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She hate me | di Spike Lee

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analisi di eventi ed esistenti

Spyke Lee

Essere afroamericani oggi a cura di Roberto Bernabò

Lei mi odia

Titolo originale: She hate me
Nazione: U.S.A.
Anno: 2004
Genere: Commedia
Durata: 138′
Regia: Spike Lee
Sito ufficialewww.sonyclassics.com/shehateme


Cast
: Monica Bellucci, Woody Harrelson, John Turturro, Anthony Mackie, Kerry Washington, Ellen Barkin
Produzione: Spike Lee, Fernando Sulichin
Distribuzione: Mikado
Data di uscita: Venezia 2004 – 22 Ottobre 2004 (cinema)

1. Introduzione – circa l’importanza di Google nella mia vita

E’ da un po’ di tempo amici che intenderei parlarvi di una cosa che ha poco a che fare con il cinema, ma molto a che fare con la mia vita. Questo qualcosa si chiama .

Bene Google, tutti lo sanno, è il più importante motore di ricerca oggi esistente, detiene oltre il 55% delle quote di mercato di riferimento.

Sfrutta un algoritmo assai più efficace di quello, fino ad oggi, progettato dai suoi diretti concorrenti, tra i quali anche Microsoft cerca d’insinuarsi, destinando ingenti somme per la ricerca in questo campo.

Spesso, prima di fare i miei post, cerco qualcosa in “Google”.

Cosa spero di trovare?

Magari semplicemente un’immagine, o qualche altro parere sui concetti di cui vorrei parlare.

Questa volta ho impostato la ricerca: “essere afroamericani”

Chissà poi cosa mi aspettavo di trovare, magari dati, foto, opinioni…

In realtà l’ho impostata probabilmente e semplicemente perché credo, fermamente, che il cinema di Spike Lee sia intimamente basato su questa matrice.

Allora cosa significa essere afroamericani oggi?

Il risultato della ricerca è stato sconcertante.

2. The american dream – la ricerca del Social Science Quarterly

In uno dei link che “Google” mi ha aperto questa pagina

Un summary di uno studio della Social Science Quartlerly, la rivista della “The Univeristy of Texas at Austin”, il titolo è “The american dream”.

Ora noi sappiamo che un conto è filmicamente denunciare qualcosa, cioè un conto è fare cinema documentaristico come lo fa ad esempio, con alterne capacità realizzative Micheal Moore, un altro è partire da un dato addirittura accreditato scientificamente.

Sappiamo, infatti, tutti che la “scienza” è tale perché non perché “denuncia”, ma perché “prova” qualcosa.

Ovverosia non posso argomentare scientificamentese non ho le prove “scientifiche” di quello che sto dicendo.

Attenzione, può sembrare banale quello che sto dicendo, me invece è un passaggio molto importante per capire .

Che non ha nulla a che vedere con il genere di film documentaristico che è, per sua natura, fazioso, cioè schierato e politicamente scorretto (in alcuni casi).

La “prova scientifica”, infatti, rende inoppugnabile il ragionamento.

Colloca l’argomentazione nella parte delle cose che esistono oggettivamente.

Fino, ovviamente, ad altrettanto rigorosa“prova” del contrario.

L’unico piano di confutazione ammesso “scientifico”.

Bene spero di essere stato chiaro.

Nella ricerca scientifica titolata appunto, e traduco, “Il sogno americano”, alcuni scienziati della Texas University hanno dimostrato che l’America è il paese del 50 e 50.

Cosa significa?

Significa che in pratica un uomo, ma uno qualsiasi come me o voi, ha le medesime probabilità di diventare ricco o povero.

Già su questo dato ci sarebbero fiumi d’inchiostro (o di blog) da fare scorrere.

Ma la cosa più sconcertante della ricerca è che se uno è afroamericano ha molte meno probabilità di diventare ricco.

Essere afroamericani o aver studiato per meno di dodici anni, aumenta le probabilità di diventare povero e diminuisce, di molto, quelle di riuscire a raggiungere mai (dico mai n.d.r.), la ricchezza.

Su 10 neri, infatti, solo 1 su 8 ha la possibilità di vivere almeno un anno e mezzo di benessere.

