cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Sideways – di Alexander Payne – analisi di eventi ed esistenti

– analisi di eventi ed esistenti –

Fallientucci e vino – analisi della lateralità negli eventi e negli esistenti del film

Durata: h 2.03
Nazionalità: Usa 2004
Genere: commedia
Regia: Alexander Payne
Attore protagonista: Paul Giamatti
Gli altri attori:
Thomas Haden Church (Jack)
Virginia Madsen (Maya)
Sandra Oh (Stephanie)
Patrick Gallagher (Gary)
Alex Kalognomos (Alex Erganian)

La trama del film Sideways (vocabolo che significa “di lato”) si potrebbe riassumere in una frase che dico subito così chi vuole salta direttamente al dopo.

Attenzione trama del film – Attenzione trama del film – Attenzione trama del film – Attenzione trama del film –

Myles Raymond, uno scrittore fallito fresco di divorzio, che insegna inglese in una high school, propone al suo miglior amico Jack, ex attore di successo, un giro per la regione dei vini della California e allo stesso tempo tirare le somme sui loro fallimenti lavorativi e sentimentali.

Attenzione fine della trama del film – Attenzione fine della trama del film – Attenzione fine della trama del film –

Detto questo dirò che il film, nonostante abbia vinto l’oscar per la migliore sceneggiatura non originale, la storia è tratta da un soggetto di Rex Pickett (romanzo), è straordinariamente bello e intenso e poetico, e, aggiungerei, che, effettivamente, il tutto è molto legato alla straordinaria raffinatezza dello screenplay, scritto dallo stesso regista Alexander Payne e da Jim Taylor.

Noi a Napoli usiamo dire, quando una cosa va a finire bene, che è finito tutto a taralucci e vino.

Chi è stato a Napoli sa che questa affermazione ce la possiamo permettere sia per i tarallucci che per il vino.

Perdonerete quindi il leggero adattamento del detto causa manifesta assenza di taralucci californiani …

Ma a parte le battute, mentre pensavo ad un titolo per il post, mi è tornato in mente questo antico e celeberrimo proverbio, perché, ho pensato, ben si adattava a descrivere il senso, alle volte un po’ greve, in verità, degli eventi e degli esistenti del film.
Ora un napoletano dei gemelli ha molto chiaro il concetto di “di lato”.
Il richiamo a tutto ciò che è di lato lo ritengo, effettivamente, permeante tutto lo svolgersi degli eventi, e la caratterizzazione degli esistenti di questo delizioso film che, definitivamente, distrugge lo stereotipo dell’idea dell’uomo e della donna californiani.
Ma procediamo con ordine.

Circa la lateralità del film SIDEWAYS

Sideways = di lato.
Bene, ma di lato a cosa?

Di lato, innanzitutto, a quello che Holliwood ha imposto al mondo sotto la voce “mito americano”.

Il successo personale. E basta !!!

I due protagonisti, infatti, sono, ognuno nel rispettivo campo, dei falliti.

Myles Raymond (Paul Giamatti bravissimooooo) ci viene presentato come uno scrittore, ma a parte un divorzio ed una straordinaria competenza enologica, non ha mai pubblicato un romanzo.

L’amico Jack

(il sottotitolo del film è appunto in viaggio con Jack) è un attore ma, a parte una parte in una soap opera di dubbia fama, non ha mai interpretato il ruolo che da la svolta alla carriera.

Laterali dunque rispetto al mito.

E Dio sa se non ci sia bisogno di distruggere questo mito.

Lateralità dei dialoghi rispetto agli eventi

Abbiamo dunque compreso il senso della lateralità rispetto ai due esistenti principali, che giocano un contrappunto caratteriale molto raffinato, che risulta essere decisamente gustoso sin dai primi dialoghi, che sono probabilmente la cosa più bella de film, unitamente alle descrizioni del vino.

Io proporrei un Academy Arward solo per i dialoghi.

Potrebbe essere il secondo Oscar per Sideways.

