cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Youth without youth – di Francis Ford Coppola – analisi di eventi esistenti e linguaggio audiovisivo

Il tempo stimato per la lettura di questo post è di 20 minuti e di 20 secondi

"Youth without youth" – di Francis Ford Coppola

analisi di eventi esistenti e linguaggio audiovisivo

"Le conseguenze di una rinascita" a cura di Roberto Bernabo’

Un’altra giovinezza (titolo, come sempre inspiegabile, italiano). 
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Titolo originale:  Youth Without Youth
Nazione:  U.S.A.
Anno:  2007
Genere:  Romantico, Thriller
Durata:  121′
Regia:  Francis Ford Coppola
Sito ufficiale:  www.ywyfilm.com/

Cast:  Tim Roth, Alexandra Maria Lara, Marcel Iures, Bruno Ganz, Zoltan Butuc, Mirela Oprisor, Adrian Pintea, Dan Sandulescu, Theodor Danetti, Mircea Albulescu, Gelu Nitu
Produzione:  American Zoetrope, BIM Distribuzione, Bavaria Atelier GmbH, Pricel
Distribuzione:  BIM
Data di uscita:  Roma 2007
26 Ottobre 2007 (cinema)
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Plot outline: Esoterismo, ribaltamento alchemico, gnosi vs. amore, tempo, origini del  linguaggio e suoi legami significanti nelle religioni – nell’allegorica, faustiana, ciorniana, e metaforica pellicola del grande vecchio Francis Ford Coppola – prima stesura del post.
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In questo post:

1. Prima premessa autoreferenziale
2. Seconda premessa – perché Francis Ford Coppola ha girato questo film?
3. Terza premessa – i riferimenti al Dr. Faust
4. Quarta premessa – i riferimenti specifici all’opera di Goethe
5. Quinta ed ultima premessa – chi era Mircea Eliade
    5.1. La vita di Mircea Eliade
    5.2. Il pensiero di Mircea Eliade
6. Analisi di eventi ed esistenti e linguaggio audiovisivo (spoiler)
    6.1. Il dilemma: amore vs. gnosi
    6.2. Il doppio
    6.3. La questione finale e la terza rosa
7. Conclusioni
§§§

1. Prima premessa autoreferenziale

Mi sono spesso chiesto, da piccolo, cosa sarebbe accaduto se fossi morto.

Per un certo periodo della mia infanzia era una delle domande ricorrenti a mia madre.

Lei mi rispondeva:

"Chiudi gli occhi e la bocca e prova a non respirare".

Forse è così in qualche modo, inconsapevolmente, che è nata una parte dei miei interessi vorremo classificare probabilmente impropriamente "esoterici".

Come se un bambino che si pone questioni del genere, entrasse, o potesse entrare, a sua volta, nell’interesse di altre e misteriose forze e non specificheremo se del bene o del male, anche perché non avrebbe senso.

§§§

2. Seconda premessa – perché Francis Ford Coppola ha girato questo film?

Perché Francis Ford Coppola ha girato questo film?

Se cercherete in rete Coppola andava a vuoto da anni su un paio d’idee che non decollavano.

Francis Ford Coppola parla di "Youth without youth"

La storia mi riguardava da vicino. A 66 anni cominciavo a sentirmi arrivato a fondo corsa. Non giravo un film da otto anni, e non volevo farne un altro come quelli che facevo una volta. Mi sentivo frustrato dalla mia incapacità di finire la sceneggiatura di un film che sognavo da tempo, Megalopolis. Ho iniziato a pensare che l’unico modo per risolvere il dilemma di ritrovare l’ispirazione fosse ritornare giovane, mettendo da parte tutta l’esperienza accumulata e provare a ritrovare l’attitudine mentale di uno studente.

Re-inventare me stesso facendo finta di non avere mai avuto una carriera cinematografica e desiderando invece di averne una.

