cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Manderlay – di Lars von Trier – analisi di eventi ed esistenti

 Manderlay – di Lars von Trier

analisi di eventi ed esistenti

Manderlay – Grace prosegue nel suo percorso verso la gnosi

Titolo originale:  Manderlay
Nazione:  Danimarca, Svezia
Anno:  2005
Genere:  Drammatico
Durata:  139′
Regia:  Lars Von Trier
Sito ufficiale:  www.manderlaythefilm.com

Cast:  Bryce Dallas Howard, Isaach De Bankolé, Willem Dafoe, Chloë Sevigny, Danny Glover
Produzione:  Zentropa Entertainments, Film i Väst, Isabella Films B.V.
Distribuzione:  01 Distribution
Data di uscita:  Cannes 2005
28 Ottobre 2005 (cinema)

Iniziamo con il dire che tentare di circoscrivere l’opera di Lars von Trier significherebbe essere quantomeno più presuntuosi di lui. E noi non abbiamo simili pretese. Cioè credo che Lars sia un cineasta (nella piena accezione del termine) dalla personalità complessa, che utilizza il cinema per esprimere delle cose che sono il frutto, probabilmente, sia di un percorso intellettuale, su questo non credo vi siano dubbi, ma anche di una mente creativa e in continuo fermento, rapidissima nell’interiorizzare fascinazioni e nel restituirle nell’alchemica sua arte di manipolatore e provocatore contemporaneo, sempre però rigoroso nella ricerca e nelle citazioni, per quanto criptiche le stesse siano.

Io mi limiterò in questo post ad esporre alcuni dei riferimenti che è possibile che abbia colto.

Tutto qui.

Bisogna però partire dall’inizio per arrivare alla fine.

Ed allora io riterrei giusto condividere il punto di vista di Lars sull’opera prima della trilogia e cioè su DOGVILLE. Nel fare questo cito la fonte che è il numero 48 di novembre 2003 della rivista web tempi moderni.

Intervista a Lars Von Trier

Lars Von Trier, di cui sono ben note la riservatezza e la paura di viaggiare, preferisce una videoconferenza allestita nei suoi studi danesi a 25 chilometri da Copenhagen, per raccontare i segreti di “Dogville”, primo capitolo di una nuova trilogia che lo ha impegnato per un anno alla lavorazione ed un altro al montaggio. Ricordiamo le precedenti: la trilogia d’Europa, con “L’elemento del crimine”, “Epidemic” ed “Europa”; la trilogia dell’amore e del sacrificio, con “Le onde del destino”, “Idioti” e “Dancer in the dark”.

Nel suo film si trovano tracce di “Piccola città”, celebre prosa di Thornton Wilder. Non crede che la scelta di una regia teatrale possa tradire il gusto di chi è legato ad un cinema di tradizione?
In realtà non conoscevo il libro: ne ho avuta una copia solo dopo aver ultimato la scrittura del film. Le mie fonti d’ispirazione sono state altre, in primo luogo perché l’idea nasce da una canzone di Bertolt Brecht sul tema della vendetta. Ho scritto e riscritto questa sceneggiatura molte volte e, aggiungendovi ogni volta nuovi e diversi dettagli, d’improvviso mi sono accorto che si stava sviluppando un altro concetto: quello dell’accettazione. Circa la probabilità di deludere il pubblico, penso al fatto che nessuno dei film che amo mi è piaciuto dopo averlo visto la prima volta, e la ragione è che mi stavano offrendo qualcosa di diverso da quel che mi attendevo. A volte, credo sia utile venir delusi.

Che idea ha dell’accettazione?
Immagino faccia parte della nostra natura. Principi come accettazione e volontà hanno portato la razza umana a raggiungere i suoi grandi traguardi. Nonostante ciò, il rispetto di questi valori segue una strada ancora difficile da percorrere.