Seppure devo riconoscere che dalla lateralità dei dialoghi, peraltro, molto apprendiamo circa lo svolgersi degli eventi, devo anche riconoscere però che il film giuoca un incredibile esercizio di stile intorno al concetto di lateralità proprio di questa componente. Che è tutta agita in una sorta di enorme perifrasi narrativa, fatta di ossessive, quasi, allitterazioni uditive e visive intorno al vero ed unico grande protagonista che è il vino.

Potrei arrivare a dire che l’intera trama, che ha chiari riferimenti a Jack Kerouac ed al suo romanzo “on the road” in particolare, è costruita con l’intento prevalente di esaltare la descrizione del vino californiano.

Avrei motivi per argomentare, addirittura, che attraverso questo enorme veicolo che è il vino, il vero obiettivo del film potrebbe essere quello di capovolgere o, quanto meno, di rimettere in discussione le approssimative generalizzazioni circa la presunta assenza di una cultura americana, tema a me molto caro, ed in questo senso i riferimenti ai temi di Jack Kerouac, uno dei padri della beat generation, sembrerebbero darmi ragione.

Ma anche queste le poteremmo valutare, come dire, come considerazioni “laterali”, rispetto al film.

Tornando alla lateralità, non è forse durante un discorso laterale che Myles confessa, per puro caso, a Maya del matrimonio di Jack, evento che scaraventa la trama verso il finale.

Dai dialoghi apprendiamo, inoltre, la lateralità della vita di Maya, rispetto al ristorante dove lavora come cameriera, (che è diventato, insieme agli altri locali del film, una meta per turisti ed estimatori della pellicola), mentre, invece, la stessa emerge quale donna di raffinata cultura e che sta per completare un master.

Lateralità delle ambientazioni

Chi ha letto “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” – di Robert M. Pirsig sa della fascinazione delle strade laterali.
Il film è, a questo proposito, una sorta di inno alle strade laterali, anche se girate in auto (decappottabile peraltro).

Io ho fatto, nel mio piccolo, un giro del Chiantishire, giro che peraltro consiglio a tutti, ed oserei dire che se il film venisse ri-girato in Toscana andrei a vederlo tutti i giorni per diciamo 2 mesi ;-))

Mi ha molto colpito il riferimento simbolico allo struzzo, che viene un paio di volte ripreso in tutta la sua arguta inespressività, lo ritterrei un neanche tanto velato riferimento al point of concentration dell’esistente Myles, che proprio come gli struzzi, ficca costantemente la testa sotto la sabbia (o meglio dentro una bottiglia di vino), per tentare di sottrarsi ai “pericoli” cui la sua enorme sensibilità non regge (vedi dopo nei significanti).

Dice mia madre: “E’ lo struzzo un grosso uccello ma piccino di cervello, se il pericolo non vede sicurissimo si crede”.

Forse struzzi lo siamo, o quantomeno lo siamo stati, un po’ tutti.

I significanti del film

Il divorzio, l’abbandono, la perdita, il nuovo incontro, la paura, l’incertezza, l’attesa, l’illusione, la disillusione, la conferma.

In tutto questo susseguirsi di significanti ho letto (ma credo solo io) vaghi riferimenti a Wim Wenders.

Infondo la componente terrena, ed, al tempo stesso, spirituale che il vino evoca, mi hanno riportato alla mente alcuni “innesti” (mi piace usare questo vocabolo in questo contesto), de “il clielo sopra Berlino“, ma c’è da dire che anche io incedo ed eccedo con il pinot nero.

Il personaggio di Myles

Che dire se non che Myles, esistente intorno a cui ruota tutto l’intreccio narrativo, ci è apparso molto convincente, ben definito. Molto innovativa come figura di eroe debole, figlio forse di un pensiero debole, laterale, come appunto questo nuovo filone intellettuale del cinema americano a cui si deve, finalmente, guardare con speranza.

Myles, infatti, proprio come questo cinema e proprio come il vitigno del pinot nero, è bisognoso di cure e difficilmente adattabile al contesto.
Abbiamo amato questo personaggio forse proprio per questo.

Un’ultima considerazione per confermare la giustezza dell’Oscar.

Molti spettatori si aspetterebbero di vedere Myles stappare la bottiglia di Cheval Blanc del ’61 in compagnia di Maya.

Bene non avrebbe nessun senso.

