cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

La Banda – di Eran Kolirin (2007)

La Banda – di Eran Kolirin (2007)

analisi di eventi esistenti e linguaggio audiovisivo

La Banda

titolo originale: Bikur Ha-Tizmoret
nazione: Israele / Francia
anno: 2007
durata: 90′
sceneggiatura: Eran Kolirin
regia: Eran Kolirin
cast: Ronit Elkabetz (Dina), Sasson Gabai (Tewfiq), Uri Gavriel, Imad Jabarin, Ahuva Keren, Rubi Moskovitz, Khalifa Natour (Simon), Eyad Sheety, Saleh Bakri (Haled)
genere: Commedia
distribuzione: Mikado Film
Sito ufficiale: www.thebandsvisit.com
musiche: H. Shehadeh Hanna
fotografia: S. Goldman
montaggio: A. Lahav Leibovitz

Trama: In un tempo non molto lontano, una piccola banda musicale della polizia egiziana arrivò in Israele. Erano venuti per suonare ad una cerimonia, ma a causa della burocrazia, della sfortuna o per qualche altra ragione, sono arrivati all’aeroporto senza trovare nessuno che li aspettasse. Hanno cercato di cavarsela da soli, finendo per ritrovarsi in una piccola cittadina israeliana desolata e dimenticata, da qualche parte nel cuore del deserto. Una banda che si perde in una città dispersa nel nulla. Poche persone se lo ricordano … 

"Molti film affrontano le ragioni del perché non esiste la pace in Israele, nel mio film invece ho posto la questione del perché ci sia bisogno della pace".
Eran Kolirin
"Quando il linguaggio audiovisivo viene utilizzato come tramite per la ricerca di altri linguaggi universali – come la musica, l’amore, la speranza, la solitudine, il dialogo tra le etnie – ci troviamo improvvisamente catapultati, attraverso gli eventi e gli esistenti, dentro una storia che dal particolare trascende all’universale e finisce per tangere molti dei temi esistenziali, filosofici, persino poetici, arrivo a dire, della condizione umana".
Roberto Bernabo’


Il linguaggio dei linguaggi – a cura di Roberto Bernabo’


In questo post:

  1. Premessa
  2. Eventi
  3. Esistenti e loro point of conentration
  4. Lo sviluppo del conflitto
  5. Linguaggio audiovisivo:
    • "La musica sopra tutto"
    • La regia di Eran Kolirin
    • Le rese attoriali
  6. La catarsi ed il messaggio verso l’alto

1. Premessa

Quando questa pellicola è stata presentata alla scorsa edizione del Festival di Cannes e precisamente nella sezione "Un Certain Regard", facendo incetta di premi, si è capito da subito che ci si trovava difronte ad un autentico capolavoro. Testimoniato ed avvalorato dai numerosissimi ulteriori premi vinti nei molti Festival successivi ai quali il film ha partecipato.

Va aggiunto, peraltro, che il vero successo di questa pellicola è stato decretato dalla sempre più sorprendente risposta del pubblico in tutte le sale nelle quali è uscito in Europa.

2. Eventi

Se è vero che il film si basa su una banda è anche vero che l’azione viene agita alla fine da quattro esistenti cardine. Sono loro che nel corso del film daranno vita agli eventi della storia.

Gli stessi sono, invero, assai particolari mescolando significanze reali, accadimenti magari improbabili, a piani di narrazione più metaforici ed allegorici, dove anche il semplice fatto che l’azione viene svolta da una Banda della Polizia di Alessandria di Egitto e non dalla Polizia in quanto tale, contiene un meta-messaggio misto di poesia e valore cromatico invertito della divisa che assume, nel film, una gradazione di azzurro che suggerisce alla mente non tanto e non più l’evocazione di un potere quanto, piuttosto il tentativo possibile di un’integrazione filmico/paesaggistica/etnica nel contesto dell’azione.

Tentativo assai riuscito, peraltro, se nella notte dell’azione musicisti poliziotti e locali finiranno per condividere tutto.

Dal cibo, ai divertimenti, dai sentimenti, al sesso e persino le disperazioni e le difficoltà esistenziali.

Un sequenza di eventi, solo apparentemente sfortunati, che daranno agli esistenti nuove opportunità per conoscersi, per comprendersi e forse anche per amarsi. (Aiuto la mia analisi ha preso un’improvvisa deriva Marzulliana). 

3. Esistenti

Ritornando ora ai quattro esistenti:

Sasson Gabai   … Lieutenant-colonel Tawfiq Zacharya
Ronit ElkabetzDina
Saleh Bakri    … Haled
Khalifa NatourSimon

analizziamone insieme la loro specifica funzione drammaturgica.

In primis abbiamo il comandante Tawfiq Zacharya.

E’ sicuramente il personaggio chiave del film.