Possiamo giudicare “Dogville” come un film sull’abuso di potere e sulle relazioni tra il bene ed il male?
Non credo che il bene ed il male c’entrino in qualche modo e sono certo che nell’animo di ogni uomo sopravvivano e maturino entrambi: è giusto sia così perché sono parte di una società. Detto questo, vorrei chiarire che nessuno dei miei personaggi è cattivo, ma reagisce alle tentazioni come ogni altro essere umano.

Crede sia obbligo di un drammaturgo cambiare il mondo?
Realizzando il proprio lavoro, un cineasta vuole soprattutto invitare lo spettatore alla riflessione. Se questo aiuta a cambiare il mondo, ne sono felice.

È comunque un film dal finale poco riconciliante, seppur diverso da quelli a cui ha abituato il suo pubblico…
Non intendevo rassicurare nessuno, ma piuttosto risvegliare l’attenzione sull’obbligo, anche istituzionale, di educare la collettività alla pietà ed al rispetto di ogni individuo. Credo che la società abbia il dovere, proprio perché ideale collettivo, di agire con maggior coscienza del singolo. Questo è un film che nasce dal cuore, ma mi aspetto che lo apprezzino in pochi.

Nonostante Lei si sia sempre opposto all’uso della tecnologia digitale nel cinema, in questo film vi fa ricorso per molte scene. Ha cambiato opinione?
Da nessuna parte è scritto che non si possa far uso degli effetti speciali. Non mi piace che prendano il sopravvento – come accade di frequente nel nuovo cinema americano – ma oggi il computer rende il lavoro più versatile rispetto al passato, quando le grandi dimensioni dei mezzi obbligavano a sforzi maggiori. Diversamente, c’è una scena, quella del camion, che sembra frutto di un FX quando invece è un semplice trucco di doppia esposizione, che non necessita di alcun computer per essere messo in atto.

La storia di Grace sarà il filo rosso per un’altra trilogia. Come mai continua a preferire questa forma narrativa?
Sono cresciuto guardando Bergman, che ha realizzato ben due importanti trilogie (Von Trier si riferisce alla trilogia religiosa” di cui fan parte “Come in uno specchio”, “Luci d’inverno” ed “Il silenzio”, e a quella successiva, composta da “Sussurri e grida”, “Scene da un matrimonio” e “L’immagine allo specchio”, nda). Delle trilogie amo in primo luogo la simmetria monumentale,ma non so per quale specifica ragione le prediliga. D’altronde, se sapessi spiegare me stesso con le parole non avrei bisogno di fare film.

Può rivelarci i titoli dei capitoli che seguiranno?
Il secondo si chiamerà “Manderlay”, mentre l’ultimo sarà “Washington”.

————————————

Interessanti nella prospettiva di questa analisi sono quasi tutte le sue affermazioni, ma citiamone alcune.

Coesistenza di bene e male nell’individuo e quindi nella società.

Riferimento a Bergman ed alla sua religiosità.

L’America come metafora

Io credo, ed è questo il campo sul quale trasleremo la trilogia, che Lars intenda l’America come una metafora. Così come nel Postino di Neruda, Massimo Troisi chiede al poeta se il mondo non fosse la metafora di qualcosa, così Lars, credo intenda utilizzare il paese dell’abbondanza come metafora della condizione umana.

Perchè utilizzare l’America?, mi si potrebbe obiettare.

Ma perchè è l’America a dominare il mondo, nel bene e nel male, anche quello che la combatte, potrebbe essere la risposta.

Un’analisi peraltro che limitasse il campo d’indagine all’America, potrebbe esclusivamente riferirsi alla democrazia ed all’intolleranza, ed alla loro, come dire, particolare attuazione da parte degli USA.

Usiamola, comunque, nell’ambito della nostra prospettiva, perchè potrebbe fornire spunti in merito alla metafora che L’America rappresenta rispetto alla totalità del mondo.

