cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

I film in uscita dal 9 e dal 10 dicembre 2009

cinepresa di cinemavistodame Nei cinema dal 9 e 10 dicembre 2009

9 dicembre 2009

  • Dieci inverni – di Valerio Mieli
  • Jennifer’s Body – di Karyn Kusama

11 dicembre 2009

  • Welcome – di Philippe Lioret
  • Land of the Lost – di Brad Silberling
  • L’ultima estate di Eleonora Giorgi

9 dicembre 2009

Dieci inverni

titolo originale: Dieci inverni
nazione: Italia / Russia
anno: 2009
regia: Valerio Mieli
genere: Drammatico
durata: 99 min.
distribuzione: Bolero Film
cast:: I. Ragonese (Camilla) • M. Riondino (Silvestro) • G. Blackhall (Simone) • S. Zhigunov (Fjodor) • S. Nikonenko (prof. Korsakov) • F. Brandi (Niccolò) • R. Nobile (padre di Camilla) • L. Molteni (dottore)
sceneggiatura     V. Mieli • D. Lantieri • I. Aguilar • F. Pontremoli • A. Lebedev
fotografia: M. Onorato
montaggio: L. Mearelli

Trama: Inverno 1999: Camilla lascia il paese d’origine e si trasferisce a Venezia per frequentare l’università. Sul vaporetto incontra Silvestro: un po’ per fato e un po’ per intenzione, il ragazzo perde l’ultima corsa della sera e passa la notte insieme a lei. E’ l’inizio di un amore che chiederà dieci anni per riconoscersi come tale. In mezzo scorrono l’amicizia, la paura, il dubbio, le impennate di orgoglio, l’incredulità.

Sarà per la presenza di Vinicio Capossela, che ho intravisto nel trailer e tra gli attori del film.

Sarà che mi colpì molto l’intensità della resa attoriale di Michele Riondino nell’interpretazione del personaggio di “Francesco” nel film “Il passato è una terra straniera” 2007, di Daniele Vicari, qui la mia analisi al film.

Sarà che il film tratta di un tema a me infondo praticamente sconosciuto: l’amore.

Sarà che guardando il trailer non mi è venuto da piangere.

Sarà che il film è passato nella rassegna di Venezia 66.

Sarà che si respira sempre un’atmosfera aurorale in un’opera prima di un nuovo sceneggiatore e regista.

Sarà che ci sono un sacco di attori italiani, più o meno sconosciuti, in questo film … che voglio dire … a dicembre … son cose.

Sarà che un co-produzione italiano – russa è una cosa che definire rara è un eufemismo.

Sarà per tutta questa serie di ragioni, sia disgiuntamente che congiuntamente considerate, che io consiglio vivamente questo film.

Jennifer’s Body

titolo originale: Jennifer’s Body
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Karyn Kusama
genere: Thriller / Horror
durata: 102 min.
distribuzione: 20th Century Fox
cast: M. Fox (Jennifer Check) • A. Seyfried (Needy Lesnicky) • J. Simmons (Chip) • A. Brody (Nikolai Wolf) • C. Pratt (Roman Duda) • K. Gallner (Colin Gray) • J. Simmons (Mr. Wroblewski) • C. Stevenson (madre di Chip)
sceneggiatura: D. Cody
musiche: S. Barton • T. Shapiro
fotografia: M. Mullen
montaggio: P. Tucker

Trama: Jennifer è una bellissima cheerleader mentre Needy è una timida nerd che frequenta il suo primo amore, Chip un geek carino e sensibile. Needy accompagna Jennifer al bar locale, dove Jennifer spera di conquistare il cantante di un gruppo indipendente. Il piano va letteralmente in fiamme quando un incendio distrugge tutto. Tra i sopravvissuti si trova una stordita Jennifer che viene “salvata” dai membri della band che la portano nel loro furgone. Mentre la piccola cittadina affronta la tragedia, Jennifer riappare con una fame insaziabile della carne succulenta dei suoi ammiratori. Scoperta la trasformazione diabolica dell’amica Needy decide di salvare la città e il ballo scolastico prima che diventi il buffet del sanguinario demone che ha preso possesso del corpo di Jennifer.

