cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Lost in translation vs. La sposa cadavere

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Lost in translation vs. La sposa cadavere

Improbabili della notte

Che c’azzecca direte voi confrontare due pellicole così ontologicamente diverse.

In parte avete ragione, anche se.

Anche se, escludendo le palesi differenti scelte formali delle due opere, nell’una si parla di un matrimonio tra morti, mentre nell’altra si narra un amore mai nato tra due persone che vivono un’avventura come sospese in un limbo.

Morte no. Ma vive al 100% nemmeno, o, meglio, vive almeno quanto gli sposi di Tim Burton.

Ma il vero problema di questo post non è spiegarvi evenutali analogie ribaltate tra le due sceneggiature o cose del genere.

No è, piuttosto, aiutarmi a capire perchè stasera, avvalendomi del mio abbonamento a SKY cinema, ho scelto di rivedere "Lost in translation" con la regia di Sofia Coppola, che ho già visto sia al cinema (quando uscì nelle sale), che in DVD, e perdermi invece una pellicola che inseguo da anni come "La sposa cadavere" di Tim Burton, del maestro Tim Burton, del genio Tim Burton.


Lost in translation – L’amore tradotto

Titolo originale:  Lost in translation
Nazione:  Usa
Anno:  2003
Genere:  Drammatico
Durata:  105′
Regia:  Sofia Coppola
Sito ufficiale:  www.lost-in-translation.com
Sito italiano:  www.mikado.it/lostintranslation

Cast:  Bill Murray, Scarlett Johansson, Giovanni Ribisi, Anna Faris
Produzione:  Sofia Coppola, Ross Katz
Distribuzione:  Mikado
Data di uscita:  Venezia 2003
28 Novembre 2003 (cinema)


Cast (Fonte: IMDB)
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Scarlett Johansson Charlotte

Bill Murray Bob Harris

Akiko Takeshita Ms. Kawasaki

Kazuyoshi Minamimagoe Press Agent

Kazuko Shibata Press Agent

Take Press Agent

Ryuichiro Baba Concierge

Akira Yamaguchi Bellboy

Catherine Lambert Jazz Singer

François du Bois Sausalito Piano (as Francois du Bois)

Tim Leffman Sausalito Guitar

Gregory Pekar American Businessman #1

Richard Allen American Businessman #2

Giovanni Ribisi John

Diamond Yukai Commercial Director (as Yutaka Tadokoro)


more

La sposa cadavere

Titolo originale:  Corpse Bride
Nazione:  Gran Bretagna
Anno:  2005
Genere:  Animazione
Durata:  75′
Regia:  Tim Burton, Mike Johnson
Sito ufficiale:  www.corpsebridemovie.warnerbros.com
Sito italiano:  www.lasposacadavere.it

Voci originali:  Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Emily Watson, Albert Finney, Joanna Lumley, Richard E. Grant, Christopher Lee
Produzione:  Allison Abbate, Tim Burton
Distribuzione:  Warner Bros
Data di uscita:  Venezia 2005
28 Ottobre 2005 (cinema)


Perché?, Perché?, Perché?

Perché numero 1 

Perché adoro Bill Murray praticamente da sempre, come del resto lo adora Sofia Coppola che dichiarò di non avrebbe addirittura girato la pellicola se l’attore non avesse accettato la parte di Bob Harris.

Perché numero 2

Perchè adoro anche Scarlett Johansson … e chi segue questo blog sa quanto sia vero.

Perché numero 3.

Perché di quel film mi affascinano i riferimenti.

Ne cito alcuni espliciti ed altri meno che credo di aver colto.

Fellini, Kiewslosky, Antonioni.

Ma ne potrei citare mille altri.

Il fatto è che il film è gradevolissimo e mi ha portato alla mente sensazioni in cui avrebbe senso citare Marc Augé, ma si.

Estraggo pertanto da Wikipedia una definizione accurata di Nonluogo. Che non avrei la forza di scrivere con altrettanta precisione, pur avendo letto il libro dal quale è tratta: Marc Augè – Nonluogi – Introduzione a una antropologia della surmodernità.

