cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Tutto è possibile – di Gennaro Aiello

Sottotitolo: un film nel film nel film

Questo post è interamente dedicato al mio ultimo wee in Spagna, dove ho potuto perdermi nel sole caldo fino alle 22,00, nella degustazione delle tapas, nella cattedrale di Burgos e, soprattutto nell’aeroporto di Madrid, dove è assai facile farlo.

In realtà sono andato al matrimonio di una mio caro amico che per ragioni di privacy non citerò più di tanto. Diciamo che lo chiameremo E.

Con l’occasione, mi corre l’obbligo, come si dice in questi casi, di postare a proposito del film in digitale girato, per l’occasione dal mio amico Gennaro Aiello, cineamatore e provetto regista in erba, dove i termini regista ed in erba vanno intesi come puri gesti di amicizia.

la cattedrale di Burgos

Ma procediamo con ordine.

Gennaro ha girato il film in digitale (girato mo’, si fa per dire, … diciamo che ha montato alcune clip) … o anche questo sarebbe un film di montaggio (?), per fare un regalo allo sposo e, forse, anche agli amici (in verità, almeno per quanto mi riguarda, nessuno gli aveva chiesto nulla).

Gennaro non è alle prime armi, era già un provetto regista in erba (aridai) molti anni fa, quanto non esisteva ancora la videocamera digitale e quando montare il “girato” era opera assai più ardua.

Per cui, nella mia critica, devo tenere conto di questo elemento.

In cosa consiste il film?

In un “collage” di clip tratte da film in cui si parla di matrimonio (idea quasi obbligata), e di clip di amici girate in precedenti occasioni, sempre nell’intorno del concetto di matrimonio.

Questa cosa che si usa fare tra uomini e donne, giacché in Italia, al momento, pare sia l’unica possibilità.

La scelta formale: frammenti non storia.

Questa caratteristica intrinseca dell’opera (il “collage”) rende, pertanto, impossibile un’analisi accurata di eventi e di esistenti, giacché, dal punto di vista della struttura narrativa, la stessa non si preoccupa di organizzare la visione secondo un trama.

E’ più interessante, a mio modo di vedere, invece, comprendere le scelte formali dal punto di vista del linguaggio filmico, ed in particolare da quello del montaggio, che considererei, fino ad oggi, il principale elemento sui quali indagare lo specifico filmico di Gennaro Aiello.

Il montaggio sembrerebbe, infatti, l’unica vera preoccupazione di Gennaro, attento, però, a mio avviso, troppo ad alternare il ritmo delle clip selezionate, trascurando forse troppo il fatto che quella del montaggio è si l’azione conclusiva dell’opera cinematografica, addirittura, per me, la più importante, ma che, rispetto all’opera stessa, deve pur sempre rimanere un mezzo per riuscire a fare emergere, in maniera più chiara, l’obiettivo complessivo del messaggio affidato al film, ma che non può e non deve diventare il fine dell’opera stessa.

Si pensi, a tal proposito, ad un film come “Memento”, ad esempio, nel quale il montaggio è costruito, in funzione della malattia del protagonista che dimentica gli eventi recenti, a ritroso, in un complesso continuo protendersi sia nell’avanti dell’asse temporale, rispetto al momento 0 iniziale, che nel suo indietro, rendendo, peraltro, anche molto complesso ed arduo il processo d’infralettrua narrativa affidato allo spettatore.

Bene in quell’opera questa mia ipotesi circa l’azione del montaggio come mezzo rispetto al fine del messaggio complessivo, è provata fino al parossismo.

Nella sequenza finale accelerata, ad esempio, oltre a dover sottolineare la ripetitività della scelta, che pare più condizionata dalle opzioni del programma di post produzione, che non da un preciso intento formale, e che peraltro abbiamo già visto in Orfans, devo aggiungere che, soprattutto, la stessa appare come una mera opzione stilistica monca però della correlata consistenza di significanza.

Nel merito delle clip di altri autori

Bene, mentre nel collage di clip di film non ho trovato, almeno io, nulla di eclatante, se non il piacere di rivedere Massimo Troisi in “Scusate il ritardo”, corretta come citazione, peraltro, data l’età dello sposo, ed in “Pensavo fosse amore invece era un calesse” già meno appropriata come citazione, o come la divertente e generazionale sequenza tratta da “Ecce Bombo” in cui Nanni Moretti evoca come momenti che a lui piacciono dell’amore esclusivamente il corteggiamento, l’innamoramento e quando due persone si lasciano, magari adatta a descrivere E, ma non certo nel giorno delle sue nozze …

Vedrò di spiegarmi meglio.

Posto che non è facile affrontare l’argomento del matrimonio in generale (almeno per me), quello che non ho capito è perché scantonare con sequenze tratte da “Basic instinct” (e poi perché proprio quella clip?), perché abusare con la citazione delle sequenze finali di “Harry ti presento Sally” di tutte le coppie anziane che spiegano il loro matrimonio da giovani?

Insomma molte variazioni sul tema, forse troppe … ed anche un po’ criptiche, some times.

Gennaro utilizza un linguaggio nell’opera che si è basato, forse troppo, su una sorta di esercizio di stile. Sorprendere montando clip di altri autori è azione raffinata, ma che presuppone una maggiore accuratezza nella scelta dei temi, e, soprattutto, un obbiettivo più chiaro nell’ipotesi da narrare.

