cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Requiem di Hans-Christian Schmid

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Germania – 2006

analisi di eventi ed esistenti e linguaggio audiovisivo

Requiem

titolo originale: Requiem
nazione: Germania
anno: 2006
regia: Hans-Christian Schmid
genere: Drammatico
durata: 93 min.
distribuzione: Lucky Red Distribuzione
cast: S. Huller (Michaela Klingler) • B. Klaussner (Karl Klingler) • I. Kogge (Marianne Klingler) • F. Adolph (Helga Klingler) • A. Blomeier (Hanna Imhof)
sceneggiatura: B. Lange
montaggio: B. Schlegel • H. Weissbrich

Sinossi: Baviera, anni ’70. Michaela Klinger, cresciuta in una famiglia profondamente cattolica, ha sofferto fin da piccola di epilessia ma nel tempo è riuscita a tenere a bada le crisi con l’aiuto della medicina. All’età di 21 anni, la ragazza, sostenuta dal padre ma con molte riserve da parte di sua madre, decide di andare a studiare all’università di Tübingen. All’inizio tutto sembra andare bene, Michaela conosce nuovi amici e sembra essersi lasciata alle spalle le sue origini e il suo passato. Tuttavia, pochi mesi dopo il trasferimento, le crisi a lungo scomparse si riaffacciano con una frequenza sempre più ravvicinata e duratura. Poiché la medicina sembra non sortire alcun effetto, Michaela, convinta di essere perseguitata da alcune voci interiori e, credendo di essere posseduta da un demone, decide di rivolgersi a padre Landauer, il sacerdote del suo paese …

1. Introduzione – le due chiavi di lettura dell’opera

Questo strano film tedesco ha almeno due possibili chiavi di lettura.

Una che definiremo “di denuncia“, di vago sapore loachiano, ed una seconda, tutta assolutamente verosimile per quella che è la mia personale prospettiva di analisi, che definiremo “esoterica“.

Ora nella prima la pellicola sembra denunciare il pregiudizio e l’inadeguatezza della Chiesa cattolica tedesca dell’epoca, incapace di comprendere la malattia psichica, confondendola con la possessione demoniaca e contrastandola con l’esorcismo.

Nella seconda, invece, credo di avere ravvisato alcuni elementi formali, ed altri riferimenti nei significanti, che avvicinano, a mio modo di vedere, il film di Hans-Christian Shmidt, al cartello di registi (ormai defunto) di dogma ’95 e soprattutto al cinema di Lars von Trier.

In questo post cercheremo di narrare entrambe.

2. Breve sinossi del film (molto spoiler)

Il film s’ispira ad una storia vera.

Siamo nella Germania meridionale negli anni Settanta. Michaela, 21 anni, lascia il paese per andare a studiare all’Università a Tubinga.

La madre è contraria perché la ragazza soffre di epilessia ma il padre l’aiuta e la sostiene.

La famiglia e` molto religiosa e Michaela comincia a soffrire di visioni di esseri che vogliono impedirle di accostarsi ai simboli della fede e alla preghiera.

La sua patologia diventa sempre più preoccupante.

La soluzione che la famiglia trova è di affidarla ad un esorcista nonostante il parere contrario dell’anziano parroco che la vorrebbe invece far visitare da uno psichiatra.

3. La lettura di denuncia sociale contro il fondamentalismo religioso

Ora negli eventi descritti in questa breve sinossi dell’opera si comprende che, in questa chiave di lettura, le responsabilità sulla vicenda di Michaela vengono ascritte:

  • ai pregiudizi sociali di un’arretrata e bigotta provincia della Germania meridionale,
  • all’incapacità da parte dei genitori di assistere la figlia, in un problema di difficile identificazione, in modo efficace,
  • ma soprattutto alla Chiesa cattolica (dell’epoca?), incapace di agevolare le cure psichiatriche di un caso che, probabilmente, poteva essere risolto con diagnosi più precise.

