cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

I film in concorso a Venezia 65

I film in concorso a Venezia 65


considerazioni a margine sul cinema italiano e la stasi culturale del nostro paese

boxvenezia

Biennale Cinema – 65 ^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – Venezia 65 – Film in concorso

Darren Aronofsky The Wrestler – Usa, 105‘

Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood

Guillermo Arriaga The Burning Plain – Usa, 147’

Charlize Theron, Kim Basinger, Joaquim de Almeida

Pupi Avati Il papà di Giovanna – Italia, 104’

Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Francesca Neri, Ezio Greggio, Serena Grandi

Marco Bechis BirdWatchers – La terra degli uomini rossi – Italia / Brasile, 108’

Claudio Santamaria, Alicélia Batista Cabreira, Chiara Caselli, Abrisio Da Silva Pedro

Patrick Mario Bernard, Pierre Trividic L’Autre – Francia, 97’

Dominique Blanc, Cyril Gueï, Peter Bonke, Christèle Tual

Kathryn Bigelow The Hurt Locker – Usa, 131’

Jeremy Renner, Anthony Mackie, Brian Geraghty

Pappi Corsicato Il seme della discordia – Italia, 85’

Caterina Murino, Alessandro Gassman, Martina Stella, Michele Venitucci, Isabella Ferrari

Jonathan Demme Rachel Getting Married – Usa, 116‘

Anne Hathaway, Debra Winger, Rosemarie Dewitt, Bill Irwin, Tunde Adebimpe

Haile Gerima Teza – Etiopia / Germania / Francia, 140’

Aron Arefe, Abiye Tedla, Takelech Beyene

Aleksey German Jr. Bumažnyj soldat (Paper Soldier) – Russia, 116’

Chulpan Khamatova, Merab Ninidze, Anastasya Shevelyova

Semih Kaplanoglu Süt – Turchia / Francia / Germania, 102‘

Melih Selcuk, Basak Koklukaya

Takeshi Kitano Akires to kame (Achilles and the Tortoise) – Giappone, 119’

Beat Takeshi, Kanako Higuchi, Yurei Yanagi, Kumiko Aso

Hayao Miyazaki Gake no ue no Ponyo (Ponyo on Cliff by the Sea) – Giappone, 101’

animazione

Amir Naderi Vegas: Based on a True Story – Usa, 102‘

Mark Greenfield, Nancy La Scala, Zach Thomas

Mamoru Oshii The Sky Crawlers – Giappone, 122’

animazione

Ferzan Özpetek Un giorno perfetto – Italia, 95’

Isabella Ferrari, Valerio Mastandrea, Valerio Binasco, Nicole Grimaudo, Stefania Sandrelli

Christian Petzold Jerichow – Germania, 93’

Nina Hoss, Benno Fürmann, Hilmi Sözer

Barbet Schroeder Inju, la Bête dans l’ombre – Francia, 105’

Magimel Benoît, Minamoto Lika, Shun Sugata, Maurice Bénichou, Ryo Ishibashi

Werner Schroeter Nuit de chien – Francia / Germania / Portogallo, 110’

Pascal Greggory, Bruno Todeschini, Amira Casar, Jean-François Stevenin

Tariq Teguia Gabbla (Inland) – Algeria / Francia, 140’

Kader Affak, Ines Rose Djakou, Ahmed Benaïssa, Fethi Ghares, Kouider Medjahed, Djalila Kadi-Hanifi

YU Lik-wai Dangkou (Plastic City) – Brasile / Cina / Hong Kong/Cina / Giappone, 118’

Joe Odagiri, Anthony Wong, Huang Yi, Jeff Chen


§§§


1) Made in USA


Molto felice per il ritorno di Debra Winger e
Mickey Rourke.

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2) Made in Italy

Sul Cinema Italiano in concorso la mia sconsolata annotazione è che i nomi poi, se vai a leggere tra le righe, sono sempre quelli.

