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The man who wasn’t there | di Joel Coen ed Ethan Coen

analisi di eventi ed esistenti e linguaggio audiovisivo

Usa | 2001

Avere per essere? Questo è il dilemma
a cura di Roberto Bernabò

Titolo italiano: L’uomo che non c’era
Titolo originale: The Man Who wasn’t There
Nazione: Usa
Durata: 1h e 56′
Genere: Drammatico
Regia: Joel Coen ed Ethan Coen
Anno: 2001

Attori Protagonisti: Frances McDormand (Doris Crane) Billy Thornton(Ed Crane)
Cast: Adam Alexi-Malle, Katherine Borowitz (Ann Brewster), James Gandolfini (Big Dave Brewster), Michael Badalucco (Frank Raffo)
Musiche: Carter Burwell
Sceneggiatura: Ethan Coen e Joel Coen
Fotografia: Roger Deakins
Scenografia: Dennis Gassner
Montaggio: Ethan Coen e Tricia Cooke

Essere o non essere? O meglio avere per essere? Sembra questo l’interrogativo vagamente shakespearianoma forse più attinente alle ricerche di Erich Fromm, posto a fondamento del tema sviluppato dai fratelli Coen nel film:L’uomo che non c’era”. La storia, infatti, appare sospesa in una sorta di conflitto etico tra l’essere e l’avere. Ciò che “muove” all’azione il protagonista è, a guardare bene, si un desiderio di arricchimento economico e di possesso, ma agito, più che altro, in funzione di un bisogno spirituale di autorealizzazione.

Siamo sul finire degli anni ‘40 che segnano la nascita ed il fiorire del sistema capitalistico e del consumismo americano, e non è certo un tema che ha a che fare con l’interrogativo della tragedia di Wiliam Shakespeare ad ispirare il racconto, non ci sono, infatti, paternità ingombranti da affrontare. Dunque l’ipotesi amletica sembra persistere solo nel giuoco del dualismo narrativo.

La scelta degli esistenti, ancora una volta, definisce il carattere distintivo di un cinema assolutamente intelligente, illuminato e decisamente proiettato verso latitudini inesplorate dove sono banditi i luoghi comuni, dove lo stereotipo viene provocato dagli eventi, rimesso in discussione, anche quando è cercato.(Come nell’esemplare personaggio dell’avvocato).

In un sottile giuoco di ambivalenze, di falsi movimenti, di cose che appaiono essere quelle che non sono (più guardi una cosa meno ne comprendi il significato in quanto il semplice guardare cambia il fatto secondo “il principio di indeterminazione di Werner Heisenberg”citato nel film), il conflitto sembra essere agito prevalentemente mediante azioni poste sul confine tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra desiderato e non desiderato, tra amato e tradito, tra previsto e imprevisto e, come abbiamo gia avuto modo di dire, tra avere ed essere. La storia personale del protagonista, come quella degli altri personaggi che danno vita al film, risultano essere un’incredibile e articolato equilibrismo sul continuum dei valori citati.

 

E’ più un collettivo conflitto interiore quello che è narrato all’interno dell’uomo che non c’era e come tale non poteva che essere un conflitto con l’anima, con il desiderio, con le aspirazioni. Tra ciò che siamo e ciò che avremmo voluto essere. Ma è anche un conflitto sviluppato su di un piano sociale tra il protagonista, povero, ed alla ricerca di un riscatto, ed il suo amico antagonista, viceversa ricco e realizzato. Un conflitto di aspirazione sociale, costruito dalla pressione di una condizione d’inferiorità di ruolo e di sudditanza psicologica (il tradimento della moglie) ed economica (la diversa posizione sociale). Ed è anche un conflitto agito in chiave interpersonale a causa delle diverse prospettive di vita dei personaggi che sviluppano una singolare girandola di sentimenti sbagliati in cui gli oggetti dell’amore tendono a sovrapporsi, a sbinarsi fino a confondersi in un complesso avvicendarsi di eventi e mutamenti.

