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Le vite degli altri – di Florian Henckel von Donnersmarck – analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck

analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

Le vite degli altri – tutta la verità sulla DDR – a cura di Roberto Bernabo’

Titolo originale:  Das Leben Der Anderen
Nazione:  Germania
Anno:  2006
Genere:  Drammatico
Durata:  137′
Regia:  Florian Henckel von Donnersmarck
Sito ufficiale:  http://www.sonyclassics.com/thelivesofothers/

Cast:  Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Ludwig Blochberger, Werner Daehn
Produzione:  Bayerischer Rundfunk, Creado Film, Wiedemann & Berg Filmproduktion
Distribuzione:  01 Distribution
Data di uscita:  Oscar 2007
06 Aprile 2007 (cinema)
"La libertà dell’arte è un pericolo allorché in un paese la classe culturale non fa tutt’uno con la classe politica e tra le due si aprono invece dei fossi di differenze più o meno profonde".

Alberto Moravia

Introduzione

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Quando decisi di pagarmi un corso di sceneggiatura alla Fandango mi resi subito conto che il ruolo svolto dallo screenplay nella realizzazione di qualunque progetto cinematografico svolge una funzione assolutamente determinante nella riuscita complessiva del film. Questo assunto, obiettivamente difficile da scardinare, diventa particolarmente importante quanto negli intenti del progetto si decide di restituire agli spettatori una verità storica, che sia il frutto di un’operazione accurata di ricerca.

Va aggiunto che, in effetti, qualunque cosa uno sceneggiatore intenda raccontare sarebbe sempre buona abitudine quella di:

  • documentarsi sul campo in cui si muoveranno gli esistenti;
  • intervistare persone che svolgono le professioni che i personaggi dovranno svolgere ;
  • effettuare sopralluoghi qualora necessari ai fini della narrazione;
  • e, se del caso, anche studiare i riferimenti storici del periodo  del racconto per poter ancorare, in maniera credibile, l’azione e gli eventi dell’intreccio.

Se poi si arriva a parlare di cinema con intenti documentaristici (una delle mie passioni/ossessioni) l’assunto diventa un vero e proprio dogma.

Una cosa è certa e la chiarisco subito.

Assistendo ad una proiezione di "Le vite degli altri" di Florian Henckel von Donnersmarck non assisterete solo ad una storia avvincente, romatica, drammatica ed assolutamente godibile in se, ma avrete una opportunità, più unica che rara, di vivere un’esperienza storica, neo-realista, per conoscere, assai più intimamente e non solo sotto il profilo cinefilo, la DDR (la Repubblica Democratica Tedesca, quella parte della Germania dell’Est che visse, sino a pochi decenni fa, in una sorta di regime comunista aldilà dello storico muro di Berlino), il periodo in cui la stessa culminò fino alla sua fine, in maniera sicuramente assai meno stereotipata e nostalgica rispetto alle altre pellicole, anche recenti, che hanno tentato di far trapelare qualcosa di quella realtà (penso ad esempio a "Good Bye Lenin" di Wolfgang Becker).

Un’avvertenza: non leggete questo post se intendete vedere prima il film, siete stati avvisati in tempo ;-)

§§§

Analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo – sommario

In questo post:

  1. Le verità storiche sulla DDR, la Stasi ed il comunismo di matrice tedesca – gli stratagemmi usati dal regista e dalla produzione per la narrazione
  2. L’ambiguità dei ruoli tra difensori dei valori fondanti la DDR e loro presunti nemici: chi sono le persone buone?
  3. Il ribaltamento della verità e la progressione del cambiamento degli esistenti protagonisti – il potere divinatorio della visione
  4. Cose pregevoli degli aspetti formali
  5. Premi e riconoscimenti che il film ha ricevuto

§§§

1. Le verità storiche sulla DDR, la Stasi, ed il comunismo tedesco – gli stratagemmi usati dal regista e dalla produzione per la narrazione.