Ah beh si certo Diablo Cody è una scrittrice, con un passato da spogliarellista, che ha avuto un suo momento di celebrità grazie all’Oscar vinto con la sceneggiatura del film Juno 2008, diretto da Jason Reitman.

Un film su una prematura gravidanza che fu molto apprezzato alla prima Festa del Cinema di Roma, all’epoca Walter l’aveva chiamata così, prima dell’avvento del critico Gian Luigi Rondi che ha il merito di averla trasformata in un Film Festival vero e proprio (ma sarà poi un merito?)

Va buò … comunque qui, a giudicare dalla trama, stiamo in tutt’altra dimensione.

Un teen horror (ma che roba è??) per la precisione.

Io non sono un teen già da qualche lustro, e non amo, particolarmente, questa nuova onda di pellicole che sta riconducendo un genere molto serio ad un fatto prevalentemente adolescenziale, cosa che per certi versi rischia di banalizzare, e molto, questa ontologia che ha, invece, una enorme rilevanza nella definizione di molti elementi formali del Cinema.

Su IMDB il film ha un ranking 2.0 bassissimo, non che mi fidi al cento per cento degli americani, ma certo siamo a dicembre ragazzi, un mese non felicissimo in Italia, per il Cinema.

Degna, peraltro, di segnalazione la regista Karyn Kusama per il film Girlfight (2000), premiato a Cannes tra gli award della sezione dedicata ai giovani dove vinse una palma d’oro nella categoria film straniero. Che vogliamo forse intendere che di ggiovani se ne intende? Io diffiderei … sono passati 9 anni.

A beh certo direte voi … il corpo di Megan Fox nudo (ma anche vestito ammettiamolo), rimane un valido motivo per una visione in sala della pellicola, … ehm … e come darvi torto su questo …

11 dicembre 2009

Welcome

titolo originale: Welcome
nazione: Francia
anno: 2009
regia: Philippe Lioret
genere: Drammatico
durata: 110 min.
distribuzione: Teodora Film
cast: V. Lindon (Simon) • F. Ayverdi (Bilal) • A. Dana (Marion) • D. Ayverdi (Mina) • T. Godard (Bruno) • O. Rabourdin (tenente Caratini) • Y. Renier (Alain)
sceneggiatura: O. Adam • E. Courcol • P. Lioret
montaggio: A. Sedlackova

Trama: Il giovane curdo Bilal ha attraversato l’Europa da clandestino nella speranza di raggiungere la sua ragazza, da poco emigrata in Inghilterra. Arrivato nel nord della Francia, capisce che la sua unica possibilità è tentare di attraversare la Manica a nuoto. Alla piscina comunale, dove va per allenarsi, finisce per diventare amico di Simon, un istruttore in piena crisi con la moglie, che decide di aiutarlo in questa impresa all’apparenza irrealizzabile.

No non ci credo un film francese con un titolo in inglese.

Leggendo la trama si avela l’arcano.

Che dire … le storie francesi hanno su di me un certo fascino.

Sarà che considero la nascita del cinema un fatto molto francese.

Sarà che, infondo, tra un film in uscita americano, ed uno europeo, preferisco, in genere, quasi sempre il secondo.

Sarà che alla fine non ho capito chi realmente sia questo Philippe Lioret, (voi lo sapete?), e che la storia mi sembra così strampalata, ma così strampalata, che io, su questo film, metto un pollice in su con Oscar.

E faccio bene.

Qui la mia recensione.

