cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Emanuele Crialese – Nuovomondo vs. Respiro

Il tempo stimato per la lettura di questo post è di 11 minuti e di 11 secondi

analisi comparata di eventi ed esistenti e linguaggio audiovisivo dei due lungometraggi del promettente regista italiano – vincitore del Leone d’argento a Venezia 63

Nuovomondo

Titolo originale: Nuovomondo (The golden door)
Nazione: Italia, Francia
Anno: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 112′
Regia: Emanuele Crialese

Cast: Vincenzo Amato, Francesco Casisa, Charlotte Gainsbourg, Filippo Pucillo, Aurora Quattrocchi
Produzione:
Memento Films Production, Respiro, Arte France Cinéma, Titti Film, Rai Cinemafiction
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: Venezia 2006 – 22 Settembre 2006 (cinema)

Respiro

Titolo originale: Respiro
Nazione: Italia
Anno: 2002
Genere: Drammatico
Regia: Emanuele Crialese


Cast
: Valeria Golino, Vincenzo Amato
Produzione: Fandango, Les Films des Turnelles, Roissy Film
Distribuzione: Medusa
Uscita prevista: 21 Marzo 2003 (cinema)

“Siamo tutti delle anime decollate verso un paradiso che, se la fortuna vorrà, ci verrà concesso in vita, ma stiamo morendo al passare di ogni onda.“

Apro il post con il trailer dell’ultima fatica del regista italiano Emanuele Crialese – Nuovomondo.

Le immagini, spesso, spiegano assai più delle parole.

Che impressione ti ha fatto il cinema di Emanuele Crialese?”

Na’ bella impressione!, risponderebbe Massimo Troisi.

Perché nel cinema dei giovane regista italiano ci sono molte cose e nessuna banale. Emanuele cura tutto il progetto. Parte dall’idea, la sviluppa nel soggetto e nella sceneggiatura, dirige gli attori nella regia. Insomma è un cineasta vero. E già questo lo posiziona in un certo modo nel panorama del cinema. E non solo di quello italiano.

§§§

Ellis Island. L’isola della quarantena o come la definivano i nostri eroi “l’Isola delle Lacrime” era la prima tappa, il luogo del loro primo incontro con i cittadini del NUOVOMONDO. È da lì che è partita questa storia. Ho passato un anno a studiare i documenti e le procedure che venivano applicate durante i primi vent’anni del 900. È lì che ho scoperto che l’isola non era semplice punto di smistamento e primo centro di accoglienza dei nuovo arrivati. Ellis Island era anche una specie di laboratorio-archivio.

Ecco seleziono queste parole che lo stesso regista usa per descrivere il film, per condvidere una suggestione importante. Il suo è un cinema che passa attraverso uno studio accurato anche dell’ambientazione storica.

Nuovomondo colpisce proprio perché, prima ancora che un film, è un viaggio nel tempo. Verso le radici e le matrici del tema dell’emigrazione. Questo è uno dei meriti che da sempre riconosco agli storici. E Crialese, con questo film, è qualcosa di più di un documentarista. La sua ricerca filma e testimonia un epoca, senza però avere la pretesa, un po’ saccente, del classificatore di prove  depositario di una versione della verità. E’ piuttosto uno storico dell’anima, dello spleen, più che degli eventi.

L’idea dello sradicamento, ad esempio, che uso anche nell’incipit del post, la progressione dell’avventura verso l’ignoto è agita con una delicatezza ed, al tempo stesso, fedeltà assolute.

Questa vocazione storico-sentimentale la ritroviamo anche nella capacità di descrivere, con molta poesia, quello che il nostro paese era sul finire del secolo scorso. Crialese con la sua pellicola ci offre la possibilità di comprendere meglio, senza la pretesa di giudicare, cosa realmente rappresentasse, per quei siciliani, abbandonare la terra natia per andare in cerca di fortuna nel Nuovo Mondo, perché è proprio così che l’America – e qui doverosa sarebbe la citazione di Lamerica di Gianni Amelio (che, ricordo, narrò l’Albania postcomunista, il conflitto tra Paesi malati di benessere e Paesi agonizzanti di fame, la lacerazione religiosa tra cristiani e musulmani: una pellicola che seppe rappresentare le tragedie dei nostri tempi, andando però oltre il documento ed oltre la cronaca, e conferendo loro forza simbolica, condensazione, ed il pathos dei destini individuali nelle catastrofi collettive, – era propagnadata, in quella Italia assai più ingenua di quella di oggi, stretta dalla miseria e dall’ignoranza, dalla Chiesa cattolica e dai governanti dell’epoca. Una terra dove i “piccioli” sarebbero caduti dal cielo, e dove sarebbe stato possibile fare il “bagno nel latte“.