Uno dei vantaggi della "giovinezza" nell’arte è l’ignoranza, sapere così poco da non temere di sperimentare. L’inconsapevolezza che alcune cose su cui si fantastica sono effettivamente impossibili da realizzare. Quando terminai le riprese di Apocalypse Now ho pensato: "Se avessi avuto allora la consapevolezza che ho oggi non ci avrei neanche provato". Certamente l’età d’oro porta con sé "esperienza" ed è una cosa che non va sottovaluta, tuttavia quando si lavora in un campo artistico, l’incapacità di provare paura è una condizione più desiderabile dell’esperienza. E’ una situazione molto vicina all’innovazione, mentre l’esperienza spesso può essere assimilata alla paura. Dopo che sei caduto dall’albero più volte, hai sperimentato il dolore della ferita e l’imbarazzo di essere ridicoli, diventa sempre più difficile essere audaci in quello che si fa o persino in quello che si prova a fare.

Siccome il copione di Megalopolis esplorava i concetti filosofici di tempo e coscienza, l’ho spedito a una persona che speravo potesse avere qualcosa di interessante da dirmi, Wendy Doniger, una vecchia compagna del liceo che oggi insegna mitologia comparata e induismo all’Università di Chicago.

Wendy mi ha risposto inviandomi alcune citazioni sul tempo scritte dal suo mentore, Mircea Eliade, e mi ha suggerito di leggere un suo racconto, Un’altra giovinezza.

Non è stato facile trovarlo, ma ci sono riuscito. Mentre lo leggevo, sapevo di avere trovato il mio soggetto. Si può vedere il film come una storia faustiana (analoga, per alcuni versi, al Faust di Goethe): un uomo anziano torna giovane, ha l’opportunità di finire la sua grande opera e di innamorarsi di nuovo, ma non riesce a finire l’opera proprio perché s’innamora.

E’ il suo sacrificio estremo.

Ma può anche essere l’occasione per imparare qualcosa sulla filosofia indiana.

C’è una differenza fondamentale tra il modo orientale e quello occidentale di interpretare la vita.

Il filosofo indiano non è confuso quando parla di passato, presente e futuro. La reincarnazione è parte integrante della loro filosofia, e chi la studia acquisisce una visione più ampia di cosa sia l’esistenza, o di cosa siano i sogni.

E’ ricorrente nel film, tra gli altri simboli, quello del "doppio" che come sottolinea la mia amica docente Wendy Doniger "porta sulle spalle il peso filosofico della storia. Rappresenta una scissione nella natura del protagonista Dominic (interpretato da Tim Roth), tra lo scienziato che cerca una spiegazione per tutto, la parte fredda, e l’uomo che incontra una donna e vuole continuare a vivere, vuole amarla, cioè la parte calda".

E’ un modo stupendo per rappresentare la consapevolezza interiore e la coscienza di sé.

Gli esseri umani possiedono una coscienza multidimensionale, in effetti i problemi legati al dualismo sono molto collegati alle religioni dell’India.

Ho imparato molto da Mircea Eliade, semplicemente ripercorrendo le sue orme. Ho sempre pensato che se stai lavorando a un film che affronta temi di cui vorresti sapere di più, il solo fatto di realizzarlo ti garantisce che imparerai qualcosa (mi ricorda l’esperienza di blogger n.d.r.).

E’ stato eccitante scoprire in questo racconto di Eliade gli stessi temi che spero ardentemente di comprendere meglio:

  1. il tempo
  2. la coscienza (io tradurrei la conoscenza)
  3. e l’aspetto fantastico della realtà.

Per me è stato come ritornare alle ambizioni giovanili che avevo da studente sul fare cinema.

Quando ho letto la storia, sapevo che se avessi fatto il film avrei imparato a esprimere il tempo e i sogni nel linguaggio del cinema. Fare un film è come fare una domanda, e quando hai finito, la risposta è il film.

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3. Terza premessa – i riferimenti al Dr. Faust

Faust o Faustus è il protagonista di un racconto popolare tedesco che è stato usato come base per numerose opere di fantasia. Il racconto riguarda il destino di un sapiente (scienziato o chierico) chiamato Faust il quale, nella sua continua ricerca di conoscenze avanzate o proibite delle cose materiali, invoca il diavolo (rappresentato da Mefistofele), che si offre di servirlo per un periodo di tempo, al prezzo della sua anima.

