cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Bastardi senza gloria – di Quentin Tarantino

analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

USA | 2008

Apologia del metalinguaggio cinematografico in salsa pseudo storica – a cura di Roberto Bernabò

Locandina del film Bastardi senza gloriacannes-2009-tarantino-mette-tutti-a-tacere-con-il-suo-bastardi-senza-gloria

Bastardi senza gloria

titolo originale: Inglorious Basterds
nazione: U.S.A.
anno: 2008
regia: Quentin Tarantino
genere: Azione
durata: 148 min.
distribuzione: Universal Pictures
cast: Bradd Pitt (Lt. Aldo Raine) • E. Roth (Sgt. Donnie Donowitz) • D. Kruger (Bridget von Hammersmark) • M. Laurent (Shosanna Dreyfus) • C. Waltz (Col. Hans Landa) • D. Bruhl (Frederick Zoller) • S. Levine (PFC Hirschberg)
sceneggiatura: Q. Tarantino
fotografia: R. Richardson
montaggio: S. Menke
voto-5-stars

Sinossi: Nei primi anni dell’occupazione tedesca in Francia, Shosanna Dreyfus assiste all’esecuzione della sua famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa. Shosanna risce miracolosamente a sfuggire alla morte e si rifugia a Parigi, dove assume una nuova identità e diviene proprietaria di una sala cinematografica. Altrove, in Europa, il tenente Aldo Raine addestra una squadra speciale di soldati ebrei. Noti al nemico come “I Bastardi”, i soldati entrano in contatto con l’attrice tedesca, agente sotto copèertur, Bridget Von Hammersmark. L’intento è quello di organizzare una missione che miri ad eliminare i leader del Terzo Reich. Anche Shosanna sta tramando la sua personale vendetta …

“Una voce chiara e sonora, inudibile per la vasta moltitudine”
Wiliam Wordsworth

1. Inglorious Basterds – una pellicola cinéphile

Presentato al Festival del cinema di Cannes dove il lungometraggio, tenuto in gestazione per oltre dieci anni, con mille ripensamenti e cambiamenti alla trama, si è aggiudicato una Palma d’oro per la migliore interpretazione maschile che è andata a Christoph Waltz alias il Colonnello tedesco Hans Landa ed una nomination per la Palma d’oro per il miglior regista andata al regista Quentin Tarantino credo che questo “Inglorious Basterds” rappresenti un po’, come dire, il capolavoro del regista che fonde, in un unico, tutta una serie di riferimenti ed inventa un nuovo genere di cinema, che si diverte a beffeggiare la storia, in maniera così raffinata e sofisticata, da meritarsi addirittura i plausi del Vaticano, pensate un po’.

In realtà “Bastardi senza gloria” (toh guarda, per una volta un titolo tradotto fedelmente), si pone e si propone come una pellicola per un pubblico cinéphile, tali e tante sono le riflessioni che spinge a fare.

brad-pitt-alias-il-tenente-Aldo-Raine-in-una-scena-di-bastardi-senza-gloria

Da quello della narrazione filmica e metafilmica, a quello della sapiente scelta degli attori (è noto, ad esempio, che pur non sapendo se Brad Pitt avesse accettato di fare il film, Tarantino ha costruito l’esistente protagonista il tenente Aldo Raine, pensando che sarebbe stato proprio tale attore ad interpretarlo), per dirne due.

§§§

2. Circa la narrazione filmica e mtalinguistica

Si dice, tradizionalmente, che gli eventi di una storia vengano trasformati in un intreccio dal discorso, cioè dal modo in cui sono presentati.

Sembra, solo apparentemente, una considerazione banale, eppure, credo che dentro questa frase ci sia il “succo” delle riflessioni formali e stilistiche di questo regista, che nel suo “specifico filmico” non fa altro, a mio modo di vedere, che porsi, direi quasi in maniera ossessiva, come si possa ragionare per adattare questo assunto in chiave filmica. E, lo devo proprio ammettere, ad ogni suo film rimango, come dire, folgorato dalle intuizioni e dai lampi di genio, con cui egli riesce ad affrontare ed a risolvere, brillantemente, tale questione, anche in storie ed in intrecci, così diverse/i tra loro.