Spunti per una lettura tradizionale

In effetti nel film vengono ribaltati i luoghi comuni su schiavitù e intolleranza, c’è una critica molto chiara alla politica degli Stati Uniti. Grace tenta di imporre la democrazia e "insegnare" la libertà agli ex-schiavi, così come gli americani hanno fatto in Iraq. Ma gli esiti ovviamente saranno disastrosi.

C’è un problema nel considerare Grace come l’ "eroina" della storia, tanto più se consideriamo che lei rappresenta per l’appunto l’America, che Von Trier odia. In effetti il comportamento di Grace è piuttosto ambiguo: vuole liberare i neri dalla schiavitù, ma poi tratta i dipendenti del padre come fossero oggetti (vedi la scena in cui lei e il padre si spartiscono gli uomini). Vuole portare l’uguaglianza, ma in pratica riduce in schiavitù la famiglia degli ex-padroni. Vuole portare la democrazia, ma lo fa con le armi dei gangster. Vuole portare la giustizia, ma si ritrova ad uccidere una povera vecchia, "legalizzando" in modo atroce la vendetta. Insomma, Grace predica bene ma razzola male: e se in ‘Dogville’ passava da vittima a carnefice, qui comincia da benefattrice ma finisce ancora per diventare carnefice…

Le ragioni della visione metaforica di Lars von Trier sull’America

Ma torniamo al nostro punto di vista originario.

E’ evidente ad esempio che Lars si scelga un punto di vista narrativo filmico, che non è parte degli esistenti è chiaro sia nelle riprese dall’alto sia di Dogville che di Manderlay

… sia dalla scelta formale della voce narrante fuori campo.

Interessante definizione, peraltro.

Ma procediamo con ordine.

L’altra cosa che rende evidente di quanto l’America sia usata come metafora, è la differente posizione nella quale si trovano le differenti categorie di esistenti dei due film.

Da un lato Grace (Grazia).

Su un piano differente suo padre. Su di un piano ancora diverso la sua banda di "gangster".

Ed infine gli abitanti sia di Dogville che di Manderlay.

Ovviamente non sto nella mente di Lars.

Ma proverei a dare le seguenti suggestioni.

Nel primo film Lars gioca con i seguenti elementi.

Il ribaltamento, che definimmo alchemico, nel senso di non semplice inversione, quanto, piuttosto, di coesistenza di valori.

Ipotesi che Lars sembrerebbe confermare, sibillinamente, nella risposta sul bene e sul male.

Lars si divertì e ci divertì con Dogville nell’invertire, addirittura, i dettami formali di Dogma ’95 che furono, con una precisione maniacale degna forse di miglior causa, ribaltati tutti. Fino a costringerlo in un’ambientazione che del naturale non aveva, volutamente, nulla.

Persino le porte non dovevano esistere, in quanto evocazione io meglio espressione di un’ambientazione reale.

Altro elemento fintamente dato in pasto allo spettatore era il tema dell’accettazione.

Cioè pensando all’America si era portati a ritenere che i riferimenti dovessero condurre all’11 settembre.

Ed invece, a mio modo di vedere, il rapporto con l’accettazione era da riferirsi alla capacità o all’incapacità, è chiaro, di accettare la condizione umana, ed all’inutile sforzo di Grace di tentare nell’operazione.

Ma credo che nella scena finale di Dogville noi assistemmo ad una sequenza che ha addirittura riferimenti boduelliani, se è vero che Grace si trasformò in una sorta di angelo sterminatore.

Ma è vero, poi, che Grace è un angelo?

Riferimenti e spunti su Manderlay

E veniamo a Manderlay.

Una delle sequenze iniziali del film ci mostra un evidente iniziale uso delle armi, da parte di Mam l’aguzzina che nell’evocazione di un’America dell’Alabama del 1933 (già quindi libera dalla schiavitù) continua a governare un’intera comunità di negri in stato di schiavi.

Ora questa è una chiara evidenza formale della progressione della trilogia.

Mentre in Dogville l’uso delle armi (uno dei divieti del Dogma ’95 n.d.r.) ci era mostrato all’inizio del film, in Manderlay costituisce, addirittura, il prologo.