Tutte le storie ruotano intorno a lui.

E’ lui il vero demiurgo dell’azione.

In apparenza, dalle prime battute del film, ci apparirà come un personaggio burbero, autoritario, un po’ imbranato, magari, ma deciso e scostante.

Invece Tawfiq sarà l’esistente che ci riserverà le maggiori sorprese.

Intorno a lui una donna, Dina, proprietaria di un ristorante, figura ambigua.

Generosa, altruista, ma condannata a vivere in un desolato paesino nel cuore del deserto che sembra più uscito da una canzone di Daniele Silvestri che cito (il titolo è L’autostrada):

La casa era giusto al confine tra il vento e la sete
un posto abitato da fate
e da poche altre forme di vita ugualmente concrete
vicino all’incrocio di un paio di strade sterrate
che senza motivo apparente si incontrano
e poi, disperate, ripartono
tristi, così come sono arrivate
comunque a qualcuno una volta saranno piaciute
se poi sono state abitate
qualcuno che fermo all’incrocio pensò
"aspettiamo che arrivi l’estate"
l’estate da noi non è mica un periodo felice
che il caldo ti toglie la pace
la polvere copre ogni cosa
e ti spezza la voce, l’odore di verze marcite

La gente che passa ci guarda e prosegue veloce
ci osserva e prosegue veloce
magari saluta, ma sempre prosegue veloce

che dal film a cui stiamo assistendo.

E già in questa ambientazione surreale cogliamo il piano su cui gradualmente il film, grazie al point of concentration di questi due esistenti, trasla.

Ed allora il comandante, vecchio, raggrinzito, triste, solo, vedovo, trascorrerà – in bilico tra l’idea di non doversi lasciare andare per mantenere alta l’immagine dell’Egitto e della Banda di Alessandria e quella di cedere un pochino alla sua intransigenza, non fosse altro per dovere, buona parte della notte e, quindi, degli eventi del film, con la proprietaria del ristorante, la bellissima Dina, donna assai più giovane di lui, ma che già tradisce una bellezza che sfiorisce ed una vita colma di delusioni e di frustrazioni.

Il dialogo tra questi due esistenti è la parte d’intreccio che svelerà i significanti più profondi del film.

L’allegoria del comando che agisce un direttore di banda diventerà un gesto colmo di evocazione poetica, quasi se la musica e la sua interpretazione, da parte di una banda di solo otto elementi, che arriva dall’Egitto in Israele per la cerimonia d’inaugurazione di un centro di cultura araba, avesse il magico potere di fermare, per una notte, il conflitto etnico.

L’odio.

La diffidenza.

E di aprire una strada altra verso l’integrazione razziale e la comunicazione tra le genti.

Intorno a loro, che vivono per una notte quasi l’illusione di potersi amare, ruotano gli altri esistenti del film che danno vita a storie minori, certo, ma non per questo meno evocative.

Come Simon che grazie alla sua esuberanza giovanile, il suo talento musicale con la tromba ed il violino, la sua ossessione per il jazz americano e per Chet Baker in particolare, non solo è in grado di fare innamorare di lui tutte le ragazze che incontra, ma svolgerà due distinti ruoli drammaturgici nell’intreccio.

Quella di rievocare il conflitto tra Tawfiq Zacharya ed il suo figlio morto, azione molto importante nell’intreccio, che aiuterà quest’ultimo ad elaborare definitivamente il lutto anche della morte della moglie, ed a cambiare atteggiamento verso di lui, e quella di educatore sentimentale di uno dei ragazzi locali, assai imbranato, con il quale finirà per trascorrere la notte israeliana ed aiutarlo a dare il suo primo bacio ad una ragazza.

Quella dell’immagine postata su è sicuramente una delle sequenze più divertenti ed al tempo stesso agrodolci della storia.

Un intreccio che sa unire, in un unico, momenti brillanti nei quali il pubblico non può non ridere e di gusto, a momenti melanconici, tristi, intimisti e, ancora, momenti assai poetici come quando Dina, in una panchina della sua cittadina, inventa per Tawfiq luoghi inesistenti di un parco inesistente.

O come quando Tawfiq, alla richiesta magari superficiale di Dina del perché la banda della polizia suonasse un certo autore, lui risponderà: "E’ come chiedere ad un uomo perché non può fare a meno della sua anima".

Frase che consegniamo al lettore come emblema significante dell’opera.

4. Lo sviluppo del conflitto

Questo tema è praticamente quasi inesistente.

O meglio.

Il conflitto è più tra quello che la banda dovrebbe fare una volta arrivata in Israele, recarsi cioè subito nel luogo del concerto, e le avversità di ogni tipo che invece si metteranno tra questa missione, peraltro di vitale importanza per la stessa sopravvivenza della banda a rischio di tagli di budget, e la sua concreta realizzazione.

