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The departed | il bene e il male | di Martin Scorsese

Il tempo stimato per la lettura di questo post è di 10 minuti e di 10 secondi

Analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

USA | 2006

The departed – Il bene e il male

Titolo originale:The departed
Nazione:U.S.A.
Anno:2006
Genere:Drammatico, Thriller
Durata:149′
Regia:Martin Scorsese
Sito ufficiale: www.thedeparted.com
Sito italiano: www.thedeparted.it
Cast: Leonardo Di Caprio; Matt Damon; Jack Nicholson; Alec Baldwin; Mark Wahlberg.
Produzione: Warner Bros; Vertigo Entertainment; Initial Entertainment Group (IEG);
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: Roma 2006; 27 Ottobre 2006 (cinema)

Infernal Affairs (Wu jian dao) di Andrew Lau e Alan Mak – Hong Kong 2002 – riveduto e corretto | a cura di Roberto Bernabò

Infernal Affairs

Regia: Andrew Lau e Alan Mak;
Con: Andy Lau, Tony Leung, Anthony Wong Chau-Sang, Eric Tsang, Kelly Chen; Sammi Cheng, Edison Chen, Shawn Yue, Elva Hsiao, Chapman To, Lam Ka Tung, Ting Yip Ng, Dion Lam, Chi Keung Wan, Hui Kam Fung Titolo originale Mou gaan dou. Thriller, durata 101 min. – Hong Kong 2002.
Costumi: Pik kwan lee Cassini
Effetti: Eddy wong Bloomfield; Victor Wong
Fotografia: Yiu-fai lai Sellers; Wai Keung Lau
Montaggio: Ching hei pang Sellers; Danny Pang
Musiche: Kwong wing chan Sellers
Scenografia: Wong ching ching Sellers; Sung pong choo Sellers


1. Introduzione – una questione di etica artistica non giuridica

Un’operazione inquietante, ma riuscita, è questa di “The Departed – il bene e il male” che è in pratica il remake di un film del 2002 (Infernal Affairs di Andrew Lau e Alan Mak, ambientato ad Hong Kong).

Il film, anticipo, è assolutamente notevole, ma quello che analizzerò, oltre alle consuete considerazioni sulla struttura narrativa del film, è quanto il remake di un film del 2002, di cui si sfrutta il plot, e lo si adatta ad un altro film cambiandone l’ambientazione, sia un’operazione corretta dal punto di vista etico e cinematografico (non da quello giuridico sia chiaro).

Può esistere una trasposizione dal filmico al filmico?

Non ho idee precise, peraltro, al riguardo, ma avverto il bisogno di un confronto. Gabriele Muccino, ad esempio, ha venduto i diritti del suo film “L’ultimo bacio” da cui è stato tratto il film “The last Kiss“, e non mi sono scandalizzato, più di tanto, per questo.

Ma mi domando, nel caso di specie: “E’ corretto, pur acquistando i diritti, sbancare al box office sfruttando idee di altri, avendone intuito la genialità?

E’ un cineasta, un regista come Scorsese, da tempo alla ricerca del colpo da maestro, che agisce un’operazione del genere?

E non dovrebbe avere, anche la pellicola di Wai Keung Lau, il diritto ad una programmazione, altrettanto massiva, nelle sale?

Torneremo su queste argomentazioni – assolutamente opinabili in quanto esistono ovviamente, come ho già chiarito, precedenti analoghi – al termine dell’analisi, perché al momento, io ho visto, rimanendone rapito, solamente la pellicola di Scorsese.

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2. Piccola storia del remake

Quando feci il corso di sceneggiatura al Politecnico Fandango mi spiegarono che la sceneggiatura è la cosa più importante in un film. Un buon film ha sempre dietro una buona sceneggiatura e la regola non scritta è che da una buona sceneggiatura si può fare un cattivo film mentre da una cattiva sceneggiatura non si potrà mai tirare fuori un buon flim.

Non mi ricordo più, inoltre, quale magnate di Hollywood degli anni ruggenti sosteneva una cosa.

“Noi ad un film chiediamo solo tre cose: una storia, una storia, una storia.”

