fu un rivoluzionario. Uno che non ci stava. Uno che giocava con fierezza e purezza e che mandava a pallino i piani dei poteri occulti che vengono tutti citati.
Dalla Fifa alla Federazione Italiana (Matarrese viene accusato, nel film, di essere stato un mafioso).
Non emerge l’impegno di Diego verso i bambino poveri. Un impegno che invece ci fu e che mi fa piacere ricordare.

4.2. L’impegno contro l’America imperialista ed a favore a della causa cubana di Fidel Castro

 

Qui, in questa componete di sviluppo della sceneggiatura del documentario, Kusturica ricostruisce l’impegno di Maradona contro l’America imperialista e vicino alla causa cubana.

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Molte sono le sequenze girate a Cuba che attestano le posizioni di Maradona in tal senso, e la sua stima verso Fidel Castro, l’unico uomo politico che ha conquistato il potere con il fucile e che non governa pensando di rubare alla gente.

Discorsi forse banali ma difficilmente confutabili.

5. Un uomo contro

5.1. Se stesso

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In questa dimensione del film Diego emerge come un uomo contro.

E’ come se la sua capacità di diventare un uomo squadra sul campo, non trovasse, nella dimensione pubblica, nata dopo la sua uscita dal calcio, altra possibilità che diventare trascinatore di masse e d’ideologie.

Quasi come se Diego avesse sempre il bisogno di essere plateale.

Le sequenze con tutte e due le mani che indicano il gesto di andare a fare in c…
I suoi pseudo comizi contro l’America imperialista.
Ma anche un uomo contro se stesso.

Un uomo capace di auto distruggersi quasi incomprensibilmente.

Un uomo che in due anni di frequentazione lo stesso Kustouriza ammette di non avere compreso appieno.

Abbiamo iniziato questo film chiedendoci chi fosse Diego Armando Maradona e siamo ancora qui, dopo due anni, a chiedercelo.

Ma Diego è contro se stesso perché, nonostante tutte le ragioni che in parte spiegano che la droga fu il modo per liberarsi di lui, s’intuisce che nel suo complesso rapporto con la droga si fosse materializzata, nel tempo, la sua anima autodistruttrice.

La sua incapacità di gestire, emozionalmente, il destino di cui egli stesso è stato artefice.

Ammette al regista.

Sapevo che sarei diventato un campione. Sapevo che avrei vinto il mondiale, che avrei comprato una casa a mio padre, che avrei avuto una famiglia, che avrei viaggiato nel mondo per il football.Quello che non sapevo è che avrei incontrato la droga.

Come se la droga fosse il suo incubo.

Il suo spettro, la sua anima nera.

Il suo ribaltamento alchemico.

La parte debole di se che distrugge tutto il resto. Il suo tallone di Achille capace di annientarlo.

Come non provare un sentimento di Pietas verso questa ammissione.

Come non capire che Maradona è stato grande in tutto, anche nei suoi eccessi distruttivi, come, forse a ragione, sostiene l’amico E.A. che, più di tutti noi, lo ha seguito anche in Argentina.
A Maradona è stato concesso un dono. A Maradona è stata inflitta una condanna.

Come se il Dio che dona avesse intuito che troppo era stato concesso.

Questa componente divina del Diego emerge, con sarcastica e dileggiante ironia, nelle sequenze della chiesa maradoniana che in parte restituisce le dimensioni e le proporzioni del mito che intorno al giocatore più bravo di tutti i tempi, si è, nel tempo, creato in Argentina come a Napoli, dove quando lui arriva di nascosto una folla quasi impazzita urla:

Chi non salta Ferlaino è, Chi non salta Ferlaino è“.

5.2. Le ingiustizie

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Certo credo che abbiamo oramai abbondantemente illustrato il punto di vista di Diego che emerge dal film.

Un uomo che, molto anche per colpa sua, ha subito delle ingiustizie, perché tentò d’impedirne nella sua attività, non ha poi altra scelta che una lucida coerenza in questo impegno per combatterle, soprattutto quelle sociali, quelle che constringono alla povertà intere nazioni.

Ed è così che apprendiamo che si è rifiutato di conoscere Carlo d’Inghilterra, ed è così che possiamo intuire che cosa avesse nella mente e nel cuore durante la galoppata del gol, che è stato definito il gol del secolo, mentre scartava – in un dribbling  tanto ubriacante quanto inarrestabile, che aveva il spore di una rivincita esistenziale assoluta, quasi voluta dagli dei – praticamente tutta la nazionale inglese, e con lei le ingiustizie subite per la guerra delle Falkland, realizzando così, insieme all’altro celebre gol di quello storico incontro, quello realizzato con “la mano di Dio e la testa di Maradona”,

il riscatto dei tanti morti caduti in nome di una guerra dalle discutibilissime ragioni.