Un anonimo autore tedesco scrisse il volume in prosa "Historia von D. Iohan Fausten" nel 1587, che venne tradotto da "P. F., Gent[leman]" nel 1592 come "La storia della vita dannata e della meritata morte del Dottor Iohn Faustus".

Quest’opera fu la base dapprima dell’opera teatrale di Christopher Marlowe "La tragica storia del Dottor Faustus" (pubblicata attorno al 1600) che a sua volta ispirò poi il "Faust" di Goethe, considerata la più importante tra le opere ispirate al racconto.

Il racconto ha una possibile base nel Dottor Johann Georg Faust (ca. 14801540), che nacque nel villaggio di Knittlingen (Württemberg) e ottenne una laurea all’Università di Heidelberg nel 1509. Questa identità non è definita, e potrebbe semplicemente essere il caso che il nome di "Faust" sia stato collegato ad alcuni racconti leggendari su un alchimista ciarlatano (alcuni dicono un "astrologo e necromante"), il cui orgoglio, vanità e il vile trafficare lo conducono alla dannazione.

La scarsa reputazione di "Faust" divenne leggendaria quando, mentre era in prigione, in cambio di vino "si offrì di mostrare ad un cappellano come rimuovere i peli dalla faccia senza usare un rasoio; il cappellano procurò il vino e Faustus diede al cappellano un unguento all’arsenico, che rimosse non solo i peli, ma anche la carne." (Barnett).

Un’altra ispirazione plausibile per il Doctor Faustus di Marlowe è John Dee (1527-1609), che praticava forme di alchimia e scienza e sviluppò la cosiddetta magia Enochiana.

Il Doctor Faustus di Marlowe sembra essere basato quasi interamente sulla traduzione del 1592 di "P.F.", con un prestito aggiuntivo dall’Acts and Monuments di John Foxe, negli scambi tra Papa Adriano ed un papa rivale.

Il meme "Patto col diavolo" è una diffusa eredità culturale.

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4. Quarta premessa – i riferimenti specifici all’opera di Goethe

Johann Wolfgang von Goethe ha lavorato al suo Faust per sessant’anni, dal 1772 al 1831, costruendo un’opera monumentale che doveva consacrare il suo autore come il massimo scrittore di lingua tedesca e far entrare il suo personaggio nell’immaginario collettivo come simbolo dell’anima moderna.

Il romanzo è stato scritto in tre momenti successivi: l’ Urfaust, scritto tra il 1773 e il 1775, influenzato dalle rappresentazioni del Faust di Christopher Marlowe a cui il giovane Goethe aveva assistito sotto forma di teatro delle marionette (vedi Faust per il personaggio storico). L’Urfaust appartiene culturalmente alla corrente letteraria tedesca dello Sturm und Drang e venne pubblicato, con alcune aggiunte, nel 1790 sotto il nome di Faust. Ein Fragment.

In seguito (1808) pubblicò un ulteriore seguito, che già ricade nella corrente letteraria del classicismo, Faust. Erster Teil (Faust. Prima parte): Faust scommette con Mefistofele (il diavolo) che, se fosse riuscito a fargli vivere un attimo di piacere tale da fargli desiderare che quell’attimo non trascorresse mai, avrebbe avuto la sua anima. Il diavolo gli fa conoscere la giovane Gretchen.

In Faust. Zweiter Teil (Faust. Seconda parte, 1832) la scena si allarga per celebrare l’unione tra letteratura classicistica e mondo classico, simbolicamente Faust che viene sedotto da Elena di Troia. In seguito, preso da nostalgia, Faust si stabilisce in un appezzamento costiero, applicandosi costantemente per bonificare la zona. Al momento della morte, Mefistofele reclama la sua anima, che però sale al cielo per il suo costante impegno a favore del bene e della società. Nel finale, un angelo spiega il motivo per il quale Faust è stato salvato: la sua continua aspirazione all’infinito.

