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Solo un padre – di Luca Lucini (2008)

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Brevissima analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

Amore e morte a Torino –  cura di Roberto Bernabo’

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Solo un padre

titolo originale: Solo un padre
nazione: Italia
anno: 2008
regia: Luca Lucini
genere: Commedia
durata: 93 min.
distribuzione: Warner Bros
cast: L. Argentero (Carlo) • D. Fleri (Camille) • F. Troiano (giorgio) • C. Pandolfi (Melissa) • M. Gatto (Sofia) • F. Gatto (Sofia)
sceneggiatura: G. Calenda • M. Ravagli • N. Earls
fotografia: M. Archinto
montaggio: F. Rossetti

Trama: La vita di Carlo, dermatologo trentenne, ragazzo padre di una di una bambina di dieci mesi, scorre piuttosto serena e tranquilla grazie soprattutto all’aiuto e all’affetto di genitori e amici. Un giorno, però, l’ordinata esistenza di Carlo viene messa a soqquadro dall’incontro con Camille.

Introduzione

Ok d’accordo non possiamo snobbare questo film solo perché il regista è lo stesso di “Tre metri sopra il cielo“, una delle pellicole milestone del nuovo filone giovanilistico, che tanto denaro frutta ai produttori di cinema italiano.

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Ok d’accordo l’idea del film è buona, è contemporanea, rimette al centro il tema della paternità e non della maternità, un tema poco frequentato dal cinema, anche se “La ricerca della Felicità” di Gabriele Muccino”  ed  “Anche libero va bene” di Kim Rossi Stuart, sono stati dei veri e propri apripista di genere.

Peraltro segnalo che il film è basato sul romanzo “Le avventure semiserie di un ragazzo padre di Nick Earls” e, scherzi a parte, mi sembra che, anche in questa operazione di adattamento, la pellicola sia da segnalare come un buon lavoro.

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Ok lo ammetto Luca Argentero è un attore che si sta mettendo in luce in pellicole originali,  meglio di tante altre, vedi “Lezioni di cioccolato” di Claudio Cupellini, e che fa progressi, nelle sue capacità attoriali, ad ogni film.

In questo post:

  1. Plot outline di eventi es esistenti
  2. Storia e discorso – cenni
  3. Limiti (ma anche no)
  4. Conclusioni

1. Plot outline di eventi ed esistenti

Il film ci parla del dolore, del lutto, della morte vera e di quella interiore.

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Di abbandoni, di elaborazioni difficili, quelle toste da superare, ma che ci consentono di maturare e di crescere.

Ma anche di nascite, di rinascite, di un nuovo amore sotto più accezioni del termine.

Di gioie che nascono dai pianti a da pianti che nascono nelle gioie.

2. Storia e discorso – cenni

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Va anche detto che molte riprese dimostrano che il regista ha colto, con capacità innovative, la potenzialità di descrivere lo spazio ed il tempo di una storia sfruttando opzioni di narrazione visiva. Nel film ad esempio leggiamo molto distintamente, nel linguaggio audiovisivo di Lucini, cose che sono nel campo visivo del protagonista, ed, al tempo stesso, altre che rimangono nel suo esclusivo campo uditivo (come ad es. nella bellissima e catartica sequenza del compleanno della figlia).

3. Limiti (ma anche no)

Un difetto? Troppo marketing made in Italy, ma ripensandoci meglio, why not?

Certo, va detto, tutti vorremmo essere un po’ belli, romantici, delusi e fighi, come Argenetero, e, sopratutto, se reduci da lutti  gravi, conoscere una ricercatrice francese psicologa, solare come quella del film,  che accogliesse il nostro dolore e lo trasformasse in amore. Ma si sa nei film funziona così.

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Magari un eccesso di sentimentalismo affiora qua e la’, ed in certe sequenze la musica (sopratutto quella dei REM), sovrasta forse un po’ troppo le immagini, ma le letture del regista mi sembrano migliorate direi, più  mature e profonde.

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4. Conclusioni

Ma la verità è che questo film segna un po’ una svolta nel suo specifico filmico, che ci sembra importante sottolineare. Il racconto si nutre, ora, di risvolti non banali in termini di eventi ed esistenti che lo compongono, e certi peccati veniali si lasciano, pertanto, assolutamente perdonare.

Ok lo ammetto forse dovrei dare meno di quattro stars, ma il film l’ho visto in sala, è mi è piaciuto assai. Ma proprio assai. Anche la colonna sonora (Giorgia a parte) merita.

Lei: “Guarda che la mia vita è un casinoLui: “Anche la mia”.

E la mia allora?” ;)

Annotazioni a margine (certo dovrei parlarvi …)

Certo dovrei parlarvi del tema dello sviluppo del conflitto agito, prevalentemente, un po’ in tutti gli esistenti, in una prospettiva inter-personale (cioè tra l’esistente e se stesso ed i suoi limiti), un prospettiva che esigerà che gli esistenti protagonisti, e Carlo in particolare, dovranno affrontare i propri mostri, e risolvere le loro questioni irrisolte, per arrivare alla catarsi finale.

Certo dovrei parlarvi, anche, degli esistenti secondari, alcuni caratterizzati bene, altri forse un po’ troppo stereotipati, ma è che la storia è quasi tutta incentrata su Carlo e Camille, ed in un post così sintetico non avrebbe senso una simile apertura.

E certo dovrei parlarvi, infine, di come abbiamo visto quasi superfluo il ruolo di Caludia Pandolfi, completivo certo, necessario, arriverei a dire, per comprendere a fondo le motivazioni all’agire di Carlo, ma non sempre convincente, né in fase di screenplay, né in fase di resa attoriale, risultando alla fine poco più di un cameo, ma non sarebbe corretto aprire questa parentesi, aspettando che, prima o poi, questa brava e promettente attrice sbocci, invece di rimanere, ahimè, quantomeno in sala, sempre, la promessa mancata del cinema italiano.

Un commento

  1. Nonostantetutto ha detto:

    http://cineb

    [..] Solo un padre Nonostantetutto [..]

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