Continue sono le sequenze del gol del secolo che alternano la prodezza ad un cartoon molto satirico e dlieggiante verso sia l’Inghilterra che gli USA.

6. Lo specifico filmico dell’opera di Emir Kusturica su Maradona: pregi e limiti

Molti sono i pregi del film che non passerà certo alla storia per gli aspetti formali.

Quello di avere girato un film vero.

Di avere mostrato un uomo vero. La sua fragilità, la sua genialità.

La sua umanità che è fatta di gesti semplici. Un sorriso  ed un abbraccio sempre pronti per gli amici.

Ed i suoi gol.

Le sue funamboliche imprese.

Ma anche i suoi sensi di colpa, le sue rabbie, i suoi rancori ed il suo ancestrale bisogno di giustizia.

6.1. Il Tango ed il dribling

Molto intense ed evocative mi sono sembrate le relazioni tra l’arte di Maradona di driblare, con le sue demoniache maghe (finte), gli avversari ed il tango, come se tra i passi del ballo argentino, nato in un bordello, e le capacità insuperabili del’asso argentino, ci fossero delle connessioni quasi yonughiane, come il reigsta ipotizza.

Non c’è molto altro d’aggiungere al mito di Maradona.

6.2. Una presenza del regista forse eccessiva

Tutto questo Emir Kusturica lo fa con un budget molto limitato. Realizzando un film, spesso frammentato nella sua produzione, che dilata le riprese in due anni.

I detrattori del film suggeriranno che il regista serbo però non si è limitato a descrivere il campione. Ma ha voluto fare di più fino al punto di.

Fino al punto d’imporre, magari troppo, la sua presenza.

Una presenza che non è solo di colui il quale documenta.

Non è il lavoro umile dello storico, del ricercatore dei pezzi, delle connessioni.

No Emir Kusturica vuole essere un attore comprimario della scena.

Vuole mostrare il suo rapporto con Maradona.

Vuole mettersi al suo livello.

Fino al punto di prendersi l’ardire di dichiarare che lui è il Maradona del Cinema (beh questo, lo ammettiamo, ci è sembrato davvero un po’ troppo Emir …)

In questo il film risulta un po’ sia irriverente e sia eccessivamente il frutto di un’ibridazione tra il genere documentarista e l’operazione narcisistica.

Le relazioni tra la sua opera e la vita di Maradona mi sono sembrate eccessive e pleonastiche.

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Mentre invece, tutto sommato, molto belle mi sono sembrate le scene in cui i due palleggiano di testa dimostrando di essere veramente amici, c’è qualcosa di questa inusuale prospettiva che arriva.

7. Conclusioni

Chiudo il post con la recensione che del film ha fatto, Valerio Caprara, su Il Mattino.

Non la condivo ma voglio una voce dissonante sul film in questo post.

Un film che a me è piaciuto molto e che è arrivato a commuovermi nella scena in cui Diego canta in presenza delle figlie e della moglie la canzone della sua vita.
Una sequenza che mi ha messo in relazione con qualcosa che mi ha fatto piangere.
Lascio anche il testo della canzone di Manu Chao perché … non so perché, forse perché la trovo, nella sua assoluta eccessiva faziosità,  molto vera e molto bella.
Concludo con il dubbio che lo stesso Diego, che vive in una nazione in cui gli uomini tra uno spogliarello ed una partita di calcio scelgono, come il regista, di seguire la partita di calcio:
Che giocatore sarebbe stato Maradona se non si fosse drogato?”
Recensione di Valerio Caprara