§§§

1. L’anticipazione semantica

E’ proprio già nella scelta semantica del titolo che Crialese anticipa il tema centrale dello sviluppo del conflitto dei suoi eventi e dei suoi esistenti.

Questa soluzione annunciante, suggellata anche dalle sequaneze iniziali (lo scontro tra i ragazzi a Lampedusa e la richiesta al Crocefisso nei monti siciliani), è il primo elemento che accomuna “Respiro” a “Nuovomondo“.

Due pellicole che, forse soprattutto, pur diversissime tra loro certo, rappresentano entrambe, però, due interessantissime variazioni sul tema del crash tra culture. Vero e proprio tratto distintivo del cinema di Crialese. Il suo specifico filmico va bene Enzo?

In Nuovomondo così come in Respiro, infatti, gli esistenti sono essenzialmente posti in conflitto con le loro stesse radici. Con i loro stessi ambiti familiari. Forse addirittura con le loro stesse antagonistiche e contraddittorie e tumultuose forze interiori. Ed è importante, secondo me, comprendere questo passaggio.

Perché la diversità, il crash, non è solo quello tra il nuovo mondo ed il vecchio.

Tra ciò che si lascia e ciò che si troverà.

No. Il conflitto per Crialese, è insito nella natura umana e l’elemento culturale è quasi un sinolo inscindibile che accomuna e differenzia, nello stesso tempo, un singolo individuo, nei confronti degli altri suoi simili.

Salvatore Mancuso è si un siciliano in mezzo ad altri siciliani, ma è, al tempo stesso, diverso da sua madre, e dagli altri suoi compagni di avventura, e non solo dagli americani o dalla donna inglese, di cui s’innammorerà.

Tale peculiarità accumuna anche Grazia di Respiro, che si ribella ai suoi parenti ed all’intero villaggio di Lampedusa, fino al punto di trovare respiro solo sotto l’acqua del suo mare, e solo nel mommento in cui rimane sola con la sua individualità, solitudine suggellata, anche formalmente, dalle sequenze nella grotta.

Diverso è il figlio, sempre in Respiro (ma anche in Nuovomondo), che solo lei comprende (differenza e uguaglianza che si ricompongono nel ruolo della madre, altra similitudine dell’impianto narrativo).

§§§

2. Le scelte formali sulla lingua

Altro tema che considero molto importante in Nuovomondo (ma infondo anche in Respiro) è la scelta della lingua, o meglio delle lingue con cui il regista decide di dare voce ai suoi esistenti.

Crialese, infatti, si attiene fedelmente al dialetto siciliano ed all’inglese.

Questa sottolineatura, apparentemente banale, è parte del sottofondo subliminale che pone lo spettatore difronte alle molteplici difficoltà degli stessi esistenti di comprendersi.

Viene in mente la Torre di Babele, ovvio.

Ma il contrasto Crialese lo sviluppa anche nella traccia sonora e visiva.

I versi degli animali, il rumore dei sassi, il buio delle stive. Il lungo indugiare della macchina da presa in sequenze lunghe e opprimenti e lente e rumorose e scomode, e ancora il suono della sirena della nave, le bellissime sottolineature musicali, che amplificano, nello spettatore, il senso greve del disagio del viaggio.

Se ci fosse la possibilità di diffondere gli odori sono certo che il regista li userebbe, oltre che dichiararli (l’aglio che puzza), tanto maniacale è la sua ricerca, pura ed assoluta, della ricostruzione fedele.