Non avrebbe senso rispetto al tentativo di emancipazione dalle sue paranoie che la sequenza descrive.

Se Myles non affrontasse da solo il gusto dello Cheval Blanc del ’61, passerebbe, senza soluzione di continuità, dalla subordinazione psicologica verso la prima moglie a quella verso Maya.

E non potrebbe mai, di conseguenza, bussare alla sua porta avendo, finalmente, elaborato il lutto della perdita della moglie, evento drammaturgicamente provocato dalla notizia che la stessa è incinta del nuovo marito.

In questa sequenza è da sottolineare, viceversa, il perfetto bilanciamento delle forze che muovono all’azione Myles, straordinariamente convincente e ben congegnato, come, del resto, dobbiamo proprio riconoscerlo, lo sono tutti i punti di snodo della storia.

Senza questa soluzione lo spessore e la significanza della buia sequenza del finale (buia perché, finalmente, imprevedibile), non avrebbe nessun senso.

La frase

In chiusura vi lascio una delle tante perle del film sul vino che è racchiusa in un dialogo molto importante, rispetto alla funzione drammaturgia del personaggio Maya:


“Il vino è un essere vivente. Amo immaginare l’anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c’era un bel sole…se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve. Se è un vino d’annata, penso a quante di loro sono morte. Mi piace che il vino continui ad evolversi. Mi piace pensare che se apro una bottiglia oggi, avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se la aprissi un altro giorno. Perché una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita ed è…in costante evoluzione e acquista complessità finché raggiunge l’apice…come il tuo Cheval Blanc del ‘61. E poi comincia il suo…lento…inesorabile declino. E poi…cazzo quanto è buono!”

Che altro dirvi se non che la recitazione è un altro dei pezzi forti del film e che il 42enne Alexander Paynepromette molto bene dopo questo film e dopo “A proposito di Shmitd”?

31 commenti

  1. […] La mia analisi circa la lateralità di eventi ed esistenti del film è qui. […]

  2. […] lo so se vi ricordate di un film intitolato Sidevays, un’opera che ci piacque molto da queste parti, proprio per la sua capacità di emanciparsi […]

  3. Nonostantetutto ha detto:

    Ma non li lasciamo stare proprio per niente, stiamo nel mio blog e secondo me vanno compresi anche meglio, e la prossima volta dicci anche chi sei, magati.

    Prima o poi mi deicderò a cancellare i commenti di utenti anonimi soprattutto quando argomentano in modo così approssimativo.

    Un saluto.

    Rob.

  4. utente anonimo ha detto:

    film furbo e deludente

    i paragoni con wenders e kerouac

    lasciamoli stare

  5. Nonostantetutto ha detto:

    Mutewinter non lo so se è arty o sundance dico solo che è un film che esce dagli stereotipi del cinema made in usa. E questo lo trovo interessante. Molto interessante.

  6. mutewinter ha detto:

    finalmente ho visto questo film. non male. però il classico film che gli americani definiscono “arty”. un prodotto da sundance, insomma (anche se non lo so se questo film è andato al sundance, non credo, visto che è di un regista già affermato).

  7. Nonostantetutto ha detto:

    Tornerò presto … ho avuto un corto circuito con il lavoro. Grazie delle vostre attenzioni rikert ed ema, davvero.

    Giggi76 a me è piaciuto molto.

    Mi che vogliamo fa?

  8. Giggi76 ha detto:

    In questi giorni passo per bastian contrario perchè trovo Sideways uno dei film più furbi e superficiali dell’anno. Come farà a piacere tanto?

  9. ruckert ha detto:

    ma quando torni? :)

  10. Nonostantetutto ha detto:

    ciao Paco è un buon film ;-))

  11. pacociak ha detto:

    Azz, non ho visto il film! Sono passato per un saluto. ;)

    Ciao

    Paco

  12. Nonostantetutto ha detto:

    anche a te, grazie ;-))

  13. mutewinter ha detto:

    auguri di buona pasqua e buone feste.

