cinemavistodame.com di Roberto Bernabò

La grande bellezza – di Paolo Sorrentino

analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

Il decadente allegorico correlativo oggettivo sorrentiniano – una possibile chiave di lettura del film
a cura di Roberto Bernabò

La grande bellezza

titolo originale: La grande bellezza
nazione: Italia / Francia
anno: 2013
regia: Paolo Sorrentino
genere: Drammatico
durata: 142 min.
distribuzione: Medusa Film
cast: T. Servillo (Jap Gambardella) • C. Verdone (Romano) • C. Buccirosso (Lello Cava) • S. Ferilli (Ramona) • I. Forte (Trumeau) • G. Ranzi (Stefania) • P. Villoresi (Viola) • S. Grandi • I. Ferrari • G. Pasotti • L. Marinelli • I. Franek • M. Popolizio • G. Di Quilio • S. Fregni (Barbone Pazzo) • G. Ferrero • G. Cognoli (Agente Dia) • D. Cantarelli
sceneggiatura: P. Sorrentino • U. Contarello
musiche: L. Marchitelli
fotografia: L. Bigazzi
montaggio: C. Travaglioli
uscita nelle sale: 21 Maggio 2013

Sinossi: Jep Gambardella, un giornalista di 65 anni, è un uomo professionalmente affermato, di un fascino senza tempo, che con il suo lavoro racconta i vari aspetti di una città bella e complessa come Roma, muovendosi tra cultura alta e mondanità. Una Roma bella e degradata, fatta di potenti, presenzialisti, immobiliaristi e contesse, ma anche di masse di turisti in coda per ammirare i monumenti di un’antichità decadente.

Viaggiare è proprio utile.
Fa lavorare l’immaginazione.
Tutto il resto è delusione e fatica. 
Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte.
Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato.
E’ tutto un romanzo, nient’altro che una storia fittizia.
Lo dice Littré e lui non sbaglia mai.
E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto.
Basta chiudere gli occhi.
E’ dall’altra parte della vita.”

Viaggio al termine della notte (Voyage au bout de la nuit)
Louis-Ferdinand Céline

"

Finisce sempre così. Con la morte.
Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla.
È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore.
Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura.
Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza.
E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile.
Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo.
Bla. Bla. Bla. Bla.
Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove.
Dunque, che questo romanzo abbia inizio.
In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco
.”
Jep Gambardella

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In questo post:

1. Introduzione – dedicata al point of conentration registico

1.2. Che cos’è il correlativo oggettivo
1.3. Che cos’è un’allegoria

2. Analisi di eventi ed esistenti

2.1 L’apertura – L’Italia che è stata
2.2 Circa la frattura a cui Sorrentino allude nel suo film

3. Gli esistenti – L’Italia che siamo, e quella che avremmo potuto essere

3.1 Jep Gambardella – l’antieroe “vinto”

3.1.1 Dadina – la nana direttrice del giornale di Jep

3.2 Romano
3.3 Ramona
3.4 Il vescovo
3.5 Lello Cava
3.6 La nobiltà – Viola
3.7 L’artista bambina
3.8 Suor Maria – La santa

4. Il finale del film – L’Italia che potremmo diventare

4.1 La doppia scomparsa
4.2 L’elaborazione del lutto dell’amore giovanile di Jep
4.3 L’Italia che possiamo diventare

5. Conclusioni – dedicate a Luis Buñuel, Silvio Berlusconi, Eugenio Montale, Toni Servillo

§§§

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Breve intervista ad Antonio Piazza

Le interviste di cinemavistodame #2

Antonio Piazza

 

Proseguono le interviste di cinemavistodame.

Oggi è la volta di Antonio Piazza, uno dei due registi, l’altro è Fabio Grassadonia, del film Salvo“.

Il film Italiano premiato a Cannes con due award:

Grand Prix Semaine de la Critique – Fabio Grassadonia e Antonio Piazza | Prix France 4 Discovery Semaine de la Critique – Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

Lasciamo a lui la parola.