Ed è questa, credo, una delle sue cifre più importanti. Che mantengono la storia ed il discorso sempre nel contesto delle cose, se non vere, verosimili. Senza sbavature, senza sequenze sopra le righe. Un occhio delicato che guarda con gli occhi puri dei suoi esistenti.

§§§

2. La purezza degli esistenti

Ed arriviamo al secondo elemento che, secondo me, accomuna le due pellicole. La purezza degli esistenti protagonisti.

Cosa avvicina, infatti, Salvatore Mancuso a Grazia oltre al fatto di essere entrambi siciliani?

La loro assoluta integrità.

Salvatore e Grazia sono l’espressione radicale d’individui puri. Che agiscono mossi solo dalle loro autentiche pulsioni. Hanno entrambi un’etica chiara, forte, un nucleo profondo dal quale non cercano di discostarsi. Ma che li caratterizza come esistenti molto ben delineati. Belli proprio per questo.

A proposito io questo non attore scultore Vincenzo Amato lo candiderei per tutti i premi del mondo. (Ed è già polemica tra Nuovomondo e Romanzo Criminale per chi dovrà rappresentare l’Italia agli Oscar … ehm … cheste so’ cos’e pazzi).

Sarà forse proprio questa caratteristica che attrarrà la giovane donna inglese, anche lei alla ricerca, attraverso una fuga più che una partenza, del suo diverso ed al tempo stesso uguale nuovo mondo.

§§§

3. Il volto sciamanico ed alchemico della donna

Altro elemento che accomuna le pellicole è il potere ancestrale, quasi magico, conferito alla donna.

In Nuovomondo assistiamo a sequenze, quasi sciamaniche, in cui la vecchia madre di Salvatore libera la giovane sorella da una serpe che era penetrata dentro il corpo.

Questa sequenza, insieme a quelle delle carote giganti, della immersione degli esistenti nel catartico elemento, quasi amniotico e puro del latte, i “piccioli” che cadono dal cielo su Salvatore Mancuso, filtrano, per alcuni attimi, la narrazione in suggestioni surreali, allegoriche, ed oniriche. Quasi buñuelliane arrivo a dire.

In queste opzioni filmiche, i significanti dei messaggi verso l’alto sono certamente la purezza con cui gli esistenti, e forse lo stesso regista, guardano gli eventi.

Infantili ed ingenue, quasi, illusioni di promesse di abbondanza, che non possiamo però realmente distinguere se frutto più di una speranza legata all’inoocenza degli esistenti, o quanto, piuttosto, vere e proprie capacità divinatorie. Immagini, in ogni caso, che contrappongono tali abitanti del vecchio mondo, che vedono e credono in cose che NON si vedono, a quelli del nuovo mondo razionalista, che non può più credere a ciò che non si vede e non si sente.

Ma il vero elemento alchemico dello sviluppo narrativo del cinema di Crialese è porprio questo volto femmineo.

Ritengo che il regista guardi alla donna come all’essere che conferisce il senso alla vita. Ma anche come all’elemento alchemico che l’alimenta, le da origine.

Il viaggio di Salvatore diventa meno duro, anche per lo spettatore, da quando il suo sguardo incontra quello della giovane donna inglese.

Ma è anche nella risolutezza della madre dei Mancuso – che non si lascia intimidire dalle assurde domande degli psicologi americani di Ellis Island, letteralmente ossessionati dalla ricerca di una perfezione genetica, che è tanto paradossale quanto coerente con la scelta di creare, però, il nuovomondo – che Crialese rivela questa sua ancestrale visione della donna e della madre.

§§§

4. Conclusioni – la liquida catarsi dei finali

E’ stato detto che in “Respiro” Crialese citi (forse consciamente, e forse no), L’Atalante di Jean Vigo – 1934.

L’Atlante è una storia d’amore e poesia, delicata, ricca di humor, intensissima. Indimenticabile la sequenza della visione subacquea: Il capitano del battello “L’Atlante“, Jean, interpretato da Jean Dasté, abbandonato dalla moglie Juliette interpretata da una bravissima e bellissima Dita Parlo, si tuffa nel fiume per seguire la credenza secondo cui nell’acqua si vede il volto della persona amata, ed infatti, in sovraesposizione, apparirà la figura quasi angelicata della donna. (La  sequenza è diventata celebre in  Italia grazie a Fuori Orario di Enrico Ghezzi n.d.r.).