Non è secondario comprendere, in questa prospettiva dell’analisi, che non è la “Chiesa” in quanto espressione della relgione ad essere messa in discussione da Shimdt, quanto piuttosto la sua capacità di lettura e di comprensione del disturbo psichico.

Dichiara il regista stesso al riguardo:

“Non ero interessato a condannare la religione e il suo peso, perché non c’è bisogno nel 2006 di fare un film per mostrare quanto sia sbagliato cercare di guarire una ragazza dall’epilessia attraverso l’esorcismo.

Trovo che ogni fondamentalismo religioso sia sbagliato perché ha come caratteristica quella di chiudersi in sé stesso e non guardare all’esterno. La tragedia di queste persone è che vivevano in un sistema chiuso nelle sue convinzioni, che non si apriva agli altri”.

Molto ben riuscite risultano, ad ogni modo, sia la ricostruzione della Germania meridionale degli anni 70, che il dilatarsi del mondo della giovane Michaela, che seguiamo durante il suo primo semsestre a Tubinga.

Shmidt racconta le difficoltà della ragazza, trasferendoci proprio il disagio e, forse, l’impreparazione di un intero contesto sociale, verso un problema complesso, senza più di tanto ascrivere responsabilità gravi, quanto piuttosto limitandosi a filmare la vicenda più su un piano sentimentale che sociale, e questo allontana in qualche modo la pellicola dal cinema di genere documentarista di denuncia.

L’opera si avvale, inoltre, della notevolissima interpretazione offerta dalla giovane protagonista Sandra Hullerpremiata con l’orso d’argento come migliore attrice protagonista al festival di Berlino 2006 – e sembra, per certi versi, fare propria, sempre in questa propsettiva di analisi, la lezione del Ken Loach di Family Life ma, ripeto, senza omaggi cinefili di genere.

Shmidt tenta cioè di narrare, e chiudo questa prima parte, un disagio profondo facendo leva sulla difficoltà (per chi sta intorno al malato psichico) d’individuare talvolta la giusta terapia anche a causa, come già detto, di pregiudizi difficili da sradicare.

E fino qui la pellicola potrebbe essere archiviata come opera a sfondo di denunzia sociale, bello, intenso, un po’ inquietante, ma non più di questo.

Ora, però, la vera domanda, per me, è la seguente.

Perché il regista è così interessato ad una storia dalla quale è stato tratto anche un’altro film di chiara ispirazione esoterica?

Traggo da una intervista al regista:

Qualche tempo fa è uscito un altro film che prendeva ispirazione dallo stesso fatto di cronaca, The exorcism of Emily Rose. Se ne è preoccupato?

Siamo venuti a conoscenza della produzione di The Exorcism of Emily Rose mentre eravamo nel bel mezzo delle riprese del nostro film e la cosa, naturalmente, ci spaventava e ci preoccupava molto. Poi però abbiamo visto il film di Scott Derrickson e ci siamo resi conto che si trattava di due film completamente diversi.

Il film di Derrickson, a differenza del nostro, si concentra infatti su quello che è successo dopo e sulla causa contro la Chiesa.

Allora ci siamo rasserenati e abbiamo smesso di preoccuparcene.

Possibile, verosimile, accettabile. Eppure.

Eppure, secondo me, il film evidenzia – oltre ad una storia che si concentra:

  • sul dramma affettivo di una famiglia,
  • sulle difficoltà di una età in cui si attraversa un momento delcato nello sviluppo psicologico, nel quale risuta necessario riuscire a varcare quella delicata e sottile linea d’ombra che separa l’adolescenza dall’età adulta,
  • sul contrasto del fontamentalismo religioso,

– anche altri riferimenti molto mistificati, raccontati e nascosti dentro una storia che sembra narrarci altro.

Sono quelli che cercherò di esplorare nella mia, lo dichiaro subito, improbabile lettura esoterica degli eventi e degli esistenti dell’opera.

4. La mia improbabile lettura esoterica del film

Uscendo ieri sera dalla sala una domanda mi ossessionava.

Cosa avrà spinto il regista a girare questo film?