Quello che so di questo remake è che quando qualcuno ha proposto il plot a Martin Scorsese questi abbia storto storto un po’ il naso, perché non gli andava di fare l’ennesimo remake di un film già esistente (e del 2002 peraltro).
“Ma”, ha ammesso il regista, “quando ho iniziato a leggere il plot … arrivato a pagine 25 non sono più riuscito a staccarmi.”

Va pertanto ammesso “The Departed” si avvale di un plot straordinario.

Vediamo di capire perché.

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3. Analisi di eventi ed esistenti (molto spoiler – davvero non leggete oltre se non avete visto il film)

3.1. Le peculiarità ontologiche e strutturali dello screenplay

Bene, a mio modo di vedere, “The Departed il bene e il male“, funziona molto bene, e lascia tutti stupiti, per alcune modifiche apportate alla struttura narrativa filmica tradizionale.

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3.2. Il dualismo degli esistenti “eroi della storia” e la relazione protagonismo antagonismo

La prima peculiarità formale è l’idea di duplicare, in qualche modo, l’eroe.

In The Departed si assiste ad una sorta di sbinamento dell’eroe, suggellata anche formalmente da inserti in falsback che ci conducono nella vita di entrambi.

Lo sbinamento degli esistenti protagonisti allude, ed introduce, certamente, al tema dualistico sviluppato nello screnplay: la mistificante lotta tra bene e male.

Colin Sullivan (Matt Damon – bravo) e Billy Costigan (Leonardo Di Caprio – bravissimo), ignoti l’uno all’altro, sono entrambi reclute dell’Accademia di Polizia di Boston nello Stato del Massachussets.

Per Billy ciò rappresenta una fuga dal proprio ambiente d’origine, i suoi zii, i suoi cugini: criminali di South Boston, furfanti, piccoli imbroglioni che trafficano droga e prepotenza. Malgrado le capacità e gli sforzi di Billy, l’odore dei bassifondi non si lava via facilmente e gli viene sbattuto in faccia che non vestirà mai una divisa.

Per Colin, invece è una copertura per servire Frank Costello (Jack Nicholson straordinario come sempre), un potente malavitoso irlandese che lo ha addestrato fin dall’infanzia; lui ossequioso e brillante si farà strada in fretta e verrà assegnato all’unità speciale di investigazione che si occupa proprio dei traffici illeciti del suo “padrone”.

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3.3. Il piano di sviluppo del conflitto tra gli antagonisti

Ma se le loro vite all’Accademia di Polizia non si incrociano mai, i loro destini si intrecceranno quando Billy sarà chiamato a divenire un infiltrato nella gang di Costello, pur di rimanere nelle file della Polizia di Boston, anche se la sua identità resterà nota solo ai suoi diretti superiori: il Capitano Queenan (Martin Sheen) ed il sergente Dignam (Mark Whalberg), il personaggio certamente più ambiguo della storia.

Da questo momento si delinea il piano dello sviluppo del conflitto: una talpa nella polizia ed un infiltrato nella malavita, chi scopre per primo l’altro vince: una sorta di rincorsa fra gatto e topo, o forse, come sarebbe più corretto affermare, fra topo e topo, come sembrerà suggerirci l’allegorica sequenza finale.

Entrambi avranno a che fare con la seducente psichiatra della Polizia, elemento aggiunto da Scorsese al plot originale, probabilmente per renderlo un attimino più occitendalizzato e per scremarlo da quella patina di dualismo taoista che, invece, pervade quello originale.

Ho letto, al riguardo, che i riferimenti di questo dualismo tra gli esistenti avrebbe appunto una origine spirituale.

Infernal Affairs” si apre e si chiude, infatti, con una citazione della cosmogonia buddista sul peggiore degli otto inferni, ossia quello della sofferenza perenne in cui la longevità è una condanna e proprio la filosofia asiatica ci potrebbe fornire un’interessante chiave di lettura del divario che separa le pellicole.

Perchè la più netta demarcazione tra bene e male sviluppata negli esistenti di Scorsese, come binario della contrapposizione protagonismo-antagonismo, costituirebbe una delle più marcate differenze adottate dal regista rispetto all’originale plot asiatico, che questa contrapposizione stempererebbe a vantaggio della già citata unicità taoista.