Aggiungo che mai come in questo film, in particolare, è come se il regista avesse voluto raccontare, in chiave metaforica naturalmente, cosa significhi per lui il Cinema, inteso non solo come mezzo espressivo, ma, forse, sopratutto, come luogo dove accade la rappresentazione della narrazione, quasi a suggerirci che ciò che accade sullo schermo, non è più (o anche meno) importante, di quello che accade in sala. E forse, e sottolineo forse, è quasi come se, nei cruenti eventi che chiudono il film, egli immaginasse, simbolicamente, lo sconvolgimento che ogni opera dovrebbe scatenare, negli ignari spettatori, e chissà probabilmente anche nell’autore, ma qui siamo a mie personali supposizioni teoriche, che lasciano, per voi che leggete, un po’ il tempo che trovano. E che attengono alla ricerca di uno stile puro, assolutamente filmico, che questo regista più di altri, esprime.

Prendiamo, ad esempio, uno degli incipit con cui il luogo tenente Raine si presenta allo spettatore.

“Sono il tenente Aldo Raine e sto mettendo insieme una squadra speciale.
Mi servono otto soldati.

Ci faremo paracadutare in Francia vestiti da civili.
Faremo una sola cosa – uccideremo nazisti.”

Ora, lo capite anche voi, che questa frase è si un’ottima presentazione di quello che sta per accadere, ed in qualche modo anche dis-ancorabile dalla narrazione filmica (credo, infatti, che sarà utilizzata quale incipit del romanzo che dovrebbe essere già uscito in questi giorni edito da Bompiani),  eppure ritengo che, nel contesto del film, funzioni assai bene sia per scaraventare gli esistenti nella loro avventura, e sia per incuriosire, direi quasi morbosamente, lo spettatore in sala.

Ecco, direi che il gioco di Quentin Tarantino non sia solo quello di trovare, e scovare, ed immaginare, storie assolutamente, come dire, “sopra le righe“, quello sarebbero capaci a farlo in tanti (forse), no, ma sia soprattutto quello di costruire, con spasmodica e mirabile ostinazione, il come questi eventi, che già hanno un enorme potenziale eversivo (pensiamo, anche ad esempio, al riguardo, alle donne stuntmen di Grindhouse – a prova di morte), debbano essere presentati allo spettatore, per diventare ancora più straordinari.

Pensiamo, anche, ad un altro elemento fondante di questa intenzione.

Il dialogo. O, ancora meglio, i dialoghi.

il-soldato-brad-pitt-in-una-scena-di-inglourious-basterds

Mai, come al cinema, lo spettatore viene messo a parte, e riesce a comprendere gli eventi dell’intreccio narrativo, se non, prevalentemente, attraverso le parole che gli esistenti, in qualche modo, dichiarano.

Nulla è più rilevatore dell’intenzione di un personaggio, di quello che dirà, una volta ripreso dalla macchina da presa.

Se Raine, ad esempio, non anticipasse, esplicitamente, ed all’inizio della Storia, la sua intenzione, forse assisteremmo ad un altro film, non dico più o meno avvincente o bello, dico semplicemente diverso.

Tarantino, per riuscire a fare questo, gioca con almeno quattro elementi della narrazione filmica (aldilà delle questioni ontologiche tra narratore nascosto e narratore palese, e che pure sarebbero interessanti da affrontare, peraltro), a mio modo di vedere:

  1. serrare i bit narrativi quando la cosa gli serve,
  2. dilatarli quando deve invece fare crescere la suspance,
  3. cambiare costantemente le carte in tavola nello svolgimento della storia, per impedire che lo spettatore immagini con precisione cosa accadrà nelle sequenze successive,
  4. utilizzare il dialogo come principale forma di narrazione.

Un altro elemento con cui QT si diverte, e con cui si è particolarmente divertito con questo film, è, infine, il cosiddetto citazionismo.

Una pratica, cioè, attraverso la quale alcuni elementi formali di una determinata sequenza, chiamano in causa altre opere, afferenti spesso anche altre ontologie del cinema, di altri autori, al solo scopo di citarli  (sia le sequenze, che gli autori), nel contesto della narrazione, in maniera spesso raffinata, quando cioè gli accadimenti di quella storia e di quell’intreccio, hanno, anche indirettamente, un qualche legame con “una situazione narrativa altra“, che è, appunto, quella citata. Anche Woody Allen, ad esempio, è un maestro in questo tipo di operazioni, direi quasi fino al plagio.