Nelo nuovomondo, invece, si ha diritto ad entrare solo dopo la catartica purificazione dal mondo preesistente (la lunga teoria di emigranti nel latte ripresa dall’alto), che giunge, agli occhi dello spettatore, come sequenza finalmente luminosa, quasi simbolo di una speranza che il mondo contemporaneo sembra avere smarrito.

Anche nella sequenza finale di Respiro, in cui il regista laureatosi a New York, recupera, e chiudo, una ritrovata fratellanza, nella corale sequenza in cui, il marito prima, ed il paese poi, rinvengono la quasi ritenuta smarrita Grazia nell’acqua, durante la suggestiva sequenza dell’incendio delle pire, credo di riscoprire questa sciamanica visione che il regista ha della donna, nonché la convinzione, forse, che la sua rivalutazione possa essere uno degli strumenti per la ricerca di un’armonia ed un dialogo tra le genti, oggi apparentemente impossibili.

Ed è curioso da notare che, in entrambi i film, la sequenza finale sia girata in un liquido, quasi la ricongiunzione con quello amniotico della nascita, perché ogni fine è, infondo, un po’ un inizio, ed il libro degli eventi resta pur sempre per metà aperto.

§§§

Piccolo aggiornamento del post

ROMA, 2 OTTEmanuele Crialese e’ davvero felice per la candidatura all’Oscar del suo “Nuovomondo” e si e’ detto “sbalordito e intontito”.

Andare all’Oscar con “Nuovomondo” come miglior film straniero, non se l’aspettava proprio. Ma in quanto regista che ha vissuto negli Usa per dieci anni conosce bene il pragmatismo di quel paese: non credo che agli Oscar vincano sempre i film migliori, in genere vincono i film che investono piu’ soldi”. Speriamo che per una volta non sia così.

§§§

Chi è Emanuele Crialese – il regista dei crash tra culture

Regista. Romano di origine siciliana, va a vivere a New York dove si laurea nel 1995 presso il Dipartimento di Cinema della Tish School of the Arts, la facoltà di cinematografia e teatro più prestigiosa degli Stati Uniti. Esordisce alla regia due anni dopo, sempre negli Stati Uniti, con “Once We Were Strangers“, lungometraggio in lingua inglese da lui anche scritto e prodotto che partecipa in concorso al “Sundance Film Festival1998. E’ così il primo regista italiano che viene accettato nella sezione competitiva del Festival diretto da Robert Redford. Tra il 1998 e il 2000 Crialese lavora anche in teatro, sempre negli Stati Uniti. Nel 1999 con il produttore Bob Chartoff (lo stesso di “Toro Scatenato” e “New York New York“) collabora alla stesura di un trattamento cinematografico su Ellis Island. Ma il successo arriva con “Respiro“, lungometraggio girato nell’estate del 2001 all’isola di Lampedusa con e alcuni giovani isolani. Nel ruolo di Grazia, la protagonista, Valeria Golino vince il Nastro D’Argento 2003 ed ottiene la nomination al David 2003 insieme al film e al direttore della fotografia Fabio Zamarion e il produttore Domenico Procacci che ottiene il Premio. Dopo aver vinto il Premio della critica a Cannes 2003 il film è stato distribuito una seconda volta nelle sale. Oggi Crialese è il candidato all’Oscar per l’Italia come miglior film straniero per il suo secondo lugometraggio scritto in italiano“Nuovomondo” la pellicola premiata a Venezia 63 con il nastro d’argento.

12 commenti

  1. utente anonimo ha detto:

    http://blog.libero.it/archiaraviola/4334962.html

    caro amico… ti leggo molto volentieri e Nuovo Mondo è un film che mi ha ispirato tantissimo… sul link trovi il mio punto di vista…

    Un abbraccio.

    Chiara

  2. Roberto Bernabò ha detto:

    @Mapi in ogni tuo commento leggo qualcosa che renderebbe sempre più preziosa, per me, la tua conoscenza.

    Condividere con te la poesia di Crialese è un vero piacere.