 
 
Per fare trapelare, o, meglio, per raccontarci la sua DDR,
Florian Henckel von Donnersmarck non ha optato per un film-documentario, ha fatto assai di più, ha tentato di ricostruire – con un rigore assoluto che si apprezza nella scelta delle location, nelle interviste realizzate dal regista e sceneggiatore del film prima delle riprese, a testimoni di vicende simili a quelle narrate compresi alcuni esponenti della Stasi (una sorta di servizio segreto assai spietato di quel regime) – quella che era la vita quotidiana all’interno di quella repubblica scegliendo, ovviamente, Berlino.

Questa opzione narrativa, di vago sapore neo-realista, consente allo spettatore anche più disinformato di prendere atto di quelle che effettivamente erano le dinamiche attraverso le quali il regime agiva, ma, anche, e di contro, di quanta onestà intellettuale, impegno civico, bontà d’animo e purezza vivesse nelle menti e nei cuori sia dei livelli bassi degli organigrammi delle organizzazioni apparentemente più cruenti (come la Stasi appunto), che in quelli artistici, considerati spesso borderline con quelli dei dissidenti, in quella che in pratica fu, per quello che il regime stesso non riuscì ad impedire, una sorta di "resistenza" Tedesca.

Solo che mentre la nostra resistenza, quella italiana intendo, si batteva contro un regime dittatoriale per proporre una forma di stato di fatto diverso da quello in essere, quella della DDR, per quanto paradossale, si batteva a favore di un regime più fedele ai valori fondanti la Repubblica Democratica.

E veniamo dunque al secondo paragrafo del post.

§§§

2. L’ambiguità dei ruoli tra difensori dei valori fondanti la DDR e loro presunti nemici: chi sono le persone buone? – abbastanza spoiler –

 

In effetti, nello svolgersi della trama, assistiamo alla lenta e progressiva presa di coscienza di Hauptmann Gerd Wiesler, (un dirigente  investigatore esecutivo della Stasi), interpretato direi più che perfettamente da Ulrich Mühe, che viene comandato, per oscure trame di palazzo che non sveleremo in questo post, di sorvegliare, ascoltandoli e spiandoli di nascosto (così come per la Stasi era in uso fare per i presunti nemici del regime), lo scrittore e commediografo Georg Dreyman interpretato magistralmente da Ulrich Tukur e la sua compagna l’attrice Christa-Maria Sieland interpretata dalla bella e brava Martina Gedeck.

In questa operazione di vero e proprio spionaggio lo spettatore vivrà, insieme agli esistenti, l’ambiguità dei rapporti che si costruiscono in questo tipo di regimi autoritari e dittatoriali, dove l’interesse del Partito, i valori di fedeltà alla Repubblica, si confondono con l’ambizione personale, la pressione, l’infamia di dirigenti che perseguono vendette personali.

Insomma un quadro a tinte fosche dove le mappe delle alleanze saranno sempre meno chiare.

Già. Proprio così.

"Essere fedele a cosa?"

Sarà questo l’interrogativo interiore tanto esistenziale, quanto etico, che tutti gli esistenti protagonisti della parte che definirei buona della DDR descritta con assoluto rigore storico si porranno prima o poi nello svolgersi dell’intreccio, dando vita a progressivi climax di colpi di scena assolutamente inaspettati.

E’ in questa ambiguità in cui bene e male andranno, solo apparentemente, a sovrapporsi, che trovo il pregio assoluto dell’impianto narrativo de "Le vite degli altri".

§§§
§ 
3. Il ribaltamento della verità e la progressione del cambiamento degli esistenti protagonisti – il potere divinatorio della visione – molto molto spoiler

L’ambiguità accennata nel paragrafo precedente si risolve, in parte, nella progressione dell’impianto narrativo quando finalmente tutte le verità (in parte tenute nascoste allo spettatore), vengono svelate allo scrittore
Georg Dreyman (e quindi allo spettatore che ne aveva intuite assai di più) che riuscirà, non senza dolore, a prendere visione dell’intero fascicolo riguardante la sua inchiesta segreta denominata "Operazione Laslo".

Venenedo a conoscenza così delle basse pressioni alle quali era stata sottoposta la sua compagna, delle parziali giustificazioni ai suoi ambigui comportamenti e, sopratutto, dell’atto di puro eroismo del suo apparente antagonista spia della sua vita che, in quella missione, aveva deciso di aiutarlo, probabilmente salvandogli la professione e la vita stessa.