Perchè non citare, al riguardo, Dear Wendy, in cui l’atto di usare le armi è nel mondo reale (e non nel mondo sotterraneo, dove, al contrario, il loro uso è un chiaro tramite verso l’acquisizione di un grado più elevato di gnosi), viene chiamato dalla setta, ambiguamente, amare?

Infondo la sceneggiatura è di Lars von Trier, ed il regista Thomas Vinterberg è uno del cartello di Dogma ’95

Correttissimo, peraltro, nella prosecuzione dell’impianto narrativo.

Inversione? No prosecuzione.

Ed ecco gli abitanti da bianchi diventare negri.

Questa trasformazione non va quindi letta come evocazione storica del razzismo, quanto, piuttosto, a nostro modo di vedere, quale elemento complementare, utile nell’opera di evidenziare il contraddittorio e complesso carattere della condizione umana.

L’altro lato.

Il lato, forse più oscuro, ma anche quello più ambiguo a chi si limita, peraltro, a vedere solo quello che guarda.

Quello più legato ad un percorso di gnosi.

Non accessibile quindi a tutti.

Per comprendere meglio altri riferimenti di questo film, io credo che vadano presi in debita considerazione alcune altre aggiunte formali.

La coesistenza di evidenti, quanto paradossali, contraddizioni iconografiche (l’evocazione, contemporanea, di un tempio e di una prigione).

La scala che entra nella scena.

Il maggiore palesarsi della condizione d’inferiorità e di persecuzione, quasi, in cui sono costretti gli esistenti negri, per quanto differenziati nelle loro caratterizzazioni.

Mentre in Dogville, va detto, era Grace a sembrarci succube della comunità, e soggetta al giudizio di un’accettazione da parte loro,

in Manderlay, Lars rende più esplicito l’equilibrio delle forze in campo.

E’ Grace, ora, ad essere su di un piano diverso rispetto agli esistenti, ereditando, dalla morte di Mam, il governo della comunità.

Anche nel dialogo con il padre, che noi, peraltro, preferivamo nell’interpretazione di James Caan, ma è questione di gusti, il rapporto progredisce sempre più verso lo scontro, altro elemento che continua ad essere molto interessante, fino ad una spartizione dei gangster tra cui, l’ambiguo Lars, insinua un abile avvocato, l’unico in grado d’interpretare le leggi degli uomini.

Il mito della creazione e della conseguente condizione di schiavitù  

Io direi che gli elementi allegorici conducano verso il mito della creazione

Ma ad una visione molto particolare dello stesso.

Non certo e non facilmente riconducibile a quello delle religioni.

Penso piuttosto a quello di René Guenon (riferimenti a tali visione sono, peraltro, in parte, presenti anche nel già citato film Dear Wendy).

In tale visione dello stesso, le parti risultano, acnora una volta, come ribaltate.

La creazione stessa non sarebbe un atto puro.

Ed infatti chi sembra essere nel giusto non è, alla fine, Grace.

Non è forse lei a commettere l’errore di valutazione nel tagliare gli alberi che proteggevano Manderlay dal vento, atto che, invece, scaraventa la cittadina nella tormenta di sabbia, che rischia di distruggere il raccolto?

E non è forse Timothy, con la sua tenacia, a metterlo in salvo.

Pur mantenendo, alle volte necessariamente con la forza, il controllo degli schiavi, che intende liberare, Grace (quanti paradossi) rischia solo di metterli in pericolo, così come l’uccellino di quando era piccola.

Insomma nel giusto non è la Grazia ma chi ne è l’oggetto.

Anche se il raccolto, nonostante la sua decimazione, viene salvato e rende come e più degli altri anni.

E qui andrebbe indagato, meglio, il ruolo del padre di Grace, che nella visione di Lars continua ad apparire lucido, ma consapevole dell’impossibilità di aiutare gli uomini ad usare, con saggezza, la democrazia e la libertà.