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Il futuro | di Alicia Scherson

analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo – in anteprima

Italia / Cile / Germania / Spagna – 2011

Abisso, redenzione, estraneità, alterità, nella bolañiana Roma di giovani e vecchi – a cura di Roberto Bernabò

Il futuro

titolo originale: Il futuro
nazione: Italia / Cile / Germania / Spagna
anno: 2011
regia: Alicia Scherson
genere: Drammatico
durata: 94 min.
distribuzione: Movimento Film
cast: Manuela Martelli (Bianca) • Rutger Hauer (Maciste) • Nicolas Vaporidis (Libio) • Luigi Ciardo (Tomas)
sceneggiatura: Alicia Scherson
musiche: C. Chaspoul • E. Henríquez
fotografia: R. DeAngelis
uscita prevista: 19 settembre 2013

Sinossi: Due fratelli adolescenti, Bianca e Tomas, rimasti orfani improvvisamente, si addentrano progressivamente in una vita tra crimine e prostituzione spinti da due piccoli delinquenti che si fingono loro amici. La speranza arriva personificata in Maciste, ex stella del cinema, vecchio, cieco e affascinante. Un uomo tutto muscoli e dal cuore grande che sarà in grado di far sentire Bianca al sicuro e farle vedere quella luce di cui la ragazza ha bisogno per affrontare il futuro.

«In fondo io pensavo sempre al futuro. Ci pensavo talmente tanto che il presente era entrato a far parte del futuro, la parte più strana. Andare a trovare Maciste era pensare al futuro, sudare, chiudermi in stanze dove il buio era assoluto, era pensare al futuro. Un futuro che assomigliava a una stanza qualunque della casa di Maciste, ma più luminosa e con i mobili protetti da lenzuola vecchie o coperte, come se i padroni di casa (una casa che era nel futuro) fossero partiti e non volessero far accumulare la polvere sulle loro cose. Ecco qual era il mio futuro ed era così che ci pensavo, se quello si può chiamare pensare (e se quello si può chiamare futuro).»
Bianca

In questo post:

1. Introduzione

2. Breve analisi di eventi, esistenti e linguaggio audiovisivo

2.1.    Circa gli aspetti specifici delle trasposizioni dal letterario al filmico
2.1.1. Trasporre un’atmosfera
2.1.2. Trasporre il punto di vista narrativo di Bianca

3. Circa gli altri esistenti

3.1. Rutger Hauer – Maciste
3.2. Nicolas Vaporidis - Libio

4. Conclusioni - Narrare il Cile che è a Roma, e la Roma che è nel Cile

§§§

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Breve intervista a Roberta Torre

Le interviste di cinemavistodame #1

Roberta Torre

Il format

L’idea di queste brevi interviste internettiane, mi è venuta questa estate.

Detta in due parole si tratta di formulare, più o meno, sempre lo stesso canovaccio di domande a registi che stimo molto, e che ho anche la fortuna di avere come “amicisu facebook (ah come vivrei senza internet), al fine di cercare di comporre – attraverso un puzzle di uguaglianze, similitudini, ma, anche, e, chissà, forse soprattutto, divergenze e dissonanze, un quadro più prossimo della “cinema idea” di giovani registi (italiani), che stanno cercando di dire qualcosa di nuovo, nel secondo noi asfittico panorama del cinema, mi si perdoni la cacofonia, italiano.

Iniziamo questo nuovo format con Roberta Torre, l’eclettica regista milanese di nascita, ma, come dire, palermitana di adozione, che tanto ci ha stupito con le sue diversissime pellicole, forse l’unica ad avere sperimentato, in Italia, generi dal kitsch al camp.

Lasciamo a lei, dunque, la parola.

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Seize the time

Milano Film Network

con Milano Film Festival

in collaborazione con Filmmaker

presenta

Seize The Time

 

Workshop di regia con Sylvain George
Milano, 5 –11 settembre

Presentazione
Obiettivo del workshop, riservato ad un massimo di 12 filmaker e studenti di cinema, che abbiano già realizzato e proiettato in pubblico un lavoro audiovisivo, è realizzare un film collettivo sulla città, capace di cogliere le parole e i gesti, sociali e politici, dell’Italia contemporanea e di trovare la forma giusta per raccontarli.

 

Sylvain George volge in chiave didattica l’approccio benjaminiano alla città che contraddistingue il suo lavoro d’autore di cinema politico e sperimentale. La sua sensibilità e la sua capacità di individuare nei dettagli i grandi movimenti della storia si tradurranno in una serie di preziosi suggerimenti allo sguardo, in una guida all’articolazione discorsiva delle immagini, sia essa narrativa o saggistica, e a un puntuale e serrato confronto sulle pratiche realizzative. Un approccio pratico dove il valore aggiunto viene dalla grandissima consapevolezza teorica di Sylvain George, dalla saldezza del suo progetto estetico-politico e dalla sua capacità di lavorare con i giovani.

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