La bellezza del film è tutta lì, in quella catartica e commovente sequenza finale, che riassume il senso e la portata di quello che da sempre considero il potere divinatorio della visione. E così come lo definirebbe, forse, anche Jean-Luis Comolli di cui sto leggendo "Vedere e Potere: "Il cinema, il documentario e l’innocenza perduta".

E potenzialmente racchiudibile nella seguente similitudine.

"Così come la visione degli atti della sua inchiesta è rivelatrice per Georg Dreyman delle amare verità sulla sua vita, così la visione di questo film è altrettanto rivelatrice, per noi spettatori, di tutto lo spettro di bontà e di cattiveria che allignava nella DDR negli anni della narrazione".

Due cose ci rimarrano impresse nel cuore unscendo dalla sala:
  1. una sigla: HGW XX/7
  2. e l’acquisto di un libro per se stessi, nel quale potere rileggere il proprio riscatto etico.

Il film arriva come un pugno nello stomaco, come un atto di amore tradito, commuove fino alle lacrime ed agli applausi in sala al termine della proiezione.

§§§

4. Cose pregevoli negli aspetti formali

L’accuratezza nella fedeltà della ricostruzione scenografica, nella rigorosa scelta delle location.

In particolare ho letto in giro che: 

Oltre ad aver letto una gran quantità di letteratura relativa all’argomento, l’autore ha conversato per ore con i testimoni oculari dell’epoca, con ex funzionari della Stasi e con le loro vittime.

Henckel von Donnersmarck è stato consigliato e sostenuto in questa ricerca, da numerosi professionisti esperti in materia, fra cui: il Professor Manfred Wilke, capo del Comitato di Ricerca del Regime SED; Jörg Drieselmann, capo della Agenzia di Ricerca e del Memoriale di Normannenstrasse; l’ex colonnello della Stasi, Wolfgang Schmidt; Bert Neumann, il capo scenografo del Berliner Volksbühne.

La troupe del film conta inoltre diverse persone che sono state in stretto contatto con il regime della DDR e le cui esperienze hanno largamente contribuito all’assoluta autenticità del materiale girato. Il capo attrezzista del film, ad esempio, è stato a suo tempo trattenuto in un centro di detenzione della DDR.

4.1. Location originali

Le location originali sono state di fondamentale importanza dal punto di vista della fedeltà storica voluta dal regista.

Fra i luoghi scelti per il film, ci sono gli ex quartier generali della Stasi di Normannenstrasse, un indirizzo che incuteva terrore durante gli anni del regime SED, e che oggi ospita un monumento alla memoria. In questo luogo sono state girate le scene in cui compare Ulrich Tukur nei panni del Tenente Colonnello Anton Grubitz. Il suo ufficio era accanto a quello del capo della Stasi, Mielke. Il regista ha cercato in tutti i modi di ricreare l’atmosfera inconfondibile della DDR.

Con i loro tipici pannelli di legno, questi uffici avevano un "fascino" tutto particolare e sono chiaramente riconducibili a un’epoca e uno stile del tutto unici, in uno scenario eccitante e opprimente al tempo stesso.


 
Per assicurare la massima autenticità, i produttori hanno girato il più possibile nelle location originali.

Eppure, nonostante il film racconti eventi che hanno avuto luogo solo 15 anni fa, molte cose sono cambiate da allora.

"Per quanto riguarda i costi delle riprese, non c’è molta differenza fra il set della Berlino anni ’30 o quello della Berlino del 1984", ha affermato il produttore Max Wiedemann.

Per ricreare il background della DDR, sono stati curati in modo meticoloso le scenografie e l’arredamento.

In particolare abbiamo speso molta energia per riuscire a nascondere i graffiti, che sembrano essere ovunque.

Non appena queste "opere d’arte" venivano coperte, riapparivano il mattino seguente!
 
Si tratta del primo film a soggetto girato negli archivi originali degli ex quartier generali della Stasi a Normannenstrasse, con l’espressa autorizzazione di Marianne Birthler, il "Capo dell’Autorità Federale per i Documenti del Servizio di Sicurezza dello Stato dell’ex DDR".