L’opera ebbe un successo straordinario: fra i suoi appassionati lettori si può citare Lenin che portò con sé solo questo libro durante il suo esilio in Siberia. Il nazismo, invece, ebbe un rapporto più complesso con l’opera: Hitler dichiarò di non stimare per niente Goethe, tentando addirittura di epurarlo dalla storia della letteratura tedesca. Alla fine, però, prevalse la ragion di stato e non osò procedere contro un tale mostro sacro.

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5. Quinta ed ultima premessa – chi era Mircea Eliade
Mircea Eliade (Bucarest9 marzo 1907 – Chicago22 aprile 1986) è stato uno storico e scrittore rumeno. Uomo di cultura vastissima e di straordinaria erudizione, grande viaggiatore, parlava e scriveva correntemente 8 lingue: rumeno, francese, tedesco, italiano, inglese, ebraico, persiano e sanscrito.

5.1. La vita di Mircea Eliade

Figlio di un capitano dell’esercito, a 14 anni pubblicò il suo primo romanzo, Come ho scoperto la pietra filosofale.

Nel 1925 si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia all’università di Bucarest. Furono, quelli, anni di incontri e di viaggi: Emil Cioran (che nel 1986 gli dedicherà uno dei suoi Exercises d’admiration) e Eugène Ionesco, con i quali mantenne una lunga amicizia; due soggiorni in Italia nel 1927 e nel 1928; e infine, dopo la laurea in filosofia con una tesi su La filosofia italiana da Marsilio Ficino a Giordano Bruno, una borsa di studio per studiare a Calcutta la filosofia indiana con Surendranath Dasgupta.

Il viaggio in India durò dal novembre 1929 al dicembre 1931, avendo come sede principale Calcutta (dove E. cominciò a studiare il sanscrito), ma comprendendo anche un viaggio e soggiorno in un ashram dell’ Himalaya.

L’esperienza e gli studi di questo periodo e lo stretto contatto con le religioni dell’India influenzarono e orientarono profondamente il suo pensiero.

Fu qui che preparò la sua tesi di dottorato, discussa a Bucarest nel 1933, pubblicata a Parigi nel 1936 con il titolo Yoga, essai sur les origines de la mystique indienne, che diventerà poi Lo yoga, immortalità e libertà.

Dal 1933 al 1940 insegnò filosofia all’università di Bucarest e svolse un’intensa attività editoriale, pubblicando vari romanzi e saggi. Fu in questo periodo che, per la sua amicizia con Nae Ionescu, sempre più legato all’organizzazione estremista di destra "La guardia di ferro", venne etichettato come ideologo della destra estrema. In realtà la sua posizione politica personale è sempre stata molto più sfumata, pur essendo indubbio il suo anticomunismo.

Nel 1940 Eliade viene nominato consigliere culturale dell’ambasciata rumena, prima a Londra poi, dal 1941 fino al settembre 1945 a Lisbona.

Alla fine della guerra è a Parigi che diventa la sua residenza di riferimento fino al 1956.

Qui insegna, scrive, ha contatti fittissimi con università e intellettuali di vari paesi (invitato da Jung comincia a partecipare alle conferenze di Eranos nel 1950), ma conduce sostanzialmente una difficile vita da esule.

Dal 1957 la sua attività ufficiale fu di professore di storia delle religioni all’università di Chicago, ma nel frattempo continuò a viaggiare moltissimo, a pubblicare (quasi tutto in Francia) e a svolgere fittissime attività accademiche. Dal 1960 al 1972 diresse, insieme a Ernst Jünger, la rivista di storia delle religioni Antaios, pubblicata dall’Editore Klett di Stoccarda.

Morì a Chicago il 22 aprile 1986, un mese dopo l’uscita, a Parigi, dell’ultima raccolta di saggi – Briser le toit de la maison.

5.2. Il pensiero di Mircea Eliade

Eliade fu fenomenologo delle religioni, studioso ed espertissimo di yoga e di sciamanesimo, filosofo e saggista.