 

 

Le cose talvolta vanno verso la direzione desiderata, ma attraverso perifrasi narrative incredibilmente complesse ed esilaranti e comiche e grottesche e beffarde che filtrano la narrazione sublimandola in un clima d’ambientazione quasi surreale e misticamente poetico e catarticamente drammatico.

Infinite sono le citazioni ed i riferimenti dal tema etico, appunto, a quello teologico, a quello sociale, a quello scientifico, come infiniti sono anche i riferimenti cinematografici (come ad esempio la creazione di straordinari momenti di suspance decisamente ispirati al genio di Alfred Joseph Hitchcock, divenuto celebre negli Stati Uniti proprio in quegli anni grazie al primo film girato per Hollywood “Rebecca la prima moglie, che gli valse l’Oscar). A suggello della scelta della contrapposizione dualistica della struttura narrativa la pellicola risulta essere impressionata, giustamente, in bianco e nero in una sapiente scelta di coerenza cromatica e non solo di ortodossia verso le uniche possibilità espressive del cinema sviluppatosi negli anni della narrazione.

 

 

La direzione che prende la trama sfugge ad ogni controllo e cattura lo spettatore in un mirabile crescendo di climax che si avventura nel grottesco ed esplora profondamente i limiti e le assurdità della condizione terrena vissuta all’interno del sistema capitalistico (persino il racconto e le sue, talvolta, contorte peregrinazioni risulteranno, essere, nel tipico stile beffardamente provocatorio dei fratelli Coen, un prodotto di consumo in quanto pubblicate e vendute da una rivista per soli uomini)a cui il film impietosamente s’ispira quasi come nella realizzazione di un atto di forte denuncia. In un momento storico, peraltro, in cui le rivendicazioni dei terroristi del mondo islamico sembrano, in parte, confermare le demoniache pulsioni del film.

 

 

Avere per essere è dunque la sintesi estrema ed implacabile dell’etica del capitale secondo il rigoroso giudizio dei Coen, che svilisce l’uomo in un dilemma che nulla ha a che vedere con l’intima essenza della sua natura. Un’assurda e faticosa ricerca in un mondo governato dal potere dei soldi e dalle gerarchie (l’uomo che non c’era rappresenta appunto la visualizzazione dell’ultimo gradino delle scala gerarchica sociale e quindi costretto alla discesa morale per l’ascesa materiale) in cui solo la catartica morte del protagonista sembra ricongiungere l’individuo alla Verità.

 

 

Eccezionali risultano le interpretazioni dei protagonisti e quella di Billy Bon Thornton in particolare che riesce a conferire al personaggio del protagonista (Ed Crane) una personalità algida, distaccata e curiosamente rassegnata di fronte all’evolversi degli eventi e che riesce a dare vita, in un ossimoro d’immagine, alle sembianze di un uomo che appunto non c’è (si allude forse all’uomo americano?)

Il livello di perfezione raggiunto dalle capacità registiche dei fratelli Coen risultano, nel film, talvolta sconcertanti. La cura nel ricreare le atmosfere non solo di vita e d’ambientazione scenografica, ma anche di stile narrativo filmico degli anni ‘40, sono, a nostro avviso, un capolavoro in sé. Ci preme da ultimo sottolineare anche l’utilizzo del Chiaro di Luna di Ludwig van Beethoven le cui sinfonie, secondo Arthur Schopenauer, racchiudono tutto lo spettro dei sentimenti e dei desideri umani. Dopo aver visto questo film come non essere d’accordo con lui?

22 commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    @ Elsa, le tue perole mi rievocano alcuni dei significanti delle tematiche di Franco Battiato.

    Comunque si è vero quello che dici, la mia anlisi, però, si riferiva a quelle che sono le pulsioni psicologiche che muovono all’azione Ed Crane.