Che significato dare, infine, all’atto sessuale consumato tra Grace e Timothy?

Altro unico atto di reale contatto tra Grace e gli abitanti di Manderlay, va ricordato, non è forse la pietosa uccisione della vecchia che ha assassinato, per la sua fame, la bambina malata?

Tornano le parole dell’intervista di Lars … nessuno è cattivo neanche in Manderlay, ma solo vittima dei suoi desideri.

Non è forse questa un’allitterazione, quasi filosofica, sul concetto di schiavitù?

Speravamo in una luce di speranza ma credo che, nella progressione degli eventi, Lars ci abbia portato nel contesto più disperato del percorso degli esistenti.

Disperata appare la condizione di uomini, che si costringono ad una legge, quella di Mam, (interessante la sua lettura palindroma), pur di non dovere scegliere (o di non poter scegliere?) la libertà.

Noi crediamo, pur non essendone certi, che nel terzo episodio, dove ci recheremo, metaforicamente nel cnetro del potere degli uomini, che è rappresentato direi palesemente, viste le argoementazioni fin qui condotte, da  Washington, si arriverà all’epilogo definitivo circa la vera natura degli esistenti del film.

Sono certo che i riferimenti al mito della creazione, resi ancora più espliciti nella battuta che Timothy (il negro che guarda caso Grace aveva attribuito ad una categoria non esatta), rivolge proprio a Grace:

"Dimentica una cosa importante … ci avete creato voi",

si paleseranno come più chiari e definitivi.

Poteri entrare nel merito delle interpretazioni.

Le interpretazioni degli attori

Certo che la Grace della Kidmann, a cui destino come tributo l’ultima immagine di questo farneticante post, era più convincente, più correttamente, secondo me, rappresentata nelle sue contraddizioni e nel suo tormentato tentativo di redimere il genere umano.

Bryce Dallas Howard (la figlia di Ron Howard) ci è apparsa meno convincente nella parte anche se, indiscutibilmente, brava.

Che altro dire il cameo di Willem Dafoe lo abbiamo apprezzato ma quanto alle abilità interpretative … abbiamo già detto.

Lars von Trier, aldilà dei contenuti intrinseci dei suoi esistenti e dei rigorosi riferimenti che possiamo o meno condividere, va additato, forse, come l’unico genio del cinema contemporaneo.

Chi altro c’è che progredisce nel linguaggio audiovisivo, in maniera così totale, come lui nel mondo?

Benigni?

Un saluto a tutti.

 

39 commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    In effetti è proprio nell’impossibilità di realizzarli la visione pessimistica della condizione umana di Lars.

    Rob.

  2. Alderaban ha detto:

    Un diluvio di parole da centellinare una per una. Come hanno sottolineato nei commenti più un saggio che ua recensione.

    Von Trier utilizza come i grandi cineasti un linguaggio su più piani e non è facile afferrarne tutte le sfumature. La trilogia di dogville

    dopo questa lettura diventa molto più accessibile.

    Mi è rimasto un dubbio: per Lars V. Trier ” gli uomini non sono cattivi ma solo vittime dei loro desideri”…

    Forse più delle paure che producono desideri che non saranno mai soddisfatti completamente.

  3. Nonostantetutto ha detto:

    Grazie Die.

    Un bacio.

    Rob.

  4. dieBouleversant ha detto:

    dovrò vederli entrambi.

    Tu comunque riesci a stupirmi, piacevolmente, Sempre.

  5. Latifah ha detto:

    In effetti uso Firefox.. ora sono su Explorer e, a parte un pop-up fastidiosetto, l’apertura è più veloce e il testo più leggibile! Inoltre con IE sento la musica mentre con Firefox no.

    Ora so come leggerti :-)

  6. Nonostantetutto ha detto:

    No credo sia un problmea solo tuo in quanto tutti gli altri utenti mi stanno dicendo il contrario.

    Forse anche per i colori è lo stesso ma usi firefox forse?

    Grazie.