Per i contatti giovanili con l’estrema destra rumena detti sopra, lo studioso è stato tenuto lungamente al bando e screditato, tra gli intellettuali italiani e, per converso, assai caro e citato dalla destra nostrana. Entrambe le posizioni costituiscono un pre-giudizio che nulla ha a che vedere con il valore dello studioso e del letterato, proposto 10 volte (sia pure senza esito) per il premio Nobel della letteratura.

Al centro del pensiero di Eliade c’è il concetto di mito come ierofania (apparizione / rivelazione del sacro).

Il mito è un atto di creazione dello spirito indipendente dalla storia, ma che anzi fonda esso stesso la storia, e che nel corso della storia si ripete e ritorna ciclicamente. La storia delle religioni è quindi storia delle ierofanie che si ripetono nel tempo dell’uomo, riproponendovi l’alternanza sacro / profano (sia nel tempo – con le feste – che nello spazio – con i "centri del mondo") e riattualizzando per questa via i miti primordiali.

Fonte paragrafi 3, 4 e 5: Wikipedia Italia

6. Analisi di eventi ed esistenti e linguaggio audiovisivo (spoiler)

Magari ho un po’ esagerato con le premesse … ma mi serviva per comprendere che la cosa più importante per penetrare questa opera è quella di cogliere, quantomeno ad un primo livello propdromo per eventuali successivi approfondimenti, i riferimenti che lo stesso traspone dal letterario al filmico ed allora solo lì si potrà discutere, con la dovuta competenza, di questa considerevolmente innovativa operazione cinematografica.

Anche se uno dei nodi da sciogliere, arrivati a questo punto del post, è se il vecchio Coppola ha effettivamente realizzato una semplice trasposizione o se, dopo la lettura del romanzo di Mircea Eliade, egli non abbia, piuttosto, colto e trasposto molto di quello che è stato il suo personale percorso esistenziale.

Cast (tratto da IMDB)


Tim Roth Dominic

Alexandra Maria Lara Veronica / Laura
Bruno Ganz Professor Stanciulescu
André Hennicke Josef Rudolf
Marcel Iures Tucci
Adrian Pintea Pandit
Alexandra Pirici Woman in Room 6
Florin Piersic Jr. Dr. Gavrila
Zoltan Butuc Dr. Chirila
Adriana Titieni Anetta
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Dominic = Francis Ford Coppola = Goethe = Mircea Eliade.

E’ codesta un’equazione possibile?

Come no, un regista dell’estro di Coppola, che vaga alla ricerca del suo nuovo film, "trova" quasi inevitabilmente Mircea Eliade.

Un vecchio viene colpito da un fulmine nel giorno di Pasqua del 1938 (ma l’anno è irrilevante) e rinasce.

Un riferimento ribaltato alla resurrezione, dopo la morte in croce, di qualcun’altro.

Le scelte formali, in questo ambito, non casualmente ribaltano l’immagine quasi a suggerirci una lettura altra del mistero più discusso della religione cristiana. Che implica anche questioni di ebraesimo.

Chi incontra questo Dominic?

Una donna. La donna. Colei che da sempre ama (ma la portata di questa affermazione la scoprirete solo in sala) che risale nel tempo alla ricerca, coerente con i suoi studi, alle origini del linguaggio (tema che rievoca il mito dei miti la creazione, e la distruzione non solo dell’uomo, ma, forse, anche della sua possibilità di comprendersi).

Qui il film, almeno a mio modo di vedere, risale, anche, verso scelte formali che metaforicamente accompagnano questa prospettiva, attraverso opzioni che suggeriscono allo spettatore più cinefilo come Fringe, una coerenza che è esoterica appunto perché non esplicitamente dichiarata neanche nelle interviste.

Dal punto di vista degli eventi il nucleo del film propone una scelta.


6.1. Il dilemma amore vs. gnosi

Vivere o ri-vivere l’amore, suggerne quasi in maniera malefica tutto il suo potere che lo stesso conferisce, e che ha uno stretto legame con la nostalgia della giovinezza (… e di cui il sesso è un tramite poco esplorato filmicamente forse solo appena accennato), tema ossessivo anche in Cioran, o continuare nella ricerca della conoscenza.