Le citazioni più evidenti ed esplicite, anche sonore, sono rivolte, nel caso di specie, al cinema italiano, ed a quello di Sergio Leone, in particolare, ma vi potrete divertire a trovarne infinite altre, perché Quentin Tarantino usa questa pratica, ed è evidente, non perché ami il suo cinema, ma perché ama il cinema in generale, ed è questa una delle chiavi che mi fanno particolarmente amare questo assolutamente geniale regista.

§§§

3. Gli aspetti inerenti la struttura narrativa di QT

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Spesso Quentin Tarantino viene identificato come un regista pulp, o splatter.

La definizione, soprattutto inquadrando la sua ultima produzione, è sicuramente inadeguata ed incompleta.

Il genera pulp basa, infatti, tutto il suo potere evocativo nelle scene in cui assistiamo a quella che, secondo alcuni, potrebbe arrivare alle vette della cosiddetta “estetica delle violenza“.

E non vi è dubbio che Tarantino, con film come “Kill Bill“, abbia contribuito, con pagine notevoli, a mio avviso, allo sviluppo di questa particolare prospettiva del genere.

Ma secondo me Tarantino è molto di più.

E’ come se egli pensasse alla storia direttamente in chiave filmica.

Cioè la sua storia è una storia filmica e basta.

Non si può raccontare un film come “Bastardi senza gloria“.

Non avrebbe alcun senso, anche se questo racconto è, a guardare bene:

  • certo diviso in capitoli,
  • certo con dei personaggi protagonisti in rapporto antagonistico (e che rapporto ragazzi),
  • certo con uno sviluppo del conflitto agito in tutte le possibili dimensioni:
    • da quella valoriale / etica,
    • a quella ideologica,
    • a quella razziale,
    • a quella culturale,
    • e persino a quella sociale;
    • un classico rispetto ai temi ossessivi del regista, già sviscerati, peraltro, in altre sue opere (come, ad esempio: il rapporto della vittima che diventa carnefice).
    • etc., etc., etc.

Insomma, tutto, nella costruzione di quest’opera, è, e dobbiamo proprio riconoscerlo, saldamente ancorato ai dettami della struttura narrativa, tanto è vero che da questo racconto è stato tratto, anche, un romanzo. Quasi a sconfessare questa mia ipotesi di analisi.

Eppure.

Eppure io credo che con “Bastardi senza gloria” è come se Quentin ci avesse consegnato una sorta di Lectio Magistralis del suo personalissimo modo di vedere la questione “Cinema“.

melanie-laurent-e-shosanna-nel-film-bastardi-senza-gloria-di-quentin-tarantino

Non è più, quanto meno non solo, la violenza l’unico fulcro del film.

Ma è l’idea di toccare un materiale sacro come la Storia per riscriverla.

E’ l’idea di costringere lo spettatore ad essere attivo nel decriptare il senso e le intenzioni degli eventi, a farsi parte integrante e partecipe, dell’idea folle che questo film porta avanti, a cercare d’immaginare il prossimo bit narrativo senza mai riuscire a capire cosa abbiano in testa, realmente, i personaggi del film.

E’ l’idea di raccontare un’intera storia di 148 minuti per partire dal Cinema ed arrivare in un Cinema.

Insomma Quentin non immagina un film come forma di espressione solamente, egli ha in mente un’opera cinematografica in cui la storia debba, irrinunciabilmente, includere, anche, l’effetto che sullo spettatore farà, l’atto di assistere a quella storia.

Non che la cosa sia innovativa in se, intendiamoci, è semmai innovativo – quasi come se questa fosse l’ossessione delle ossessioni di questo autore – il modo in cui Tarantino risolve questo aspetto.

In questo senso, ritengo di poter affermare, che Tarantino debba essere, ormai, consegnato di diritto alla Storia del Cinema, in quanto narratore assolutamente innovativo, iper-creativo ed in-catalogabile.