  7. Latifah ha detto:

    OT: a me piace tanto il tuo blog, davvero. Però, ogni volta che lo apro, mi si blocca tutto… Non so se è un problema solo mio! Forse dovresti solo un solo post in prima pagina? Oppure c’è qualcosa nel template che ne rallenta il caricamento?

    Poi, ho qualche problema di vista, con tutti questi colori…

    Quest’ultimo post non l’ho ancora letto, però, perché voglio prima vedere Manderlay!

  8. FulviaLeopardi ha detto:

    ;) grazie della spiegazione

  9. Nonostantetutto ha detto:

    Io Lars lo trovo un genio assoluto.

    Dico che sono i giornali ad ignorare i blog e non viceversa. Dico che è la stampa che in Italia dovrebbe imparare dagli americani non i blogger.

    I blogger spesso si uniscono in comuità virtuali e danno vita ad iniziative.

    Io partecipo ad almeno 6 blog collettivi di cui uno è quello di Pino Scaccia.

    Che cosa dovremmo fare di più?

    Noi cineblogger ci siamo anche incontrati ed abbiamo paerto anche un forum sul cinema.

    La verità che chi potrebbe aprire un blog per cnforntarsi (parlo dei gioralisti) in maniera meno autorfereziata dei giornali (quelli si che lo sono), e soprattutto più aperta ed esmposta, non lo fa.

    E’ questo il limite culturale.

    Ma non sarebbe interssante ogni tanto leggere l’opinione di qualche blogger?

    Tu per esempio scrivi un sacco di cose interessanti ed anche con un buon taglio, migliore di tanti giornalisti veri.

    Libero blog una volta ha pubblicato un mio post ad esempio. Ma i giornali guarda caso li stroincano.

    Secondo me è squallido assai tutto ciò.

    Un saluto.

    Rob.

  10. FulviaLeopardi ha detto:

    Un’analisi indubbiamente esauriente (per quanto possa esserlo un post). Ma a me Lars non piace per niente.

    [OT] dici che la colpa della scarsa rilevanza dei blog è dei giornali?

  11. Nonostantetutto ha detto:

    Bella domanda rukert.

    In effetti non è desumibile da queste due opere.

    La sua scarsa stima per grace ha ben altre implicazioni.

    Un cosa è certa che durante le riprese di Dogville fece una corte spietata alla Kidmann che, guarda caso non vuole mai più lavorare con lui… magari qualcosa di misogino c’è stato.

    Ad esempio ne “Le onde del destino” invece non intravederei tracce di tale misoginia.

    Chissà.

    Un saluto.

    Rob.

  12. ruckert ha detto:

    Lars Von Trier non ammette vie di mezzo. Da quel poco che ho potuto constatare divide in detrattori e estimatori. Già questo me lo rende simpatico. Non ho visto tutta la sua produzione cinematografica ma di quel che ho visto ricordo con grande piacere dogville. E mi fa piacere leggere in questa intervista un nome: Brecht. Avevo letto che dogville aveva dei riferimenti nel teatro off statunitense invece io nel mostrare la finzione vedevo brecht. Ti lascio con una domanda: secondo te è misogino? Ciao

  13. utente anonimo ha detto:

    non mi piace molto il font, preferisco quelli standard w3c compliant, a parte questo i colori mi piacciono hai fato un buon lavoro

  14. Nonostantetutto ha detto:

    si grazie … ma chi sei?

    Un saluto.

    Rob.

  15. utente anonimo ha detto:

    Ciao Rob, anzi piacere di conoscerti se non ci siamo mai incrociati.

    Gran bel template, complimenti ! ;)

    Su Manderlay appena lo vedo ti faccio sapere. ;) Il primo, Dogville, mi è piaciuto molto.

    A presto

  16. Nonostantetutto ha detto:

    Grazie del feedback Claudio, adesso però vorrei un link reciproco, cioè io linko sicuramente il tuo blog tu fai come credi.

    Credo che per kekkoz esista un problema di compatibilità con firefox da lui utilizzato.