Qui il ribaltamento tra

Mircea Eliade e Goethe è palese perché mentre nel romanzo di Eliade la scelta condanna l’uomo alla sua fine, nel Faust di Goethe la scelta viene ritenuta da Dio come massima aspirazione umana e pertanto meritevole del perdono.

Per quanto inutile in entrambi i casi.

Assistendo al film o leggendo il romanzo troverete citato più volte il termine "la grande opera", termine con cui gli alchimisti chiamavano l’opus alchemico.

Sia il film che il libro narrano di un opus alchemico fallito, ed il fallimento dell’opus è, come al solito, un evento tragico per chi lo ha tentato.

L’obiettivo dell’opus del protagonista era quello di una gnosi totale, che includeva l’amore, era amore totale: il fallimento dell’opus disgiunge ricerca e amore e porta pertanto inevitabilmente alla morte, a una morte definitiva, senza più speranza.

La ierofania (una maifestazione cioè soprannaturale del sacro) di cui si tinge il film è in realtà, come nel mito faustiano, una cratofania: un tentativo straziante di raggiungere la cratofania. 

6.2. Il doppio

Il doppio che vediamo raffigurato ed interpretato direi in maniera sconcertante da Tim Roth a cosa allude?

Sicuramente siamo difronte ad una sorta di figura allegorica.

Il doppio è il sogno.

Ed il sogno è la congiunzione tra l’io terreno ed il suo protettore (l’angelo custode?) o meglio il suo altro divino.

La materializzazione del doppio nella vita di Dominic è un chiaro riferimento al ribaltamento alchemico.

In un unico esistente valori ambivalenti anche se di segno inverso. L’io divino spinge Dominic alla conclusione della sua opera sulla ricerca delle origini del linguaggio, mentre l’io terreno comprende la parzialità di questa conoscenza, la sua irrilevanza rispetto al dilemma esistenziale dello scrittore, e si sacrifica per salvare l’amore, rinunciandovi.

Nel dialogo tra gli opposti la vita.

Nel termine del dialogo la morte.

L’unico vero significante e verità della vita nella visione di Eliade, e forse, e sottolineo forse, dello stesso Coppola.

Il film ci lascia addosso un freddo, un gelo.

I riferimenti ad Hitler ed a verità storiche precise non devono trarre in inganno.

Queste sono la materializzazione visibile, conoscibile ai più, del potere dei demoni.

Si pensi alla sequenza di titoli che sintetizzano alcuni degli abomini dell’ultimo secolo.

Tutto il racconto è invece traslato splendidamente dal punto di vista filmico, su un piano fuori dal tempo.

Che è forse il significante più mistificante dell’opera.

Cosa è il tempo ce lo suggerisce il regalo che Laura (poi Veronica) fa a Doiminic nella prima vita a cui assistiamo: un orologio d’argento che simboleggia quanto il tempo sia (solo) un’invenzione o meglio un’esigenza dell’uomo, ma non della dimensione reale dell’esistenza.

Non parlerò, per una volta, di anacornie, non perchè non avrebbe senso, quanto piuttosto perché in questo film il tempo non è gestito filmicamente con espedienti così accademici.

Il tempo è un elemento alchemico della trama.

Gli esistenti sono, nello stesso tempo, in avanti e in indietro rispetto all’asse spazio tempo con il quale nella nostra finita realtà (anche filmica) prendiamo in considerazione gli eventi della vita (o di una proiezione cinematografica).

Ma nei riferimenti orientali/indiani che vengono espressamente toccati tangezialmente dalla trama, quali:

  • la trasmigrazione delle anime
  • il riconoscersi attraverso lo sciamanesimo
  • il comprendere cose che non si conoscono antecedenti alla nostra vita attuale

comprenderemo che il tempo ed il suo scorrere non sono posti allo spettatore nelle accezioni più canoniche e tradizionali. (Forse anche un riferimento a scelte formali del cinema?)

6.2. La questione finale e la terza rosa

Ora la questione fondamentale del film. Il dilemma del plot è:

A chi brama la ricerca della conoscenza in vita è concesso anche l’amore?