    Un fatto tecnico di screen play.

    Se Ed Crane non avesse un desiderio di rivalsa nei confronti del riscatto della sua vita non accetterebbe la proposta delo straniero e, quindi, non si troverebbe a commettere alcun omicidio.

    Il film ci dice un sacco di altre cose. Certo. Arrivo a trovare riferimenti esoterici addritittura.

    Una volta un camerire di un ristorante di Roma, intervenendo in una discussione sulle religioni (eravamo prima dell’11 settembre), ebbe a dire “le religioni? servono per dividere”.

    Questo per dirti quanto sia d’accordo con te pur essendo un laureato ;-))

    Rob.

  2. utente anonimo ha detto:

    Ciao :-)

    Però, nonostante la posizione sociale, si scopre poi che l’antagonista di Crane aveva sempre raccontato un sacco di balle. Che insomma non era quel “figaccione” che aveva sempre fatto credere di essere. Anche lui infondo, a parte i soldi che possedeva, non era nessuno, e cercava di sembrare quello che non era.

    Sarà banale, ma credo che un’altro messaggio di questo film, alla fine, sia che i soldi non danno sempre la felicità. E che a volte essere uno qualunque è molto meglio.

    La felicità è data anche dal saper godere di ciò che si ha.

    Molti di noi avrebbero tutte le carte in regola per essere felici, ma l’essere umano è “geneticamente” ingordo e insoddisfatto, e vuole sempre di più, sempre di più.

    Cito da “Cavie” di Chuck Palahniuk: “L’aria sarà sempre troppo carica di qualcosa. Il vostro corpo sempre troppo indolenzito e stanco. Vostro padre, sempre troppo ubriaco. Vostra moglie sempre troppo fredda. Avrete sempre una qualche scusa per non vivere la vostra vita”.

    La vita degli altri sembra sempre più figa della nostra… ma ne siamo poi così sicuri?

    Io credo che, sì, bisogna cercare di realizzarsi se se ne sente il bisogno, ma avere manie di grandezza è deleterio.

    L’umiltà è uno dei più grandi pregi che una persona possa avere. E purtroppo è sempre più rara.

    Essere grande e non sembrarlo è fra le cose che più mi scaldano il cuore in una persona.

    Ho sentito dire molte più cose profonde e intelligenti da un operaio che da un laureato.

    Elsa

  3. Nonostantetutto ha detto:

    Ah ho capito.

    Non lo sapevo.

    Ma solo se ascolto io, immagino non gli utenti? Giusto?

    Comunque ti ho citato in un mio post su InEdita.

    Buona notte.

    Rob.

  4. coccinellina86 ha detto:

    Ok fatto. Ho uplodato tutto sul server,le canzoni dovrebbero essere tutte, ho aggiunto il theme del postino, ma ci sono tante varianti.. fammi sapere se ti riferivi a quella..

    ciao ciao ^__^

    ila

    p.s_ ogni mese o cmq a seconda di quanto ascolti, la banda si consuma e potrebbe sparirti la radio.. tranquillo il primo giorno del mese successivo ricompare da sola.

  5. Nonostantetutto ha detto:

    Beh lo dovresti chiedere a milioni di utenti in tutto il mondo.

    Io sono costretto in quanto è quello in uso dove lavoro.

    Sono responsabile di una intranet tra le più grandi in Italia.

    Produco molto per il web intranet e quindi sono costretto ad usare gli strumenti aziendali.

    Però se mi dici dove posso trovare template competibili poteri provare perché no?

    Io da solo non saprei come fare ma magari con il tuo aiuto.

    Poi magari, in privato, mi spieghi cosa ha ie che non va.

    Alle volte mi sembrano solo questioni di snobismo informatico ^_^

    Ma certamente mi sbaglio.

    Rob.