C’è di che riflettere, non vi pare?

Insomma: la razza e l’istruzione sono dei veri e propri spartiacque, nel cammino verso la ricchezza economica negli USA.

3. Analisi di eventi ed esistenti del film “Lei mi odia” di Spike Lee

Utilizziamo adesso questa ingombrante verità per rileggere, con questa lente, alcuni passaggi del film “Lei mi mi odia” di Spike Lee Usa, 2004.

Cast:

Simona Bonasera: Monica Bellucci
Margo Chdwick: Ellen Barkin
Jack Armostrong: Antony Mackie
Fatima Goodrich: Kerry Washinton
Don Angelo Bonasera: Jhon Tuturro

Jhon Turturro

In effetti tutto l’impianto narrativo giuoca, a guardare bene, sul bilico della ricerca della università del Texas, cioè tra le probabilità di diventare ricchi e quelle di diventare poveri.

Persino i divertenti titoli di testa, creati con la cornice filogranata dei dollari e con le effigi dei presidenti americani, ed in cui George Wiliam Bush appare, al termine della sequenza, in quella di tre dollari, se non erro, risultano essere uno sdrammatizzante, quanto evocativo, riferimento al tema.

E’ quasi onesto pensare che i dati siano stati utilizzati da Micheal Genet e Spike Lee, gli sceneggiatori del film (è ovvio che Spike Lee è anche il regista), per caratterizzare i personaggi e per definire, in qualche modo, crisi e climax della trama.

Non è, infatti, vero che ciò che muove all’azione i personaggi sono, alternativamente, la bramosia di ricchezza e lo spettro della povertà?

Non è forse vero che l’affermazione dell’amico di Jack Armostrong, prima del suo suicidio, la carriera non è che una illusione sposati e fai dei figli?”, è estremamente attinente alle conclusioni cui sono giunti gli scienziati del Texas?

E’ vero o non è vero che il fatto che Jack sia un afroamericano gli complica, e non di poco la vita, una volta che i bianchi, corrotti e spregiudicati, sono stati da lui denunciati?

Lee guarda all’America con disincantato realismo ed utilizza lo stereotipo per provocare.

“She hate me” è, dunque, una provocazione di un nero verso la sua patria, verso la sua stessa condizione, verso l’assoluta ignoranza in cui versa l’opinione pubblica rispetto a questo tema.

In questo elemento c’è qualcosa, nel cinema di Spike Lee, di ossessivo e di ossessionante.

Forse i dati della ricerca texana sono una parte di spiegazione degli spettri che riempiono sia i suoi eventi che i suoi esistenti.

Come l’inquietante personaggio del poliziotto, nero anche lui, che porta i protagonisti nel raccapricciante show delle 19,00, “va in onda il delinquente” o qualcosa del genere.

Io credo che Spike Lee – mentre finge sornione di parlarci della storia, quanto mai attuale in Italia, di un crack finanziario in borsa, spiegandoci i meccanismi operativi della finanza, e di un nero che, per sopravviverealla sua onestà, deve cedere alle lusinghe di una moglie omosessualee spregiudicata che lo costringe a mettere incinta rampanti donne gay che cercano di avere dei figli – in realtà vuole parlarci della condizione di ancora forte sperequazione in cui vive l’america afroamericana.

Lo fa nel suo stile, mettendo in crisi la sua stessa posizione, facendo emergere la disuguaglianza senza abusare di faziosità fastidiose, anzi, mettendo gli afroamericani in una condizione politicamente scorretta e, sostanzialmente, discutibile dal punto di vista etico.

Questo virtuosismo serve alla storia per fare emergere, ancora di più, la forza delle argomentazioni, che arrivano, con una progressione incalzante, lasciando le ecchimosi.

Monica Bellucci

Non bisogna fare confusione, pertanto.

Il film non parla del tema dell’omosessualità, sul quale peraltro Lee ci offre un punto di vista aperto che dovrebbe fare riflettere l’intera Commissione Europea. (Eh,…se solo Buttiglione andasse di più al cinema…).

Non ci parla, neanche, dell’inseminazione artificiale, (tema intorno al quale gli esistenti appaiono, viceversa, un po’ più tradizionalisti di quanto mi sarei immaginato).