Il film, fra l’altro, si fa testimone di questo gigantesco sistema di archiviazione meccanica, che, subito dopo le riprese, è stato ristrutturato e digitalizzato, cambiando per sempre il volto degli uffici che vengono mostrati nel film.

(Fonte: FilmUp)

§§§ 

5. Premi e riconoscimenti che il film ha ricevuto

Non devono pertanto meravigliare i premi ed i riconoscimenti ricevuti dal film.

Come ho già avuto modo di scrivere, nel 2006, "Le vite degli altri" ha ricevuto quattro Premi del Cinema Bavarese: migliore attore per Ulrich Mühe, migliore sceneggiatura e migliore regista esordiente per Florian Henckel von Donnersmarck, migliori giovani produttori (Premio VGF) per Quirin Berg & Max Wiedemann.
 

"Le vite degli altri" ha inoltre ottenuto il giudizio di "film di particolare valore storico" da parte della Commissione di Valutazione dei Film Tedeschi.


Successivamente "Le vite degli altri" ha vinto gli European Film Award (come Miglior Film, Miglior Attore, Migliore Sceneggiatura), sette Lola German Film Awards 2006 (tra cui Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Attore e Migliore Sceneggiatura), ha avuto la Nomination al Golden Globe 2007 come Miglior Film in Lingua Straniera fino al massimo riconoscimento appena ottenuto del Premio Oscar come Miglior Film in Lingua Straniera.

(Fonte: FilmUp)

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Un’ultima cosa.

Correte a vederlo.

24 commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    @Noir83 … e quindi dell’amore ;-)

    Si credo che il film sia una grande allegoria.

    Credo che l’amore, l’arte, siano come una sorta di metafora di quello che, per certi tedeschi, rappresentò la DDR.

    Questo film è al tempo stesso un atto di amore, ed un atto di denuncia.

    Ma la denuncia, nel caso di specie, è un atto di amore tradito.

    Grazie per l’arricchente confronto.

    Sei giovane … ma continua così ed il cinema ti schiuderà tanti altri tesori.

    Con stima.

    Rob.

  2. utente anonimo ha detto:

    Beh non ho molto da replicare in realtà. Ragionando a mente fredda (il primo post lo scrissi subito dopo aver tolto il DVD dal lettore) concordo con te sul fatto che un’anticipazione di quel possibile disagio vissuto dal protagonista nei confronti del suo lavoro e dei suoi superiori avrebbe reso scontato il suo gesto e banale tutto lo svolgimento del film.

    Comunque come motivazioni, mi piace pensare che abbia giocato un ruolo fondamentale, oltre al rifiuto di accettare gli attuali metodi della Stasi e via dicendo, anche l’Arte e la Poesia che si sono intrufolati nell’animo apparentemente freddo di HGW XX/7 man mano che la missione entrava nel vivo. Un animo raffreddato dagli anni del suo lavoro e da quel rigore in cui era costretto a vivere e che il teatro, la vita d’artista di Dreyman spinta da quegli ideali nei quali anche lui crede (benchè in modo diverso) hanno riscaldato. La scena in cui HGW XX/7 legge affascinato il libro di poesie credo che lo dimostri bene. E’ come se l’Arte lo avesse attratto a sè e sradicato dal mondo in cui era vissuto fino a quel momento.

    Tu dici che può aver giocato un ruolo importante anche quella sorta di infatuazione nei confronti di Christa-Maria. Sono daccordo ma preciso che il suo innamoramento non è indirizzato a lei come donna, bensì a lei come attrice, ovvero come membro di quel mondo lontano dal suo che è il mondo dell’Arte.

    E’ forse una visione un po’ poetica ma credo che al di là del tema politico-storico che indubbiamente costituisce la base del film, al di là di quel suo aspetto quasi documentaristico che hai descritto così bene tu, Le vite degli altri possa anche essere visto sotto quest’ottica. Come un film sul potere dell’Arte.