O anche il contrario?

Coppola la chiama consapevolezza io preferisco il termine di gnosi.

Ma pare che sia il regista (non so quanto per un’ortodossia verso il romanzo) che lo scrittore giungano alla stessa conclusione.

La conoscenza (ed il suo indicibile patto con chi la possiede) ha un prezzo.

La rinuncia dell’amore.

Nel film e nel romanzo parrebbe che Dominic nel comprendere l’impossibilità di possedere (senza la morte) la totalità della conoscenza, rinunzi all’amore facendo salva la vita alla sua amata (in maniera ribaltata rispetto alla prima vita).

Forse questa disperazione di fondo, suggelata dalla separazione di Dominic dal suo doppio, e prima dalla sua amata, ci lascia addosso un senso di solitudine, di morte, di disperazione, che è reso filmicamente, aldilà, per una volta, delle scelte formali, in una maniera così perfetta da indurci una parziale condivisione di questo spleen.

Si esce, infatti, dal film quasi infreddoliti dal gelo e dalla disperazione della sequenza finale, che non è una fine quanto forse, piuttosto, un continuo – agito dalla voce femminile di Veronica, fuori campo, in tutte le possibili accezioni di questa definizione, che chiede (a se stessa o è la voce femminea dello stesso Dominic) dove collocare la terza rosa, essendo lei stessa la terza rosa – un continuo dicevo, comunque disperato in quanto condanna perenne ad un dilemma senza soluzione.

Una gioventù senza giovani, appunto.


Un’ultimissima considerazione: Tim Roth è semplicemente straordinario e vale da solo tutto il prezzo del biglietto.

7.  Conclusioni

Per quanto "Youth Without Youth" è uno di quei film per i quali non puoi fermarti ad una sola visione, e che, come molte opere che affrontano temi così complessi, può essere il punto di partenza per approfondire e scoprire, non dico tutti, ma almeno i principali riferimenti a cui s’ispira.

In questo limitatissimo tentativo svolto anche grazie all’aiuto di A.S., che ringrazio, ne restituisco alcuni, ma si potrebbe citare Oscar Wilde ad esempio ed "Il ritratto di Dorian Gray", per dire.

E bisognerebbe avere una preparazione sulle relgioni orietali, indiane ed anche cattoliche, e sulle origini dei linguaggi, che non possediamo. Qui si parla solo male l’italiano e un po’ meglio il napoletano ;)

Mi consola il fatto con il quale, al momento, mi sembra di poter concludere questo post e che si riassume nella considerazione che per quanto ci si possa sforzare di raggiungere questa tanto bramata, dagli alchimisti, consapevolezza, o gnosi, o conoscenza che dir si vogli, la stessa resterà, rispetto ai misteri dell’esistenza che si propone di affrontare, in qualunque modo la pensiate, comunque un’operazione parziale.

Alla prossima.

14 commenti

  1. […] “Youth without youth” – di Francis Ford Coppola. Qui la mia analisi del […]

  2. […] Una dettagliata analisi sul film di Francis Ford Coppola è qui. […]

  3. Nonostantetutto ha detto:

    @Simona Grazie della segnalazione e dei complimenti ;)

    Rob.

  4. utente anonimo ha detto:

    Rob, complimenti!!! Comunque Eliade non ha fatto altro che sviluppare temi già presenti nel folclore romeno, che tragono le stesse radici con la filosofia indiana e orientale in generale del grande mito, quello della creazione e della conoscenza, se tu leggi anche le altre sue novelle o romanzi, troverai le stesse domande: se il tempo non è quello che è, se la realta non è quello che sembra, come reaggiamo noi, che punti di riferimento ci rimanerebbero? Purtroppo il mondo occidentale ha perso l’approccio metafisico alla trascendenza, un po’ è rimasto tuttora nell’europa dell’est, molto di più in asia e sud america. Ti consiglio di leggere “Dalle zingare e altri racconti” e “Le tre grazie” che riprende gli stessi miti, quello del tempo e della rinascita. Simona

  5. Nonostantetutto ha detto:

    @Chiara La cosa importante è condividere un percorso.

