cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Le pellicole in uscita nelle sale cinematografiche italiane dal 1 giugno 2007

 Grindhouse – di Quentin Tarantino ed altro

le pellicole in uscita nelle sale cinematografiche italiane dal 1 giugno 2007

Grindhouse – A prova di morte
Grindhouse – Death Proof
Durata: 90 minuti
Regia: Quentin Tarantino
Con: Kurt Russell, Sydney Tamiia Poitier,
Jordan Ladd, Vanessa Ferlito
Genere: Thriller
Nazionalità: Usa
Distribuzione: Medusa

Sito Ufficilae

 

E’ probabilmente la pellicola più attesa da tutti i cinefili anglo americani.

Il grande Quentin torna sullo schermo e sarà subto box office. Oddio, da quanto leggo in giro, negli USA non è andata proprio così, ma credo che non si possa non indicare questo film come una delle uscite, probabilmente, più attese forse dell’anno.

Prostitute, borseggiatori, pregiudicati, maniaci sessuali: questi sono i personaggi, i compagni di avventura dei frequentatori, tra cui il giovane Tarantino, dei cinema chiamati “Grindhouse”, sale cinematografiche di periferia, attive negli Anni ‘60 e adesso scomparse, dove venivano programmati b-movies diversi, uno di seguito all’altro, storie “forti” di genere horror o azione, tutte contraddistinte da trame estreme, cast e registi sconosciuti. Probabilmente una delle chiavi di lettura per leggere quasi psico-analiticamente l’intera intenzione artistica e le origini dello specifico filmico del regista di Knoxville, che ha un passato come commesso in una videoteca di Manhattan Beach, a Los Angeles, California, il Manhattan Beach Video Archivies.

In omaggio a questi templi dell’exploitation, in una sorta di recupero di materiali “poco noti e poco nobiliTarantino firma un episodio all’insegna di sesso & violenza (nella versione italiana una scena di Lap dance tagliata nella versione USA) e altre amenità, con l’utilizzo di alcune controfigure nei ruoli protagonisti, (vedi l’utilizzo di Zoë Bell e Monica Staggs, rispettivamente controfigure di Uma Thurman e Daryl Hannah in “Kill Bill”; di Jordan Ladd protagonista di “Cabin Fever” primo film di Eli Roth; a Sydney Tamiia Poitier, figlia di omonimo padre, che aveva fatto il provino per l’episodio di “C.S.I. – Las Vegas” diretto da Tarantino ma era stata scartata), oltre a colori sparati, conversazioni pop, montaggio iper-veloce, omaggi al cinema e alle donne. Tarantino ha definito il suo film uno splatter violento e sanguinario.

E chi ha il coraggio di dubitarne? Ma, soprattutto, chi si può perdere questo film?

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Viaggio in India
Shaere zobale-ha
Durata: 86 minuti
Regia: Mohsen Makhmalbaf
Con: Mahmoud Chokrollahi, Mahnour Shadzi,
Karl Maass, Tenzin Choegyal
Genere: Drammatico
Nazionalità: Francia, Iran
Distribuzione: Bim

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Altra uscita che m’incuriosisce è quella di questo film indiano presentato fuori concorso all’ultimo festival del cinema di Torino.

Un uomo e una donna, sposati da poco, partono dall’Iran per fare un viaggio in India. Lei è alla ricerca di un guru conosciuto come “L’uomo perfetto”. Lui, invece, è ateo e comunista. Guidati da un cinico fotoreporter indiano, i due vivranno una serie di vicende che li porteranno ad un’inevitabile scontro di ideologie e che invece di aiutarli a trovare una risposta alla loro diversità, porrà loro nuovi dubbi.

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U.S.A. contro John Lennon
The U.S. vs. John Lennon
Durata: 99 minuti
Regia: David Leaf, John Scheinfeld
Con: Walter Cronkite, Mario Cuomo,
Angela Davis, John Lennon
Genere: Documentario
Nazionalità: Usa
Distribuzione: Mikado

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Di questo onesto film documentaristico ne parlai bene quando uscì in anteprima al Roma Film Festival nell’ottobre del 2006.