Potremo solo dire non più (solo) un thriller, non più (solo) un film d’azione, non più (solo) un pulp serratissimo e ricco di suspance, ma, assai più semplicemente, un film alla maniera di Quentin Taranatino in “Bastardi senza gloria“.

Un film percettivamente interattivo, insomma, dove la storia si narra, solo e completamente, se lo spettatore si estasia.

E noi, alla proiezione in lingua originale con sottotitoli in italiano, esperienza che consiglierei a tutti dato il fatto che i personaggi parlano tutti nella loro madre lingua (Tedesco, Inglese, Francese e pesino Italiano), dobbiamo ammettere che ci siamo estasiati.

§§§

4. Certo dovrei parlarvi

Quentin Tarantino (46 anni) è il Regista del film Bastardi senza gloria

Ah, la questione non dovrebbe certo chiudersi qui.

Questo post, però, dovrebbe davvero diventare chilometrico, per esaurirla tutta.

Ma mi basterà accennare, elencandoli non certo per ordine d’importanza, a tutti gli altri motivi di pregio, per i quali quest’opera, sia disgiuntamente che congiuntamente considerandoli,  andrebbe assolutamente vista in sala, quanto meno questo è il mio caloroso consiglio:

  • l’assoluta originalità del soggetto
  • la cura maniacale del casting internazionale, in quanto lo stesso è stato curato, in funzione dei personaggi  dell’intreccio, direttamente nei luoghi originali delle ambientazioni della storia (Francia, USA e Germania), cito al riguardo, alcuni attori del film per farvi comprendere:
    • Bradd Pitt – americano
    • Diane Kruger – tedesca
    • Daniel Brühl – tedesco
    • Gedeon Burkhard – tedesco
    • Eli Roth – americano
    • Mélanie Laurent – francese
    • Michael Fassbender – americano
    • Christoph Waltz – austriaco
    • etc.
  • la preparazione della troupe, ed in particolare:
    • la bravura della costumista Anna Sheppard
    • quella del coreografo David Wasco
    • quella degli effetti speciali di Greg Nicotero
  • la fedeltà delle location
    • la cittadina tedesca di Bad Schandau e gli interni della Lapadite Farm, e la collaborazione con lo studio Babelsberg (Il Pianista, Il falsario, The reader – a voce alta)
    • Berlino
    • Parigi
  • la sua durata (148 minuti)
  • l’innovativa metalinguistica riflessione (per il modo in cui viene proposta, ancora una volta, alla Tarantino), sul Cinema.

§§§

5. Epilogo

L'Adlof Hitler del film Bastardi senza gloria

Chiudo questo post con alcune citazioni, che mi sembrano importanti per comprendere il senso di questa opera.

C’era una volta nella Germania dei nazisti” …”ovviamente non è un documentario …“, ha affermato Diane Kruger, “Il film parla di un gruppo di ribelli che decide di prendersi una rivincita. Lo adoro“.

E’ un film in perfetto stile Quentin Tarantino sugli stereodi e sulla velocità“, ha affermato E. Roth, parlando in tono concitato, “Pur essendo ambientato nella seconda Guerra Mondiale, non è un film sula seconda Guerra mondiale, è veloce, emozionante, intenso, pieno di pulpiti e di tensione, di sparatorie, di quelle scene di violenza che ti aspetti in un film di Quentin Tarantino, dove, tuttavia, la Storia, viene trattata in modo del tutto originale“.

Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino scena finale del cinema che brucia

Insomma, se non lo aveste ancora capito, “Bastardi senza gloria” è un film-vendetta, dove si parla dello spirito della Vendetta e di Cinema.

Ho sempre considerato i film di Quentin romantici“, ha affermato B.J. Novak, “questo lo è in modo particolare. E’ la storia più romantica che abbia mai scritto Quentin, dove il Cinema assume il ruolo di salvatore del mondo. E’ la storia di un’idea molto romantica. Romantica e brillante“.

La parte che, ovviamente, Quentin Tarantino ha amato di più?

Mi piace il fatto che sia la forza del cinema a combattere i nazisti“, ha affermato il regista, “E non solo in senso metaforico ma come realtà assoluta“.