 
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I riferimenti a Marc Augè ed ai nonluoghi

Il neologismo nonluoghi definisce due concetti complementari ma assolutamente distinti: da una parte quegli spazi costruiti per un fine ben specifico (solitamente di trasporto, transito, commercio, tempo libero e svago) e dall’altra il rapporto che viene a crearsi fra gli individui e quelli stessi spazi.

Marc Augé definisce i nonluoghi in contrapposizione ai luoghi antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici. Fanno parte dei nonluoghi sia le strutture necessarie per la circolazione accelerata delle persone e dei beni (autostrade, svincoli e aeroporti), sia i mezzi di trasporto, i grandi centri commerciali, i campi profughi, eccetera. Spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione. I nonluoghi sono prodotti della società della surmodernità, incapace di integrare in sé i luoghi storici confinandoli e banalizzandoli in posizioni limitate e circoscritte alla stregua di "curiosità" o di “oggetti interessanti". Simili eppure diversi: le differenze culturali massificate, in ogni centro commerciale possiamo trovare cibo cinese, italiano, messicano e magrebino. Ognuno con un proprio stile e caratteristiche proprie nello spazio assegnato. Senza però contaminazioni e modificazioni prodotte dal nonluogo. Il mondo con tutte le sue diversità è tutto racchiuso lì.

I nonluoghi sono incentrati solamente sul presente e sono altamente rappresentativi della nostra epoca, che è caratterizzata dalla precarietà assoluta (non solo nel campo lavorativo), dalla provvisorietà, dal transito e dal passaggio e da un individualismo solitario. Le persone transitano nei nonluoghi ma nessuno vi abita.

I luoghi e i nonluoghi sono sempre altamente interlegati e spesso è difficile distinguerli. Raramente esistono in "forma pura": non sono semplicemente uno l’opposto dell’altro, ma fra di essi vi è tutta una serie di sfumature. In generale però sono gli spazi dello standard, in cui nulla è lasciato al caso tutto al loro interno e calcolato con precisione il numero di decibel, dei lum, la lunghezza dei percorsi, la frequenza dei luoghi di sosta, il tipo e la quantità di informazione. Sono l’esempio esistente di un luogo in cui si concretizza il sogno della "macchina per abitare", spazi ergonomici efficienti e con un altissimo livello di comodità tecnologica (porte, illuminazione, acqua automatiche). Nonostante questa omogeneizzazione i nonluoghi solitamente non sono vissuti con noia ma con una valenza positiva (l’esempio di questo successo è il "franchising" ovvero la ripetizione infinita di strutture commerciali simili tra loro). Gli utenti poco si preoccupano del fatto che i centri commerciali siano tutti uguali, godendo della sicurezza prodotta dal poter trovare in qualsiasi angolo del globo la propria catena di ristoranti preferita o la medesima disposizione degli spazi all’interno di un aeroporto.

Da qui uno dei paradossi dei nonluoghi: il viaggiatore di passaggio smarrito in un paese sconosciuto si ritrova solamente nell’anonimato delle autostrade, delle stazioni di servizio e degli altri nonluoghi.

Il rapporto fra nonluoghi e i suoi abitanti avviene solitamente tramite simboli (parole o voci preregistrate). L’esempio lampante sono i cartelli affissi negli aeroporti vietato fumare oppure non superare la linea bianca davanti agli sportelli. L’individuo nel nonluogo perde tutte le sue caratteristiche e i ruoli personali per continuare ad esistere solo ed esclusivamente come cliente o fruitore. Il suo unico ruolo è quello dell’utente, questo ruolo è definito da un contratto più o meno tacito che si firma con l’ingresso nel nonluogo.