  3. Nonostantetutto ha detto:

    @Noir83 Credo che sia possibile che, nonostante la lunga militanza nella Stasi, certi eventi come:

    – il probabile innamoramento verso la figura di Christa-Maria,

    – l’entrare in relazione con un mondo, quello del teatro, forse diverso,

    – il fatto che è possibile che una coscienza evolva proprio a seguito del tipo di lavoro che più di altri sollecita probabilmente una graduale stratificazione di consapevolezze,

    creino i tanti presupposti che un gesto di ribellione di un esistente comporta.

    Non può esistere in tali casi un accadimento di premonizione.

    Renderebbe il film banale, scontato e addirittura riduttivo, arrivo a dire.

    Certi processi sono come il frutto di un coacervo di sollecitazioni.

    E nel coacervo esistono elementi di contraddizione.

    Detto questo chiarisco inoltre che sotto il profilo dello screenplay, converrai con me, lo sceneggiatore non racconterà mai tutto quello che serve ad un esistente per dare vita agli accadimenti del film, sarebbe impossibile. Il tempo di un film non è infinito si deve operare uno screening.

    Se dovessimo fare un film sulla vita tua, per quanto giovane, dovremmo selezionare con grande accortezza gli eventi.

    Così ha fatto Florian Henckel von Donnersmarck che non ha solo affrontato un problema di sceneggiatura tout court, ma si è posto il problema di restituire una verità storica, di aprire uno squarcio in un periodo buio.

    L’opera va pertanto, sotto questo specifico punto di vista, a collocarsi borderline tra pellicola di finzione e pellicola documentaristica.

    E’ possibile che qualche sbavatura ci sia, quale sceneggiatura non ne ha, ma è raro che alla fine di una proiezione il pubblico in sala applauda, a me è successo.

    Il film arriva con una intensità drammatica e sentimentale proprio a chi, come HGW XX/7, ha creduto in una certa visione di stato socialista.

    Insomma io credo che il percorso esistenziale di HGW XX/7 descritto nel film non costituisca solo la verità di quell’esistente, ma sia un’allegoria molto cruda sul perché un certo regime ed una certa visione sono fallite.

    Quello che intendo dire che quello che non è narrato è già parte del ribaltamento morale dell’esistente.

    Non puoi non pensare che una spia, abituata a dissimulare le sue emozioni, non abbia già all’inizio della pellicola maturato dubbi, magari resi poco espliciti per lo spettatore proprio perché tale esistente deve per poter agire essere impenetrabile.

    In effetti noi assistiamo solo a quella fase di vita in cui il ribaltamento da probabilmente segreto, forse inconscio, si trasforma in urgenza di azione.

    Mi sembra molto importante, a tal fine, ricordare la sequenza dell’incontro tra la spia e Christa-Maria.

    E’ nel comprendere anche lo stato di prostrazione della sua beniamina, quando cioè la verità dell’attrice tocca fisicamente ed emotivamente la verità di una persona che per troppo tempo ha censurato le sue emozioni che si tocca il climax che agisce nell’inconscio dell’esistente.

    Quel bit dovresti rianalizzarlo meglio perchè quello che muove all’azione HGW XX/7 non è solo quello che lui ha visto nel suo lavoro. Molto più importante è il suo vissuto emozionale che l’esprienza Lazslo scatena in lui.

    E’ la diversa predisposizione emozionale che la figura di Christa-Maria suscita in lui a determinare in lui il cambiamento.

    Non c’è a mio avviso in HGW XX/7 solo una ribellione alla Stasi.

    Dentro questa rivoluzione c’è la rivoluzione, forse più importante, che è suscitata dal comprendere gli errori di una vita passata appunto troppo a contatto con “le vite degli altri” e troppo poco in relazione con la propria.

    E’ questo il presupposto più rilevante che determina il personaggio all’azione.

    Il gesto di HGW XX/7 è un gesto forse disperato, sicuramente tardivo, non solo di riscattare l’ingiustizia di un regime, ma probabilmente di riscattare l’ingiustizia di una vita.

    Parlo di ribaltamento ma, in questo, in realtà il tema è più complesso.

    Proprio perché HGW XX/7 esprime una rigida ortodossia al regime, che la sua etica gli impone di agire.

    Ma cosa è che lo rende possibile? Cosa fa scattare in lui una visione, ancora ortodossa, ma che da passiva si trasforma in attiva?

    Un accadimento imprevisto e fortemente sentimentale.