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3.4. Il dualismo anche dell’ambientazione e la psicologia degli esistenti

La città di Boston stessa è un suggello di questo dualismo, nonché uno scenario perfetto per questa trama fittissima che nel progredire stringe con una progressione impressionante nelle sue spire.

La psicologia degli esistenti si risolve di pari passo. Billy e Colin sono entrambi costretti ad identità antitetiche alla propria natura, da qui nasce non solo un gioco al rimpiattino, ma, anche, una significativa ambiguità dei ruoli, che risolve uno scontro fra i due antagonisti di rara potenza.

Entrambi, infatti, sono divorati dalla propria doppia vita:

Billy sempre sull’orlo di un baratro, con i nervi tesi e affioranti, costretto ad assistere a crimini che deplora, a usare la violenza, costretto alla convivenza con i delinquentelli che ha sempre disprezzato;

Colin dal sorriso tanto facile quanto sempre più imbarazzato, affascinato dal potere e dai suoi riflessi dorati, freddo e compassato, vero e proprio re dei bugiardi che riesce a gestire lo stress in pubblico per esserne sopraffatto fra le mura della camera da letto.

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3.5. Ma quel’è allora l’eccezionalità dello screenplay?

Ed allora, se i due esistenti sono in qualche modo protagonista ed antagonista, dov’è l’eccezionalità dello screenplay?

Nel fatto che lo screenplay agisce un forte stravolgimento ontologico delle sue stesse regole facendo morire entrambi gli eroi, ed il loro dante causa Costello.

Nel cinema alla morte di Billy Costigan Di Caprio le ragazze presenti in sala hanno urlato “Nooo”.

Eh marquant … come ti ho capito in quel momento.

Ma la cosa straordinaria è che io avevo intuito il finale del film (quantomeno chi fosse la talpa all’interno della squadra speciale del Capitano Queenan, morto ammazzato anche lui ovvio).

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3.6. Una cosa che mi ha dato fastidio

Mi perdoneranno tutti gli sceneggiatori dei due plot, ma c’è una cosa che mi ha dato fastidio, e che annovererei tra i possibili errori dello screnplay:

L’entrata in campo dell’esistente che uccide Di Caprio.

Lo spettatore non è messo in alcun modo in condizione di poter capire chi è. E seppure drammaturgicamente rappresenti il vero colpo di scena dello screenplay, rimane forse l’unica pecca di una costruzione perfetta.

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4. The original soundtraks di The departed

Le musiche originali composte da Howard Shore (che aveva già firmato “After Hours” e “The Aviator“) sono arricchite da una selezione di brani musicali di indubbio gusto che spazia dagli Stones d’annata di “Let It Loose” a “Confortably Numb” cantata da Roger Waters con Van Morrison & The Band, attraversa in una carrellata trent’anni e più di pop-rock americano (Beach Boys, Allman Brothers, Roy Buchanan, Badfinger), concedendosi anche un tuffo nelle periferie di South Boston sulle note dei nuovi selvaggi alfieri dell’Irish-Punk, i Dropkick Murphys.

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5. Conclusioni

Nel concludere questo post ritorno alle considerazioni iniziali.

Mi sono chiesto perché il finale sia così prepotentemente straordinario ed inimmaginabile.

Mi sono dato una spiegazione personale, ovviamente.

La matrice degli esistenti non è né occidentale, né tanto meno anglosassone, ma totalmente orientale.

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5.1. Significanti dei temi sviluppati

I temi della caduta, del peccato, della redenzione immorale, del rapporto identità e fedeltà, hanno sempre avuto una forte eco nei film di Scorsese, anche nei più atipici come “L’età dell’innocenza” o “The Aviator“.

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5.2. I meriti della regia di Martin Scorsese

Ma spesso nei film del passato i microcosmi descritti venivano osservati dall’interno, dall’ottica dei personaggi, con “The Departed” invece si rinuncia alla visione individualistica, alla voce narrante, alla visuale filtrata dall’occhio del protagonista in favore dell’intreccio, dell’azione, del coinvolgimento spettacolare.

La pellicola di Scorsese non fa che raccontarci una storia, non vuole darci insegnamenti morali, non vuole infonderci alcuna speranza sulla possibilità di prendere in mano la propria vita e decidere di stare dalla parte del bene. Il dramma si intensifica, dal livore rabbioso si passa alla sofferenza interiore fino ad arrivare ad un disagio intensissimo (ed è in questo elemento probabilmente il vero gap dalla matrice orientale).