Il film parla degli afroamericani.

Del loro ingiusto martirio.

Della loro sperequata ed infame condizione.

Il resto è solo esercizio narrativo, funzionale a tale scopo.

Abbiamo apprezzato il cammeo del sempre impegnato e bravissimo attore Jhon Turturro, nei panni del Boss mafioso Don Angelo Buonasera, l’unico esistente del film che, beffardamente, pare avere un codice morale.

Deludente la sempre bella e quasi mai brava Monica Bellucci, di cui inserisco una foto solo per il piacere degli occhi di Rat, molto sensibile a questo tipo d’inserti visuali ;-)).

Richard Nixon

La storia vera della guardia giurata negra Frank Wills, perseguitato dal sistema giudiziario e poliziesco degli USA, e morto povero e dimenticato da tutti, la cui unica vera colpa fu quella di aver innescato le indagini dello scandalo , che portarono all’impeachment del presidente americano Richard Nixon, è utilizzata, quasi surrealmente, con uno stile filmico che, per scelta di eventi ed esistenti e beffardo clima d’ambientazione, non sarebbe errato ricondurre, nel caso di specie, al sarcastico cinema dei Fratelli Coen, se non addirittura a quello esasperato del primo Pedro Almodovar.

Un esercizio di stile forse non dei più riusciti, (anche se è vero che, come ha dichiarato lo stesso Spike Lee in un’intervista, “ormai, per il denaro, la gente farebbe di tutto, ed è bene, ogni tanto, fargli vedere le conseguenze” magari anche per la troppa carne al fuoco messa, senza avere poi una strategia narrativa così altrettanto profonda e raffinata, per riuscire a completare, in maniera sufficientementecredibile, le direzioni, in parte forse addirittura velleitarie, della trama.

Un’ultima cosa.

Mi ero chiesto perché il titolo del film “Lei mi odia?”

Riflettendo c’è una sola spiegazione possibile, dopo quest’analisi: Lei (“la società americana”) mi odia (“me afroamericano”).

Non paragonabile alla 25^ ora, il film però a me è piaciuto assai più che a C. che, come al solito, intendeva picchiarmi all’uscita della sala./p>
Chissà, magari un giorno lo farà davvero…

22 commenti

  1. Roberto Bernabò ha detto:

    le leverò anche se basterebbe allontanrlo dal punto dove da fastidio. Le stelline seguono il mouse…

  2. kekkoz ha detto:

    ciao! posso darti un consiglio? puoi togliere le stelline? il mio mouse impazzisce quando entro nel tuo blog… ciao e ancora e sempre complimenti!

  3. festen1968 ha detto:

    questo io lo definirei su saggio, sei bravissimo

  4. Roberto Bernabò ha detto:

    a domani ‘notte rat

  5. Ratinthewall ha detto:

    aspetto il post su “se mi lasci ti cancello”. buona domenica (quel che resta).

  6. Roberto Bernabò ha detto:

    Ele sei sempre così cara…sono felice per te e per la tua fonte d’ispirazione….
    Stai vivendo un magic moment? Se si, sono davvero felice per tel…te lo mertiti…
    Un saluto.
    Rob.

  7. 22settembre2003 ha detto:

    Ciao carissimo, concordo sul fatto che quello là a rotto i … biiiiiiiiiiiiiip!!!! Cmq sì, quel post sul danzare l’ho scritto io, ma ha avuto molta importanza la mia fonte d’ispirazione…Sai, penso che mi farò un altro blog: ultimamente l’attuale mi ha causato più danni che guadagni. Cmq se così sarà ti informerò…
    un bacio affettuoso
    ele

  8. Roberto Bernabò ha detto:

    Paco sono felice che tu sia tornato quì.