Land of the Lost

titolo originale: Land of the Lost
nazione: U.S.A.
anno: 2009
regia: Brad Silberling
genere: Avventura / Fantascienza
durata: 101 min.
distribuzione: Universal Pictures
cast: W. Ferrell (Dr. Rick Marshall) • A. Friel (Holly Cantrell) • D. McBride (Will Stanton) • J. Taccone (Chaka) • J. Boylan (Enik) • M. Atias (donna Pakuni)
sceneggiatura: C. Henchy • D. McNicholas
musiche: M. Giacchino
fotografia: D. Beebe
montaggio: P. Teschner

Trama: “Land of the Lost” è ispirato a una nota serie tv andata in onda negli Stati Uniti negli anni Settanta: il dottor Rick Marshall, la sua astuta assistente di ricerca e un uomo del sud vengono risucchiati in un vortice spazio temporale. Senza armi e con poche abilità i tre cercheranno di sopravvivere in un universo alternativo abitato da dinosauri e fantastiche creature. Assieme ad un’alleato inaspettato viaggeranno attraverso lo spazio vedendo posti incredibili.

Cioè adesso siamo proprio arrivati a fare i film sulle serie TV.

E’ vero, sono cose già successe persino quando ero teen anche io, con i mitici UFO, quelli del mitico comandante Straker, ma quella era una serie di culto in Italia.

Che senso ha, mi chiedo e vi chiedo, inserire nella programmazione natalizia italiana, un film su una serie TV USA degli anni ’70, che persino negli USA, hanno considerato una emerita schifezza?

Io certe cose non me le chiedo neanche più, in effetti, ma la verità è che siamo l’ultima provincia dell’impero del cinema americano. E basta avere un abbonamento a SKY Cinema per esserne matematicamente certi.

Aborro.

Ah si certo … Brad Silberling ha scritto, diretto e prodotto nel 2002 Moonlight Mile, un film che faceva un po’ meno cagare di questo. E allora?

L’ultima estate

titolo originale: L’ultima estate
nazione: Italia
anno: 2009
regia: Eleonora Giorgi
genere: Commedia
durata: n.d.
distribuzione: n.d.
cast:    R. Farnesi (Massimo) • D. Poggi (Ornella) • F. Ferrazza (Ilaria) • G. Penterani (Paolo) • M. Carpente (Valentina)
sceneggiatura:     E. Giorgi
fotografia: B. Giurato
montaggio: A. Siciliano

Trama: Tre uomini stanno scassinando un Bancomat quando piomba su di loro una Gazzella dei Carabinieri: la situazione degenera in una sparatoria. Mesi dopo il fatale incidente il destino fa incontrare Ilaria e Paolo, due giovanissimii: i due ignorano di avere dei reciproci ruoli nella tragica vicenda. In Tribunale, l’intrecciarsi degli eventi arriva come un uragano a spezzare la loro serenità, fino a che un colpo di scena finale …

Vorrei iniziare questo commento dall’idea del segno dei tempi.

E non sto parlando delle rughe, impietose, sul viso di Eleonora Giorgi.

Parlo dell’idea che un’attrice che fu un mito, una icona del cinema vietato ai minori dei 14 anni (chi si ricorda questo divieto vintage, come si direbbe oggi?), sia costretta più per necessità, temo, che per vocazione, a diventare, niente di meno che, sceneggiatrice e regista.

Che voglio dire sarebbero cose, se non fosse per il legittimo sospetto di peccato di “ultima spiaggia“.

Che è anche questo il medesimo segno dei tempi.

Possibile cioè, dico io, che esista un’industria, così che spietata, che abbandona gli artisti al proprio destino?

Possibile. E se non abbiamo traccia né dei produttori né dei distributori, vuole dire che un’opera d’arte difficilmente sarà.

Ed è un peccato, avrei avuto molto piacere a presentare, credetemi, quest’opera come il capolavoro del riscatto dell’attrice, che i più informati dichiarano come già al secondo film come regista (qualcuno conosce il primo?)

La cosa più triste, guardando il trailer, è il tentativo di replicare le ambientazioni un po’ ambigue degli anni del suo successo con il (posso dirlo?), discutibile tentativo di’inserire questo film nel filone giovanilistico, con risultati, sia attoriali che formali, che definire discutibili è generoso. Ed anche questo, e tre, è il segno dei tempi.

Bah … misteri del cinema italiano.

A cura di cinemavistodame.com

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