    Un caro saluto.

    Rob.

  3. utente anonimo ha detto:

    Ho visto ieri sera il film di Crialese, bello e tragico al tempo stesso, ti dirò, mi mi ha tanto ricordato Il cristo si è fermato ad Eboli di Rosi.

    Mi è molto piaciuto il personaggio della madre dei Mancuso in tutti i suoi risvolti di donna e di “masciara” e poi quel pane soffice e morbido come una nuvola…

    C’è tanta poesia in questo film che più di una volta muove a pietas e commozione (da vedere sicuramente!) Mapi

  4. Roberto Bernabò ha detto:

    Avag Grazie ;) Ho amato molto anche questo secondo film di Crialese.

    Rob.

  5. Avag ha detto:

    ho amato molto entrambi i film di Criealese e mi e’ piaciuto molto questo tuo post comparato, bravo!

    Molto acuta la sottolineatura delle due scene finali “liquide”.

  6. Roberto Bernabò ha detto:

    @8e49 in effetti però è vero il tuo template è praticamente una tabula rasa ;))

    Grazie del risocontro ;)

    Un saluto.

    Rob.

  7. 8e49 ha detto:

    il template, mi pare si carichi meglio (ma “Puro asceta guru zen del template” non me l’aveva mai detto nessuno :-))

    ora spetta, che mi leggo il post con calma

    ciao

  8. Roberto Bernabò ha detto:

    @didolasplendida Allora.

    Vincenzo Aamato non è imbruttito interpreta semplicemente un’altro esistente. Deve essere diverso dal personaggio di Respiro per esigenze di sceneggiatura e di ambientazione storica.

    Su Valeria Golino concordo, ma d’altra parte una donna inglese non può né deve avere la caliente passionalità e bellezza delle donne del Sud.

    Quanto alle due ore ti ricordo che il film descrive la traversata oceanica … la scelta della lentezza e della dilatazione sono coerenti con l’impianto narrativo.

    Ma la nave che parte lenta, la sirena, Vincenzo che s’immerge nella terra prima di partire, non ti hanno commosso?

    Con le descrizioni del cinema America mi hai infilato una spada nel cuore, lo sai questo vero?

    Ah stasera ho visto The queen quello si che mi ha deluso, interpretazione di Helen Mirren a parte.

    Un volta vengo a posta a Napoli per andare al cinema Ameirca con te.

    Na’ lacrima lucente.

    Rob.

  9. Roberto Bernabò ha detto:

    @FulviaLeopardi ;) E grazie del riscontro.

    @sbloggata beh, pensavo di averlo detto nel post …

    Lo ribadisco allora. “Respiro” è un gran bel film.

    E bentornata dal Portogallo e sul mio blog.

    Un saluto.

    Rob.

  10. didolasplendida ha detto:

    L’ho visto.

    oggi spettacolo delle 18,20 al cinema America Hall sopra San Martino. Con due amiche.

    Sono rimasta delusa

    mi aspettavo di più

    Il primo film Respiro è stato di gran lunga superiore

    Non ho capito perchè lo ha fatto durare due ore

    forse se non hanno una certa durata escono fuori dai palmares?

    Vincenzo si è imbruttito

    dove sta il protagonista di Respiro?? dove sta il mio amato Vincenzo Amato?

    la forza di Respiro era anche Valeria Golino

    una protagonista vitale e vivace

    a differenza di questa Charlotte Gainsburg.

    Vincenzo, poi, ha quasi macchiettizzato il personaggio di Salvatore.

    Mi sono piaciute però quelle inquadrature-quadro e la colonna sonora.

    Comunque andare all’America sopra San Martino e affacciarsi a quella balconata

    ti ripaga di tutte le delusioni.

    Ciao Rob :-)

  11. utente anonimo ha detto:

    Incantata anch’io…e prossima spettatrice di “Respiro”.

    Dal punto di vista narrativo ti ha soddisfatto?

  12. FulviaLeopardi ha detto:

    i corti son bellini (ma scuri, come hai detto te) :)

    quanto al template, con l’adsl LAVORATIVA si vede bene, quindi suppongo anche da quella di casa

Lascia un commento