    Grazie per le belle cose che mi dici, davvero, sapere di avere lettrici come te mi ripaga non sai quanto … o forse lo sai?

    Grazie del tuo delicato passaggio e di condividere con me la tua passione per il cinema.

    Rob.

  6. utente anonimo ha detto:

    … non riesco proprio a non lasciare un segno tangibile… questo post l’ho retto e riletto che quasi mi si è “consumato” sul display. Sentirsi ripetere che si ha talento credo non dispiaccia mai, quindi te lo ripeto di nuovo. Straordinario e ricco post. Chiara

  7. Nonostantetutto ha detto:

    @parachimy In effetti anche io pesno di rivederlo. Magari dopo la lettura di qualche altro testo.

    @noantri Caro Ste sono contento della vostra visita il vostro blog è molto famoso in rete e grazie per le belle cose che mi dici.

    Non li scrivo tutti così i post ma le analisi si ;)

    Avere una conoscenza approfondita dei temi sviluppati nel film di Coppola significherebbe essere diventato o uno sciamano o un’alchimista, non credo che un blogger possa ambire a tanto ;)

    @Minstrel Mauro non capirò mai perché spesso accedi non loggato … il mio computer praticamente rimane sempre in login.

    Grazie a te come sempre dell’attezione e della stima, è sempre un piacere averti qui.

    Un saluto a tutti.

    Rob.

  8. utente anonimo ha detto:

    Ti stampo e ti porto a pranzo! Grazie del passaggio da me e per avermi pensato in grado di comprendere le trame insite in tanto ben di Dio formato post!

    Un caro saluto, a presto, contaci!

    yours

    MAURO

  9. noantri ha detto:

    Minchia, le scrivi tutte così le recensioni o eri particolarmente ispirato? :-)

    Non l’ho letta tutta perché devo ancora vedere il film e io adoro leggere le recensioni solo dopo la visione. Per recensioni così approfondite, poi, vale la pena di conoscere l’oggetto raccontato.

    Alla prossima, complimenti!

    (e lunga vita al Maestro)

    [Ste]

  10. parachimy ha detto:

    Concordo pienamente…. inoltre, come sottolinei giustamente, sarà necessaria una seconda visione (nn ho ancora deciso quanto a breve).

    Ciao, a presto

    Chimy

  11. Nonostantetutto ha detto:

    @Chimy Grazie a te e complimenti anche per la tua di analisi, condivido molte delle cose che hai detto anche se un tentativo di un opus alchemico fallito non può non avere che una caduta. E’ esattamente di quello che si parla.

    E se la caduta arriva vuole dire che Coppola è riuscito anche in questo intento, almeno secondo me ed anche in questo intravedo un’operazione di una potenza assoluta.

    Ti ho linkato nel mio blog nella sezione blog cinéphile.

    Un saluto.

    Rob.

  12. parachimy ha detto:

    Complimenti x la bellissima analisi… mi fa piacere vedere che ci sono altri che l’hanno apprezzato e che non si sono fermati ad una visione superficiale.

    Ciao

    Chimy

  13. Nonostantetutto ha detto:

    @honeyboy Forse ormai è tardi per il libro … e sempre grazie a te per il commento.

    Anche se, almeno secondo me, il tema, per una volta, non è quello di verificare come è stata realizzata l’operazione, mai facile, di trasposizione dal letterario al filmico, ma è quello di comprendere perché un regista del calibro e del talento indiscutibile, andiamo, come Coppola, dopo dieci anni di silenzio, abbia deciso di girare proprio questo film.

    Un saluto.

    Rob.

  14. honeyboy ha detto:

    ne avevi di cose da dire!

    grazie per gli spunti (e anche per le premesse, preziosissime)

    devo rivederlo, perchè vorrei anch’io spingermi ad interpretazioni più profonde che purtroppo ad una prima “lettura” del film avrei trovato azzardate

    soprattutto ho appena deciso di procurarmi il libro prima di vedere il film :-)

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