cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

“Il divo” – di Paolo Sorrentino

"Il divo" – di Paolo Sorrentino

Paolo Sorrentino vs. Giulio Andreotti



E’ certo il nuovo film di Paolo Sorrentino, "Il divo", parlerà di Giulio Andreotti.

Molte delle ricostruzioni degli interni sono state girate a Torino e non a Roma, dove sono poche le sequenze, alcune anche a Montecitorio.

Il film farà discutere per il ritratto che emergerebbe del mitico senatore a vita che ha subito processi per mafia.

Ritorna nel cast, con il regista napoletano, l’attore dei suoi primi due film Toni Servillo … e noi non vediamo già l’ora che la pellicola approdi nelle sale.

Le riprese sono terminate in questi giorni, ed ora il materiale girato è in fase di montaggio.

La curiosità

Per due giorni l’aula ed il transatlantico di Montecitorio a Roma, sede del Parlamento della Repubblica, è stata trasformata in un set cinematografico per le riprese del film "Il Divo" (2007, Italia) di Paolo Sorrentino. In parlamento sono state, infatti, girate le scene della pellicola, incentrata sulla storia del senatore a vita Giulio Andreotti (interpretato dall’attore Toni Servillo), sulla votazione in seduta comune che, nel 1992, porto’ all’elezione di Oscar Luigi Scalfaro come Presidente della Repubblica. E’ la terza volta che alla Camera del Deputati si gira un film. (Fonte cinemaitaliano.info)

Il film, prodotto da Lucky Red, Indigo Film e Parco Film, è stato girato tra Roma, Torino e il capoluogo siciliano, che è stato anche l’ultima location.

Insieme al grande Toni Servillo, ci saranno anche Anna Bonaiuto nel ruolo della moglie di Andreotti (insieme anche ne La ragazza del lago di Andrea Molaioli, e Morte di un matematico napoletano, di Mario Martone). Il cast vanta inoltre la partecipazione di Piera Degli Esposti, Fanny Ardant, nel ruolo di una nobildonna, e di Giorgio Colangeli. E  dell’inevitabile Michele Placido.

Segnalazioni

Marcella Libonati è stata l’assistente alla regia di Paolo Sorrentino in quest’opera.


Marcella ha già lavorato al fianco di Edoardo Winspeare, nel suo terzo lungometraggio "Il Miracolo".

E’ stata anche aiuto regista di Massimo Venier nel film "Mi fido di te" di Ale e Franz ed adesso si accinge ad affiancarlo di nuovo, sempre come aiuto regista, sul set dell’ultimo film di Aldo Giovanni e Giacomo di cui partiranno, a giorni, le riprese.

Marcella, giovanissima, ha già esordito come regista nel film: A Levante, dedicato al Salento.

Io direi che merita di essere tenuta d’occhio.



Titolo Originale
: … A LEVANTE

Regia: Marcella Libonati, Luigi Filotico, Stefano Chiodini, Giovanni De Blasi, Gianluca Camerino, Carlo Michele Schirinzi, Alessandro Valenti

Interpreti:  Fabrice Scott, Chiara Torelli, Maya Sansa, Leonardo Dimilito, Anna Dimitri, Ippolito Chiarello, Lamberto Probo, Carlo Michele Schirinzi, Veronica Teramo

Durata: h 1.45
Nazionalità: Italia 2003
Genere: commedia
Al cinema nel Maggio 2004

•  Altri film di Marcella Libonati
•  Altri film di Luigi Filotico
•  Altri film di Stefano Chiodini
•  Altri film di Giovanni De Blasi
•  Altri film di Gianluca Camerino
•  Altri film di Carlo Michele Schirinzi
•  Altri film di Alessandro Valenti

Fabrice è un giovane fotografo francese appena sbarcato in Puglia. Giunto a Otranto,viene subito catturato dal luogo, dai volti, da tutto ciò che appartiene a questa terra così diversa dalla sua.
In questo vagare il suo sguardo incontra quello di Chiara, una ragazza del posto.

Fabrice subito affascinato la insegue. Da questo momento "sfiorerà", nelle sua ricerca tra le vie del paese, persone e storie che lo spettatore avrà il privilegio di conoscere e approfondire.

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Andreotti un divo poco divino
di Eugenio Scalfari (la Repubblica, 09 maggio 2007)

Il regista Paolo Sorrentino sta preparando un film sul senatore a vita. Ma si può portare sullo schermo un personaggio così impenetrabile come Giulio Andreotti, così immobile ed eguale a se stesso per tutto il lungo arco della sua vita pubblica e privata, dominato da una sola passione visibile, quella per il potere senza aggettivi, senza contaminazioni ideologiche, senza emozioni sentimentali?