Casting Aperti

Da Pappi Corsicato, ad esempio, mi attendevo qualche attore nuovo, ma registro che nessuno, e sottolineo nessuno, osa parlare del cinema italiano come una sorta di casta dove entrare è difficilissimo … uscire praticamente impossibile.

Viva la faccia di Matteo Garrone che almeno, da questo punto di vista, ha osato di più.

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3) Riferimento vintage: Monicelli versus Moretti

Monicelli_bigmoretti460

Ricordo un botta e risposta tra Nanni Moretti e Mario Monicelli all’epoca di "Io sono un autarchico", nel quale, l’allora giovanissimo regista romano, sosteneva la necessità di un ricambio degli attori italiani e del limite del cinema dell’epoca di usare solo nomi arcinoti e strapagati, e che alla sollecitazione del regista toscano che gli obiettava: "E quando poi sarai famoso che farai non ti userai più o ti farai pagare di meno?", rispondeva: "Intanto penso a diventare famoso, poi vederemo". In verità il discorso era più complesso e riguardava anche i budget dei film, ma fermiamoci all’aspetto interpretativo.

Il programma, per completezza di citazione delle fonti, era Match condotto da Alberto Arbasino, la cui prima puntata andò in onda il 24 novembre 1977. Il format rappresentò il primo esempio di dibattito televisivo fuori dalle confessioni di Maurizio Costanzo. Il primo duello ebbe per tema il teatro, e vide di fronte Giorgio Albertazzi e Memé Perlini, che non disdegneranno di prendersi a male parole. Tra gli storici incontri di quella stagione, Mario Monicelli vs. Nanni Moretti, Edoardo Sanguinetti vs. Alberto Moravia, Francesco Forte vs. Romano Prodi.

Peraltro, ovviamente, da persone intelligenti quali sono, Monicelli e Moretti hanno poi ripianato i loro dissapori, anche se solo dopo l’uscita de "Il Caimano" di Nanni Moretti, facendo, peraltro, scomparire i video su You Tube che ancora oggi compaiono nei link di Google con chiavi di ricerca legate a tale trasmissione. Ma su questo, da garante del diritto, do ragione sia ai contendenti, che alla piattaforma di You Tube.

Va dato atto, peraltro, a Nanni Moretti, di avere sempre (o quasi) dato opportunità a nuovi volti. Anche se, se vengono cancellati suoi video da You Tube (magari per rivendicazioni della RAI, magari dalla piattaforma, magari da  richieste dei due soggetti ripresi), non è che forse sarà anche un po’ colpa sua se non esiste (o degrada) l’opinione pubblica in Italia?

Ma, sia chiaro, non voglio polemizzare con lui, su questo tema specifico, anche se pure un maestro come lui dovrebbe prendere atto della complessità dei nuovi media.

E poi la questione principale di questo post non è questa (anche se …).

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4) La funzione del cinema nei paesi democratici

La vera questione è: "Perché, invece, nessuno osa più, nemmeno per i film in concorso?"

Forse perché in Italia, alla fine, manca una scuola e quindi poi ci si ritrova a fare i conti sempre con quei pochi nomi?

Secondo me non è così.

Valgono altre ragioni, legate ad altre motivazioni che non mi va di approfondire in questo post, ma che sono, in parte, uno degli aspetti dell’enorme stasi culturale che il nostro paese vive oramai da decenni, bloccato da logiche, troppo spesso ineludibili, di appartenenza, che non rendono al dunque libero, nella piena accezione del termine, un mezzo, invece, così necessario alla vita democratica della nazione come il cinema, la cui indipendenza dovrebbe al contrario rappresentare una garanzia inprenscindibile rispetto alla sua capacità di leggere, anche criticamente, e ancor più di rispecchiare (nel senso di mostrare come in uno specchio) la realtà contemporanea.

Tutto fuoriesce, ahimè, come sotto il controllo alchemico di forze oscure, che omologano un prodotto che sa di stereotipato, che non coglie le opportunità, che non scuote la coscienze quanto dovrebbe, che non ricerca, o peggio, non valorizza i talenti, che non alza alcun grido di opposizione ad un momento, invece, così buio della vita democratica del nostro belpaese.