Tra il 1966 e il 1977 John Lennon, capo carismatico dei Beatles, avvia una trasformazione da semplice icona musicale ad attivista pacifista. I registi cercano di investigare su questa trasformazione e sul suo impatto nella storia americana. Mentre il Beatle viene inscritto nella lista nera del Governo americano e considerato un pericoloso sovversivo, dopo anni di silenzio, molti giovani e non solo, riescono a reagire e ad alzare la voce. Bisogna agire contro la guerra in Vietnam, le repressioni della polizia durante comizi e manifestazioni, la mancanza di vera democrazia. John Lennon diviene per anni uno dei pochi collanti tra il movimento pacifista nelle sue frange rivoluzionarie e l’opinione pubblica, fino al suo incredibile omicidio, avvenuto l’8 dicembre 1980, per mano di Mark Chapman, un suo fan…

Qui il mio post sul film.

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Cardiofitness
Durata: 168 minuti
Regia: Fabio Tagliavia
Con: Nicoletta Romanoff, Federico Costantini,
Giulia Bevilacqua, Sara Felberbaum
Genere: Drammatico
Nazionalità: Italia
Distribuzione: 01 Distribution

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Non so che pensare di certo giovane cinema italiano. Mi astengo.

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Terapia Rooswelt
Durata: 100 minuti
Regia: Vittorio Muscia
Con: Giampiero Ingrassia, Barbara Tabita, Antonio Salines, Gianfranco Barra, Raffaele Pisu, Mario Maranzana, Adriana Russo, Marina Ruta, Mirko Bruno, Genere: Cmmedia
Nazionalità: Italia
Distribuzione:
PM Progetto Media, RAI Cinema

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Mi ripeto … non so che pensare di certo cinema italiano.

Trascrivo la sinossi perché ancora non credo di averla letta.

E’ la storia di un giornalista estremamente timido. Sandro, il protagonista, riuscirà a superare la sua emozione paralizzante grazie anche ad un metodo  sperimentato di un famoso psichiatra inglese: immaginare lì interlocutore seduto su un water, lo aiuta a superare le inibizioni.

La sua vita inizia a cambiare e nel suo cuore si fa spazio Susanna.

Cito per dovere di cronaca la presenza di Raffaele Pisu che ricordo notevole ne "Le conseguenze dell’amore" di Paolo Sorrentino. E penso come mai potremo competere con il cinema americano se diamo davvero credito (e soldi) ad opere come queste? Mah.

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Turistas
Durata: 89 minuti
Regia: John Stockwell
Con: Josh Duhamel, Melissa George,
Olivia Wilde, Desmond Askew
Genere: Thriller
Nazionalità: Usa
Distribuzione: Eagle Pictures

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Siamo nelle backroads brasiliane dove un gruppo di giovani e avventurosi viaggiatori, dopo un terribile incidente con l’autobus su cui viaggiavano, si ritrovano bloccati in una remota cittadina. Ma l’entusiasmo iniziale per le bianche spiagge e la vegetazione lussureggiante, ben presto si trasforma in terrore, alla scoperta dello sconvolgente segreto nascosto da quel luogo apparentemente di sogno.

A me già questo può bastare per evitare questa visione.

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The Darwin Awards
Durata: 93 minuti
Regia: Finn Taylor
Con: Joseph Fiennes, Winona Ryder,
David Arquette, Juliette Lewis
Genere: Commedia noir
Nazionalità: Usa
Distribuzione: Moviemax

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Credo che gli americani non sappiano davvero più cosa raccontare leggendo la sinossi di questo film. Eppure è così, in questa pellicola si narra la relazione tra un poliziotto ed una investigatrice di assicurazioni sulla traccia di storie di gente che si è aggiudicata questo strano premio.

Un film che è possibile evitare senza grandi sensi di colpa.