La regia coglie tutto questo con una freddissima e al tempo stesso partecipata efficienza, evitando inutili fioriture o di stilizzare troppo la violenza. La brutalità è repentina e improvvisa, una serpe fulminea, nulla interviene a mitigarla o a renderla glamour.

Una trama già complessa e ben strutturata assume così un’intensità insperata, descritta in maniera coerente, non lasciandoci prendere mai fiato con un montaggio rapido e asciutto, che polverizza le sequenze per tramutarle il un’azione da togliere il fiato.

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Nella morte di tutti gli esistenti protagonisti, pur riconoscendo un elemento di forte distacco dal plot originale, è come se trovassi, invece, ulteriori conferme alla mia ipotesi relativa alla matrice orientale della trama, perché questo elemento formale non appartiene, in alcun modo, allo specifico lessico filmico che si riesce a concepire negli USA.

Il genio di Scorsese, probabilmente, sta proprio nell’aver intuito come, trasponendo la storia da Hong Kong a Boston, la stessa sarebbe diventata di una potenza assoluta.

Ben vengano quindi i 150 minuti mozzafiato di remake come “The departed il bene e il male“, se costruiti con tanta maestria sotto il profilo di regia, del montaggio, della fotografia, dell’ambientazione e della recitazione. Una pellicola che difficilmente dimenticheremo.

 

8 commenti

  1. Roberto Bernabò ha detto:

    @Alessandra In effetti è una cosa che avevo notato anche io.

    Potrebbero esserci due spiegazioni.

    O la cosa che lui consegna alla psicologa è una dichiarazione con la quale lui fa i nomi del Capitano Queenan e del suo assistente come suoi effettivi datori di lavoro oppure è uno degli agganci per un sequel del film (ti ricordo che Infernale Affairs è una trilogia non un fim unico). Alla fine comunque muoiono tutti, ed è questo il vero messaggio verso l’alto del film. Congetturare su una cosa lasciata appesa dalla sceneggiatura, probabilmente non ha senso.

    Un caro saluto.

    Rob.

  2. utente anonimo ha detto:

    Ciao!Bellissima recensione, dettagliata ed esplicativa!Complimenti. Visto e considerato che apparentemente hai capito più di quanto ho capito io:-), posso chiederti una cosa?

    Come hai interpretato la consegna della busta chiusa da parte di Billy Costigan alla psicologa?E’da quando ho visto il film che mi chiedo perchè far vedere la consegna, se poi non ne fai vedere il contenuto!

    Spero tu possa aiutarmi!

    Ancora complimenti.

    Saluti, Alessandra

  3. Roberto Bernabò ha detto:

    @deliriocinefilo Il film è notevole secondo me, ma la storia del rmake un po’ puzza.

    Io ho ordinato in DVD Infernal Affairs e parlerò, ah se parlerò sul tema (taciuto dai più e nei siti ufficiali peraltro …)

    Buona notte e buona fortuna.

    Rob.

  4. deliriocinefilo ha detto:

    è un grande film ma l’operazione remake non me la spiego in ogni caso. scelta autoriale dubbia. non saprei ma non sono lanciatissimo per questo film, indubbiamente uno dei migliori del 2006, ma non il migliore..

  5. Roberto Bernabò ha detto:

    @didolasplendida … non attendo altro. ;-)

    Comunque The Departed è un grande film. E poi ripeto ha una matrice orientale per cui …

    Un saluto.

    Rob.

  6. didolasplendida ha detto:

    non ho visto nemmeno un film di quelli che hai recensito

    ho visto film giapponesi alla rassegna Dong Fang

    ma appena li vedrò dirò la mia, ah se la dirò

    ciao Rob

  7. Roberto Bernabò ha detto:

    @Petarda Vabbè che il post non è ancora finito … ma che razza di commento è (?)

    Comunque tranquilla, quei pochi capelli che ho sono tutti attaccati alla mia testa … del resto tu dovresti saperlo …

    ;-)

    Un saluto.

    Rob.

  8. Petarda ha detto:

    sai che nella foto dell’avatar sembra che tu abbia la parrucca?

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