    Nessuno mi aveva scritto mai un commento più bellol, grazie;-))

  9. utente anonimo ha detto:

    Non ho ancora visto il film, ma è in programma. Volevo solo dirti che a volte lascio la pagina del tuo blog aperto per ascoltare la musica di sottofondo. :-)

    Ciao
    Paco

  10. Roberto Bernabò ha detto:

    ema non capisco cosa si chiude?
    Ma il post, dico il post, vi è piaciuto o oggi siete tutti focalizzati sall’usabilità?
    In genere io apprezzerei anche critiche costruttive: tipo prova fare questo o quello (questo o quello sono figurativi). Tra l’altro a me non si chiude proprio niente.
    Grazie delle vostre webbistiche attenzioni, ogni tanto gradieri anche quelle contenutistiche, che, magari, vi avevano spinto ad aprire lo spazio commenti.
    Un saluto.
    Rob.

  11. emanuelazini ha detto:

    Anche a me a volte si chiude inaspettattamente I.E.. Boh! Ciao

  12. Roberto Bernabò ha detto:

    Caro, RedmondBarry

    ma in che senso fai fatica a leggere cosa è che ti da fastidio?

    La musica, la lentezza dell’applicazione, la grafica, le stelline, o semplicemente perché scrivo troppo?

    La musica si può sempre escludere, la lentezza dell’applicazione non saprei dire da cosa farla dipendere, le stelline si possono allontanare allontanando il Mouse dalla parte che devi leggere, e se scrivo troppo vorrà dire che avrò perso un lettore.

    E poi scusa che browser hai perché a me non mi s’impalla proprio nulla….

    Se mi vuoi dare un feedback che feedback sia.

    Grazie.

  13. RedmondBarry ha detto:

    tutto molto bello questo sito ma io faccio una fatica besta a leggere e mi si impalla sempre il browser.
    così. per darti un po’ di feedback.

  14. Roberto Bernabò ha detto:

    rukert: leggerò le strisce di Aaron McGruder: the Boonocks.

    Le strisce sono il mio primo amore.

    Rimpiango Jacovitti di cui nessuno parla più.

    Conoscevo interi suoi diari a memoria.

    Eh…il diario Witt per chi lo ha conosciuto.

    C., ovviammente non sono d’accorodo con te.

    Il fatto che sia morto Wills sia morto povero e dimenticato da tutti è un problema serio proprio perché era afroamericano.

  15. ruckert ha detto:

    Credo che un quadro preciso di cosa significhi essere afroamericani oggi sia raffigurato dalle strisce di Aaron McGruder The Boondocks. C’è tutto: tensione politica, rabbia, lotta ai luogi comuni, orgoglio di una storia, rivendicazione delle radici. Se ti capita prova a leggerlo. In italia è pubblicato da linus ma adesso la Fazi editori sta raccogliendo le strisce in volumi e presto scriverò la recensione. Ciao

    ps

    sempre interessante leggerti, ma che te lo dico a fare? mi piace ripetermi :) ciao

  16. utente anonimo ha detto:

    una domanda: perchè si sottolinea che la guardia giurata Frank Wills è morto povero? perchè ci si aspettava che cambiasse la sua condizione per il solo aver fatto una denuncia? La mia risposta: perchè troviamo normale la speculazione, questo è il paradosso. Citarlo perchè è afroamericano e non wasp è la speculazione.

    Per quanto riguarda il titolo “lei mi odia”, o SL si riferisce a me dopo aver speso i soldi del biglietto o, più probabilmente, è allineato al resto del film: non significa niente. ciao, C.

  17. Fringe ha detto:

    ecco il solito bel post di roberto che mi devo stampare e leggere con calma..
    :)

  18. Ratinthewall ha detto:

    OT: una cosa fighissima dei poliziotti americani (almeno quelli dei film) è che ti lasciano il loro biglietto da visita!

  19. Roberto Bernabò ha detto:

    Così emerge dalle ricerche texane. Ha sconcertato anche me…

  20. Ratinthewall ha detto:

    grazie per la gentilezza, rob, sai che io di solito guardo solo le figure. ho anche apprezzato che tu abbia accostato la bellucci a turturro, mio quasi sosia (almeno ne “la tregua”). per quel che riguarda il film non mi pronuncio, in quanto non l’ho visto, però dopo aver letto il post sul blog di marquant qualche idea me la son fatta (e cioé: non vale la pena).
    ma davvero in america se hai studiato più di dodici anni hai molte più probabilità di diventare ricco? mi sa che in italia non funziona così, però… (o come al solito sono sempre io il più sfigato).

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