“Napoli c’è una volta sola. Quando Diego ritorna nel giugno 2005 e la folla lo acclama al grido di ‘Chi non salta, Ferlaino è’. Più precisamente, nel docu-film ‘Maradona by Kusturica’ c’è poco o nulla che riguardi l’orgasmo magico dei giorni radiosi e tutto è calibrato sulle riletture di un rabbioso senno di poi. (…) Il film sterza decisamente e secondo noi abusivamente sulla politica, ricostruendo l’identità di Maradona quasi soltanto sulle prese di posizione degli ultimi anni, una sequela di parate e proclami anti-Usa e pro-Cuba scatenate, purtroppo, tra un arresto per droga e un ricovero di massima urgenza, un pianto in diretta tv, una cura disintossicante e una crisi cardiaca. Il cineasta, in realtà, osa paragonarsi all’idolo e non solo si mette in scena «da pari a pari», ma aggiunge, a mò di verifica di alcuni tratti della sua personalità, gli spezzoni dei propri film. Ora, che l’ego debordante del protagonista sia arrivato a includere la simpatia per i dittatori e l’adesione ai vari caudilli dell’estrema sinistra sudamericana, è un fatto rilevante ed interessante; che Kusturica, però, si metta in posa con lui vomitando fiele non tanto contro gli americani quanto contro gli inglesi, la Nato, la globalizzazione e chi più ne ha più ne metta, non è un dato che meriti metri su metri di pellicola (per di più sgranata). Ciò detto, restano i passaggi più sorprendenti ed estrosi, come quelli dedicati alle esilaranti cerimonie dei fan argentini della Chiesa Maradoniana o quelli in cui il reduce se la prende con quelli che conosce sul serio e sul serio lo hanno perseguitato, dal mafioso Matarrese alle squadre italiane del Nord o s’intenerisce tornando nella favela natia o abbracciando le figlie. Stringi stringi, però, dal magma del narcisismo kusturichiano, a fuoriuscire sono solo e sempre i bagliori infuocati dell’arte del n°10 per antonomasia.” (Valerio Caprara, ‘Il Mattino’, 21 maggio 2008).

 

“La Vida Tombola” di Manu Chao”
Si yo fuera Maradona, viviria como el
Si yo fuera Maradona, frente a cualquier porteriaSi yo fuera Maradona, nunca me equivocaria
Si yo fuera Maradona, perdido en cualquier lugarla vida es una tombola de noche y de diala vida es una tombola y arriba y arribala vida es una tombola de noche y de dia
Si yo fuera Maradona, viviria como elmil coetes mil amigos, lo que venga mil por cienSi yo fuera Maradona saldria por tio visionpa’ gritarles a la FIFA, ¡QUE ELLOS SON EL GRAN LADRON!
la vida es una tombola de noche y de dia
la vida es una tombola y arriba y arriba
la vida es una tombola de noche y de diala vida es una tombolala vida es una tombola de noche y de diala vida es una tombola y arriba y arribala vida es una tombola de noche y de diala vida es una tombola
Si yo fuera Maradona, frente a cualquier porteria
Si yo fuera Maradona, nunca me equivocariaSi yo fuera Maradona, perdido en cualquier lugarSi yo fuera Maradona, y una mano en el altarla vida es una tombola de noche y de diala vida es una tombola y arriba y arribala vida es una tombolala vida es una tombola de noche y de diala vida es una tombola y arriba y arriba
Aggiungo, off topic, un video su Maradona e Napoli ed una dedica speciale.

 

Questo post è dedicato ai miei amici napoletani che vivono a Roma come tributo alla nostra amicizia, ed al movimento culturale “Gli orfani romani di Diego” che, in tempi non sospetti, ha sempre difeso la figura umana e calcistica del Diego, e che ieri sera erano, come sempre, uniti nei momenti importanti.

Un grazie particolare ad E.A. ed a sua moglie per la loro ospitale amicizia.

7 commenti

  1. Nonostantetutto scrive:

    @didolasplendida … ;-) Allora devo venire a Napoli a ritirarlo ;)

    Ho messo in questo post tutto quello che pensavo anche indipendentemente dal film di Kusturica.

    Grazie.

    Rob.

  2. didolasplendida scrive:

    Robbè questo popò di post su Maradona ti ha fatto vincere un premio da me :-)

  3. Stre scrive:

    Dico solo la verità :D

    No, non sono di Napoli comunque, ma di Livorno.

    E sul tuo blog ci sono rifinita perchè cerco sempre CinemaCinemaCinema sul web :) e un bel giorno mi è saltato fuori anche questo :)

    Buona giornata,

    e passa quando vuoi :)

    A.

  4. Stre scrive:

    Ma che bello questo blog, è curato nei minimi particolari!

  5. amosgitai scrive:

    Una recensione fantastica… sembra una tesi di laurea su Diego

  6. utente anonimo scrive:

    Splendido post! Aspettavo da tempo qualcuno che mi dicesse come è l’ultimo film di questo regista: il soggetto non mi ispira affatto e il regista mi ispira una cifra… insomma dopo quanto ho letto devo vedermelo! ^__^

    esattamente come farò a breve con uno dei documentari che tu più “osannasti”: mi fido e a breve lo acqusiterò!

    Nel caso ti interessi insomma “In un altro paese” di Marco Turco è uscito in DVD:

    https://www.internazionale.it/shop/product.php?id=178

    ^__^

    yours

    MAURO

    PS: perdona l’assenza. Sono assente prprio dal web in questi periodi assurdi…

  7. Nonostantetutto scrive:

    http://cineb

    [..] Maradona by Kosturica Nonostantetutto [..]

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