§§§

Un sogno, lo dobbiamo ammettere, davvero affascinante, tanto quanto la sua utopistica ambizione, ma cos’altro sarebbe, il Cinema, senza questo desiderio ardente di proporre un mondo migliore?

6. Download

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30 commenti

  1. […] Bastardi senza gloria – di Quentin Tarantino analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo Apologia del metalinguaggio cinematografico in salsa pseudo storica – a cura di Roberto Bernabò Bastardi senza gloria titolo originale: Inglorious Basterds nazione: U.S.A. anno: 2008 regia: Quentin Tarantino genere: Azione durata: 148 min. blog: cinemavistodame | leggi l'articolo […]

  2. Doriana ha detto:

    Sono appena tornata a casa,ho visto il film di Tarantino che ho trovato bellissimo.
    Mi è piaciuto tutto,la caratterizzazione dei personaggi,la fotografia,la storia..bellissimi anche alcuni riferimenti al grande cinema..
    Per esempio quando Melanie e il soldato Zoller si sparano mi ha ricordato Duello al sole,la scena finale quando lui e lei si sparano sulla montagna..
    Penso sia il film più bello che Tarantino abbia mai fatto.
    Sono ancora molto eccitata dalla visione,come faccio ora ad andare a dormire?
    Un caro saluto
    Doriana

  3. Marco ha detto:

    Grazie rob. davvero.
    1) Castellani e Tarantino
    Infatti, tu hai parlato di "soggetto originale", per cui ho pensato di sottolineare che il sogetto
    in realtà così originalissimo non era.
    2) Citazionismo e creatività
    Il cinema di Quentin, è noto, è sempre stato colmo di citazioni, e questo non è propiamente un difetto, bensì, lo è stato, un'arma per far godere il vero cinefilo. Tuttavia, negli anni 90 il citazionismo era un humus su cui far sviluppare solide idee innovative, mentre adesso potremmo parlare di citazionismo didascalico. Quasi fine a se stesso. Un conto è reinventare il cinema pulp, con Pulp Fiction, mettendo su situazioni e rimandi a film di genere, su cui creare qualcosa di veramente creativo e nuovo; un altro è inserire delle didascalie, delle citazioni su cui poggia un film dal respiro corto. Seppur rimanga curioso e frizzante, il citazionismo tarantiniano perde di mordente quando, tra l'altro, realizza scene che non funzionano come il film preso in esame: strage cinema vs strage di carrie, ad esempio.

    3) Dialoghi
    Sono molto contento che tu sia d'accordo con me in questo. Ma essendolo già si dovrebbe tralasciare la parola capolavoro. Tuttavia, il grosso problema, come hai giustamente detto, di Quentin anni 2000 è proprio questo. Parto dalla base critica che, abbastanza evidentemente, il cinema di Tarantino aveva trasformato in immagini fauves le pagine della sceneggiatura. Con una forza, ironica – violenta – comica – drammatica, il cinema di Quentin ci forniva di un protagonista assoluto, il dialogo e la sceneggiatura, fusi in un crogiolo dove anche la situazione nons-sense diveniva estremamente espressiva. Ecco, Tarantino ha perso questo: già evidentemente in Kill Bill, dove il citazioniscmo didascalico è soffocante e i dialoghi quantomeno ridicoli e privi di verve, ma, purtroppo, anche in grande parte di questo Inglorious, salvato solo dall'estro di Waltz. Smarrendo questa forza propulsiva, il cinema di Quentin non è più quello del genio ma retrocede ai film di serie B, con un packaging nettamente migliore da un punto di vista tecnico, ma di Serie B. Al contrario, gli esordi avevano portato la B in massima serie, ed in pieno diritto!

    4) Polemica
    Sono un pò polemico quando il regista o il film mi stavano a cuore. Ma ribadisco che qui non si tratta di genio che attira critiche, ma di genio estremamente inaridito e risolto nel cinema di genere, Rape & Revenge, che tanto facilmente può riscontrare consensi partecipativi. Io non ho visto entusiamo all'uscir di sala. Il neo di Tarantino sta nel fatto che poteva inserirsi nel Gotha dei registi di lusso di tutti i tempi, ma ha francamente tradito le aspettative dopo l'inizio sublime. Personaggi come il nostro amato Von Trier, Tsukamoto o Takashi Miike se la ridono dall'alto, sbattendo la vera ipercreatività in faccia a un bravo alunno ormai perdutosi.
    ciao.