Una prima possibile risposta la potete leggere in questa intervista.

Una seconda, tanto improbabile quanto, però, possibile, è quella più oscura di chiaro sapore esoterico.

Cerchiamo di analizzarla nel dettaglio.

4.1. Gli elementi esoterici dello screenplay

Il primo elemento esoterico è la congiunzione tra Michaela ed il mondo dei morti.

Il riferimento ontologico è chiaro, assoluto, netto.

Michaela è in relazione, a suo dire, con visioni di anime morte, che appaiono solo a lei (non vengono, peraltro, impressionate nemmeno dalla macchina da presa del regista).

Il secondo elemento esoterico è la netta avversione, di queste anime, nei confronti dei simboli cristiani.

Le anime con le quali la ragazza entra in relazione le impediscono di usare il rosario regalatole dalla madre, e di toccare il crocefisso che è appeso nella sua stanza di Tubinga, ma anche di pregare.

Il terzo riferimento esoterico sono le dichiarazioni che la stessa Michaela fa al giovane sacerdote “esorcista” nell’intorno del concetto:

“Dio mi ha abbandonata”.

Insomma l’esoterismo narra della lotta tra bene e male.

L’esoterismo porta a mettere in discussione i realI riferimenti etici di Dio.

Può essere buono un Dio che impone tali sofferenze ad una giovane, sembrano suggerirci le parole di Michaela.

Ed è proprio questa considerazione che rende, nei fatti, debole questa interpretazione, a meno che le anime morte non fossero un tramite per la rivelazione della vera natura del Dio, avversato, proprio per questo, nella giovane credente.

Il quarto riferimento esoterico è da ravvedersi nel fatto che i disturbi di Michaela si palesano, essenzialmente, nel momento in cui lei è, in qualche modo, in relazione con la sua fede.

Michaela ha paura dell’esorcismo perché il semplice evocare Dio e la religione, comporta il dolore e la paura del nuovo incontro con le anime.

La risposta dell’esorcista ed il messaggio cattolico ortodosso, ancora oggi, è quello di dirci che queste prove verrebbero imposte dal Padre a creature che Lui amerebbe più di altre, per le loro doti di sensibilità e di fervore.

A degli eletti insomma, cui riserverebbe questi che la Chiesa idnetifica come segni inviati loro per permettergli di entrare in relazione con verità più elevate.

Va aggiunto che il Vaticano, ancora oggi, non smentisce le vicende di possessione, ma, al contrario, continua ed addestrare sacerdoti come esoricisti.

In questa prospettiva cattolica ortodossa fino al fondamentalismo, si palesano come coerenti, anche nello screenplay, i riferimenti a Santa Rita, morta a soli 33 anni dopo atroci sofferenze ifertele dal demonio.

Va aggiunto che testimonianze di segno analogo sono state validate e confermate, dalla Chiesa cattolica, anche con riferimento alla vita di altri santi come Padre Pio, ad esempio.

Ma è in realtà la conclusione del film il quinto e definitivo riferimento esoterico dell’intera opera, che, subdolamente, ribalta questa prospettiva.

Nella sequenza che ci restituisce il volto quasi angelico di Michaela nella splendida interpretazione di Sandra Huller, il regista chiude la storia comunicandoci la morte della protagonista e la totale inutilità delle pratiche esorciste, quasi a suggellare la superiore potenza delle forze del male su quelle del bene.

Sono consapevole che la mia interpretazione è un po’ tirata per i capelli, ma, ad ulteriore sostegno della mia tesi, evoco un elemento formale.

4.2. Gli elementi formali che avvicinano Hans-Christian Shmidt a Lars von Trier

L’utilizzo di uno stile filmico che sembrerebbe avvicinare la tecnica utilizzata da Hans-Chrisitan Shmidt alle tecniche di ripresa del regista danese Lars von Trier, che deve molta della sua celebrità alla pellicola “Le onde del destino” dove pure si attaccavano le chiusure bigotte di una comunità, e che poi, dopo quel film, ha sviluppato tutta un serie di altre pellicole che testimoniano la sua vera e propria “ossessione” verso il tema religioso/esoterico.