Le modalità d’uso dei nonluoghi sono destinate all’utente medio, all’uomo generico, senza distinzioni. Non più persone ma entità anonime: Il cliente conquista dunque il proprio anonimato solo dopo aver fornito la prova della sua identità, solo dopo aver, in qualche modo, controfirmato il contratto. Non vi è una conoscenza individuale, spontanea ed umana. Non vi è un riconoscimento di un gruppo sociale, come siamo abituati a pensare nel luogo antropologico. Una volta l’uomo aveva una anima e un corpo, oggi ha bisogno anche di un passaporto, altrimenti non viene trattato da essere umano così scriveva già nel 1946 il novelliere e saggista Stefan Zweig: da quel tempo il processo di disindividualizzazione della persona è andato via via progredendo.

Si è socializzati, identificati e localizzati solo in occasione dell’entrata o dell’uscita (o da un’altra interazione diretta) nel/dal nonluogo, per il resto del tempo si è soli e simili a tutti gli altri utenti/passeggeri/clienti che si ritrovano a recitare una parte che implica il rispetto delle regole. La società che si vuole democratica non pone limiti all’accesso ai nonluoghi, a patto che si rispettino una serie di regole: poche e ricorrenti. Farsi identificare come utenti solvibili (e quindi accettabili), attendere il proprio turno, seguire le istruzioni, fruire del prodotto e pagare.

Anche il concetto di "viaggio" è stato pesantemente attaccato dalla surmodernità: grandi "nonluoghi" posseggono ormai la medesima attrattività turistica di alcuni monumenti storici. A proposito del più grande centro commerciale degli Stati Uniti d’America, il "Mall of America", che richiama oltre 40 milioni di visitatori ogni anno (molti dei quali ci entrano nel corso di un giro turistico), scrive il critico Michael Crosbie nella rivista Progressive Architecture: si va al Mall of America con la stessa religiosa devozione con cui i Cattolici vanno in Vaticano, i Musulmani alla Mecca, i giocatori di azzardo a Las Vegas, i bambini a Disneyland. Anche i centri storici delle città europee si stanno sempre di più omologando, con i medesimi negozi e ristoranti, il medesimo modo di vivere delle persone e addirittura gli stessi artisti di strada. L’identità storica delle città ridotta a stereotipo di richiamo turistico.

Credo di avere amato da sempre questo film per la sua ambientazione in campo neutro. Una storia che è prevalentemente agita in nonluoghi come appunto l’albergo nel quale si trovano. Le strade nelle quali si avventurano.
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Tutti questi nonluoghi traslano l’opera in una dimensione di sospensione ed è come se il rapporto tra i due esistenti protagonisti si svolgesse in una condizione/atmosfera quasi magica, proprio perché fuori dallo spazio-tempo nel quale essi sono abituati a vivere nel loro quotidiano.

La sposa cadavere la recupererò, promesso, mi scuso con i cinebloggers per questa mia improvvisa e forse sorprendente ammissione, si non ho mai assistito ad una proiezione de "La sposa cadavere", perdonatemi …

Intanto, però amici, lasciatemi godere le bellissime sensazioni regalatemi dalla visione di "Lost in trasnlation".

Zio Tim, anche tu, cerca di capirmi.

In effetti ritengo di essere impazzito (2).

 
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Link
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Ho trovato per caso questa risorsa in rete, buona lettura.

3 commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    @Novocaine … se hai bisogno di questo allora basta che vai in un aeroporto, o in una stazione, o prendi la prima autostrada e ti fermi al primo autogril … ma sei proprio sicura che è proprio di questo, quello di cui hai bisogno?

    @Alderaban Sempre grazie a te dei tuoi sempre molto graditi passaggi.

    Un saluto.

    Rob.

  2. Alderaban ha detto:

    Ormai trascorriamo le nostre esistenze quotidiane in luoghi che sembrano non luoghi. Abbiamo talmente stravolto l’ambiente in cui viviamo da renderlo irriconoscibile e indistinguibile da altri, [salvo eccezioni] ecco perché i non luoghi di cui parli ci sembrano così familiari.

    Sempre interessante e istruttivo, oltre che piacevolissimo, leggere da te.

  3. Novocaine ha detto:

    Mi sono fermata alla definizione di nonluogo e non sono riuscita più ad andare avanti… è di questo che avrei bisogno, eppure sembra difficile da trovare

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