  4. ales ha detto:

    signori, ieri sera ho goduto di questa grande opera che mette in risalto sempre le stesse tematiche civili, legge del taglione e violenza gratuita, non pensate che siano più adatte ambientazioni come quelle suburbane americane per i deliri del caro vecchio buon Tarantino. l'unica cosa buona e l'assurdo storico, una storpiatura necessaria per dire, "non prendetemi sul serio!"

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @ales … oh bravo … finalmente uno che capisce che questo non è un film sul nazismo ma una mera provocazione tarantiniana, e non la mette giu dura con la questione che "non si può scherzare sufli ebrei" …

      Cosa che peraltro il Vaticano ha molto apprezzato … e quello si che, al limite, è discutibile.

      Grazie del commento e ben venuto qui.

      Rob.

  5. Marco ha detto:

    mi ha cancellato la risposta…:(

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @Marco … giuro che non è colpa mia ;) so che scrivi cose chilometriche e le apprezzo molto … prova a riscriverlo, magari prima su un blok notes. Io, in genere, prima di postare commenti lunghi, me li copio da qualche parte.

      Dai che sono curioso a questo punto. ;-)

      Rob.

      1. Roberto Bernabo' ha detto:

        E se posso darti un consiglio postalo come reply alla mia risposta all'altro commento.

        Rob.

  6. soldy ha detto:

    Visto stasera…
    grande film, ma non grandissimo…
    a mio giudizio è solo il massimo dell' "intrattenimento": grandissima cura del dettaglio, dello svolgimento narrativo e qtutto quanto bens peigato da te, ma gli manca il "sottosuolo", per dirla alla Dostohevskij (o come si scrive).
    tanto epr fare un paragone, Underground di Kusturica aveva anche quello (ils enso della dittatura e le sue degenerazioni etc etc),senza aver nulla da inviadiare a livello "fuori terra"

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @Soldy … E' una film alla maniera di QT …

  7. Marco ha detto:

    Il mio personale voto al fil, lo dico subito, non super il 50/100.

    Pur essendo d'accordo con alcune cose dette da Roberto in questa ottima analisi,
    non posso essere d'accordo ne con i commenti che lo descrivono come capolavoro,
    ne con l'esaltazione del film.

    Il cinema di Tarantino, sempre propenso alle citazioni (o scopiazzamenti o riciclaggi che dir si voglia), ormai da lustri batte clamorosamente la fiacca. E lo dico partendo proprio da una contestazione: il soggetto non è originale. Lo dico perché la scena iniziale, e alcune delle scene del film, sono rivisitazioni, non proprio remake, di Quel maledetto treno blindato di Castellani. Questa comunque non è una novità per questo regista.
    La scena iniziale è, invero, l'unica che regge su una tensione drammatica e linguistica eccezionale, anche grazie a Waltz: davvero mostruoso! Un genio della pantomima!