  14. Nonostantetutto ha detto:

    ok rukert ti consiglio però di vederlo è un buon film.

    zebaldo credo anche io :))

  15. zebaldo ha detto:

    …non so SE ci arriveremmo al traguardo, persi fra le nebbie dei fumi dell’alcool :P

  16. ruckert ha detto:

    ancora non è arrivato … rimando la lettura a dopo la visione as usual :)

  17. Nonostantetutto ha detto:

    Non so come si arriverebbe al traguardo …^_*

  18. zebaldo ha detto:

    Beh, a pensarci bene, si potrebbe ipotizzare un giro d’Italia del vino a tappe come per il ciclismo, no?

    Buona giornata ^_*

  19. zebaldo ha detto:

    Io son campanilista :P

  20. Nonostantetutto ha detto:

    Zebaldo che dire allora del veneto, del piemonte, del trentino, della campania e, perché no, della sicilia ?

    Grazie per il link ;-))

  21. zebaldo ha detto:

    Chi non muore si rivede, eh? :)

    E’ che ultimamente ho avuto pochissimo tempo da dedicare al blog…

    Comunque, riguardo a Sideways, concordo su tutto quello che ha scritto: mi è piaciuto davvero un sacco.

    Io però, se lo ri-girassero in Italia il tuor lo inizierei in Toscana, ma poi svalicherei in Umbria con il suo bel Morellino, e poi scenderei giù nella mia zona (le Marche), dove fra rosso conero, rosso piceno, e lacrima di morro d’alba, ecc. ecc. ne abbiamo di buoni vini da sfoggiare :P

    ByeZ

    PS: dopo questa bellissima recensione ti ho ufficilamente inserito fra i links dei miei preferiti ^_*

  22. Nonostantetutto ha detto:

    ava io lo trovo ben costruito …

    snorkrom certo che essere dei gemelli e di apoli aiuta…

    Saluti.

  23. snorkrom ha detto:

    grandissimo film anche per me!

    sarà perchè sono di napoli e dei gemelli anche io? mah…

    appro, ti consiglio, se non l’hai già letto “montedidio” un libro molto partenopeo…

  24. utente anonimo ha detto:

    ma la tristezza di quella bottiglia bevuta in uno squallido fast food! secondo me racchiude tutta la banalita’ di questo film: mi spiace ma non mi e’ piaciuto per nulla, pero’ i tuoi punti di vista sono sempre particolari, ciao :-)

    ava

  25. Nonostantetutto ha detto:

    Io ho il VHS e non so più davvero quante volte l’ho rivisto …, ciao RAT ;-))

  26. Ratinthewall ha detto:

    il cielo sopra berlino. lo vidi cinque volte di filato quando uscì. ero più giovane, questo basta a scusarmi.

  27. Nonostantetutto ha detto:

    Verdrai che è un film indimenticabile con un incredibile uso del bianco nero e del colore che ha significati molto simbolici.

    Angeli vs. uomini. Straordinaria pellicola…

  28. sophieapart ha detto:

    :)

    buongiorno!

    (oggi finalmente alla mediateca dell’università mi guardo “il cielo sopra berlino”. incredibile, ma non l’ho mai visto e ne ho letto e l’ho sentito citare troppo e in ogni dove. vorrei trovare una metafora per spiegare come mi sento, ma a quest’ora non ce la posso fare…;))))

    un beso

  29. Nonostantetutto ha detto:

    Un bacio a te sophie …

  30. sophieapart ha detto:

    splendido, mamma mia! :D

    hai detto tutto quel che si poteva dire…le tue recensioni mi lasciano sempre senza fiato!

    tra le cose divertenti e “laterali”, forse anche il fatto che, come suggerisce il sottotitolo, miles tendenzialmente si adatta alle esigenze dell’amico, abbastanza (simpaticamente) ottuso da andare dritto per la strada che lo conduce alla soddisfazione dei suoi istinti, senza dare alcun peso alle conseguenze che deriveranno dalle sue (a volte terribili) azioni. e a cui spesso deve rimediare miles (vedi la sequenza del recupero del portafogli, che per me è stata una delle più divertenti in assoluto. indelebile!)

    “eternal sunshine” lo cerco in un altro momento. per ora, sono già troppo soddisfatta così…;)

    un bacio&ancora grazie delle splendide parole! :D

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