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Nome in codice: Brutto Anatroccolo
The Ugly Duckling and Me!
Durata: 90 minuti
Regia: Michael Hegner e Karsten Kiilerich
Genere: Animazione
Nazionalità: Francia
Distribuzione: Eagle Pictures

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Liberamente tratto da “Il Brutto Anatroccolo” di Hans Christian Andersen, il film riprende i temi della favola riflettendo su intolleranza e pregiudizi. Questa volta l’anatroccolo ha per padre adottivo un topo che si trovava davanti all’uovo quando si è schiuso. Ma la vita per i topi non è facile. Soprattutto per Ratso, costretto a vivere da latitante, visti i precedenti che lo legano ad una banda di topi di strada, per non parlare della sua parentela con un gatto che prende ordini da un guanto. Ciononostante Ratso è un padre esemplare…

Eccolo lì l’inevitabile cartone animato della settimana, detto tra noi a me la favola del brutto anatroccolo non è mai piaciuta molto, chissà poi perché. Ma come esperto di formazione guarderei alle metafore di questo film con professionale interesse …

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 Il destino nel mome – Mira Nair

l’altra vera chicca della settimana

Il destino nel nome
The Namesake
Durata: 122 minuti
Regia: Mira Nair
Con: Tabu, Irfan Khan,
Kal Penn, Jacinda Barrett
Genere: Drammatico
Nazionalità: India/Usa
Distribuzione: 20th Century Fox

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pensavo  è invece

"Il viaggio più bello che si possa fare è quello che ti riporta a casa."

Lascio, stile dulcis in fundo, il film forse per me più atteso della settimana. Quello di cui, subito dopo Grindhouse – A prova di morte di Quentin Tarantino, consiglierei di più la visione.

La pellicola è la trasposizione dal letterario al filmico dell’omonimo celebre romanzo del premio Pulitzer Jhumpa Lahiri, una storia di crash culturali all’interno di uno stesso nucleo familiare. Tradizioni vs. nuovi stili di vita per un paese, l’India, che conosce in questo anno una irripetibile stagione di vero e proprio boom, cinematografico e non solo, nel nostro paese. Le mode italiane.

Ho assistito ad un trailer della pellicola al cinema Adriano quando, insieme a Nanni Moretti, (giuro che è vero stava due file avanti a me) ho assistito, perplesso quanto lui, alla visione del film Nero Bifamiliare di Federico Zampaglione, la pellicola diventata celebre per la frase: "ma non sarà ancora quella idea di internet, quella cosa che se te va via la corrente nun funziona più nieente?", di cui vi ho risparmiato (e ringraziatemi molto per questo) la mia analisi di eventi ed esistenti. Per non parlare del linguaggio audiovisivo … ecco appunto per NON parlarne …

Per tornare a "Il destino nel nome" segnalo che Mira Nair, la registadel film , laureatasi ad Harward, si è già segnalata per opere del calibro di Kamasutra e Monsoon Wedding (Leone d’oro a Venezia nel 2001).

Aggiungo che non è mai facile trasporre dal letterario al filmico. Il rischio è che nell’inevitabile operazione di selezione ed adattamento del materiale, si perda molto dello specifico letterario, assai più ricco, inevitabilmente, di eventi e di descrizioni. Figurarsi, poi, nel caso di una scrittrice premio Pulitzer.

Riflettevo oggi, al riguardo, che mentre nella lettura di un romanzo, ad esempio, il tempo del lettore è potenzialmente infinito ed è l’opera a doversi in qualche modo adattare allo stile di lettura / apprendimento del lettore, nel film il tempo è una grandezza data ed è lo spettatore che deve, necessariamente, adeguarsi alle ineludibili esigenze del format ed al suo tempo.  

Tanto banale quanto ineccepibile considerazione, non vi pare?

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 Off topic – Il dubbio amletico che ho da qualche tempo

Ma un televisore piatto al plasma 50 pollici è una esperienza intermedia tra cinema e televisione assai più vicina al cinema?

Secondo me si, soprattutto considerando gli standard HD e SHD, secondo voi?

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