    Un altro punto su cui dissento, e in questo caso fermamente, è l'ipercreatività di Tarantino. Beh, questa si è spenta veramente da decenni. Dopo il collage di Kill Bill, il futile Grindhouse eccoci a Inglorious…, un film molto povero di idee originali. Prendendo da vari soggetti, Tarantino arma il suo biscotto sempre ben confezionato. Nessuna idea nuova, bensì la ripetizione di un cliche che Quentin sta proponendo al pubblico da troppo tempo: il famigerato Rape & Revenge all'italiana o alla statunitense degli anni '80. Angheria E Vendetta finale. Nulla più. Lo è stato nei film citati, lo è ora. Insomma, Quentin cerca di far cassa giocando sui sentimenti della gente, il rape stavolta è addirittura l'olocausto, stuzzicando giustamente l'animo voyeristico dello spettatore e ripagandolo con una liberatoria strage che però non funziona come la fantastica vendetta di Carrie di De Palma da cui è presa.
    Insomma, un regista simpatico ma secondario, quasi banale nell'infantile divisione tra l'ovvio bene e l'ovvio male rappresentato…Tuttavia, si chiama Tarantino: dunque cinema pieni!
    Ma stavolta la gente si alza dalla sedia delusa. Il ciclo è terminato! Vediamo se si renderà conto di questo e sfornerà veramente qualcosa di innovativo come fece con Pulp Fiction (Le Iene paga tributo pesantissimo a Bava, ma si erge a capolavoro per i dialoghi e i ritmi assoultamente da leggenda). Da questa parentesi annoto, poi, l'ennesimo punto di debolezza del cinema di Tarantino negli anni duemila: l'ironia linguistica, quei dialoghi favolosi e serrati che, eccezzion fatta per Waltz, latitano ancora in questo film. Quindi, una delle caratteristiche principe del genio di Quentin, in Bastardi Senza Gloria, perviene solo a sprazzi (consoliamoci: era sparita in Kill Bill!), rendendo il seguito del film poco interessante e sconquassato solo dallo spirito sadico e dall'incombenza storica chiamata di mezzo.
    Insomma, al di là delle annotazioni tecniche condivisibili, questo film è la riprova dell'inaridirsi del suo talento, della ripetizione di canoni ritriti. Senza Waltz il voto si sarebbe abbassato si qualche punto!
    Caro Roberto, un saluto, litigammo per Antichrist, ma lasciamelo dire : Lars è tutta di un'altra nobile pasta!!!
    ciao.

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @Marco Bellentani: Caro Marco, innanzitutto ben tornato qui.

      Allora, permettimi di annotare alcune cose in risposta al tuo, sempre interessante e stimolante, punto di vista.

      "Quel maledetto treno blindato" vs. "Bastardi senza gloria"
      Credo che esistano dichiarazioni esplicite di Quentin Tarantino che attestino che l'ispirazione del titolo di questo film sia un omaggio al film "Quel maledetto treno blindato".

      Di più. Non è un segreto, anzi pensa è stato lo stesso Enzo G. Castellari (all'anagrafe Enzo Girolami), che tra l'altro, nel film di Tarantino ci regala un breve cameo, a dichiarare:

      "E' completamente diverso dal mio, è il film di Quentin Tarantino, non un remake del mio: il mio film è servito solo come ispirazione."

      Quanto alla mancanza di creatività e di ispirazione, nel prendere atto delle tue argomentazioni, t'invito a riflettere che il fatto che il film citi altre opere (non è un mistero, anche io lo esprimo, chiaramente, nel post), non è necessariamente perchè il regista e conseguentemente la sua ultima opera, siano privi d'idee originali.

      Anzi. E' esattamente il contrario, a mio modo di vedere.

      Quello che non condivido del tuo punto di vista, è l'idea di non prendere minimamente in considerazione l'ipotesi che tutto questo abbondare di citazioni non sia, invece, l'attestazione di un viscerale amore per il Cinema e per la sua Storia.

      E se ti vuoi trastullare a trovarne altri:

      http://www.scarecrow.com/2009/09/25/before-they-w

      Con, ovviamente, le arcinote preferenze del regista per certi generi, chiaro. Ma questo è un aspetto del suo cinema che un cinefilo apprezza e che si gode, addirittura, non credi?

      Non riesco a pensare, sinceramente, che un film, sul quale il regista ha lavorato per oltre 10 anni, sia solo plagio e zero idee sue, andiamo.

      Mi sembra un tantino, come dire, eccessivo, vorrebbe dire davvero che questo regista è finito, cosa, peraltro, non registrata né nella mia impressione, né in quella di quasi tutti i cineblgger italiani.

      Comprendo che la genialità attiri critiche, e sospetti, e contro argomentazioni come le tue, che sono senz'altro il frutto di una conoscenza notevole del Cinema, ma anche di una tua vocazione ad esprimere un punto di vista, forse costruttivamente (e forse no), polemico. ;)

      Dialoghi
      E veniamo ai dialoghi, forse l'aspetto, davvero, più attaccabile e criticabile del film.

      Io li ho trovati legati, indissolubilmente, al topos di film scelto dal regista.

      Un ibrido di generi, che ha sicuramente (e volutamente aggiungerei), condizionato questo specifico aspetto dell'opera.