Insomma la situazione del nostro cinema, anche se in ripresa dopo pellicole come "Gomorra" ed "Il Divo", non è buona, credetemi.

Anche se, sia chiaro, conservo il massimo rispetto per chi si adopera alla selezione dei film in concorso a Venezia, e che questo mio sfogo va molto aldilà delle pellicole scelte quest’anno che, invece, registrano il recupero di un regista come Pappi Corsicato che è stato allievo di uno dei cineasti spagnoli che maggiormente hanno interpretato quel senso di libertà a cui alludo in questo post: Pedro Almodovar, uno dei padri della Movida. So che anche Antonio Capuano è nuovamente al lavoro ed attendo con ansia il suo ritorno sugli schermi.

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E sono infinitamente grato alla mostra per il recupero di materiale inedito del maestro Pier Paolo Pasolini (la sua rabbia vista da sinistra tratta dal film che il produttore lo costrinse a condividere Giovannino Guareschi per avere un composit della rabbia vista dalle due ali estreme ed opposte della sinistra e della destra italiana, immagini proprio per questo inedite perché tagliate dal cineasta per fare spazio al materiale di Guareschi e che in qualche modo sono parte dell’incipit di questo blog).

Pasolini rimane, ancora oggi, un genio assoluto, e non solo del cinema, troppo ancora colpevolmente dimenticato e sulla cui fine fitti sono ancora i misteri. Ma anche di questo nessuno osa più parlare. Nemmeno a sinistra.

E la chiamiamo ancora democrazia.

7 commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    @Cinemasema a chi lo dici ;)

    Rob.

  2. Cinemasema ha detto:

    Volentieri. L’unico mio problema è il poco tempo di cui dispongo.

  3. Nonostantetutto ha detto:

    Già. Noi viviamo in un feroce regime democratico … ma credo non valga solo per l’Italia vale per tutto l’occidente.

    Una risposta è il cinema indipendente.

    Se vuoi ne parliamo in privato sulla mia mail del blog.

    Con stima vera.

    Rob.

  4. Cinemasema ha detto:

    Post molto interessante. In effetti è complicato capire perché il cinema italiano in generale non va. Ricordo che lo scorso novembre, in una conferenza a Poggibonsi, Greenaway affermò che ogni nazione ha il cinema che si merita. Probabilmente ha ragione, perché la crisi colpisce un po’ tutto il paese (mi limito agli aspetti culturali) e in particolare colpisce la stampa, secondo me poco incisiva e troppo legata a interessi di parte. Il cinema forse è più libero ma rimane comunque impantanato nella melma di un certo modo nostrano di fare politica.

  5. utente anonimo ha detto:

    Sempre proiettato avanti… sei sempre ricchissimo. Sai che penso. A presto, Chiara

  6. utente anonimo ha detto:

    E’ innegabile che Muller abbia gusto nello scegliere insieme al suo staff. E poi è un estimatore del sol levante, come potrebbe non starmi simpatico.

    Quest’anno forse riesce a bissare il ritorno del Maestro Miyazaki in terra italica, roba che all’estero ci invidierebbero da morire.

    Come vedi parlo di film e produzioni straniere.

    I film italiani oggi giorno sono rarissime volte decenti e soprattutto soffrono di preconcetti di “film da serie B” proprio da coloro che vanno a vederseli. Non per niente uno dei commenti più ascoltati durante le proiezioni de “il divo” è stato: “splendido, non sembra neanche un film italiano!”

    Amen.

    yours

    MAURO

  7. didolasplendida ha detto:

    qualche anno fa a Venezia, durante la mostra, Pappi camminava davanti a me, lo riconobbi e gli dissi “bravo Pappi”, lui si girò e mi ringraziò :-)

    e chi si può scordare la colonna sonora di chimera!

    ciao Rob

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