Un omaggio casuale?

Io, personalmente, non ci credo.

Va detto, per completezza di contro-argomentazione, che nella cattolica Germania meridionale la protagonista vera della vicenda, Anneliese, la ragazza realmente morta a seguito di numerosi esorcismi dieci anni fa, è considerata una martire, una vera e propria santa. E la sua tomba è oggetto di continui pellegrinaggi di fedeli.

14 commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    @mpinaCiancio Si cara Mapi è vero, grazie molto della segnalazione.

    Speriamo di riuscire ad indirizzare le tante idee che condividiamo sulla diffusione della cultura, soprattutto cinematografica.

    Ancora grazie. Un abbraccio anche a te.

    Rob.

  2. mpinaCiancio ha detto:

    Caro Rob. ti avevo segnalato agli amici DS Cinema di Roma e noto con gran piacere che finalmente i vostri due progetti si sono incontrati… Un abbraccio Mapi :)

  3. Nonostantetutto ha detto:

    @dscinema Tutti i cineblogger sono per il cinema italiano e resto a disposizione per ogni iniziatva per sostenerlo. Grazie.

    Anchi io vi aggiungo alla lista dei link cinefili.

    Con stima.

    Rob.

    @convallaria … per “Le onde del destino” non è improprio citare i riferimenti al cinema di Carl Theodor Dreyer.

    Grazie per le belle cose che mi dici.

    Rob.

  4. convallaria ha detto:

    Tempo fa ho visto ‘le onde del destino’. Film superbo. Non ho ancora avuto modo di vedere ‘requiem’ ma credo che lo farò presto. I tuoi post sono sempre efficaci! Bacioni!

  5. dscinema ha detto:

    Ciao, ti abbiamo inserito nel nostro blogroll.

    In riferimento alla tua proposta, ogni contributo è ben accetto e tu mi sembri molto competente. Tieni conto solo di una cosa: cerchiamo di privilegiare il cinema italiano

    A presto :)

  6. Nonostantetutto ha detto:

    @mpinaCiancio ma grazie sempre a te per le belle cose che mi dici.

    ;-))

    Un saluto.

    Rob.

    @dieBouleversant grazie ma ho deciso di cambiare musica.

  7. mpinaCiancio ha detto:

    Caro Roberto, dev’essere una pellicola interessante questa che segnali. Grazie come sempre delle letture attente e competenti che ci regali. Un abbraccio Mapi :)

  8. dieBouleversant ha detto:

    Roberto, so che leggi subito questo commento: se puoi, prendi il link che ti ho segnalato in messaggeria privata.

    Buona giornata… per ora.

    A presto,

    Beatrice

  9. Nonostantetutto ha detto:

    @NessUno mi sembra molto chiaro grazie ;)

    Magari se la prossima volta usi l’italiano cercando di coniugare meglio il genere con il numero, te ne saremo infintamente grati.

    Un saluto.

    Rob.

  10. utente anonimo ha detto:

    Proseguimento verso l’avanto di un urgenta terapia per il futuro.

    NessUno

  11. Nonostantetutto ha detto:

    @Bonekamp Non so che dirti … leggiti l’interivsta al regista linkata nel post, è lui che afferma di averla voluta raccontare con questo film.

    Le sequenze più evocative sono quelle relative all’ostinazione del giovane sacerdote verso l’esorcismo. Altro non so.

    Un saluto.

    Rob.

  12. Bonekamp ha detto:

    ma che c’azzecca il “fondamentalismo” religioso?

    non concordo quasi su nulla, anche se le conclusioni (vedi voto in cineblogger) sono le stesse

  13. Nonostantetutto ha detto:

    @rustyside ;-) Grazie. E benvenuta a bordo allora.

    Un saluto.

    Rob.

  14. rustyside ha detto:

    mi piace moltissimo questo blog,è ricco

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