      Quentin Tarantino vs. Lars von Trier
      E arrivo alla tua ultima considerazione. Ed anche se in genere non amo mettere in competizione registi, è chiaro che Lars von Trier resta, anche per Quentin Tarantino, una vetta inarrivabile.

      Ma questo è tutto un altro pio di maniche ;-)

      Con la stima e l'affetto di sempre.

      Rob.

  8. testadicinema ha detto:

    Sto ancora aspettado di vedere il film, che dovrei vedere a giorni. Quindi ancora non ho letto la tua recensione, quando guardo un film non voglio sapere mai assolutamente niente. Aspetto di vederlo e vengo a leggermela tutta, sono proprio curioso.

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @testadicinema … anche io cerco di leggere il meno possibile dei film che vedo. Dopo però che lo hai visto fai un commento sul merito del film, magari.^^

      Grazie. ;-)

      Rob.

  9. didola ha detto:

    visto! oggi all'america hall
    pubblico misto, giovani, vecchi, coppie, single, al primo spettacolo eravamo pochi ma alla fine abbiamo applaudito,
    se si può dire godere, io ho goduto
    ho scritto qualcosina da me poi ho mandato qui da te i miei quattro affezionati lettori
    buona domenica Robbè

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @didola … grazie per gli invii ;-) grande film comunque, eh.

      Certo che si può dire godere ;)

      Buona domenica anche a te.

      Rob.

  10. cinemasema ha detto:

    Recensione fantastica! Devo ancora vederlo e spero di potermelo gustare quanto prima. Sono in spasmodica attesa per le recensioni (tutte posiive) che ho letto e per questa tua che è la conferma defiitiva che abbiamo davanti agli occhi un film notevole.

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @cinmeasema Ho letto la vostra analisi, e considero davvero molto interessante il tema che proponete e che sviluppate. E' particolare riflettere, infatti, sul rapporto tra realtà e non realtà nella rappresentazione filmica.

      L'idea di andare a riprendere, come ha fatto Tarantino con questo film, l'immaginazione della Storia, propone, o magari semplicemente amplifica, forse, per la prima volta, la rivelazione, che, la macchina da presa, può davvero tutto.

      Grazie.

      Rob.

  11. Roberto Bernabo' ha detto:

    @didola … da questa sera ci sono random anche altre due header con due altre frasi una di Orson Welles ed una di Jean Luc Godard.

    Rob.

  12. didola ha detto:

    sicuro sarà all'altezza delle aspettative
    il nuovo header mi piace è molto cinematografico :-) e grazie sempre per Pasolini.

  13. Roberto Bernabo' ha detto:

    @bri … Grazie, davvero ;-)
    Rob.

  14. bri ha detto:

    era un po' che non venivo qui.
    complimenti per la completezza delle recensioni.
    davvero
    ciao
    bri:)

  15. honeyboy ha detto:

    (ho ricambiato il link ;) )

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @honeyboy … non sai quanto mi fai felice con questo scambio. ;-)

      Davvero.

      Rob.

  16. Chimy ha detto:

    L'analisi la leggerò appena riuscirò a vedere il film :). Ti faccio già i complimenti per la mole di lavoro che hai fatto.

    L'header secondo me è bellissimo, rimanda all'atmosfera del fumo/luce del proiettore sullo schermo nel buio della sala :)

    Un saluto

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @Chimi, … grazie, anche a me piace molto. E' un po' quella l'intenzione dek concept. Verrò senz'altro a leggere la vostra analisi al film di Tarantino. A presto. Rob. ;)

  17. LuVi ha detto:

    Visto questa sera, ho subito scritto una nota su facebook, sono felice di aver colto alcuni aspetti che anche tu hai raccontato in questa bella recensione!

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @LuVi … bene, grazie per le belle cose che mi dici, e ben venuto qui.

      Rob.

  18. honeyboy ha detto:

    hai fatto bene a concentrarti sulla narrazione, che secondo me è proprio il nodo cruciale di questo capolavoro :)

    1. Roberto Bernabo' ha detto:

      @honeyboy … non sai quanto siamo d'accordo ;-) Peraltro questo post è dal 28 settembre che l'avevo in gestazione ;-)

      Rob.

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