cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

Storia e Discorso Post n° 1

Storia e Discorso Post n° 1

Do inizio con questo post ad un tema a me molto caro.

Perché ci annoiamo talvolta al cinema?

La domanda pone, in verità, più altre domande, che risposte univoche. In ogni caso io mi sono dato delle motivazioni, che mi pongono idealmente vicino alla corrente di pensiero delle teorie enunciate da Seymour Chatman. E proverò a discuterne nel mio blog. Siete tutti invitati.

“Iniziate dall’inizio – disse il Re gravemente – e continuate fino alla fine: poi fermatevi!”
Lewis Carrol – Alice nel paese delle meraviglie
“Ci si serve delle parole composte quando una cosa non abbia nome e il chiara formazione … ma se l’uso è frequente esso è del tutto poetico”.
Retorica – Aristotele

Fra le molte necessità urgenti di una teoria della letteratura – poetica in senso lato – vi è un catalogo ragionato delle strutture della narrativa, degli elementi del raccontare, del modo in cui si combinano e si articolano. L’impresa è stata tracciata da Aristotele, ma non più che tracciata: la Poetica solleva più domande di quelle cui risponde. Esiste poi un’illustre tradizione di studi anglo-americani sulla narrativa: Harry James, Percy Lubbock, Wayne Booth e, meno noti in America ma di grande importanza, una quantità di studi recenti giunti dalla Russia e dalla Francia. La tradizione formalista russa, soprattutto l’opera di Vladimir Propp, si coccupa prevalentemente di narrative “semplici”: fiabe popolari, miti romans policiers. Ma la narrativa moderna presenta maggiori complessità di struttura. La rigida omogeneità d’intreccio e la semplicità nella caratterizzazione dei personaggi, verificate nella fiaba russa, non sono certo comuni a molte fra le narrative moderne.

Eppure si può imparare molto da queste ricerche, specialmente per quanto riguarda la teoria dell’intreccio e la necessità di tenere distinta la struttura narrativa dalle manifestazioni pure e semplici, linguistiche o non linguistiche. Bisogna inoltre tener conto di certi limiti del formalismo fra cui, soprattutto, il riduzionismo classificatorio. A conti fatti, che cos’è che costituisce una teoria moderna e funzionale?

Per cominciare traccerò un quadro sommario della concezione generale della letteratura e dell’arte nel cui ambito si colloca questa teoria.

Narrativa e Poetica

Formalisti e strutturalisti affermano che oggetto della poetica non è il letterario in se stesso, bensì – per usare una espressione di Roman Jakobson – la sua “letteralità”. Il problema della poetica (a differenza di quello della critica letteraria) non è “Che cosa fa del Macbeth un capolavoro?, ma piuttosto “Che cosa ne fa una tragedia?”
Un intervento di Tzavetan Todorov ben riassume questo punto di vista.

La poetica, come ogni altra scienza, è …distinta dalla descrizione di opere letterarie. Infatti, mente descrivere significa tentare di ottenere, partendo da certe premesse teoriche, una rappresentazione razionalizzata dell’oggetto di studio, fare un’opera scientifica significa discutere e trasformare le premesse teoriche stesse, dopo essere passati attraverso la conoscenza di un certo oggetto. La descrizione in letteratura è un riassunto ragionato, e deve essere fatto in modo che i tratti principali dell’oggetto descritto non vengano omessi ma emergano invece anche più che evidenti. La descrizione è una parafrasi, ma una parafrasi rivelatrice, che esibisce il principio logico della sua stessa organizzazione invece di dissimularlo. Ogni opera è in questo senso la miglior descrizione possibile di se stessa: completamente immanente ed esaustiva. Se noi non possiamo contentarcene è perché i principi descrittivi sarebbero in questo caso troppo differenziati.

Abbiamo visto svilupparsi, nel nostro tempo, tecniche sempre più perfezionate per descrivere l’opera letteraria. Ad esempio vengono identificati tutti gli elementi costitutivi di una poesia, poi si descrive la loro disposizione relativa, per giungere infine ad una nuova presentazione della stessa poesia, una presentazione che deve permetterci di penetrare più profondamente il suo senso. Ma la descrizione di un’opera non può portarci a modificare le nostre premesse. Può solo limitarle.

Il procedimento dello studioso di poetica è completamente differente. Se analizza una poesia non è per illustrare le sue premesse (o, se lo fa, lo fa soltanto una volta e pr ragioni pedagogiche) ma per trarre da questa analisi conclusioni che completino o modifichino le premesse di partenza…in altre parole, l’oggetto della poetica non è l’opera ma il discorso letterario, e la poetica prenderà il suo posto accanto alla altre scienze del discorso che dovranno costituirsi a partire da ciascuno dei tipi di discorso….

La poetica non può fare a meno della letteratura per discutere il proprio discorso, ed al tempo stesso è soltanto oltrepassando l’opera concreta che essa vi giunge.

Secondo questo punto di vista la teoria letteraria consiste nello studio della natura della letteratura. Non si preoccupa della valutazione e della descrizione di singole opere letterarie.