  6. murdamoviez ha detto:

    potresti usare un template compatibile su più browser…. detto questo io non uso IE da anni ormai ^_^ e francamente non mi riesco a capacitare di come si possa continuare a usarlo.

  7. dieBouleversant ha detto:

    sempre più bello, qui.

  8. Nonostantetutto ha detto:

    Altri utenti firefox mi hanno detto che con windows explorer non riscontrvano più problemi per il caricamento del mio blog.

    Ed ho verificato per tali utenti anche un solo post è comunque un problema.

    Non so davvero come fare perché mi rendo contro che per gli utenti firefox il mio blog è difficile da caicare ma io non so come aiutarli.

    Comunque grazie del feedback.

    Rob.

  9. murdamoviez ha detto:

    salve, io continuo ad avere problemi di caricamento sul tuo blog, sia sotto linux che sotto winzoz (ovviamente uso solo firefox) penso sia dovuto più alla quantità di contenuti da caricare (ma anche da applet e altra roba nel tuo codice) … magari già diminuendo il numero dei post da caricare la situazione dovrebbe diventare più karasho’.

    saluti

  10. coccinellina86 ha detto:

    Rob ti ho mandato un messaggio privato su splinder,fammi sapere se la cosa ti può interessare…

    p.s_ riguardo l’orario, bhè l’insonnia è una brutta bestia…

    ila

  11. Nonostantetutto ha detto:

    @ coccinella: ma a che ora ti colleghi al mio blog?

    @ todomodo … grazie e benvenuto qui;-)

    @ minstel grazie ;-)

    @ Fulvia volevo solo essere sicuro che il link era corretto ;-)

    Un saluto a tutti.

    Rob.

  12. FulviaLeopardi ha detto:

    ho visto il film, e mi è molto piaciuto..trovo che l’analisi sia molto azzeccata

    [ot] linkano il mio blog in molti modi, ma free your mind va benissimo, è il titolo del blog

  13. minstrel ha detto:

    Bellissimo il post. Appena ho potuto come vedi mi sono fiondato qui! Unico problema… ad un certo punto ho voluto apposta non finire perchè il film non l’ho proprio visto e non volevo rovinarmi la sorpresa. La reperibilità del dvd è alta? Anzi… la vera domanda è: ma il dvd è uscito?!

    Ciao e vai avanti cosi!

  14. Todomodo ha detto:

    Complimenti, analisi assolutamente condivisibile – anche secondo me, come per coccinellina86, è il più bel film dei Coen – ed estremamente ricca di spunti…

  15. coccinellina86 ha detto:

    Ore 4:58 di mattina. vorrei tanto avere la forza di leggere tutto il post ma l’occhio sinistro mi a già abbandonato, quello destro è in meditazione.. ti dico solo che secondo me questo è il film più bello dei Coen.. notte

    ila

  16. Nonostantetutto ha detto:

    Mi sembra cosa buona e giusta.

    Sarei interessatissimo alla visione.

    ;-)

    Rob.

  17. delikatessen ha detto:

    Ma al cinema, in effetti, è uscito SOLO in B/N… Ora ho lanciato un appello sul nostro blog al Belòt (l’invidiato possessore del dvd citato) affinché si decida a postare qualche frame…

    Ciao!

    BenSG

  18. utente anonimo ha detto:

    Aaaaah non ti sto dietro!!!! Ma quanto scrivi?! Appena riesco leggo anche questo!

    CIAO e buona serata

    Yours

    mauro aka minstrel

  19. Nonostantetutto ha detto:

    Io l’ho sempre visto in B/N anche al cinema.

    Roba da chiodi.

    Grazie per la segnalzione.

    Rob.

  20. delikatessen ha detto:

    Una chicca: il film era, in realtà, a colori! Non ci volevo credere, ma l’ho visto con i miei occhi a casa di un amico. Ovviamente su dvd d’importazione…

    Certo, in B/N è tutto un altro film.

    Ciao!!!

    BenSG

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