    La breccia che si apre nel suo cuore e che finalmente lo libera dalla schiavitù dell’ortodossia.

    Io lo trovo se non perfetto, molto ben costruito.

    Con stima attendo una tua se vuoi replica.

    Rob.

  4. utente anonimo ha detto:

    Indubbiamente sono queste le motivazioni e sono di facile comprensione. Personalmente però resto dell’idea che, alla luce di quello che accadrà al personaggio successivamente, manchi qualcosa a inizio film che possa giustificare tale cambiamento. Cioè HGW XX/7 è un agente con grande esperienza, uno dei migliori della Stasi, che avrà visto tante di quelle cose nel suo lavoro e nelle azioni dei suoi superiori non propriamente etiche, che faccio fatica a credere che sia bastato spiare Dreyman, sentire le sue opinioni (non sarà stato di certo l’unico a pensarla così tra le persone che XGW XX/7 ha spiato in vita sua) o vedere a cosa viene costretta Christa-Maria dal Ministro. Sarebbe bastato (secondo il mio personale parere che comunque nulla toglie alla bellezza del film) se all’inizio ci fosse stato qualcosa nel comportamento di XGW XX/7 che avesse fatto trapelare una sua chiamiamola “insoddisfazione” nei confronti della Stasi e dei suoi metodi. Una piccola spaccatura in quel velo che lo ha avvolto fino ad ora e che poi verrà squarciato definitivamente dalla missione “Laszlo”.

    Comunque ripeto è solo un piccolo particolare che volevo sottolineare.

    Noir83

  5. Nonostantetutto ha detto:

    @Noir83 Ma non capisci? la spiegazione è proprio nel titolo.

    Per la prima volta, proprio attraverso e grazie a “la vita degli altri” HGW XX/7 ha modo di capire quando squallida sia la vita che il regime gli ha imposto.

    La sua solitudine, nel rispetto di un’autorità corrotta fino al midollo.

    Quanta falsità esista nel partito.

    La donna di Dreyman, Christa-Maria, non è forse costretta a prostituirsi con il dirigente a capo della STASI per potere continuare anche solo a sperare di essere un’attrice?

    Può un integerrimo sottoposto accettare il degrado morale dei suoi dirigenti?

    Di più, egli avrebbe la forza dell’amore di Dreyman che pur sapendo dei tradimenti, continua ad amare Christa-Maria ed a difenderla dai sospetti più che giustificati degli amici?

    Che continua, fino a quando può, a cercare di aiutare gli altri compagni dissidenti a guadagnare qualche soldo. Ma che deve assistere al suicidio del più caro dei suoi amici?

    E’ proprio attraverso gli ascolti di nascosto della vita degli altri, che egli può confrontare, su un piano etico, i valori agiti da Dreyman e dal manipolo di dissidenti a lui collegati, e di quelli del vertice dell’organizzazione per la quale ha dato la sua abnegazione per anni. E finalmente fare cadere il velo che offuscava la sua percezione.

    Paradossalmente arrivo a dire che negando quello per cui ha sempre creduto egli rimane fedele ai valori del partito assai più dei suoi capi, ed è costretto a prendere una decisione grave nell’interesse superiore del futuro della sua nazione. Valore imprenscindibile in funzione del quale egli credeva di stare dalla parte giusta.

    Ma può ora che il velo è caduto crederlo ancora?

    No non può, o meglio non può più.

    Un titolo che si potrebbe dare al film per cogliere intimamente il rapporto che segretamente si crea tra Dreyman e HGW XX/7 è:

    HGW XX/7 la spia che mi amava.

    Tanto per restare in campo cinefilo ti do un altro riferimento che è il film

    Il gusto degli altri

    Titolo originale: Le Gout Des Autres

    Nazione: Francia

    Anno: 2000

    Genere: Commedia

    Durata: 112′

    Regia: Agnès Jaoui

    Sito ufficiale:

    Sito italiano: http://www.luckyred.it/ilgusto

    Cast: Anne Alvaro, Jean-Pierre Bacri, Brigitte Catillon, Alain Chabat.

    Produzione:

    Distribuzione: Lucky Red

    In ambientazione del tutto diversa il concetto di fondo rimane il medesimo.