Non consiste nella critica letteraria ma nello studio dei dati della circa sulla natura degli oggetti letterari e delle loro parti: si tratta, come hanno rilevato René Wellek e Austin Warren di un “organon metodologico”.

Come la linguistica moderna, la teoria della letteratura deve affrontare il suo oggetto con metodi razionalie deduttivi in luogo di quelli tradizionalmente empirici. Il che significa che le definizioni devono essere fatte, non scoperte e che la deduzione dei concetti letterari è più probativa e quindi più persuasiva della loro iduzione. La poetica dovrebbe costruire “una teoria della struttura del funzionamento del discorso letterario, una teoria che presenti un quadro dei possibili letterari, di modo che le opere letterarie esistenti come casi particolari realizzati. <

Aristotele rappresenta un procedente; la Poetica non è nient’altro che una teoria sulle caratteristiche fondamentali di un certo tipo di discorso letterario. Northrop Fryze è apertamente deduttivo in Autonomia della critica. Non si deve pretendere che opere vere e proprie siano esempi puri delle categorie formulate: le categorie tracciano solo la rete astratta sulla quale trovano posto le opere singole. Nessuna di queste è esepllare perfetto di un genere – romanzo, poema eroicomico, ecc. Tutte le opere hanno caratteri generici o meno misti.<

Per dirla diversamente, i generi sono dei costruttivi o dei composti di tratti caratteristici. Il romanzo e il dramma, ad esempio, richiedono tratti, come la trama e i personaggi, che non sono così altrettanto essenziali al poema lirico; ma tutti e tre i generi letterari possono utilizzare quel tratto caratteristico costituito dal linguaggio figurato. Le opere, inoltre, generalmente combinano i tratti secondo i dosaggi diversi: sia “Orgoglio e Pregiudizio“, sia “La Signora Dalloway” presentano esempi di stile indiretto libero, ma il dosaggio in “La Signora Dalloway” è assai maggiore e lo rende qualitativamente differente come tipo di romanzo. Che i testi siano inevitabilmente misti, è fatto che non deve stupire: sotto questo punto di vista sono assai simili alla maggior parte degli organismi. Sono le loro tendenze generali che forno l’oggetto di una indagine razionale.

La teoria non vuole sopraffare la critica. Il suo obiettivo consiste nel costruire una griglia di possibilità tramite l’individuazione di tratti costruttivi minimi della narrativa. Dopo aver collocato i singoli testi nella grigia, si chiede se la loro sistemazione richiede un riassetto della grigia medesima. Un teoria narrativa non stablisce ciò che gli autori dovrebbero o non dovrebbero fare. Piuttosto pone una domanda:

“Che cosa si può dire sul modo in cui strutture, come la narrativa, si organizzano?”

La domanda ne solleva altre: in quali modi si può riconoscere la presenza o l’assenza di un narratore?

Che cosa sono l’intreccio, il personaggio, l’ambiente, il punto di vista?

Alla prossima.

9 commenti

  1. absinthfreespirit ha detto:

    simpaticA sono donna

  2. absinthfreespirit ha detto:

    no veramente non è che posso dare di più, è che …do il meglio quando parlo di quello che penso e non di quello che faccio

  3. impulsiva ha detto:

    Grazie per il tuo sostegno : )

    Dolce notte

  4. utente anonimo ha detto:

    veramente interessante!!!;-))

  5. Nonostantetutto ha detto:

    Si certo, gli attori fanno molto ed anche il regista, che forse è quello che fa di più…Sono però convinto che mentre una cattiva sceneggiatura non potrà essere mai salvata da bravissimi attori, una eccellente sceneggiatura continua ad essre il presupposto di un film eccellente. Cercherò, inoltre, di spiegare perché siamo intuitivamente portati a credere che esistono buone storie. Le buone storie sono solo sotrie che si ancorano, conoscendola, ad una solida struttura narrativa. Qualunque essa sia. Poi il cinema, intendiamoci, può prendere anchce mille altre direzioni. Micherlangelo Antonioni, per fare un esempio, non ha mai dato eccessvamente importanza a questa componente, anche se in alcuni film si è avvalso della collaborazione di Tonino Guerra. Però rimane uno dei geni del cinema anche secondo il mio personale metro di valutazione. Basta ho finito.

  6. myticmusicmylife ha detto:

    La storia che si intreccia in un film è determinante,ma chi la rende grande sono gli attori ed il regista,spesso la trama di un film o l’nterpretazione hanno fatto del film stesso un capolavoro…mi piace il cinema….ma non conosco alcuni aspetti tecnici.Verrò a leggere e sicuramente imparerò tanto.

    Grazie.

    Note di myticmusic.

  7. impulsiva ha detto:

    Non ho ben compreso il commento che mi hai lasciato ….in che senso hai cambiato?e soprattutto cosa?

    Perdonami….ma oggi ho un pò i riflessi lenti…eheheh..

    Ciao ciao *

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