Esistono, invero, anche conflitti tra gli esistenti ed in particolare tra il comandante Tawfiq ed il giovane Simon, o tra alcuni locali tra di loro, ma si risolvono sempre tutti in una bolla di sapone nella notte dove molte cose cambieranno anche nella dinamica dei rapporti tra i componenti della banda.

Quasi come se il regista non volesse calcare la mano su questa componente dell’intreccio.

E questo, a guardare attentamente, è una cifra dello specifico filmico di un po’ tutto il cinema israeliano. Ma mi fermo qui perché questa considerazione andrebbe verificata e qualificata meglio, e farlo ci porterebbe fuori strada nella conduzione della nostra analisi.

Il personaggio forse più triste e crepuscolare della pellicola è certamente Haled, una sorta di vice di Tawfiq, che però ha il pregio di essere compositore, romantico, fedele alla moglie anche se divenuto troppo insicuro proprio a causa della lunga collaborazione con il solo apparentemente burbero comandante, chissà forse Haled era l’unico ad averne intuito lo spirito buono.

5. Linguaggio audiovisivo:

"La musica sopra tutto"

Non c’è dubbio che la musica ha un ruolo centrale in quest’opera.

Nonostante il film lascia intatte, in lingua originale, alcune tracce di dialogo sarà, assai di più di questa opzione, la musica a trasferirci la percezione di essere anche noi in viaggio con la Banda alla scoperta di un Israele molto particolare.

E saranno soprattutto le melodie in assolo (di clarinetto, di tromba), suonate Simon e Haled durante la fatidica notte, a filtrare il film in una sorta di ambientazione onirica, favorita non solo dall’inusualità, un po’ per tutti gli esistenti, della situazione, quanto per il fatto che la stessa evochi slanci improvvisi di aperture verso l’altro e verso una convivialità fatta di poche cose.

Un cocomero tagliato, un caffè, un bicchiere di vino.

La musica ha il compito di fare apparire questi gesti come dei gesti assoluti, definitivi, colmi di quel significato di pace di cui nell’incipit del post.

Nelle canzoni egiziane troveremo poi note e parole struggenti che, in coerenza con l’ambientazione e le storie degli esistenti, che ci parleranno di momenti passati bellissimi e sereni, ed il loro rimpianto.

Quasi come se la condizione umana, vista dalla poetica dell’opera, fosse fatta assai più di speranza che di certezza, e più di piccole cose quotidiane, che di eventi significativi. 

La regia di Eran Kolirin

Va detto che
Eran Kolirin dimostra una certa qual padronanza anche con la macchina da presa.

Molte sequenze colpiscono per il gusto sviluppato verso l’inquadratura ben costruita, l’immagine evocativa, un eccellente lavoro cromatico sulle luci per fare risaltare l’azzurro delle divise come un colore, mi ripeto, evocativo del tentativo di una integrazione.

Notevole non c’è che dire.

Le rese attoriali

Le rese attoriali sono tutte tra l’intenso, penso soprattutto a
Ronit Elkabetz (Dina), Sasson Gabai (Tewfiq), l’esilarante, penso a Khalifa Natour (Simon) ed l’intimista crepuscolare e qui siamo su Saleh Bakri (Haled).

Ma tutte di un livello notevole. Il cinema italiano avrebbe molto da imparare anche dagli israeliani.

6. La catarsi ed il messaggio verso l’altro


 
Il saluto di
Tawfiq a Dina è uno di quei momenti in cui il cinema arriva a commuovere, unendo, in quella sequenza, dramma, poesia, ilarità ed è forse proprio nell’esecuzione musicale che sopraggiunge a questa sequenza, quella per la quale la banda era partita, che intravediamo esplicitarsi formalmente la catarsi di Tawfiq, ormai liberatosi del peso delle della morti del figlio e della moglie, che, s’intuisce, stabilirà un rapporto diverso, meno rigoroso e severo, con il giovane Simon.

Ed è forse questo il vero messaggio verso l’alto, indirizzato chissà ai politici che gestiscono il conflitto israeliano palestinese, ed a tutti noi.

Ciascuno di noi nel suo privato, o nel suo lavoro, infondo, pensavo, combatte una guerra che non vale la pena di essere combattuta.

Buonanotte.

4 commenti

  1. […] già nell’altro mio blog e che oggi è all’ordine del giorno per le note vicende. Qui e […]

  2. […] di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo su questo bellissimo film di Eran Kolirin è  qui. Buona […]

  3. Cinemasema ha detto:

    Caspita che film! E che recensione! Su questo film ho letto altre recensioni positive e quindi già mi sto preoccupando di come fare a vederlo, perché purtoppo temo che non arriverà dalle mie parti (come sta capitando anche per altri film).

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