Aiello va avanti a tentoni, procede con approssimazioni successive, è incerto come gli esistenti evocati. In questo ritroviamo assai più gli elementi di una diffusa fragilità sentimentale, forse un riferimento autobiografico, che, piuttosto, un suggello vero al matrimonio di E.

E’ come se con “Tutto è possibile” la tesi (il vero matrimonio di E.), non confermasse l’ipotesi, (le clip montate da Gennaro), ma Gennaro, a mio modo di vedere, rimane troppo bloccato nello sviscerare la seconda, senza, minimamente, preoccuparsi della prima.

Nel merito delle clip raffiguranti i suoi amici

Viceversa il film ha stacchi degni di nota nelle clip degli amici.

Un po’ in tutte.

Nelle due clip di Paolo poi l’uso della macchina da presa è veramente una sorta di esercizio di ribaltamento del mezzo rispetto al fine.

Cosa intendo dire?

In queste due clip Paolo viene invitato a evocare alcuni ricordi di E.

Devo dire che normalmente la mdp svolge un ruolo di alterazione della realtà.

Nei film non abbiamo mai la realtà ma sempre una rappresentazione della realtà.

Una finzione.

Banale, forse, ma forse anche no giacché, nel caso di specie, questo concetto si ribalta.

Nell’intervitsta a Paolo, ecco che, infatti, l’incedere della mdp crea un presupposto inverso.

Pressato dalla domanda Paolo, (ma forse è più corretto dire la mdp), scava nei ricordi e si ricongiunge con alcune immagini che arrivano a cogliere il senso più delicato e puro dell’amicizia.

Come una freccia che, scoccata dall’arciere, coglie proprio il centro del bersaglio (questa è quasi un’autocitazione dell’intervista a Mario Martone visionabile su questo blog, ndr).

Ed ecco che la luce interiore di Paolo, regala, allo spettatore, due rare gemme, giacchè solo la mdp può arrivare a penetrare la verità … (e qui le citazioni cinefile su Michelangelo Antonioni e Wim Wenders, potrebbero essere molteplici, ma le tralasceremo perché, forse e sottolineo forse, eccessivamente ridondanti con il punto di vista di questa analisi.

Un viaggio in moto fino ad Anzio affinché E. si distraesse da una delusione d’amore.

La speranza che E. non perda mai la sua dolcezza.

“Spesso, con E, ci chiediamo se la vita resterà dolce? Ecco E, quello che mi sento di augurarti è che la vita, per te, rimanga dolce e, soprattutto, che sempre riuscirai a donarci la tua dolcezza”.

In questa azione catartica, maieutica, Gennaro forse non si è reso conto, del sacrale potere divinatorio che la sua mdp ha avuto rispetto alle verità racchiuse nel cuore di Paolo, e di come la stessa abbia saputo, con profondità e velocità improvvise, indagare nella sua anima.

Una vera lezione di cinema, caro Gennaro e di uso sapiente del mezzo, complimenti.

Le parole di Paolo arrivano dal cuore e colpiscono il cuore ed al cuore di tutti quelli che hanno vissuto la visione di “Tutto è possibile”.

Concludo ricongiungnedomi circolarmente con l’inzio del post.

“Tutto è possibile” è stato per me un film nel film, giacché lo stesso non è altro che la risultante di un montaggio di altri film, ma anche ed ancora: un film nel film nel film, giacché tutto il lungo WE vissuto grazie al matrimonio di E. in Spagna è stato, e rimarrà per sempre, per noi amici, privilegiati, che ervamo li, uno dei film più belli e delicati e spensierati, ed ispirati della nostra vita.

7 commenti

  1. Nonostantetutto ha detto:

    io ho girato più cose ma per la formazione credo che però cercherò di girare qualcosa prima o poi.

    La guerra dei mondi non l’ho visto e non è che Spilberg m’interessi più di tanto. né le querelle sui suoi film sugli alieni. chissà perché è così ossessionato dal tema.

    Grazie.

  2. pacociak ha detto:

    La guerra dei mondi sarebbe stato ottimo con un altro al posto di Cruise.

    Io ho girato per ora solo una comunione con una telecamera digitale modesta. Ai committenti è piaciuto. A me poco perchè il momento del ristorante è stato girato tutto a mano per mancanza di spazio. Cosa direbbe il tuo amico Kurtz? L’orrore. :-D

  3. FulviaLeopardi ha detto:

    hai letto della querelle sulla guerra dei mondi? (non tanto per il film, quanto per l’attore)

  4. Nonostantetutto ha detto:

    Beh sono contento per te e per il cinema Licata ;-)) Rob.

  5. zebaldo ha detto:

    Dai e dai ci sono riuscito: guarda il banner in fondo alla colonna a destra del mio blog :)

    Buona serata

  6. Nonostantetutto ha detto:

    Ho scritto qualcosa al riguardo nel blog, anche a me è piaciuto molto il film iraninao “Iron Island”.

    Grazie Zebaldo.

  7. zebaldo ha detto:

    Hola, son vivo eh…. :P

    Pur essendo lontanto dalle città che proiettavano i film di Cannes (sono di Pesaro), uno l’ho visto anch’io: “Iron Island”, perchè l’hanno proiettato alla mostra del nuovo cinema di Pesaro (che c’è stata la settimana scorsa). Beh, direi bel film… o per lo meno a me – da cinefilo ignorante :P – è piaciuto.

    Allora prossima ^_*

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