    Il confronto con gli altri può cambiare la nostra visione e percezione delle cose.

    E aggiungo … meno male.

    Buonanotte. O buongiorno fai te ;)

    Rob.

  6. utente anonimo ha detto:

    Ciao Rob

    è la prima volta che lascio un commento sul tuo blog che è uno di quelli che visito dopo aver visto un film per vedere cosa ne pensano gli altri di una determinata opera e confrontare le loro idee con le mie.

    Oggi ho visto finalmente “Le vite degli altri” che per vari motivi non ero riuscito a vedere al cinema. il film è assolutamente splendido sotto molti punti di vista. C’è però secondo me un aspetto del film che non viene approfondito a dovere e che lascia un piccolo (beh in fin dei conti non tanto piccolo) buco nella trama e che nessuna recensione sottolinea, almeno mi pare. Il dubbio riguarda la vera motivazione che spinge HGW XX/7 ad aiutare Dreyman. Fin dall’inizio il personaggio di Muhe ci viene presentato come un agente integerrimo, professionale e freddo. La splendida sequenza di apertura della lezione lo dimostra. Come mette una crocetta accanto al nome dello studente che ha mostrato un po’ di umanità. La sua convinzione, a teatro, di voler seguire Dreyman perchè ritiene che nasconda qualcosa. Non è lui che dice di aver giurato di essere scudo e anima del partito? Poi però tutta questa professionalità e freddezza svaniscono in poco tempo senza un vero e proprio motivo. O meglio potrebbero essercene molti ma nessuno che viene veramente approfondito o che possa essere agganciato a qualche metonimia seminata a inizio film. Sarà Christa-Maria? Saranno gli ideali di Dreyman? E’ bastato scoprire come vengono trattati gli artisti del quarto tipo? Viene toccato un lato del suo carattere rimasto latente finora (vedi quando legge il libro di poesie) però non viene mostrato cosa tocca questo suo lato latente.

    A me sembra una leggerezza della sceneggiatura. Tu che ne pensi, visto che anche a te il film è piaciuto molto. Per il resto il film è perfetto, equilibrato, elegante senza inquadrature o scene fuori posto o in eccesso. Adoro quelle regie pacate e non ingombranti, che recentemente ho ritrovato nel film di Molaioli “La ragazza del lago”.

    Un saluto e complimenti

    Noir83

  7. Nonostantetutto ha detto:

    @rukert carrissimo da quanto tempo, è sempre un piacere leggerti, mi trovi, come sempre, assolutamente d’accordo.

    Anche sul possibile riferimento Shakespeariano.

    ;-)

    Un caro saluto.

    Rob.

  8. ruckert ha detto:

    Cari Rob,

    sono andato a vedere Le vite degli altri l’altro giorno e oggi ho letto questo tuo interessantissimo post che condivido. Per me è stata un’esperienza visiva molto bella. Era da tempo che un film non mi affascinava così tanto. Se posso permettermi una mia lettura, nella storia ho visto qualcosa di Shakespeariano. Il ministro che usa il potere per favorire il suo amore privato mi ha fatto pensare alla grandezza del drammaturgo inglese. La storia per il resto è incredibile, gli attori bravissimi, il finale non banale, le ricostruzioni degli ambienti ottime. Insomma un film davvero stupendo, era ora. Ciao

  9. utente anonimo ha detto:

    Roberto, continuerei a leggere e rileggere il tuo commento al film… mi “aagrappo” alle tue parole come se avessi paura che le emozioni scivolassero via… spero che quel vento non arrivi mai a toglermi questo capolavoro dal cuore.

    Un abbraccio

  10. Nonostantetutto ha detto:

    @MissVengeance Non me lo ricordo quanto lo pagai … tipo 1 milione di vecchie £ire.

    Erano 35 lezioni di 3 ore il sabato mattina.

    I docenti erano Marzio Casa regista e sceneggiatore all’epoca, ed Anna Pavignano la sceneggiatrice dei film di Massimo Troisi e poi anche di Massimo D’Alatri.

    Durò circa 3 mesi e mezzo.

    Io faccio un altro lavoro e l’unico modo per fare un corso di sceneggiatura era questo.