E’ quello che ha cercato di fare un giovane ma già affermato regista, Paolo Sorrentino, che sta preparando un film dal titolo ‘Il divo’, Andreotti appunto, cui questa definizione, diventata poi una sorta di nomignolo, fu appioppata una trentina di anni fa senza suo apparente fastidio e che ancora lo segue nonostante il passare del tempo e le vicissitudini che l’hanno accompagnato.

Il termine ‘divo’ ha almeno due accezioni: può significare ‘divino’ o, più modestamente, ‘popolare’, oggetto di ammirazione, eletto a simbolo di una moda e di una transeunte idolatria di massa, come lo furono al loro tempo Rodolfo Valentino, Elvis Presley e gli innumerevoli miti hollywoodiani. Nel significato di ‘divino’ fu usato per Augusto e per tutti i Cesari e gli Augusti che si susseguirono nella Roma imperiale fino a diventare simboli di culto.

Ma per Andreotti l’aggettivo ‘divo’ non si attaglia in nessuno dei due significati. Né in quello di divino né nella sua versione hollywoodiana.

È piuttosto un appellativo ironico, con una mescolanza di disprezzo e di rispetto affettuoso. Riservato solo a lui. Altri noti furono poi definiti – con analoghe intenzioni di rispettosa ironia – megagalattici, ma divo è rimasto appiccicato soltanto a lui, il divo Giulio. Impenetrabile, enigmatico, sfuggente, laconico, ironico, gelido. Innamorato del potere per il potere.

Nella storia dell’Italia repubblicana non ha riscontro in altri personaggi di analogo conio e di analoga dimensione. Aldo Moro, che fu il suo avversario frontale, era fatto di tutt’altra pasta anche se per alcuni aspetti si somigliavano. Per esempio nell’arte del rinvio come strumento di durata politica. La differenza tra i due dipendeva dal fatto che Moro aveva una vista lunga e quindi seguiva una strategia, mentre Andreotti ha sempre navigato a vista e quindi ha privilegiato la tattica. La tattica è stata la sua strategia, la flessibilità il suo metodo: dividere gli avversari per batterli.

E’ accaduto più volte che Moro usasse Andreotti per attuare la sua strategia, ma è anche accaduto il contrario e cioè che Andreotti usasse Moro per puntellare la sua tattica.

Che cosa avrebbe fatto e come si sarebbe comportato Andreotti se fosse stato rapito dalle Br al posto di Moro, come pure era nei piani dei brigatisti? Sarebbe riuscito a scampare la vita da quella cupa prigione? Molti si sono posti questa domanda che resta comunque irrisolvibile.

Ho nominato prima il ‘divo Giulio’ per eccellenza, che fu Ottaviano Augusto. Fu un personaggio grandioso quando, dopo la battaglia di Anzio, ebbe finalmente tutto il potere nelle sue mani. Da quel momento diventò impenetrabile ma fino ad allora, nei lunghi anni delle guerre civili e del triumvirato, tutte le sue passioni, le sue crudeltà, la sua intelligenza, le sue viltà, vennero allo scoperto così come nella tarda vecchiaia balzò in primo piano la sua radice familistica, il suo disperato tentativo di lasciare il potere a un successore legato a lui da vincoli di sangue e non soltanto di affiliazione come invece la sorte (e la volontà di sua moglie Livia) lo costrinsero a fare.

Ma per tornare ad Andreotti, c’è solo un personaggio storico al quale si può raffrontare, sia pure con ben altra dimensione, ed è Talleyrand. Stessa passione per il potere senza aggettivi, stesso uso spregiudicato dei mezzi, stessa sapienza tattica, stesso cinismo.

Talleyrand attraversò uno scenario storico infinitamente più grandioso, la Rivoluzione, l’Impero di Napoleone, la Restaurazione, il regno borghese di Orléans. E nonostante il suo cinismo e la sua corruzione privata, ebbe tuttavia una sua concezione della Francia e cercò di salvaguardarla.

Personalmente dubito che Andreotti abbia avuto una sua concezione, un suo disegno dell’Italia. Né dell’Europa. Ma un primato tuttavia l’ha realizzato e non è soltanto quello del numero dei ministeri che ha ricoperto e dei governi che ha presieduto, ma è la sua identificazione totale con la politica in quanto scienza del potere. La sua grandezza è stata direttamente proporzionale al suo cinismo. Meritava perciò di diventare un soggetto filmico. Vedremo con quale risultato, ma quello non dipende da lui.

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Vi lascio un backstage de "Le consegueuenze dell’amore", il suo secondo lungometraggio, unforgettable!

Un commento

  1. utente anonimo ha detto:

    Ciao,visto che scrivi di cinema volevo segnalarti una nostra iniziativa che magari ti può interessare. Stiamo aprendo un blog sulle nostre colonne sonore, se ne conosci qualcuna e hai voglia di parlarne, scrivi e manda tutto sul nostro myspace, così lo pubblichiamo. Magari prima di mettere le stelle, però ascolta la musica. :)))))

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