    Chi ha windows explorer visualizza correttamente.

    ;-)

    Rob.

  17. utente anonimo ha detto:

    a me arancione nero grigio e rosso piace un bel po’.

    claudio

  18. Nonostantetutto ha detto:

    Grazie anche a Carlo.

  19. Nonostantetutto ha detto:

    Grazie Kekkoz ne terrò conto per i prossimi post. Ti confermo che con Explorer si vede tutto correttamente (ti ricordo che ho una retina mezzo inguaiata).

    Un grazie anche a Francesco che ha proprio un bel blog.

    Sono d’accordo con lui, von Trier recupera, nell’immagine, tutta la sua capacità evocativa, in un mondo dove le stesse sono invece ormai troppe e prive di significanti.

  20. utente anonimo ha detto:

    Ciao Roberto, vedo che il template continua a migliorare :) Oltre al rinnovato schema di colori (che ho già avuto modo di apprezzare qualche post fa) il blog è molto più leggero da caricare e gradevole quanto a layout; nessun problema di leggibilità per me (in questo momento sto usando Opera). Al limite, si può ‘scurire’ un po’ il grigio di sfondo per aumentare il contrasto con l’arancio e il bianco.

    Ciao, Carlo.

  21. kekkoz ha detto:

    per quanto mi riguarda, l’arancione sul grigio è illeggibile a meno di sottolineare il testo (io uso firefox, non so se su explorer sia la stessa cosa)- per il resto, il template è proprio bello.

  22. utente anonimo ha detto:

    Accidenti, scrivi quasi più di me :-))

    Però se un cinefilo come te la pensa quasi come me, sono contento. :-)

    Von Trier mi piace molto: ha una sua cifra, un modo di vedere le cose che trasmette subito “significato”. E ne abbiamo bisogno per uscire da questa notte in cui tutte le vacche sono grigie.

    francessco

  23. Nonostantetutto ha detto:

    Bene ci ho lavorato tutta domenica.

    Grazie.

  24. festen1968 ha detto:

    come sepre nn fai dei post ma saggi, bravo.

    adesso si vede tutto ok.

    nn ancora visto il film, penso di andare in settimana.

  25. ruckert ha detto:

    tutto bene pare :)

    a più tardi

  26. ruckert ha detto:

    carissimo rob ho iniziato a leggere ma poi mi son fermato, ho copiato il tuo post su word… 10 pagine vanno lette con calma specialmente se così dense… ripasserò

    ciao

    ps

    Il template mi sembra che funzioni bene

    ma lo saprò per certo dopo che avrò cliccato sul pulsante pubblica commento

    pronti? via

  27. Nonostantetutto ha detto:

    sono felice ;-)

    Grazie a Fulvia e Fringe.

  28. utente anonimo ha detto:

    Finalmente si apre in pochi secondi!!!!

    Bravo

    Fringe

  29. FulviaLeopardi ha detto:

    bello, molto bello E LEGGERO il nuovo template ;)

  30. Nonostantetutto ha detto:

    Ma grazie a te ;-)

    Se ti è piaciuto Dogville dovrebbe piacerti anche Manderlay.

    Anche se l’effetto sorpresa è ovviamente minore.

    La del blog cantante è Tori Amos.

    Rob.

  31. utente anonimo ha detto:

    purtroppo io non l’ho visto ancora (quindi rimando la lettura del tuo report), ma Dogville mi era piaciuto molto, peccato sia stato preso in considerazione con snobismo… sei un grande, A.

    PS La versione di Alanis è assirittura superiore a quella dei NIrvana, ora scappo prima che qualcuno mi linci…

  32. Nonostantetutto ha detto:

    beh ma dimmi quali sono … se no come faccio a risponderti?

    Un saluto.

    Rob.

  33. goljadkin ha detto:

    come sempre una disamina completa ed esauriente. è sempre interessante leggerti… anche se non sono del tutto d’accordo su alcune cose

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