    Ho notato che non sono nei tuoi link perché non ci scambiamo i link?

    Io ti aggiungo ai miei ;-))

    Un saluto.

    Rob.

  11. MissVengeance ha detto:

    grandissimo post, come sempre.

    solo una curiosità OT: quanto hai pagato il corso di sceneggiatura alla fandango?

  12. NoodlesD ha detto:

    è una perversione assoluta ma troppo gratificante ^^

  13. Nonostantetutto ha detto:

    @NoodlesD Quanto ci piace non essere sintetici però ;)

    Un saluto.

    Rob.

  14. NoodlesD ha detto:

    se li merita tutti i premi che ha vinto

    ti capisco per l’affaire sintesi. Anch’io spesso vado troppo oltre, ma fortunatamente non con le recensioni (cioè ultimamente in particolare sono più sintetico. ma altrove sono un fiume).

  15. Nonostantetutto ha detto:

    @Chiara ben venuta qui e grazie per tutto ;)

    @NoodlesD ho letto il tuo post e l’ho commentato e sono contento che anche a te sia piaciuto e che sia d’accordo con Delirio, che stimo molto, e che ha in più, rispetto a me, il dono della sintesi;).

    Ehm questo film … ad ogni modo non ha vinto solo l’Oscar … ;)

    @snaut nessun problema, ci mancherebbe, ognuno è libero in questo spazio di esprimere ciò che pensa … e comunque mi è chiaro cosa intendi dire … io non ho forse parlato addirittura di ambiguità?

    E l’ambiguità non è forse una linea sottile? ;-)

    Grazie a tutti e buonanotte.

    Rob.

  16. snaut ha detto:

    Con “sottilissima traccia” intendevo dire che questo aspetto è trattato in modo misurato, in un film che è stato anche definito asciutto; mi rendo conto che può anche significare “una delle ultime tracce riconoscibili”..

    ciao :)

  17. NoodlesD ha detto:

    daccordo con delirio.

    io tra l’altro ero partito prevenuto… mi faceva stizzire che questo film aveva sottratto l’Oscar a Del Toro… ma dopo averlo visto in effetti ammetto che… ci sta.

  18. utente anonimo ha detto:

    … ricambio il saluto con lo stesso affetto…

    davvero un grande critico questo Rob.

    Un abbraccio a tutti coloro che credono nei sogni ;)

    Chiara.

  19. Nonostantetutto ha detto:

    Beh il libro di Georg Dreyman che Hauptmann Gerd Wiesler si compra per se porta il titolo “Suonata per le persone buone …”

    E poi questo film resta per me un capolavoro per gli intenti aldilà della riuscita che secondo me è assolutamente eccellente.

    Ma cosa deve fare di più un regista esordiente io non lo so …

    ;-)

    Un saluto.

    Rob.

  20. snaut ha detto:

    È davvero sottilissima la traccia che porta alla consapevolezza del capitano: hai scritto della sua bontà, un aspetto importante che inizialmente avevo pensato di scrivere, poi l’ho tralasciato.

    È tutto molto compatto e approfondito nel film, buon per te che riesci a sentirlo come capolavoro :)

  21. Petarda ha detto:

    vado, vedo e tonno.

  22. Nonostantetutto ha detto:

    @deliriocinefilo Sono contento che la pensiamo allo stesso modo su quest’opera che mi ha letteralmente incantato fino alle lacrime.

    :*-)

    @minstrel E chi semtte ;-))

    Un saluto e grazie.

    Rob.

  23. minstrel ha detto:

    Dai cineblogger pare che questo film sia semplicemente un capolavoro immane!

    Grazie anche per questa analisi lucida che fa da contraltare al delirio di delirio!

    La stampo e me la leggo meglio, naturalmente a pranzo!

    Continua così!

    yours

    MAURO

  24. deliriocinefilo ha detto:

    per una volta i premi sono MERITATI.

    straordinario lavoro di cuore, perizia, ed intelligenza. Complimenti per il post ben argomentato. [io ho optato per un post irragionevole per non svelar nulla del film e ho snodato il nodo in gola che mi attanagliava “a caldo”]. ciao.

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